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    SIBYL - LABIRINTI DI DONNA

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Uscito al cinema in Italia il 2 Settembre 2021

    (Sibyl; FRANCIA/BELGIO 2019; Dramedy; 100'; Produz.: France 2 Cinéma, Les Films de Pierre, Page 114, Auvergne Rhône-Alpes Cinéma, Scope Pictures; Distribuz.: Valmyn)

    Locandina italiana Sibyl - Labirinti di donna

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    Celluloid Portraits:



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    Titolo in italiano: Sibyl - Labirinti di donna

    Titolo in lingua originale: Sibyl

    Anno di produzione: 2019

    Anno di uscita: 2021

    Regia: Justine Triet

    Sceneggiatura: Justine Triet e Arthur Harari; David H. Pickering (per i dialoghi in inglese)

    Cast: Virginie Efira (Sibyl)
    Adèle Exarchopoulos (Margot)
    Gaspard Ulliel (Igor)
    Sandra Hüller (Mika)
    Laure Calamy (Edith)
    Niels Schneider (Gabriel)
    Paul Hamy (Etienne)
    Arthur Harari (Dr. Katz)

    Costumi: Virginie Montel

    Scenografia: Toma Baqueni

    Fotografia: Simon Beaufils

    Montaggio: Laurent Sénéchal

    Effetti Speciali: Guy Monbillard (per la pioggia)

    Makeup: Odile Fourquin (direzione); Sandra Campisi

    Casting: Cynthia Arra e Laure Ballarin

    Scheda film aggiornata al: 11 Marzo 2024

    Sinossi:

    In breve:

    Sibyl (Virginie Efira), una stressata psicoterapista, ritorna alla sua prima passione: la scrittura. Margot, sua ultima paziente e attrice emergente dai mille problemi, rappresenta per lei una fonte di ispirazione troppo allettante. Affascinata da lei fino all'ossessione, Sibyl finisce con l'essere coinvolta dalla sua tumultuosa vita, lasciando riemergere ricordi che la portano faccia a faccia con il suo passato.

    In dettaglio:

    E' la storia di Sibyl (Virginie Efira), una psicoterapeuta stanca del suo lavoro che decide di ritornare alla sua prima passione: la scrittura. Dopo aver lasciato alcuni pazienti per avere più tempo per scrivere un nuovo romanzo, la donna si rende conto che l'ispirazione tarda ad arrivare e quelle ore vuote in cui dovrebbe dedicarsi alla stesura diventano pesanti e sembrano non passare mai. Quando viene contattata da Margot (Adèle Exarchopoulos), una sua paziente e attrice emergente e problematica, che le chiede di aiutarla, Sibyl sembra aver trovato una fonte di ispirazione troppo allettante.
    Il problema di Margot è una relazione con un suo collega, Igor (Gaspard Ulliel), con cui sta lavorando in un film come co-protgonsita e che è sposato con la regista del film, Mika (Sandra Hüller). L'attrice racconta ogni lato di questa drammatica relazione, in cui si ritrova a essere l'amante. Affascinata da lei quasi fino all'ossessione, Sibyl finisce con l'essere sempre più coinvolta nella tumultuosa vita di Margot fino a registrare le visite con lei per usarle come materiale per il suo romanzo...

    Synopsis:

    A jaded psychotherapist returns to her first passion of becoming a writer.

    Alternately traumatic and sensual memories from that period keep intruding on 40ish Sibyl's otherwise mended life, like rude mental glitches. Perhaps that's partly why she hits the brakes on her day job, dropping multiple damaged clients so she can spend more time working on her first novel - only for the blinking cursor on her blank-screened laptop to glare back at her like an admonishment. In need of distraction, she changes her mind and takes on a new, intriguing client: young, fragile actress Margot, who's mired in a hellish love triangle with Igor, the dreamy, preening leading man on her latest film, and Mika, her jealous, demanding female director. Pregnant with Igor's unwanted child, Margot doesn't want Sibyl to analyze her so much as take charge of her collapsing life. That's an overstep that the dubiously good psychotherapist, who at last finds writing inspiration in the ingenue's real-life melodrama, is all too willing to take, even jetting to Stromboli to coach her client ...

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Se solo guardiamo un attimo indietro, oltre la recente cortina di quel capolavoro che è Anatomia di una caduta, si fa fatica a riconoscere in questo Sibyl - Labirinti di donna il profondo sguardo della regista Justine Triet. Se ne riconoscono gli intenti, la volontà di scavare dentro i meandri della psiche della protagonista - la Sibyl di una Virginie Efira assolutamente in parte - psichiatra ma con l’ambizione di scrivere e di concedersi interamente alla letteratura. Letteratura che, come avremo modo di constatare, prenderà corpo per l’appunto in presa diretta su quelli che sono i suoi trascorsi passati, non sempre equilibrati, anzi, e sulle realtà problematiche di certi suoi pazienti, in particolare Margot (Adèle Exarchopoulos), alle prese con lo stesso dilemma già affrontato da lei stessa in prima persona molto tempo prima. Il fatto è che da un certo punto in poi, il gioco tra finzione e realtà, annodato

    ad intermittenza sui flashback della protagonista, non sempre dallo stacco netto e chiaro rispetto al presente, sfuma in una sorta di caos che va ad abbracciare anche il set di un film, a cui, in maniera del tutto aleatoria ed esagerata, viene poi chiesto a Sibyl/Efira di dare un aiuto, come sostegno psicologico all’attrice Margot/Exarchopoulos, incinta del compagno della regista del film, Mika (ancora la bravissima Sandra Huller), e dunque in preda a scarsa concentrazione.

    L’ossessione speculare tra Sibyl/Efira e Margot/Exarchopoulos sull’onda dell’accettazione di una maternità imprevista e non confortata dalla cornice familiare, raggiunge sponde esasperate sia nelle riprese di alcune scene del film che sulle percezioni avute in passato e disavvedutamente ricercate nel presente: la passione, il sesso, l’alcool e il controllo ritrovato, mai pienamente, sono tutti elementi che ci spingono verso un labirinto emozionale di esperienze in cui rischia di perdersi pure la regista Triet, qui non tanto

    ‘organizzata’ come l’abbiamo vista di recente. La lunga sequenza di sesso tra Sibyl/Efira e il primo amore sembra ad esempio abusata, sui tempi, e sulla percezione a distanza, così come certe scene sul set del film, a cominciare da quella dello schiaffo, di cui si intuiscono le ragioni della ripetizione ad oltranza ma che alla lunga stanca lo stesso: si direbbe quasi una sorta di sperimentazione cinematografica, di cui fa parte integrante anche il sonoro alto e disturbante, preludio al raggiungimento postumo di un più chiaro e profondo tocco di stile. Gli intermezzi con la sorella di Sibyl e un presunto rapporto conflittuale con la madre, ormai morta, sono inoltre appena sbozzati, ala stregua di innesti ulteriori in un guazzabuglio già abbastanza nutrito di per sé. E proprio quando Sibyl/Efira sembra aver ritrovato se stessa in sicurezza, nella sua vita di finzione, epurata dagli eccessi, basta che il primo figlio

    le faccia alcune domande scomode e dirette su suo padre, per farla capitolare, aprendo a rigurgiti di inevitabili sensi di colpa, e forse, anche al desiderio di un qualcosa mai del tutto sopito né dimenticato.

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di SIBYL - LABIRINTI DI DONNA

    Links:

    • Virginie Efira

    • Adèle Exarchopoulos

    • Gaspard Ulliel

    • Sandra Hüller

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    Galleria Video:

    Sibyl-Labirinti di donna - trailer ufficiale

    Sibyl-Labirinti di donna - trailer ufficiale (V.O.) - Sibyl

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