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    Home Page > Movies & DVD > Il caso Minamata

    IL CASO MINAMATA

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Dalla Berlinale 2020 - Johnny Depp fotografo di guerra in Giappone, documenta l'effetto devastante dell'avvelenamento da mercurio nelle comunità costiere - Dal 17 Settembre su Internet

    ... La storia mi ha subito interessato, prima per una fascinazione nei confronti di Smith e delle sue foto, ma sono stato conquistato soprattutto leggendo della sua vita, quello che aveva passato e sacrificato per catturare quegli scatti. Un lavoro a Minamata così pericoloso e generoso. Sono un grande amante della fotografia, naturalmente da dilettante, e trovo che le migliori foto siano quelle in cui catturi momenti particolari per caso, mi eccita la causalità della fotografia. La storia dell’avvelenamento da mercurio delle acque del mare, e di conseguenza dei pesci di cui si nutrivano e si nutrono gli abitanti di Minamata, ha dell’incredibile. Non risparmia nessuno e fa sentire i suoi effetti ancora oggi, con migliaia di persone che cercano ancora di ottenere giustizia
    L'attore Johnny Depp

    (Minamata; USA 2020; Biopic; 115'; Produz.: Metalwork Pictures in associazione con Head Gear Films, Infinitum Nihil, Kreo Films FZ, Metrol Technology, Work in Progress (Serbia & Montenegro); Distribuz.: Eagle Pictures)

    Locandina italiana Il caso Minamata

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    Celluloid Portraits:



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    Titolo in italiano: Il caso Minamata

    Titolo in lingua originale: Minamata

    Anno di produzione: 2020

    Anno di uscita: 2021

    Regia: Andrew Levitas

    Sceneggiatura: David Kessler, Andrew Levitas, Jason Forman e Stephen Deuters

    Cast: Johnny Depp (W. Eugene Smith)
    Bill Nighy (Robert Hayes)
    Hiroyuki Sanada (Mitsuo Yamazaki)
    Minami (Aileen)
    Jun Kunimura (Junichi Nojima)
    Ryo Kase (Kiyoshi)
    Tadanobu Asano (Tatsuo Matsumura)
    Katherine Jenkins (Millie)
    Akiko Iwase (Masako Matsumura)
    Lily Robinson (Diandra)

    Musica: Ryuichi Sakamoto

    Costumi: Momirka Bailovic

    Scenografia: Tom Foden

    Fotografia: Benoît Delhomme

    Montaggio: Nathan Nugent

    Makeup: Lena Dodocic, Natasa Krstic; Ken Niederbaumer (per Johnny Depp)

    Casting: Yôko Narahashi

    Scheda film aggiornata al: 08 Dicembre 2021

    Sinossi:

    In breve:

    Il fotografo di guerra W. Eugene Smith (Johnny Depp) torna in Giappone dove documenta l'effetto devastante dell'avvelenamento da mercurio nelle comunità costiere.

    Short Synopsis:

    War photographer W. Eugene Smith travels back to Japan where he documents the devastating effect of mercury poisoning in coastal communities

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Una ‘Pietà’ che si fa autentica denuncia, che non chiede compassione ma giustizia e un cambio di rotta. Dalla realtà al grande schermo, il clamoroso caso Minamata riaffiora dal Giappone per raggiungere le coscienze e le politiche mondiali, offrendo una riflessione di grande attualità

    L’immagine iconica diventa simbolo elettivo e pietra angolare di scandalo

    La sequenza d’inizio basterebbe da sola ad incastonare una perla di cinema d’autore. Un qualcosa di inesplicato che necessita della storia dell’intero film per acquisire voce piena, celebrata nel motivo di ritorno finale aperto sull’insieme. L’insieme di quei primissimi piani che, volutamente, sfuggono temporaneamente ad una drammatica ed inaccettabile realtà. E’ con questa ‘premessa-promessa’ che il regista Andrew Levitas (Lullaby) apre Minamata, il nome del villaggio giapponese destinato a diventare la denuncia di un clamoroso ‘caso’ di scandalo politico ed etico, nel segno di ‘crimine perseverato ai danni dell’umanità’. Scandalo osteggiato in ogni modo prima che nel 1971

    la macchina fotografica dell’autoriale fotografo americano Eugene Smith, in un reportage destinato a raggiungere la platea mondiale, ne raggiungesse l’anima, mostrando in scatti indimenticabili i devastanti effetti da avvelenamento, indotto dai rifiuti industriali immessi nelle falde acquifere dal colosso della chimica Chisso. A farne le spese, colpiti da malformazioni e malattie genetiche devastanti sono gli abitanti di quel villaggio, per lo più dedito alla pesca, loro prioritaria fonte di sostentamento e, paradossalmente, di avvelenamento.

    Protagonista involontario

    I nativi americani credevano che una fotografia portasse via un pezzo dell’anima ma quello che non dicevano è che può portare via un pezzo dell’anima anche del fotografo

    Già celebre per i suoi servizi fotografici sulla Seconda Guerra Mondiale celebrati dalla rivista “Life”, il fotografo americano Eugene Smith prende straordinariamente corpo e anima con un irriconoscibile Johnny Depp, notoriamente a suo agio con personaggi strascicati, più che stropicciati, e tormentati a vario titolo. Quando la traduttrice Aileen

    (Minami) lo contatta per dare voce iconografica al dramma che stanno vivendo in quel villaggio remoto, abbiamo già fatto la conoscenza del fotografo di Depp: alcolizzato e perseguitato dai suoi stessi nobili scatti che lo hanno reso famoso, perché, come avrà modo di spiegare alla traduttrice giapponese di li a poco, la foto cattura l’anima di chi viene in essa ritratto ma si porta dietro anche un pezzo di anima dell’artefice di quello scatto. Anima che traspare dalle dominanti rossastre dello sviluppo dei negativi in camera oscura, così come da quelle grigio azzurre imperanti nei suoi incubi notturni, persistenti rigurgiti di memoria che non vi è modo di dimenticare. Una professione giunta al capolinea dunque, quando la mente si offusca sempre più perché la sobrietà arreca troppa sofferenza, con i sensi di colpa che intanto ammorbano il padre che non è mai stato, e il fotografo che ha perduto volontà

    e motivazione per proseguire il suo cammino in una qualche mirata direzione. Il colloquio con il direttore di “Life” Bob Hayes (Bill Nighy), dà un’idea di quale e quanta terra bruciata Eugene/Depp si sia fatto intorno, prima che si possa finalmente inoltrare nel viaggio impossibile alla volta Giappone, fino a Minamata.

    Le cattive acque di Minamata gorgogliano con la voce di un popolo dilaniato che non vuole tacere

    Insomma, anche a Minamata scorrono, per così dire, ‘cattive acque’ - Dark Waters è per l’appunto il titolo di un altro film di denuncia sull’inquinamento ambientale volontario e consapevole, diretto da Todd Haynes nel 2020 - che diventa il corpo centrale di Minimata, fatto dalle proteste di un popolo rovinato nella mente, nel corpo e nella dignità, e naturalmente di incursioni intimidatorie da parte del governo colluso con la multinazionale di turno, oltre che di narrazioni mendaci atte a trasformare il reato in un’operazione

    utile e benefica per la popolazione, così come di svariate operazioni di convincimento a dispetto delle evidenze dell’esatto contrario. Insomma, una questione di grande attualità. Ovviamente chi tenta operazioni di solidarietà con il popolo, diventa oggetto delle stesse intimidazioni adoperate sulle vittime dello stesso abuso: il fotografo Eugene Smith di Johnny Depp in primis, come avremo modo di vedere, pesantemente vessato fino alla distruzione del suo lavoro fino al pestaggio, dopo che non si è lasciato corrompere con una somma di denaro normalmente irrifiutabile. Insomma, un viatico che aggiunge altra sofferenza alla sofferenza di fondo, derivato da un altro genere di guerra. Una guerra in cui, a quanto pare, si contano sempre gli stessi vincitori e gli stessi vinti. Ma resta comunque una storica denuncia per immagini che trova tutt’oggi la sua portabandiera nell’intramontabile fotografia, divenuta famosa nel mondo, che Eugene Smith scattò nel 1971 nell'abitazione di una ragazza colpita

    dalla sindrome di Minamata: Tomoko Is Bathed by Her Mother. Una sorta di neo Pietà che immortala una madre mentre sorregge, in una vasca da bagno, la figlia resa spastica dalla malattia. E quel suo canto sereno, pacato, consolatorio e amorevole, è la più potente elegia di dolore umano che potremo mai raccogliere!

    Il lieto fine latita perché la realtà non lo contempla

    Se Il caso Minamata, al di là di false promesse e falsi proclami d’intenzione, scarta dal lieto fine è perché la realtà dei fatti non lo ha consentito. Saranno le didascalie finali a documentarla e a darci conto di come siano poi andate le cose. Bisogna prendere atto che quando la responsabilità penale cade su qualche multinazionale chimica, farmaceutica, industriale, a qualsiasi livello, la giustizia, il risarcimento dei danni, possono non essere così scontati, e, al contrario, è più facile e probabile vederli allontanare sempre più all’orizzonte, fino a

    diventare un miraggio irraggiungibile. Le politiche del profitto, costi quel che costi, anche in vite umane, sembrano non avere rivali e godere di quel genere di agghiacciante cinismo che altro non è se non il nutrimento della loro indegna salute, a tutto danno di quella altrui. La narrazione mendace e gli indebiti metodi intimidatori di marca ‘totalitaria’ sono poi il loro condimento. Si è evidentemente aperta l’era del nuovo ‘cannibalismo’, mentre d’altra parte non è mai spento il fuoco della ricerca della verità, a dispetto di tutti i tentativi di sabotaggio e di insabbiamento. Ricerca di una verità che sa farsi denuncia mentre riscopre volti, nomi e responsabilità dei carnefici, così come le identità piene delle loro vittime. Tutto questo, paradossalmente, grazie ad una forma d’arte come la fotografia. E quando il cinema se ne fa portavoce, ne nasce il dialogo più intenso e potente che uno script possa mai

    generare, e per di più, in una lingua universalmente riconoscibile.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)








    trailer ufficiale:

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    Il caso Minamata - trailer (versione originale) - Minamata

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