I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Dal 29 Maggio - Mike Leigh (Segreti e Bugie) torna dietro la macchina da presa con una nuova storia su dinamiche familiari, fragilità umane alla ricerca di un senso di appartenenza nel mondo - Dal Toronto Film Festival e San Sebastian Film Festival
(Hard Truths; Regno Unito, Spagna 2024; Dramedy; 97'; Produz.: Film4, Thin Man Films, The Mediapro Studio, Creativity Media; Distribuz.: Lucky Red)
Soggetto: Una storia sulle dinamiche familiari, fragilità umane e la ricerca di un senso di appartenenza nel mondo.
In Scomode verità , come nella maggior parte dei suoi film, Mike Leigh mette in scena le contraddizioni e le sfide della vita quotidiana attraverso il suo inconfondibile stile tragicomico, fatto di sguardi delicati, attenzione ai dettagli e una visione profonda della natura umana, confermando ancora una volta la sua abilità nel creare storie intime e universali.
Cast: Marianne Jean-Baptiste (Pansy) Michele Austin (Chantelle) David Webber (Curtley) Tuwaine Barrett (Moses) Ani Nelson (Kayla) Sophia Brown (Aleisha) Jonathan Livingstone (Virgil)
È la storia di due sorelle, Patsy e Chantelle, i cui caratteri appaiono subito opposti uno all'altro così come la loro vita. Patsy è fobica e irascibile, queste sue caratteristiche emergono nei confronti del marito Curtley, un tranquillo idraulico, e del figlio Moses la cui indole anodina non è certo aiutata dall'intrattabile madre. Non solo in famiglia il temperamento malinconico e furioso di Patsy emerge, all'interno di un anonimo piccolo supermercato trova il tempo di aggredire per futili motivi una disorientata giovane cassiera e la cliente che la seguiva nella fila che aveva provato spalleggiare la ragazza. Il carattere sereno di Chantelle, la sorella minore che la madre avrebbe preferito a Patsy e che di mestiere fa la parrucchiera, si rispecchia nel suo viso sorridente e nei modi in cui sostiene la sorella in difficoltà relazionali dicendole tra l'altro di amarla al di là dei suoi aspri umori. Quando le famiglie delle due sorelle si riuniranno per festeggiare insieme la Festa della mamma Patsy confesserà a Chantelle che il suo matrimonio con Curtley non era stato che un ripiego privo di progettualità e successivamente di non aver avuto la forza di separarsi. È proprio in seguito a questa sincera confidenza che Patsy inizia a notare aspetti che aveva ignorato all'interno della sua famiglia, piccoli gesti e piccoli episodi di vita.
Storyline:
Pansy Deacon is a depressed and anxious woman who lives with her meek plumber husband Curtley and her layabout adult son Moses, the latter of whom she constantly chastises for his lack of aspirations. Her short temper causes her to argue with and criticize everyone she meets, whether they be her family or strangers, and her anxiety is so severe that she loathes going outside and is disgusted by animals and flowers. Her sister Chantelle, a single hairdresser with two adult daughters, continually presses her to come to their mother Pearl's grave on Mother's Day for the fifth anniversary of her death, which she hesitates to do.
After spending the days leading up to the anniversary getting into fights with strangers, Pansy goes with Chantelle to the grave, where she insists that Pearl gave Chantelle preferential treatment and put undeserved pressure on her after their father left them. As Chantelle denies the former claim, Pansy admits her fear that her family hates her, and Chantelle comforts her, promising that she loves her despite her issues.
The sisters go to Chantelle's flat for a Mother's Day celebration with their families, where Pansy, convinced that her fears about her family are true, is morose and silent. Chantelle pulls her aside and she admits that she married Curtley out of desperation but is unable to bring herself to divorce him, leaving her isolated and lonely. Returning to the party, she learns that Moses bought her flowers as a gift, contradicting her earlier belief that he would do nothing for Mother's Day. Pansy laughs hysterically before breaking down sobbing, thanking her son through tears.
When the Deacons return home, Pansy anxiously puts the flowers in a vase and leaves the patio door open, but after she leaves, Curtley throws them outside and shuts the door. The next day, he injures his back on the job and sends his coworker to wake Pansy, who becomes so anxious when he enters her bedroom that she cannot go downstairs. As a young woman approaches Moses while he is out on a walk, Curtley silently weeps downstairs while Pansy remains in her bedroom.
Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)
Non si può non notare come lo scheletro narrativo tradisca qualche scricchiolio. E questo al di là di una rabbia ottimamente scritta ed interpretata: Marianne Jean-Baptiste è un ciclone urticante con la sua Pansy! Rabbia che alimenta letteralmente quasi l’intero motore filmico di Hard Truth, ovvero Scomode verità , scritto e diretto da Mike Leigh (Il segreto di Vera Drake, Another Year, Peterloo). Non tutti i personaggi sono inquadrati e messi a fuoco in tempi accettabili, e quando se ne offre l’occasione, non sempre viene fatto in modo ineccepibile: alquanto stucchevoli ad esempio, le sequenze che scandiscono il legame empatico tra la madre Chantelle (Michele Austin) e le sue figlie. Occorre peraltro una buona dose di intuizione per ricavare, da uno scavo interiore sotteso, mai rivelato del tutto, le Scomode verità del titolo. E laddove la rabbia trionfa per quasi tutto il tempo - a tratti è persino comica - prima
Per le due protagoniste, Marianne Jean-Baptiste e Michelle Austin, qui due sorelle dal carattere opposto, rispettivamente Pansy e Chantelle, è la seconda occasione di lavoro insieme, entrambe ancora una volta dirette da Mike Leigh, dopo Segreti e bugie (Palma d’Oro a Cannes 1996). Un protagonismo a tutto campo, quello di Pansy (Marianne Jean-Baptiste), supportato da personaggi spalla come: il figlio Moses (Tuwaine Barrett), obeso e nullafacente senza
obiettivi in prospettiva; il marito Curtley (David Webber), mal tollerato e sposato per paura della solitudine; oltre alla suddetta sorella minore Chantelle (Michelle Austin), con due figlie, e a qualche cliente interattiva nel suo negozio di parrucchiera. Un parterre circoscritto in cui altri sostengono poco più di un cameo, e solo per dare pan per focaccia alla plateale irascibilità di Pansy/Jean-Baptiste, sputata fuori senza troppi preamboli in ogni dove: in un parcheggio, in un supermercato, in una rivendita di divani, e in qualsiasi altro posto ci siano persone che, malgrado facciano il loro lavoro, vengono inondate regolarmente da una manica di improperi, in coda ad una qualche illogica motivazione, accampata per accaparrarsi una ragione inesistente, di contro ad un torto marcio, tanto assurdo quanto reale. Un personaggio coraggiosamente oltraggioso quello di Pansy/Jean Baptiste, da cui verrebbe spontaneo prendere le distanze, ma al cinema non solo funziona, ma se ne riconosce
la notevole portata di stile interpretativo per cui l’attrice protagonista è stata premiata con numerosi riconoscimenti. Onore al merito dunque, per quanto sull’eccesso!