Streaming: Prime Video, Apple TV+, Amazon Video...; RECENSIONE - Dalla Berlinale 2024 - Amanda Seyfried regista di teatro tormentata per Atom Egoyan (Chloe-Tra seduzione e inganno)
(Seven Veils; Canada, Finlandia, Usa 2023; drammatico; 107'; Produz.: Rhombus Media, Ego Film Arts, Téléfilm Canada con la partecipazione di Cinetic Media, in associazione con IPR.VC; XYZfilms; Canadian Opera Company)
Cast: Amanda Seyfried (Jeanine) Rebecca Liddiard (Clea) Douglas Smith (Luke) Mark O'Brien (Paul) Vinessa Antoine (Rachel) Ambur Braid (Ambur/Salomè) Michael Kupfer-Radecky (Jokanaan/Giovanni il Battista) Michael Schade (Erode) Maia Jae Bastidas (Dimitra) Ryan McDonald (Harold) Lanette Ware (Beatrice) Lynne Griffin (Margot) Maya Misaljevic (Lizzie) Aliya Kanani (Kathy)
Musica: Mychael Danna
Costumi: Debra Hanson
Scenografia: Phillip Barker
Fotografia: Paul Sarossy
Montaggio: David Wharnsby
Makeup: Diane Mazur (direzione)
Casting: John Buchan, Jason Knight
Scheda film aggiornata al:
11 Gennaio 2026
Sinossi:
In breve:
Si vede protagonista la giovane e severa regista teatrale Jeanine (Amanda Seyfried).
Dopo molti anni lontana dalle scene, le viene proposto di dirigere l'opera Salomè, adattamento dell'opera originale di Strauss e basata su un testo di Oscar Wilde. Jeanine si è da poco separata dal marito (Mark O’Brien) ed è tormentata da pensieri e ricordi che la destabilizzano. Per riuscire a seguire gli attori e mettere in scena uno spettacolo impeccabile, la regista deve fare un duro lavoro su se stessa.
Ad aiutarla c’è un suo caro amico (Douglas Smith), che interpreterà il Profeta Jochanaan. Mentre la scenografa Clea (Rebecca Liddiard) è alle prese con il burrascoso rapporto che ha con Johann (Michael Kupfer-Radecky), star dello spettacolo, tutto sembra prendere forma gradualmente.
Storyline:
An earnest theater director has the task of remounting her former mentor's most famous work, the opera Salome. Some disturbing memories from her past will allow her repressed trauma to color the present.
Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)
Lontana da tempo dalle scene, Jeanine (Amanda Seyfried) si vede coinvolta nel riadattamento di Salomé - dall’opera originale di Richard Strauss, basata sul testo di Oscar Wilde - riprendendo in mano la versione del suo ex mentore (e amante).
Il teatro dell’Opera portato al cinema da Atom Egoyan - che aveva già diretto Amanda Seyfried in Chloe-Tra seduzione e inganno - non sembra funzionare come nelle intenzioni. Il cinema si inchina letteralmente alla pièce in cui gli intrecci, tra gli oscuri segreti di Jeanine/Seyfried e l’opera stessa, si fanno nebulosi per la maggior parte del tempo, prima che si consenta di farli affiorare: solo più avanti, peraltro mai del tutto. Ad esempio quel primo video con la ragazzina danzante vicino ad un’altalena, che, bendata, addenta un mandarino con fare seduttivo, nelle riprese di un cineasta amatoriale, mentre rotola fin dagli albori in una storia estremamente destrutturata, resta un mistero svelato andando
oltre. E’ questo, d’altra parte, un motivo di ritorno, nonché la chiave di quei pochi ma significativi cambiamenti che Janine/Seyfried apporterà all’opera che le è stato richiesto di riadattare: tra fastidi, incomprensioni e sbigottimento di attori, cantanti e musicisti dell’orchestra, per le continue interruzioni alle prove. Quella ragazzina nei video altri non è che la stessa Janine/Seyfried ripresa da suo padre. E una battuta dell’opera diventa la chiave di lettura del segreto dei segreti di Janine/Seyfried: ”Ti ho sempre amata, forse ti ho amata troppo”
Ma quello che sostanzialmente diventa un ‘film-opera’, deve vedersela con una farcitura più complessa che va ad inglobare: la separazione di Janine/Seyfried dal marito; una madre a suo tempo silente quando sarebbe dovuta intervenire; la badante Dimitra (Maia Jae Bastidas) diventata amante del marito di Janine/Seyfried; un abuso del cantante nei confronti della scenografa Clea (Rebecca Liddiard). Il tutto distillato in gocce sparse, tra prove
canore nel segno di una lirica insistita e petulante, perché incisiva sul piano del ‘libretto’ che si fa sceneggiatura con tanto di sottotitoli. Così, tra video chiamate, esibizioni su palcoscenico, e un’intervista urticante che volge a mettere a nudo i suoi retroscena personali di Janine/Seyfried, si innestano fin troppi affluenti paralleli, come quelli degli attori cantanti defilati, in cerca di una sostituzione dei veri protagonisti, per avere una qualche possibilità di iniziare a calcare le scene.
Insomma, una pellicola difficile da digerire in ogni senso, per quanto nulla manchi ad Amanda Seyfried per esprimere al meglio di quel che può, considerato il contesto, ogni tormento interiore del caso. Tormento in parte lenito dal successo dello spettacolo, cui preferisce un dipinto di famiglia da rivedere, dopo che ha dato ordine di imbiancare, e dunque annullare, la faccia di suo padre.