Streaming - Dal 13 Giugno su Apple TV+ - RECENSIONE - Julianne Moore, Domhnall Gleeson e Sydney Sweeney nel thriller di Michael Pearce (già vincitore di un BAFTA per Beast), prodotto anche da Ridley Scott
(Echo Valley; Usa 2024; Thriller; 83'; Produz.: Apple Original Films, Apple Studios, Black Bicycle Entertainment, Scott Free Productions, The Walsh Company; Distribuz.: Apple TV+)
Cast: Sydney Sweeney (Claire Garrett, figlia di Kate e Richard) Julianne Moore (Kate Garrett, madre di Claire) Domhnall Gleeson (Jackie Lawson) Kyle MacLachlan (Richard Garrett, ex marito di Kate e padre di Claire) Fiona Shaw (Leslie Oliver, amica di Kate) Rebecca Creskoff (Emma Hanway) Edmund Donovan (Ryan) Will Fitz (Guardia del corpo) Audrey Grace Marshall (Mallory Hanway) Luciana VanDette (Hannah)
Musica: Jed Kurzel
Costumi: Olga Mill
Scenografia: Keith P. Cunningham
Fotografia: Benjamin Kracun
Montaggio: Maya Maffioli
Effetti Speciali: James Klotsas
Makeup: Leo Won (direzione); Susan Reilly LeHane (per Julianne Moore)
Scheda film aggiornata al:
03 Luglio 2025
Sinossi:
In breve:
Si racconta la storia di Kate Garrett (Julianne Moore), una donna che sta affrontando una tragedia personale. Kate trascorre le sue giornate viaggiando o addestrando cavalli nella pittoresca e isolata fattoria Echo Valley, sita nel sud est della Pennsylvania. Quando sua figlia Clare (Sydney Sweeney) arriva in casa sua in piena notte, completamente sporca del sangue di qualcun altro, Kate si ritrova a prendersi cura di lei. Ma fino a che punto si può spingere una madre per proteggere sua figlia? Subentra sul campo il criminale Jackie (Domhnall Gleeson), che entra con forza nella vita di Kate, rovinando con la sua presenza la tranquilla esistenza della donna e minacciando di svelare dei segreti sulla sua famiglia.
Storyline:
Kate Garrett works training horses on her southern Pennsylvania farm as she copes with personal tragedy. One night her daughter Claire arrives at her door covered in blood that is not hers, and Kate has to decide what she is willing to do to protect her daughter.
Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)
La Echo Valley del titolo avrebbe potuto esser la prima protagonista. In effetti è la prima a presentarsi in notturna sulle acque di un lago dove galleggia un corpo morto. Un’oscura visione che è un po' il biglietto da visita del mood elettivo di questo thriller venato di noir. Una protagonista pronta a ritirarsi con discrezione per far largo alla Kate di Julianne Moore, una donna il cui profondo turbamento interiore viene celebrato ad ogni risveglio, quando non riesce a mettere in piedi in terra se non dopo accurati e prolungati esercizi di respirazione: il primo piano sequenza ne celebra un profilo scavato ed evidentemente provato da un qualcosa che emerge piano piano da quei messaggi in segreteria telefonica da cui non riesce a staccarsi. La compagna Patty è morta in un incidente proprio in quella stessa fattoria, alla Echo Valley. Fattoria di cui adesso Kate/Moore deve occuparsi da sola,
non senza una certa difficoltà , anche finanziaria. Per la depressione ha pure interrotto le consuete lezioni di equitazione che in qualche modo l’aiutavano ad andare avanti. L’ex marito (il Richard di Kyle MacLachlan) è ragionevolmente restìo a mantenere una fattoria che non aveva mai voluto ma, soprattutto, ad essere troppo generoso e permissivo con la figlia Claire (Sydney Sweeney), tossica e dunque fuori controllo, sicuramente ben oltre a quel che si sarebbe propensi immaginare. Ce ne rendiamo conto subito al suo primo ingresso in scena: presentarsi a casa della madre, magari alle tre di notte, per chiedere soldi, non sembra la prima volta, come emerge tra le righe di lì a poco. Kate/Moore ha speso tutti i risparmi per pagare la riabilitazione (fallita) di quella figlia snaturata e mentalmente instabile che è pure scappata dalla struttura e che se la intende con uno sbandato più tossico di lei (il Ryan
di Edmund Donovan). Eppure, come dire di no a quella figlia?
Si è detto che il film ruota attorno al rapporto madre-figlia ma non è molto corretto. Ovvio che è anche quello il perno, ma il punto a cui è disposta a spingersi questa madre per coprire le magagne e perfino i crimini (veri o fittizi) di questa figlia, man mano che gli eventi si inanellano l’uno con l’altro, ha più a che vedere con l’impasto filmico adrenalinico da intrattenimento che con la realtà . E se il materiale narrativo di base è persino eccellente, così come il livello attoriale delle protagoniste, il film nel complesso non manca delle sue falle: in particolare certe risoluzioni sceniche con il cadavere, mal assortite e mal riuscite, da dimenticare. Fortuna che la nostra attenzione è tutta su Julianne Moore che, in qualsiasi circostanza, compensa ogni mancanza e buca lo schermo sempre e comunque. A
supportarla, c’è il villain che non poteva mancare: il Jackie con cui Dohanall Gleeson si esibisce in fatto di bieca cattiveria, facendo doppietta con il precedente - e più elegante - Fountain of Youth, sempre in streaming su Apple TV+. Ma la vera sorpresa è Fiona Shaw nei panni dell’amica fidata di Kate/Moore, Leslie: non solo una su cui si può contare in qualsiasi momento ma anche perfettamente in grado di risolvere - definitivamente - ogni genere di problema presente sul campo. E’ fantastico scoprire il come e quando, in punta di moviola, a bocce ferme, ed è altrettanto fantastica la naturalezza camaleontica dell’interprete, che sa bene come catturare l’attenzione.
Naturalmente tutto è accettabile entro i confini della finzione consapevole: il regista britannico Michael Pearce (già premio BAFTA 2017 per Beast) per la scrittura di Echo Valley si è affidato a Brad Ingelsby (già sceneggiatore della serie HBO Omicidio a
Easttown). Forte del supporto di produzione della Scott Free Films di Ridley Scott e Michael Pruss, Echo Valley manca comunque di quella marcia in più che avrebbe potuto avere nelle mani di regie più nobili (Alan Pakula e Sydney Pollack sono i due nomi che mi spuntano in testa in punta di quel classicismo intramontabile oltre che impeccabile) e si direbbe lasciarsi sfuggire tra le mani un finale meno allusivo-elusivo e sconcertante di quello poi scelto: sospeso e indefinito che suscita più rabbia ed amarezza che comprensione.