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    CATTIVE ACQUE

    RECENSIONE - In questo 'legal thriller green' sull'ambiente di Todd Haynes, ispirato da una storia vera, Mark Ruffalo, Tim Robbins, Anne Hathaway e Bill Pullman - Dal 20 Febbraio

    "Quello che Mark Ruffalo non poteva sapere, è quanto io fossi un fan segreto di questo genere di film. Dubito di essere l'unico ad avere una così grande ammirazione per 'la trilogia della paranoia' degli anni '70 di Alan Pakula (e Gordon Willis) - 'Una squillo per l'ispettore Klute', 'Perché un assassinio' e 'Tutti gli uomini del Presidente' - o per i film che sono seguiti nei decenni successivi, come 'Silkwood' di Mike Nichols e 'Insider - Dietro la verità' di Michael Mann. Ad attirarmi verso questo genere c'è sempre stato qualcosa, che va ben oltre lo scoprire come i potenti possano fare una brutta fine. In 'Cattive Acque' tutto si fonda sul personaggio di Rob Bilott, non-eroe per eccellenza, le cui idee sulle normali pratiche aziendali vengono ribaltate dalle sue scoperte sulla DuPont. Diffidente, imparziale e circospetto di natura, Bilott, come molte tipiche 'talpe', è già una figura solitaria quando inizia la storia. E come sempre accade l'isolamento, come un virus, s'insinua nell'evoluzione della storia, diffondendosi non solo a Wilbur Tennant, ma a tutti i diversi personaggi, intrecciando classi differenti, affliggendo la vita pubblica, la vita famigliare e, nella sua scia, la vita religiosa. La verità è che, pur avendo legami solidi, sfidare potenti gruppi d'interesse, finisce comunque con il creare isolamento, oltre a mettere in seria discussione facoltà e valori personali. Un film come 'Cattive Acque' descrive - nei minimi dettagli - questo processo".
    Il regista Todd Haynes

    (Dark Waters; USA 2019; Biopic drammatico/Legal Thriller; 126'; Produz.: Killers Film, Participant; Distribuz.: Eagle Pictures)

    Locandina italiana Cattive acque

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    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: Cattive acque

    Titolo in lingua originale: Dark Waters

    Anno di produzione: 2019

    Anno di uscita: 2020

    Regia: Todd Haynes

    Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan, Mario Correa

    Soggetto: Il film è ambientato nel 1998 ed è basato su una storia vera. Ispirato ad un articolo di giornale di Nathaniel Rich.

    Cast: Mark Ruffalo (Robert Bilott)
    Anne Hathaway (Sarah Barlage Bilott)
    Tim Robbins (Tom Terp)
    Bill Pullman (Harry Dietzler)
    Bill Camp (Wilbur Tennant)
    Victor Garber (Phil Donnelly)
    Mare Winningham (Darlene Kiger)
    William Jackson Harper (James Ross)
    Louisa Krause (Carla Pfeiffer)
    Kevin Crowley (Larry Winter)
    Bruce Cromer (Kim Burke)
    Denise Dal Vera (Sandra Tennant)
    Richard Hagerman (Joe Kiger)
    Abi Van Andel (Kathleen Welch)
    Jeffrey Grover (Edward Wallace)
    Cast completo

    Musica: Marcelo Zarvos

    Costumi: Christopher Peterson

    Scenografia: Hannah Beachler

    Fotografia: Edward Lachman

    Montaggio: Affonso Gonçalves

    Effetti Speciali: Bob Riggs (supervisore)

    Makeup: Patricia Regan (direzione); Jason Ervin, Dan Gilbert e Amber Johnson

    Casting: Laura Rosenthal

    Scheda film aggiornata al: 11 Marzo 2020

    Sinossi:

    I Tennant, proprietari agricoli da generazioni, iniziano a perdere il bestiame. La loro pelle si riempie di lesioni, gli occhi si cerchiano di rosso, una bava bianca gocciola dalla bocca e i denti diventano neri. Convinto che la causa sia una fuoriuscita tossica dalla vicina discarica di Dry Run, dove l'impianto Washington Works di proprietà della DuPont scarica i suoi rifiuti, Wilbur Tennant (Bill Camp) prova per anni a ottenere inutilmente delle risposte. Disperato, alla fine si rivolge a Bilott (Mark Ruffalo), che da bambino aveva passato del tempo nella Virginia occidentale, a Parkersburg, proprio vicino alla fattoria dei Tennant...

    Il film vede difatti protagonista un tenace avvocato, Robert Bilott (Mark Ruffalo), difensore delle imprese che esercita a Cincinnati, in Ohio. Un giorno si presenta nel suo ufficio il contadino Wilbur Tennant (Bill Camp), suo vecchio conoscente, per chiedergli aiuto. L'uomo ha con sé scatole di videocassette per dimostrare che la morte delle sue 190 mucche non sia naturale e vuole che l'avvocato si faccia carico della sua causa. Robert, però, non ha tempo e non gli presta attenzione.

    In seguito, il legale si reca nel suo paese natale, Parkersburg, in West Virginia, per far visita a sua nonna e incontrare Wilbur fuori dal posto di lavoro. L'allevatore gli mostra i nastri, nei quali sono visibili i cadaveri delle mucche, morte a causa di una strana e inspiegabile malattia. Wilbur è convinto che la colpa sia da attribuire alla compagnia DuPont, una multinazionale sita in città. Avendo preso a cuore la causa, Robert pur di portare a galla la verità, sarà disposto ad affrontare un processo che metterà a repentaglio il futuro della sua carriera, la sua famiglia e la sua stessa vita.

    Short Synopsis:

    A corporate defense attorney takes on an environmental lawsuit against a chemical company that exposes a lengthy history of pollution

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Sembra quasi un’operazione chirurgica. Nessun dettaglio o sfumatura sono trascurati. E non è solo una questione di didascalie che, con estrema precisione, costeggiano puntuali tutta la storia cavalcando cronologie e luoghi. Una denuncia e un’inchiesta raccolte in un resoconto giornalistico, costituiscono le fondamenta del legal thriller sull’ambiente, Dark Waters, ordito dal regista Todd Haynes (Io non sono qui, Carol, La stanza delle meraviglie). Titolo che in italiano vira su Cattive acque piuttosto che sul letterale ‘scure’, o, metaforicamente parlando, ‘oscure’, considerando l’oggetto della vicenda. Tutto inizia il 6 gennaio 2016, quando il “New York Times” parla di Robert (Rob) Bilott, socio dello studio legale Taft Stettinius & Hollister LLP e della sua clamorosa scoperta: di come una sostanza chimica sta contaminando da anni una comunità rurale in quel di Parkersburg.

    D’altra parte, vicenda ancor più sconvolgente perché non limitata ad un fatto isolato, né solo circoscritta all’ambiente propriamente detto, ma estesa

    ad ambiti altri che coinvolgono la salute dell’umanità globale. Le didascalie conclusive del film non danno scampo: tocca affacciarsi, volenti o nolenti, al balcone di una realtà che riecheggia in ogni dove come un incubo inesorabile, da non consentire certo sonni tranquilli. Così, se qualcuno oggi va sterzando, provandosi a contrastare i loschi e spregiudicati interessi economici delle lobbies più global del pianeta, criminali per scelta perché consapevoli e colpevoli di insabbiare la verità agli occhi del mondo, sa di lavorare nell’interesse delle generazioni future. Perché per quelle viventi il presente, ahimè, sembra già tardi. Per questo, il Cattive acque di Todd Haynes inizia come una festa e avanza imperterrito come una tragedia in progress. Le panoramiche dei canti di ragazzi nell’abitacolo di un’auto in corsa, un bagno notturno in acque locali che sembrano insaponate più di una vasca da bagno, avviano il racconto mentre ci si prepara a puntare

    i riflettori su una certa area territoriale in West Virginia. Un racconto estremamente puntuale che vorremmo con tutto il cuore fosse solo fiction, quando invece sappiamo essere ispirato ad una storia verissima, di cui si è trovato primo protagonista l’avvocato ambientalista Robert Bilott, persona/personaggio nel quale si è calato anima e corpo Mark Ruffalo, forse nel ruolo più importante e meglio rappresentato di tutta la sua carriera. Un avvocato ambientalista acquisito da uno di quei grossi studi che servono per l’appunto quelle lobbies inattaccabili di cui sopra. Le lobbies cui si guarda con gratitudine perché danno lavoro ma di cui non si sa assolutamente nulla riguardo alle losche e perverse dinamiche operative, ad esempio riguardo allo smaltimento di liquami e sostanze tossiche, occultate accuratamente dietro le quinte, in ogni modo possibile: il peggiore, radicato nella menzogna. Così se il Rob Bilott reale ha preso in carico il ‘caso’ è un

    vero miracolo, perché la reputazione dipinta sull’immagine di copertina della lobbie in questione era tale da scoraggiare ogni tipo di attacco: uno di quei colossi che nessuno vuole mettersi contro e che comunque dispone di risorse tali da annientare chiunque si provi solo a muovere un passo per ostacolare o diffamare un operato che ha tutta la sostanza oggettiva di una macchina da guerra. Vergognosamente remunerativo, rende purtroppo ininfluente, per la lobbie in questione, il fatto dimostrato su più fronti che sia ‘letale’ per l’umanità intera.

    Erede della cinematografia di denuncia-inchiesta più illustre per auto dichiarata citazione - dalla trilogia di Alan Pakula ai mitici Insider-Dietro la verità di Michael Mann e Silkwood di Mike Nichols - Tood Haynes scopre le carte su come e perché l’avvocato Rob Bilott si sia trovato a gestire in prima persona un’estenuante battaglia legale durata ben diciannove anni - da non crederci ma

    è così! - contro il colosso chimico DuPont. Una battaglia dalla portata inimmaginabile da tutti punti di vista: dei documenti da visionare, dei cavilli ed ostacoli in odore di omertà incontrati ad ogni angolo, del carico di rappresentanza di ben settantamila cittadini dell'Ohio e della Virginia, la cui acqua potabile è stata contaminata dallo sversamento incontrollato di PFOA (acido perfluorooctanico). L’apertura dell’obiettivo sulla questione del ‘teflon’ poi - ricordate gli spot accattivanti delle padelle antiaderenti? - è da raccapriccio. Ma il film procede per gradi, inquadrando la vicenda con lenti sempre più raffinate e minimaliste, a partire dai ricordi di un’infanzia vissuta proprio in quei luoghi, e proprio tra quelle mucche, solite abbeverarsi in quelle acque. Dalla visita all’amata nonna, responsabile di aver inviato al nipote il primo allevatore che si vede perdere un capo di bestiame dopo l’altro, nel modo peraltro raccapricciante che il film stesso ci documenta senza

    veli. Ma l’iniziale riluttanza di Bilot finisce per sgretolarsi poco a poco, proprio di fronte alle innumerevoli prove schiaccianti postegli sotto gli occhi dall’allevatore Wilbur Tennant (nella verista interpretazione di Bill Camp), uno dei proprietari agricoli della zona da generazioni. Prove orripilanti per cui la pelle delle sue mucche si riempie di lesioni, gli occhi si cerchiano di rosso, una bava bianca cola dalla bocca e i denti diventano neri, mentre una sorta di encefalite indotta si fa largo e muove il bestiame all’attacco, così da costringere all’abbattimento immediato. Il dolore è forte ma quando certe conseguenze iniziano ad evidenziarsi sull’essere umano, e in particolare sulle persone impiegate a lavorare determinate sostanze chimiche - sette donne partoriranno neonati con invasive deformazioni facciali - la vicenda si amplifica al punto che chi ha una coscienza non può più tentare di passare oltre. Sempre più convinto che la causa sia una fuoriuscita

    tossica dalla vicina discarica di Dry Run, dove l'impianto Washington Works di proprietà della DuPont scarica i suoi rifiuti - grazie anche al sostegno del suo superiore nello studio Tom Terp (Tim Robbins in un personaggio che avrebbe meritato di essere messo meglio a fuoco) - Rob Bilot prova per anni ad ottenere inutilmente delle risposte. E che cosa abbia significato per lui affrontare questa colossale causa legale - prima è dovuto arrivare a quel punto e non è certo stata una passeggiata - ne dà dettagliatamente conto il film, abbracciando la piccola nella grande vicenda umana, evidenziandone il costo a livello personale: Bilot finisce in ospedale, subisce decurtazioni dallo stipendio e la consorte Sarah di Anne Hathaway inquadra al meglio la situazione familiare, con i figli piccoli che non vedono quasi mai il padre, assorbito dal lavoro intorno a quel caso per quasi vent’anni.

    Quel che si dice un pugno

    nello stomaco, necessario, per svegliarci dal torpore dell’ignoranza e della cecità senziente, indubbiamente più confortevole di una verità che non vorremo mai sentire perché troppo atroce per essere accettata. A noi la scelta. La lotta per la sopravvivenza continua! E i film come questo ci stimolano ad aprire gli occhi e, ognuno nel proprio piccolo, a non tirarci indietro, perché altrimenti, il rischio è che oltre alla salute finiamo per perdere la nostra stessa essenza di esseri umani. Il che è molto peggio.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)




    trailer ufficiale:



    clip' Cos'è successo'?:



    featurette 'Attivista e Attore' (sub ITA):



    featurette 'Ora puoi difendere me' (sub ITA):



    Clip 'All'inferno insieme a loro':



    Clip 'Qualcuno ti sta cercando':

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di CATTIVE ACQUE

    Links:

    • Todd Haynes (Regista)

    • Anne Hathaway

    • Tim Robbins

    • Mark Ruffalo

    • Victor Garber

    • Bill Pullman

    • Cattive acque (BLU-RAY + DVD)

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    Galleria Video:

    Cattive acque - trailer

    Cattive acque - trailer (versione originale) - Dark Waters

    Cattive acque - clip 'Cos'è successo?'

    Cattive acque - featurette 'Attivista e Attore' (versione originale sottotitolata)

    Cattive acque - featurette 'Ora puoi difendere me' (versione originale sottotitolata)

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