TOPStreaming Netflix: Dal 5 Febbraio - RECENSIONE - Dalla 20. Festa del Cinema di Roma (15-25 Ottobre 2025) - FUORI CONCORSO - Sez. Grand Public - Film di Apertura - Un racconto ironico e appassionato lungo vent'anni, ambientato in un angolo meraviglioso della Sardegna, dove una comunità si troverà stretta tra il sogno del lavoro e la difesa del territorio e della sua identità - Uscito il 23 Ottobre 2025
"'La vita va cosi' non è solo la storia di un uomo che ha avuto il coraggio di dire di no. È anche la storia, ispirata ad una vicenda reale, di una Comunità del nostro Paese stretta tra la necessità del lavoro e il rispetto del territorio, dove capita da sempre di essere messi uno contro l’altro, dove il conflitto porta spaccature, dolore e sofferenza. Ed è in storie come questa che cerco l’umanità che è rimasta nascosta in ognuno di noi, cercando sempre un punto di incontro possibile tra fronti opposti anche quando l’ostilità, fomentata, sembra prevalere. Forse per ricordarci ogni tanto quello che siamo tutti: esseri umani, con valori universali, dall’onestà al coraggio, dalla dignità alla coerenza, valori che attraversano le mode, il tempo e la Storia. Tutto questo cercando di far ridere e raggiungere il pubblico più largo possibile, con un punto di vista magari diverso e lontano dal mio.
Virginia, Diego, Aldo e Geppi, hanno camminato con me in questo progetto. E noi tutti abbiamo camminato con lui, Ignazio Loi, un sardo di 84 anni con la purezza di un bambino e la saggezza del pastore che è stato per settant’anni. Devo tanto a tutti gli splendidi attori sardi, e a tutti i non attori, che hanno raccontato con me una storia che è loro. La Sardegna è una terra per cui ho rispetto e riconoscenza. Il senso di appartenenza è forte e la sua storia è segnata spesso dalla resistenza all’arroganza. Una terra dove la natura è potente e dove tutti sanno almeno due lingue, il Sardo e l’italiano, che è spesso l’italiano più gentile possibile. Una
terra da cui arrivano ancora segnali di resistenza etica e umana. Da questa storia non credo arrivi solo il coraggio di una scelta. Qui arriva forte una voce che afferma, con coraggio, che non tutto si può comprare. Per questo il film è dedicato a uno dei buoni maestri che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita. Gigi Riva"
Il regista e co-sceneggiatore Riccardo Milani
(La vita va così; Italia 2024; Commedia; 120'; Produz.: Our Films, Mediawan, Wildside, Fremantle in associazione con PiperFilm e Medusa Film, in collaborazione con Circle One con Netflix ; Distribuz.: PiperFilm, Medusa)
Soggetto: Ispirato a una storia vera, trae ispirazione da una vicenda realmente accaduta in Sardegna che ha avuto risonanza anche a livello internazionale.
Preliminaria - chi è Giuseppe Loi, nel film Efisio Mulas?:
"C’è qualcosa di profondamente romantico nel destino di Giuseppe Ignazio Loi. Ottantaquattro anni, pastore di Terralba, una vita trascorsa tra le sue pecore e la campagna, circondato da silenzi e solitudine, si ritrova catapultato da un giorno all’altro nel mondo scintillante del cinema italiano. Loi è la copia perfetta di Ovidio Marras, il celebre pastore contadino che per anni si oppose alla potente cordata di imprenditori decisa a costruire un gigantesco villaggio turistico sulla sua terra, a pochi passi dalla splendida spiaggia di Tuerredda, lungo la costa di Teulada. È proprio la vicenda e la vita di Ovidio Marras, scomparso lo scorso anno a 93 anni, che Riccardo Milani ha scelto di raccontare nel suo nuovo film La vita va così" (da: lanuovasardegna.it)
Cast: Giuseppe Loi (Efisio Mulas) Virginia Raffaele (Francesca Mulas) Diego Abatantuono (Giacomo) Aldo Baglio (Mariano) Geppi Cucciari (Giovanna) Pietro Ragusa (Pietro Maestri) Luca Mameli (Scorta di corte)
Musica: Moses Concas
Costumi: Alberto Moretti
Scenografia: Marta Maffucci
Fotografia: Simone D'Onofrio, Saverio Guarna
Montaggio: Patrizia Ceresani, Francesco Renda
Casting: Antonio Rotundi
Scheda film aggiornata al:
03 Marzo 2026
Sinossi:
In breve:
Alla soglia del nuovo millennio, su una costa incontaminata del sud Sardegna, Efisio Mulas, pastore solitario e custode di un tempo che sembra non esistere più, difende con ostinazione la sua terra dai progetti di Giacomo, potente imprenditore deciso a trasformarla in un resort di lusso. Mariano, capo cantiere pragmatico, cerca di convincerlo a vendere, mentre Francesca, la figlia, si trova sospesa tra l’attaccamento alle proprie radici e l’urgenza di cambiamento che attraversa la comunità. Quando la disputa approda in tribunale, a dirimerla è Giovanna, giudice originaria di quei luoghi. Mentre la comunità guarda con speranza al futuro, il rifiuto di Efisio resta l’unica voce a difesa di identità e territorio: perché a volte, proprio perché "la vita va così", bisogna fermarsi e scegliere da soli la propria strada.
In dettaglio:
Alla soglia del nuovo millennio, due destini lontani si scontrano su una lingua di costa ancora incontaminata nel sud della Sardegna. Efisio Mulas è un pastore solitario, custode silenzioso di un tempo che sembra non esistere più. Vive lì da sempre, tra il mare e i suoi animali, nella piccola casa dove è nato. Dall’altra parte c’è Giacomo, Presidente di un potente gruppo immobiliare, simbolo di un’Italia lanciata verso il futuro. È deciso a trasformare quella costa in un resort di lusso. Al suo fianco Mariano, capo cantiere e uomo pratico, ha il compito di convincere Efisio a cedere quell’ultimo lembo di terra. Tra questi mondi inconciliabili si muove Francesca, la figlia di Efisio, divisa tra le sirene del cambiamento e l’appartenenza alla propria terra. Quando Efisio rifiuta l’ennesima offerta milionaria, la trattativa si trasforma in una battaglia legale nella quale entra in scena Giovanna, una giudice nata e cresciuta in quei luoghi chiamata a dirimere il conflitto. Mentre le pressioni aumentano e la comunità si spacca tra chi sogna nuove opportunità di lavoro e chi teme di perdere per sempre la propria identità, l’incrollabile “no” di Efisio si carica di un significato collettivo. Forte del valore delle sue scelte e della memoria di chi è venuto prima di lui, Efisio sa che a volte, proprio perché "la vita va così", bisogna fermarsi e decidere da soli dove andare.
Storyline:
Chronicles the intertwined lives of characters set in the picturesque landscapes of Sardinia, Italy, exploring human connections, emotions, and personal journeys.
Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)
Ed ecco un altro ‘mondo a parte’ per Riccardo Milani: dalle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, alle meravigliose spiagge isolane della Sardegna. Regione notoriamente ‘rapinata’ col raggiro ingannevole di ricompense, peraltro irrisorie, da imprenditori immobiliari a scopo di lucro, purché il lucro abbia incorporato il viaggio di ritorno a casa loro, e non certo a vantaggio dei poveri pastori sardi, involontariamente in vendita, ad irrimediabile danno della tutela dei ben personali e ancor più della salvaguardia delle proprie radici e tradizioni dell’amato territorio. Per non dire della propria dignità. Una storia vera, probabilmente una fra le tante, ha mosso la macchina da presa di Riccardo Milani (Un mondo a parte, Grazie ragazzi), per ritrarre un altro canovaccio in celluloide a sfondo sociale, non dimenticando di coniugare il dramma di fondo alla commedia. Ma, a dirla tutta, qui, se spuntano lacrime - e spuntano! - sono di pura commozione per un
dramma autentico, più che per l’umorismo da commedia, piuttosto discreto e velato.
La vita va così, come sentenzia il titolo stesso di questo film, che per mettere il dito in una piaga reale, tanto quanto la storia cui si ispira, punta dritto al cuore, senza edulcorazioni. Prova ne è il ricorso ai sottotitoli per lasciare inviolato quel dialetto sardo, per lo più incomprensibile all’italiano madre, eppure ingrediente chiave, indispensabile per far capire a fondo un principio di fondo. Non si tratta di ostinata testardaggine, ma di valori morali granitici, incrollabili, di quelli che non hanno prezzo, ed è dunque inutile tentare di comprarli alzando la posta. Chi non conosce i cinici obiettivi dell’imprenditoria immobiliare a più livelli e applicata in diverse parti del mondo? Beh, qui Riccardo Milani ne ha raccolto un esempio ruspante, nel cuore del Sud della Sardegna, in un’isola - Beleza Manna - che già ad un primo
sguardo si colloca di diritto come patrimonio culturale dell’umanità. Uno scorcio di mondo che sembra imprestato dal paradiso terrestre: una spiaggia bellissima ed unica, laddove, come fiori sbocciati fra le siepi del mirto, pascola una contenuta mandria di mucche, sorvegliata da un pastore sardo di poche parole, se non quelle strettamente necessarie. E questa visione, semplicemente lirica, dà il là alle motivazioni, insindacabili, di questo anziano pastore, ultraottantenne che, terminato il pascolo, vuole semplicemente, di diritto, tornarsene a casa sua, per il suo legittimo sentiero. E’ di fatto l’anziano pastore, sardo fin nelle viscere, il primo protagonista di questa storia: e lo straordinario Efisio Mulas di Giuseppe Loi pulsa di un neorealismo verace, come non si vedeva e sentiva da tempo.
Neorealismo sentito come una fede, confluito in una cifra stilistica che porta sul campo attori e non. E questo spinge a respirare radici e tradizioni di un luogo tanto
meraviglioso quanto carico di crepe esistenziali a carattere sociale: la mancanza di lavoro apre il sipario della ribalta a imprenditori del Nord Italia - Milano docet - pronti a smantellare la casa del pastore, con la vegetazione locale, per far posto ad un resort di lusso. Rendendo appetibile il misfatto, con la promessa di turismo e dunque di posti di lavoro, si ventila di apportare denaro ad una terra che langue nella povertà da troppo tempo. La piccola comunità locale si è già ‘convertita’ alla nuova realtà, vendendo beni e anima per una vita migliore, ma Efisio/Loi non lo si convince tanto facilmente. E, a dire la verità, neppure la figlia Francesca (una fantastica Virginia Raffaele) che, dopo iniziali perplessità, ritrova il coraggio e l’incredibile temperamento delle donne sarde. Un temperamento ascritto nel DNA, come si evince dal racconto, in prossimità dell’epilogo - immenso! - che Giovanna/Cucciari rivolge a
Francesca/Raffaele, sulla dinamica del parto di una donna sarda per la nascita di sua figlia, dove nessuna delle due ha mai pianto. E rimaniamo di proposito sul vago senza portarci oltre per non svelare alcunché.
Tutto ha inizio il 31 Dicembre del 1999, e dunque alla vigilia dell’entrata nel nuovo millennio. Il montaggio alternato, tra primissimi piani e carrellate corali, fa risaltare la radicale differenza di fondo tra il lusso milanese e la dimensione sarda, umanamente più... emotiva e semplice: la scena dei fuochi d’artificio per i festeggiamenti per l’anno nuovo dà la misura di questo divario, fondamentalmente riconducibile ai due opposti binari, dell’apparire e dell’essere. Ma la cosa più pungente e drammatica è la reazione della comunità locale al granitico rifiuto di vendere la proprietà da parte di Efisio/Loi. Quella reiterata processione di concittadini - a più riprese in un decennio di vani tentativi - al cospetto di Efisio/Loi, e
di sua figlia Francesca/Raffaele, tra cui il parroco, il maresciallo e il farmacista, tradisce quel compromesso, tra la perdita derivata dall’esproprio e l'acquisizione economica, per quanto ben più modesta di quanto promesso. Persone di paese che finiscono, a loro volta, per tradire sé stessi, abbracciando, come una nuova fede i raggiri inscenati dagli acquirenti senza scrupoli. Così, ognuno di quei compaesani conosciuti da tutta la vita, agli occhi di Efisio/Loi incarnano tanti proiettili in canna mirati alla sua proprietà e alla sua persona, unici ostacoli alla realizzazione di un progetto estraneo al territorio, ma, a quanto si dice, tanto redditizio da far girare l’economia. Ognuno di quei concittadini presenta i propri vantaggi personali per poter sbarcare il lunario, derivati da quel progetto, impedito proprio da Efisio/Loi che non vuole vendere a chicchessia la casa di famiglia da generazioni, neppure per una cifra incredibilmente milionaria, che aumenta sempre più allo scopo
di convincerlo a cedere la proprietà. Un esempio per tutti quello del farmacista: con i turisti farebbe affari d’oro, perché potrebbe vendere loro farmaci su farmaci, anche se inutili, ma di cui non possono fare a meno, al contrario dei sardi locali che, affidandosi a rimedi naturali e non acquistando medicine, campano cent’anni, mentre fanno languire gli introiti della sua farmacia.
Ciliegina sulla torta, la Giovanna di Geppi Cucciari, ‘misteriosa donna’ capitata sull’isola apparentemente per caso, per rivedere la sua terra di origine, che, pur comparendo sulla scena per poco tempo, diventa il focale ingranaggio per una svolta ‘epocale’. Il personaggio in grado di cambiare le cose, ma anche le persone coinvolte nel progetto di rivisitazione della zona: a cominciare dall’amica d’infanzia di Francesca/Raffaele che, suggerendole proprio il nome di Giovanna/Cucciari al momento opportuno, rimedia ad un meschino tradimento. E non è che la prima di una sequela di ripensamenti e
di rinascite: dall’imprenditore Giacomo di Diego Abatantuono, che per forza di disperazione migra in Sardegna per affrontare Efisio/Loi di persona; fino al suo braccio destro ‘palermitano’ - il Mariano di Aldo Baglio che non disconosce la canonica comicità già espressa in seno al trio ‘Aldo, Giovanni e Giacomo’ - inviato sul posto per manipolare persone e contesto, al fine di realizzare gli obiettivi di espropriazione nell’area di quella fatidica spiaggia. Almeno finché, sull’onda rabbiosa per il suo fallimentare operato - la mancata acquisizione della proprietà del pastore - non gli piove addosso quella chiave, atta ad aprire una inaccessibile cassapanca, scrigno di memorie affettive intime e familiari che profumano di tutto il buono possibile di quella terra e di quella gente. Anche del campione Gigi Riva cui è dedicato il film! Insomma, La vita va così mira al cuore di un problema nel modo più giusto, mettendo sul piatto di
portata visioni opposte, lasciando intendere l’ovvia risposta senza la pretesa di dare lezioni sul come fare. Il tassista sardo, inconsapevole dell’identità del suo passeggero, che tesse le fila del dilemma di fondo di quello spicchio di Sardegna del Sud, non accampa risposte certe, ma afferma che ci sono dei limiti, oltre i quali occorre fermarsi. Così come in bocca all’epilogo, Francesca/Raffaele considera, realisticamente: “ora dobbiamo fare la cosa più difficile, trovare una strada”, il che suona più come una domanda che come una risposta. D’altra parte, almeno Efisio ha lasciato un’eredità morale incontrovertibile che vale più di una riflessione: “Nella vita non contano i passi che fai ma le impronte che lasci”.