I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Dalla 19. Festa del Cinema di Roma - Premio alla Carriera a Johnny Depp - Johnny Depp torna alla regia dopo venticinque anni, cimentandosi ora con l'artista livornese emigrato a Parigi Amedeo Modigliani, la cui interpretazione affida a Riccardo Scamarcio - Dal 21 Novembre
(Modi - Three days on the Wing of Madness; Regno Unito 2023; Biopic drammatico; 110'; Produz.: IN.2 Film, Barry Navidi Productions, Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, Infinitum Nihil, Proton Cinema; Distribuz.: Be Water)
Seconda regia di Johnny Depp dopo l'esordio nel 1997 con The Brave, Modi ha avuto una lunga gestazione che si perde alla fine degli anni Settanta quando Al Pacino ebbe l'idea di realizzare un film sul pittore livornese basato sull'opera teatrale Modigliani di Dennis McIntyre. Negli anni alla possibile regia si sono susseguiti nomi enormi, da Francis Ford Coppola a Bernardo Bertolucci passando per Martin Scorsese. A causa di difficoltà produttive non se ne fece nulla. Negli anni Novanta entrò in gioco Mick Davis con uno nuovo script al quale Pacino, che avrebbe dovuto sedere dietro la macchina da prese, chiese di inserire elementi della sceneggiatura precedente.
Il protagonista sarebbe dovuto essere Johnny Depp, ma a David l'idea di intrecciare le due storie non piacque e alla fine realizzò il suo Modigliani con il volto di Andy Garcia. Facendo un lungo salto temporale, dai primi anni Duemila si arriva all'estate del 2022 quando l'attore di Paura e disgusto a Las Vegas viene ufficialmente annunciato come il regista di Modi. La sceneggiatura è firmata da Jerzy e Mary Kromolowski e si basa proprio sull'opera teatrale di McIntyre.
Modigliani è fortemente tentato di abbandonare gli eccessi parigini e tornare nella natia Livorno, ma Zborowski lo informa che un facoltoso collezionista di nome Maurice Gangnat arriverà entro due giorni da Nizza per valutargli le opere avendole considerate interessanti, e l'artista si convince quindi ad aspettare ancora quarantotto ore prima di andarsene.
In questo lasso di tempo Modigliani, che mostra già i sintomi di una meningite tubercolare, conclude l’ennesimo ritratto di Beatrice, rappresentata nuda come la maggior parte delle donne da lui dipinte, finisce di scolpire una statuetta a forma di testa di donna e cerca di arginare come può i disturbi mentali di Utrillo. All'ennesimo litigio con Beatrice, ella fa i bagagli e lo lascia.
Quando arriva Gangnat, l’incontro non va come Modigliani sperava: il collezionista, che comunque si dimostra molto cortese e disponibile, non ha in realtà mai visto nessuno dei suoi quadri, e i tre che l’artista italiano gli mostra vengono valutati appena sessanta franchi. Oltre al danno, la beffa: Gangnat è molto più interessato all’arte di Soutine, e consiglia al livornese di dedicarsi alla scultura piuttosto che alla pittura. Colpito nell’orgoglio, Modigliani rifiuta di vendergli la statuetta da lui realizzata poco prima, nonostante un’offerta davvero esagerata, e lo insulta.
Dopo aver lasciato a Beatrice la piccola testa di donna, Modigliani va a casa e distrugge tutti i suoi quadri; quando la sua ormai ex compagna gli porta indietro la statuetta, lui butta l'oggetto nella Senna. Infine, colto da ispirazione, decide di mettersi nuovamente all’opera scolpendo un blocco di pietra calcarea.
Storyline:
The Italian-born painter and sculptor Amedeo Modigliani, considered a commercial failure, navigates a turbulent and eventful 48 hours that will become a turning point in his life, solidifying his reputation as an artistic legend.
Paris, 1916, in the midst of WWI--the Italian born painter and sculptor Amedeo Modigliani considers himself a commercial and critical failure. One evening in a fashionable restaurant his frustrations erupt into scandalous behavior and costly damage to the premises. Suddenly he finds himself on the run from the police. Aided by his talented but quixotic friends, Maurice Utrillo and Chaim Soutine, he intends to escape the city. He seeks funds from his art dealer, Leopold Zborowski, who informs him he can't leave because an influential collector is coming to Paris to buy his work. Modigliani's lover, Beatrice Hastings, believing in his genius, convinces him to meet the collector himself.
a Dante Aligheri - si direbbe dunque piuttosto una ‘trasfigurazione’, o, per meglio dire, una ‘traslitterazione’ dei fatti, d’altra parte qui più ancorati alla proiezione di una sofferenza interiore che al rigore filologico.
Così Amedeo Modigliani - un Riccardo Scamarcio assolutamente in parte, forse nel suo ruolo più convinto, con un precedente nei panni di Caravaggio per Michele Placido - lo incontriamo in un locale alla page di Parigi, il Caffè Le Dome, mentre disegna il profilo di una signora al suo stesso tavolo con il marito. E’ evidente fin da subito che la sua arte non è compresa, e più tardi gli sarà detto apertamente a più riprese, sentendosi classificato come artista deprimente, o con il talento equiparato ad un bambino di 4 anni. Un po' troppo per chiunque da sopportare! Ma Modi/Scamarcio non solo non si abbatte, ma reagisce, piuttosto male e in maniera aggressiva, sfociando facilmente nella rissa.
E’ per l’appunto il caso di quando, nell’intento di riscattarsi, si avvicina ad un altro tavolo dove siede un’altra coppia, azzardando complimenti a lei tanto quanto esplicite offese a lui. La rissa scatta come da programma con l’insolita risoluzione di una fuga rovinosa attraverso una splendida vetrata colorata: il fermo immagine sul lancio di Modi/Scamarcio in fuga dagli inseguitori per offrire al pubblico il titolo del film, è un raffinato tocco da maestro che fa molto cineasta glamour.
Ecco i toni del film di questo Modì, ma siamo appena agli inizi, e non abbiamo ancora visto sfoderare il resto degli assi nella manica di Johnny Depp regista. Il suo è uno sguardo conciso in appena settantadue ore, quando con velata malinconia l’artista va pensando di tornare alla sua città natale, Livorno. In un biopic classico rigor di cronaca avrebbe preteso un’aderenza linguistica in punta di dialetto toscano livornese, ma Depp
Modì, d’altra parte, non è veramente solo, ma è come se lo fosse: la critica d’arte Beatrice Hastings di Antonia Desplat è anche il suo primario affetto passionale. Affetto che d’altra
l’effetto desiderato della sfuriata da parte di lei.
Ma ci sono poi altri affetti fondamentali nella vita di Modì su cui il film di Depp si sofferma moltissimo entrando nelle pieghe della loro stessa follia: gli amici di bevute e colleghi artisti squattrinati, come Maurice Utrillo (Bruno Gouery) e Chaïm Soutine (Ryan McParland), ognuno con le sue ossessioni misurate sul fondo di ogni bottiglia mandata in fumo, con la solidarietà di una comassionevole e generosa locandiera e amica (la Rosalie di Luisa Ranieri). Utrillo/Gouery, convinto di dover andare in guerra per salvare la sua Parigi (nel timore che il Louvre, ma non solo, possa essere violato), mentre il climax della follia per Soutine/McParland è quando si prende la carcassa di una mucca, cui dà persino il nome di Rembrandt, e se la porta in stanza per dipingerla - riportandola in vita - incurante delle mosche e del tanfo che emana
il suo reperto-modello. Peccato che la stanza sia ubicata in un condominio e che questa follia abbia delle conseguenze poco accomodanti da parte della proprietaria. Una follia tanto condivisa quanto espressa in dimensioni diverse e personali. La follia dell’artista e dell’uomo Modì/Scamarcio, già malato di tubercolosi al punto da essere devastato da attacchi di tosse che spesso spurgano sangue, si misura difatti su certe sinistre allucinazioni: ombre sature di morte, fantasmi di soldati mutilati della Grande Guerra - è il 1916 e il conflitto è per l’appunto in corso - ma soprattutto ‘metalliche’ figure, dotate di maschere a forma di becco, in esplicito richiamo ai medici della peste. Visioni alternate al bambino che è stato, e che in certe sequenze mostra uno sguardo congiunto a quello dell’adulto, magari mirando dritto alla macchina da presa, per un suggestivo scorcio, per quanto non inedito al cinema, di reciproca introspezione: nel segno del
guardarsi dentro e del richiamo-avvertimento da parte del candore infantile a porre un argine al naufragio in corso nell’età adulta. Lo stimolo ad arrestare questo viaggio verso l’autodistruzione che, d’altra parte, sembra solo rallentare la sua corsa, prima di affermarsi con tutti gli onori, mentre Modì tocca il fondo.
Quando Modì tocca il fondo, l’autodistruzione può finalmente compiersi, inesorabile e clamorosa. E questo succede quando, intuito il gioco sporco del mercante d’arte che aveva fatto procrastinare la sua partenza per Livorno per un incontro importante con il grande collezionista e critico d’arte Maurice Gangnat, egregiamente incarnato da Al Pacino sempre molto illuminato quando si tratta di mettere in scena sequenze di matrice spiccatamente teatrale. L’incontro, disperatamente voluto da Modì/Scamarcio da solo con Gangnat/Pacino, tocca l’apice di un riscontro lapidario e disfattista, con tutto il pregio di una sceneggiatura che penetra a fondo ogni piega dell’amaro rifiuto, arrivando al cuore dell’inevitabile
irrinunciabile identità , declamata a chiunque - la maggior parte a Parigi - ancora non sapeva proprio chi fosse: “Amedeo Modigliani, artista italiano, ebreoâ€.
Maurice Gangnat (Al Pacino): “Voi vi definite un artista. Il fatto che sappiate dipingere su una tela non fa di voi un artista… soffrire per la vostra arte non fa di voi un grande artista… ogni singolo giorno è un lancio di dadi, che vi piaccia oppure noâ€
Modì/Scamarcio: “Ho trovato un uomo il cui unico modo di sentire qualcosa è giudicare. Non si può nascondere quello che c’è dietro gli occhi di qualcuno. Voi guardate le persone dall’alto del vostro trono… ma io sono più ricco di voi. Voi siete meramente esistito, io ho vissuto. Il vostro potere è nelle vostre tasche, il vostro gusto è nel vostro culoâ€
Modì/Scamarcio: “Mi rifiuto di essere analizzato, vivisezionato, per quanto ancora dovremo cercare questa persone che non cercano noi?â€