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    Home Page > Movies & DVD > Le cose che non ti ho detto

    LE COSE CHE NON TI HO DETTO

    Dal TIFF 2019 - Intenso dramma umano a tre piste:una cangiante elegia del dolore, veicolato sui cocci di un matrimonio quasi trentennale , che vede protagonisti una Annette Bening (da Oscar), Bill Nighy e Josh O'Connor - RECENSIONE - Dal 29 Maggio on Demand

    Sono già stato qui,
    Ma quando o come non saprei dire,
    Conosco l’erba oltre la porta,
    Il dolce odore pungente,
    Un suono, come un singhiozzo,
    le luci attorno alla baia…

    Dante Gabriel Rossetti

    (Hope Gap; REGNO UNITO 2019; Dramma romantico; 100'; Produz.: Immersiverse/Origin Pictures/Protagonist Pictures/Sampsonic Media; Distribuz.: Vision Distribution e Cloud 9 Film)

    Locandina italiana Le cose che non ti ho detto

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    Titolo in italiano: Le cose che non ti ho detto

    Titolo in lingua originale: Hope Gap

    Anno di produzione: 2019

    Anno di uscita: 2020

    Regia: William Nicholson

    Sceneggiatura: William Nicholson

    Cast: Bill Nighy (Edward)
    Annette Bening (Grace)
    Josh O'Connor (Jamie)
    Aiysha Hart (Jess)
    Derren Litten (Friendline Man)
    Nicholas Burns (Gary)
    Rose Keegan (Receptionist)
    Sally Rogers (Angela)
    Nicholas Blane (Prete)
    Steven Pacey (Solicitor)
    Ryan McKen (Dev)

    Musica: Alex Heffes

    Costumi: Suzanne Cave

    Scenografia: Simon Rogers

    Fotografia: Anna Valdez-Hanks

    Montaggio: Pia Di Ciaula

    Effetti Speciali: Scott MacIntyre (supervisore)

    Makeup: Laura Lawrence (supervisore); Natalie Fox

    Casting: Gary Davy

    Scheda film aggiornata al: 07 Luglio 2020

    Sinossi:

    In breve:

    Grace (Annette Bening) ed Edward (Bill Nighy) sono sposati da quasi trent'anni. Quando il figlio Jamie (Josh O'Connor) fa loro visita nella cittadina sulla costa in cui è cresciuto, Edward gli rivela che ha in mente di lasciare Grace.

    In dettaglio:

    Il film racconta cosa accade a Grace (Annette Bening) ed Edward (Bill Nighy), una coppia sposata da 29 anni e che vive a Seaford, una piccola città vicino a un'insenatura tra le scogliere, denominata Hope Gap. Grace, oramai ritiratasi, passa il suo tempo a lavorare a un'antologia di poesie, la sua più grande passione. Edward, invece, è un insegnante che nel tempo libero si intrattiene a verificare la veridicità delle informazioni su Wikipedia e a confondere e irritare la moglie in egual misura. Quando il figlio Jamie (Josh O'Connor), su richiesta del padre, arriva da Londra per trascorrere un fine settimana con i genitori, Edward lo informa il giorno dopo dell'intenzione di voler lasciare Grace senza ulteriori ripensamenti o rimandi: si è innamorato di Angela, la madre di uno dei suoi allievi, e ha in mente di trasferirsi a vivere con lei. A nulla servono i tentativi di riconciliazione, Edward va avanti con il suo proposito e va via. Passano i giorni, Jamie rientra nella capitale ma fa fatica ad accettare la separazione, nonostante gli amici provino a rincuorarlo, e riflette anche sulle sue relazioni finite male. Fa spesso ritorno a Hope Gap e si rende conto di come Grace, sempre più devastata, si comporti in maniera anomala, mostrandosi non in grado di reagire al dolore.

    Short Synopsis:

    A couple's visit with their son takes a dramatic turn when the father tells him he plans on leaving his mother

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Sono già stato qui,
    Ma quando o come non saprei dire,
    Conosco l’erba oltre la porta,
    Il dolce odore pungente,
    Un suono, come un singhiozzo,
    le luci attorno alla baia…

    Dante Gabriel Rossetti

    E’ già stato definito il Chi ha paura di Virginia Wolf? britannico questo Hope Gap-Le cose che non ti ho detto di William Nicholson, romanziere, sceneggiatore di Gladiator, Elizabeth the Golden Age, Les Miserables, oltre che quotato drammaturgo. Ed è proprio la solidissima base letteraria-drammaturgica a portare linfa vitale a questa storia di separazione tra coniugi sul grande schermo: si direbbe un soggetto ordinario, variamente sondato negli anni anche in celluloide, ma qui, a colpire al cuore sono la struttura narrativa, la superba e sagace sceneggiatura, e il testa a testa di due giganti della recitazione come Annette Bening e Bill Nighy, tradotti rispettivamente in Grace ed Edward, una coppia sposata da quasi trent’anni. Una gestione filmica unica dunque, sicura di sortire

    l’effetto desiderato affidandosi al processo di sottrazione per lui, al registro logorroico ed insolente, provocatorio, talora dolorosamente sarcastico per lei. A supportare la desolata solitudine dell’abbandono, subentrano i silenti paesaggi con scogliere a picco sul mare, stampella per un amore che si è andato dissolvendo nel tempo. Stampella che trova degna compagna nella poesia, destinata a farsi dolorosa elegia antologica di vita vissuta. Altro tocco intellettuale della raffinata regia che conduce il suo melodramma esistenziale su tre binari pilota - i genitori e il figlio - scanditi dalle rispettive voci fuori campo alternate in una sorta di trittico di riflessioni declinate sul registro dell’auto psicoanalisi. Un melodramma calato nella vita reale, con tutte le possibili venature al vetriolo che il dolore della perdita di un pilastro affettivo può generare, ma anche con tutto il costo, il prezzo da pagare per una felicità alternativa mai disgiunta dai sensi di colpa, nonché

    del senso di impotenza e di frustrazione, quando ci si trova tra due fuochi.

    Che può risentire di tutto questo un figlio (il Jamie di Josh O’Connor), ormai adulto, con una sua esistenza indipendente, ben felice di aver tagliato il cordone ombelicale con la famiglia? Avrà modo di scoprirlo, strada facendo, con suo imprevisto smarrimento, devastante ed inarrestabile, perché in grado di far morire un’idea radicata nella testa e nel cuore. L’idea di quel luogo d’infanzia felice con i due pilastri affettivi ancora integri al proprio fianco: i propri genitori ad Hope Gap, un luogo trasformatosi in uno stato d’animo. In effetti il primo protagonista si direbbe proprio lo stato d’animo: uno stato d’animo a tre facce che riluce del prisma cromatico di un’altisonante introspezione. “Quando ero bambino… sotto la baia… sotto la scogliera. Mia madre si sedeva sugli scogli e mi aspettava. Non mi sono mai chiesto a che cosa

    pensasse o se fosse felice. Un figlio non se lo chiede<7i>”. No, non se lo chiede, non fin quando non vi è costretto, molti anni dopo, a toccare con mano, quella ferita profonda ormai non più marginabile. Una ferita su cui, con rara eleganza e profondità di pensiero, la regia si interroga, chiedendo in prestito alla stessa poesia o a circostanze di vita estreme vissute dall’essere umano. Le circostanze che ci ha consegnato la Storia, quella Storia napoleonica che proprio Edward/Nighy insegna ai suoi studenti a scuola e su cui a sua volta riflette: la storia di un matrimonio per lui, non è poi tanto diversa dalla disastrosa campagna di Russia del 1812 per Napoleone, convinto della necessità del sacrificio di feriti e cadaveri per il ritorno a casa di alcuni. Non a caso il film nasce dallo spettacolo di Nicholson presentato a Broadway nel 1999: The Retreat from Moscow

    (La ritirata da Mosca). Hope Gap parafrasa così l’ineluttabilità della morte, sia quella fisica che dei sentimenti. Frammenti di crudeltà umana, in cui “nessuno si guardava indietro”.

    Ed è qui, proprio tra le rughe più intime di questo melodramma esistenziale a tre piste, prima ancora che familiare, che si fanno largo rivoli di acido sarcasmo, così come di una religiosità più figlia del bigottismo che di un’autentica spiritualità in grado di partorire quell’illuminazione per la quale si chiama in causa, ancora una volta, la poesia: è il caso della luce improvvisa e del dejavù di quel Dante Gabriel Rossetti, noto pittore e poeta britannico tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti, di cui nel film si declamano i celebri versi del Sono già stato qui. Versi che ammiccano ai dejavu di Grace/Bening che continua a vedere Ed/Nighy alla sua scrivania e in ogni dove, aggrappandosi a qualcosa che si

    è già fatto memoria. Allegorie e metafore si rincorrono in una staffetta infinita, per ritrovarsi, su quella poesia spalmata su una suggestiva carrellata a pelo d’acqua di mare. Laddove tutto ha inizio e tutto finisce.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)







    trailer ufficiale:



    clip 'L'arrivo di Jamie':



    clip 'Anniversario':



    clip 'Gay?':



    clip 'Essere felici':



    clip 'Il cane':



    clip 'Separazione':



    clip 'Avvocato':



    featurette 'Tiff 2019 - L'arrivo di Annette Bening sul Red Carpet':

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di LE COSE CHE NON TI HO DETTO

    Links:

    • Annette Bening

    • Bill Nighy

    1 | 2

    Galleria Video:

    Le cose che non ti ho detto - trailer 2

    Le cose che non ti ho detto - trailer

    Le cose che non ti ho detto - trailer (versione originale) - Hope Gap

    Le cose che non ti ho detto - clip 'L'arrivo di Jamie'

    Le cose che non ti ho detto - clip 'Anniversario'

    Le cose che non ti ho detto - clip 'Gay?'

    Le cose che non ti ho detto - clip 'Essere felici'

    Le cose che non ti ho detto - clip 'Il cane'

    Le cose che non ti ho detto - clip 'Separazione'

    Le cose che non ti ho detto - clip 'Avvocato'

    Le cose che non ti ho detto - featurette 'Tiff 2019 - L'arrivo di Annette Bening sul Red Carpet'

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