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    DIE, MY LOVE

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Dalla 20. Festa del Cinema di Roma (15-25 Ottobre 2025) Sez. Best of Fest - 78. Cannes (13-24 Maggio 2025) - CONCORSO - Nelle anse rurali del Montana Jennifer Lawrence ritrae una donna in depressione post-partum, Robert Pattinson contribuisce al drammatico affresco diretto da Lynne Ramsey (... e ora parliamo di Kevin, A Beautiful Day - You Were Never Really Here) In Streaming su Mubi: Dal 23 Gennaio 2026; Uscito al cinema il Dal 27 Novembre 2025

    "Nel film, il personaggio si ritrova in Montana, lontano da qualsiasi supporto. Ma la verità è che ansia e depressione riescono a isolarti ovunque, anche quando sei circondata da persone... Diventare madre ti cambia radicalmente. È qualcosa di duro, ma anche meraviglioso... Se vuoi diventare un bravo attore, avere dei figli aiuta davvero. Ti cambia il modo di sentire e osservare il mondo"
    L'attrice Jennifer Lawrence

    (Die, My Love; Regno Unito, Usa 2025; Dark Comedy; 118'; Produz.: Black Label Media, Excellent Cadaver, Sikelia Productions; Distribuz.: Mubi)

    Locandina italiana Die, My Love

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    Celluloid Portraits:



    Storyline

    Titolo in italiano: Die, My Love

    Titolo in lingua originale: Die, My Love

    Anno di produzione: 2025

    Anno di uscita: 2026

    Regia: Lynne Ramsay

    Sceneggiatura: Ariana Harwicz, Lynne Ramsay, Enda Walsh

    Soggetto: Adattamento cinematografico del romanzo del 2012 Ammazzati amore mio di Ariana Harwicz.

    Cast: Jennifer Lawrence (Grace)
    Robert Pattinson (Jackson)
    Lakeith Stanfield (Karl)
    Sissy Spacek (Pam)
    Nick Nolte (Harry)
    Gabrielle Rose (Jen)
    Sarah Lind (Cheryl)
    Debs Howard (Marsha)
    Phillip Forest Lewitski (Charlie)
    Victor Zinck Jr. (Tom)
    Luke Camilleri (Greg)

    Musica: Ben Frost

    Costumi: Catherine George

    Scenografia: Tim Grimes

    Fotografia: Seamus McGarvey

    Montaggio: Toni Froschhammer

    Effetti Speciali: Lindsey Dietz

    Makeup: Miho Suzuki (direzione); per Jennifer Lawrence e per Robert Pattinson;

    Casting: Lucy Pardee

    Scheda film aggiornata al: 11 Gennaio 2026

    Sinossi:

    In una remota zona del Montana, Grace, una giovane madre e scrittrice, si trasferisce con il marito Jackson nella vecchia casa di famiglia di lui, sperando di ricominciare dopo una maternità difficile. Il paesaggio isolato, il silenzio dei campi e la distanza dalla città sembrano offrire una promessa di pace, ma ben presto si rivelano una trappola. Grace, segnata da una profonda depressione post-partum, vive la casa come un luogo sospeso, dove il tempo si dilata e la realtà si incrina.

    Le giornate trascorrono in una quiete inquietante: il bambino dorme, Jackson è spesso lontano per lavoro, e Grace resta sola con i propri pensieri. Cerca conforto nella scrittura, ma le parole non bastano a contenere il disordine della mente. Inizia a percepire presenze, a confondere sogno e veglia, a vedere minacce dove non ce ne sono. La solitudine diventa un’eco costante, e il confine tra ciò che è reale e ciò che immagina si assottiglia sempre più.

    Il rapporto con Jackson si logora. Le poche conversazioni sono cariche di incomprensione, e i gesti d’affetto si alternano a scatti di rabbia o diffidenza. Grace lo accusa di tradirla, ma non è chiaro se i sospetti siano fondati o frutto del delirio. La maternità, invece di essere un rifugio, si trasforma in un peso che la consuma. Ama il figlio, ma avverte anche il bisogno di fuggire da lui, come se ogni legame la trattenesse in una vita che non riconosce più.

    Circondata dal silenzio della campagna e dalla propria mente in frantumi, Grace scivola lentamente in una dimensione dove amore, paura e follia si confondono. Lì, nel cuore del Montana, il desiderio di libertà e l’angoscia della perdita si intrecciano fino a cancellare il confine tra sé e il mondo.

    Storyline:

    In a remote area of Montana, Grace, a young mother and writer, moves with her husband Jackson to his old family home, hoping to start over after a difficult maternity. The isolated landscape, the silence of the fields, and the distance from the city seem to offer a promise of peace, but soon reveal themselves to be a trap. Grace, burdened by deep postpartum depression, experiences the house as a suspended place, where time stretches and reality cracks. The days pass in an unsettling quiet: the baby sleeps, Jackson is often away for work, and Grace is left alone with her thoughts. She seeks comfort in writing, but words are not enough to contain the disorder of her mind. She begins to sense presences, to confuse dream and wakefulness, to see threats where there are none. Solitude becomes a constant echo, and the boundary between what is real and what she imagines becomes increasingly thin.

    The relationship with Jackson is wearing thin. The few conversations are filled with misunderstandings, and gestures of affection alternate with fits of anger or distrust. Grace accuses him of betraying her, but it is unclear whether the suspicions are founded or the result of delusion. Motherhood, instead of being a refuge, turns into a burden that consumes her. She loves her son, but also feels the need to escape from him, as if every bond keeps her trapped in a life she no longer recognizes.

    Surrounded by the silence of the countryside and her shattered mind, Grace slowly slips into a dimension where love, fear, and madness blend together. There, in the heart of Montana, the desire for freedom and the anguish of loss intertwine until the boundary between herself and the world disappears.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Ci si può appellare ad ogni buon elemento: l’ottimo soggetto appuntato sulla maternità all’altezza della crisi post-partum; l’ottima recitazione della protagonista Jennifer Lawrence (la spalla di Robert Pattinson funziona meglio del previsto); la scelta di qualche brano illuminato di una musica a palla - metafora di nevrosi patologica? - e qualche scorcio paesistico interessante, soprattutto quando di marca incendiaria, ma Die, My Love della regista e sceneggiatrice scozzese Lynne Ramsay (… e ora parliamo di Kevin, 2011; A Beautiful Day - You Were Never Really Here, 2017) ha un ingranaggio narrativo che si inceppa ad ogni svolta. Con tutta probabilità non a causa dell’ideazione del progetto in sé, della stessa Lawrence, anche principale produttrice al fianco nientemeno che di Martin Scorsese, colui che le ha consigliato il romanzo di Ariana Harwicz da cui è stato tratto il film. E’ piuttosto la effettiva risoluzione delle idee, nella loro messa in scena,

    che genera nebulose di disagio, e non solo per la protagonista. Anziché diventare così esemplari di un problema peraltro ben noto, si finisce così per abbracciare una percezione di estraniamento, più fittizia che reale, almeno quando espressa in quei termini.

    La destrutturazione narrativa lo rende un film caotico e noioso, oltre che sopra le righe dal punto di vista della disfunzionalità di coppia. Una disfunzionalità tradita fin dai primi fotogrammi, che non indicano solo passione, ma una vera e propria ossessione per il sesso. Va da sé che con una maternità le cose non solo cambiano, ma i sogni personali, di scrittura per lei (la Grace di Jennifer Lawrence) e di musica per lui (il Jackson di Robert Pattinson), decadono in fretta, sull’onda delle necessità impellenti. Il trasferimento da New York nel Montana nella casa di uno zio, morto suicida proprio in quella casa, congiunto alla lontananza di lui e alla

    solitudine di lei, diventano un mix letale che, d’altra parte, non giustifica un deragliamento mentale di quel genere. Deragliamento peraltro non ben assestato in un film che salta di palo in frasca mancando il tracciamento di limiti e confini tra realtà, fantasie - motociclista in primis ma non solo - o flashback di memoria. Così, alla fine, con quell’ossessione del sesso mancato in testa, ogni santo giorno, se non in ogni momento - soccorso da frequenti masturbazioni - sembra più di assistere ad una nuova versione di Diario di una ninfomane piuttosto che ad una madre non adeguatamente supportata. Certo che l’arrivo di un cane molesto portato da Jackson/Pattinson senza preavviso non aiuta, le fantasie mentali neppure, così come ben poco sostegno apportano le conversazioni con la suocera Pam (una Sissy Spacek obbligata per copione a cedere il passo alla nuora disturbata della Lawrence, protagonista assoluta).

    Forse non c’era neppure

    bisogno di allestire quel siparietto al supermercato nel segno di ‘donne sull’orlo di una crisi di nervi’ in cui Grace/Lawrence se la rifà con la commessa invadente e fin troppo zuccherosa nei confronti del bambino. Siparietto emblematico della volontaria demolizione della maternità, intesa come sacra ed idilliaca, come uno spot del Mulino Bianco. Idillio che piace tanto anche alla Chiesa cattolica, rifiutando ancora oggi la realtà dei fatti. Unico punto che, sul piano concettuale, si può davvero condividere con la regista. Per il resto, le porte del reparto psichiatrico che alla fine viene scelto per la riabilitazione mentale della giovane madre - dalla finzione alla realtà Jennifer Lawrence era incinta di quattro mesi e mezzo quando ha girato il film - si dovevano aprire ben prima. La Grace di Lawrence non ha accettato neppure l’aiuto offerto dalla suocera Pam/Spacek, negando letteralmente il problema, nella gestione del bambino e della casa,

    con scarso supporto di un marito - il Jackson di Pattinson – diventato, come dire, particolarmente ‘distratto’. Problemi in effetti molto reali, d’altra parte mal gestiti in questo canovaccio dai sensori ‘indipendenti’ alquanto esasperati, esattamente come lo spettatore che incautamente incappa nella visione. Visione in cui resta in mente il malsano augurio finale: “Auguriamoci di vivere a lungo e poi di estinguerciâ€. Prosit!!!

    Riproduzione riservata © Copyright CELLULOID PORTRAITS

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    Galleria Video:

    Die, My Love - trailer ufficiale

    Die, My Love - teaser trailer ufficiale

    Die, My Love - trailer ufficiale (V.O.)

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