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    Home Page > Movies & DVD > Il richiamo della foresta

    IL RICHIAMO DELLA FORESTA

    RECENSIONE - Dal 20 Febbraio

    "'Il Richiamo della Foresta' è entrato a far parte del grande canone narrativo americano per un buon motivo. Parla ai lettori in molti modi diversi. È la grande storia di un viaggio ricco di avventure nella tradizione di Robert Louis Stevenson. Descriveva ai lettori alcuni luoghi del Nord America di cui avevano sentito parlare, ma che avevano visto soltanto in alcune immagini e fotografie. In America, c’era stata una vera e propria mania nei confronti della Corsa all’Oro del Klondike. I giornali pubblicavano continuamente articoli su questo argomento e i lettori non ne avevano mai abbastanza. La gente non aveva la minima idea che la Corsa all’Oro fosse stata costruita sulle spalle dei cani... È la storia di un cane adolescente che cresce e diventa adulto. Nella vita di ogni cane, c’è un momento in cui bisogna imparare a proteggere se stessi, il proprio branco e il proprio umano. E dentro di loro si nasconde l’istinto del lupo: in alcuni cani è più presente, ma tutti loro possono trovarlo se vengono spinti nella giusta direzione. E poi c’è un cane come Buck, che deve vivere esperienze dure e terribili per trovare questo istinto dentro di sé... ... secondo me sarebbe stato fantastico permettere al pubblico di capire esattamente cosa stesse pensando il protagonista senza utilizzare dei dialoghi. Volevamo vedere se saremmo riusciti a raccontare visivamente la storia di Buck. Non avevamo bisogno che parlasse, così come non avevamo bisogno di una voce narrante. Dovevamo riuscire a far capire con chiarezza l’obiettivo di Buck in ogni scena e in ogni momento: in questo modo, il pubblico sarebbe riuscito a seguire la storia. Buck incontra alcuni esseri umani meravigliosi interpretati da attori incredibili, che non sono i protagonisti ma servono ad arricchire la sua storia... Per me, il rapporto tra Buck e Thornton rappresenta il cuore della storia. Sono due creature che si trovano in un posto a cui non appartengono. Entrambi provengono da una vita che amavano e di cui sentono la mancanza, ma a cui non possono tornare. Buck prospera e diventa la versione migliore di se stesso, ma Thornton è un uomo spezzato. Quando incontra Buck, adorabile e pieno di vita e amore, Thornton non può fare a meno di affezionarsi a lui e così inizia a guarire"
    Lo sceneggiatore Michael Green

    "Penso che questa storia abbia resistito per oltre 100 anni perché, come tutta la grande letteratura, possiede alcuni elementi universali. È incentrata sulla perdita, sul superamento di una perdita, sulla propria casa e sull’idea di essere strappati via da essa, ma soprattutto sul concetto di trovare una versione migliore e più forte di noi stessi. Dal punto di vista emotivo e tematico, la nozione centrale è l’idea che una creatura innocente, che non si lascia mai abbattere dagli eventi negativi, sia in grado di tirare fuori il meglio da tutti noi. E questo migliora la vita di chiunque. Ogni persona viene migliorata dall’incontro con Buck e credo che questo sia un elemento incredibilmente potente dal punto di vista emotivo"
    Il produttore Erwin Stoff

    "'Il Richiamo della Foresta' è completamente incentrato su un personaggio costretto ad affrontare eventi inaspettati. Tutti noi sappiamo che la vita può riservare degli imprevisti. Le sfide inaspettate possono distruggerti o fortificarti, e questo è proprio quello che accade a Buck. Invece di farsi sconfiggere da questi imprevisti, Buck va avanti e alla fine trova un
    posto a cui appartiene. Buck non si limita soltanto a sopravvivere: riesce ad avere la meglio, mantenendo comunque intatto il suo carattere gentile. Raffigura perfettamente ciò che tutti noi dobbiamo affrontare nella vita. Saremo sempre costretti a fare i conti con l’incertezza, con tanti cambiamenti inaspettati e altre cose di questo tipo. Pur essendo un classico della letteratura per ragazzi, non è assolutamente una fiaba. È un’intensa storia di sopravvivenza e perseveranza. Non importa se siamo giovani o vecchi: penso che tutti noi abbiamo affrontato esperienze di questo tipo. Questa storia possiede un senso di realismo che tutti gli spettatori riconosceranno, identificandosi in essa. Penso che questa storia abbia resistito per questo motivo. È la storia di un personaggio che scopre una forza che non sapeva di possedere
    "
    Il regista Chris Sanders

    (Call of The Wild; USA 2019; Avventura di animazione; 119'; Produz.: 3 Arts Entertainment, Twentieth Century Fox, Twentieth Century Fox; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Il richiamo della foresta

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    Titolo in italiano: Il richiamo della foresta

    Titolo in lingua originale: Call of The Wild

    Anno di produzione: 2019

    Anno di uscita: 2020

    Regia: Chris Sanders

    Sceneggiatura: Michael Green

    Soggetto: Il richiamo della foresta (The Call of the Wild) è un romanzo breve d'avventura dello scrittore statunitense Jack London pubblicato nel 1904.

    Prima della sua pubblicazione in forma di romanzo breve nel 1903, la saga d’avventura di Jack London, incentrata su un cane di nome Buck, fu pubblicata a puntate sulla rivista “The Saturday Evening Post”. Tradotto in 47 lingue, il romanzo non è mai finito fuori stampa, diventando un esempio duraturo della letteratura classica americana.

    Preliminaria - trama del romanzo:

    Il romanzo è ambientato inizialmente in California, nella soleggiata Santa Clara Valley, nel 1897. Il cane Buck, figlio di un maschio sanbernardo e di una madre pastore scozzese, ha l'aspetto di un lupo, un portamento regale, e vive nella fattoria di un magistrato, il giudice Miller. Inizia la "corsa all'oro del Klondike", aumenta la richiesta di cani da slitta, unico mezzo di locomozione nella gelata estremità settentrionale del continente americano, e pertanto Buck viene venduto dal giardiniere del suo padrone a un losco e brutale trafficante, il quale lo maltratta e lo rinchiude in una cassa affinché sia trasportato da una nave tra i ghiacci del Klondike.

    Affidato a un brutale addestratore di cani («l'uomo dal maglione rosso»), Buck conosce la «legge della zanna e del bastone»: picchiato selvaggiamente, aggiogato a una muta guidata dal cane Spitz e costretto infine a diventare cane da slitta. Buck impara a difendersi dagli altri cani; uccide anzi Spitz e diventa capo della muta. Cambia padroni, ma non diminuiscono i maltrattamenti. Dopo essere stato al servizio di tre cercatori d'oro litigiosi e incapaci, Buck sta per essere ucciso, ma viene salvato dal cercatore d'oro John Thornton. Scoppia l'amore di Buck per il suo salvatore, che salva più volte da situazioni pericolose e infine gli fa vincere una grossa somma in una scommessa, tirando da solo una slitta con un carico di mille libbre.

    La vincita permette a Thornton di recarsi a est, in cerca di una miniera abbandonata ai margini di una foresta. Qui Buck comincia a sentire «il richiamo della foresta»: vi si addentra, incontra altri lupi, uccide un alce. Quando ritorna all'accampamento scopre che Thornton e compagni sono stati uccisi dagli indiani Yeehats. Buck li vendica, scagliandosi contro gli Yeehats; poi il richiamo della foresta si fa dentro di lui sempre più irresistibile. Buck decide quindi di vivere nella foresta insieme a un branco di lupi, di cui diventerà il capo.

    Preliminaria - Il film:

    Si tratta del quarto adattamento per il grande schermo del classico di Jack London (che vanta alcune trasposizioni televisive e persino una versione anime giapponese prodotta dalla Toei Animation negli anni '80) e viene considerato anche come il remake del film del 1935 con Clark Gable. Sulla falsa riga di quell'adattamento, anche stavolta il ruolo di John Thornton è più rilevante che nel romanzo originale anche se, a differenza del '35, la storia dell'arrivo di Buck nello Yukon è raccontata e fedelmente ripresa dal libro. Tuttavia, gran parte della trama ruota più attorno al rapporto tra l'uomo e Buck che non al solo cane, trasformando di fatto il testo di London nella base di quello che è a tutti gli effetti un 'buddy movie' uomo-animale.

    Cast: Harrison Ford (John Thornton)
    Karen Gillan (Mercedes)
    Dan Stevens (Hal)
    Omar Sy (Perrault)
    Bradley Whitford (Giudice Miller)
    Colin Woodell (Charles)
    Cara Gee (Françoise)
    Stephanie Czajkowski (Postmaster)
    Scott MacDonald (Dawson)
    Jean Louisa Kelly (Katie Miller)
    Wes Brown (Mountie)
    Terry Notary (Buck)
    Preston Bailey (Giovane)
    Alex Solowitz (Minatore)
    Michael Horse (Edenshaw)
    Cast completo

    Musica: John Powell

    Costumi: Kate Hawley

    Fotografia: Janusz Kaminski

    Montaggio: David Heinz e William Hoy

    Effetti Speciali: Jeremy Hays (supervisore)

    Makeup: Deborah La Mia Denaver (direzione); Jacqueline Fernandez, Cary Ayers, Ann Pala, Danny Wagner; Mike Smithson (per Harrison Ford)

    Casting: Denise Chamian

    Scheda film aggiornata al: 11 Marzo 2020

    Sinossi:

    Basato sulla leggendaria avventura di Jack London, Il Richiamo della Foresta torna sul grande schermo con Twentieth Century Studios: storia di Buck, un cane dal cuore d’oro, la cui tranquilla vita domestica viene sconvolta quando viene improvvisamente portato via dalla sua casa in California e trapiantato nella natura selvaggia dello Yukon canadese durante la Corsa all’Oro degli anni 1890. Come nuova recluta di una squadra di cani da slitta, di cui in seguito diventerà il leader, Buck vive uno straordinario viaggio di formazione che lo porterà a trovare il suo vero posto nel mondo e a diventare padrone di se stesso.

    Un cane da slitta lotta per la sopravvivenza tra le intemperie della selvaggia Alaska.

    Short Synopsis:

    A sled dog struggles for survival in the Alaskan wild

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Harrison Ford che, malgrado lo scarno contesto si conferma carismatico volto nato per il cinema, scalda i motori per il quinto atto di Indiana Jones, in cantiere, con un’avventura preliminare elettiva, nel cuore della foresta, al fianco di un cane, speciale, in tutti i sensi

    Dispiace che dopo il succulento e sostanzioso atto secondo di Blade Runner Harrison Ford si sia ritrovato in un contesto filmico così ‘elementare’. Eh si, perché diciamola tutta da subito: Il richiamo della foresta di Chris Sanders (Dragon Trainer, I Croods), con cui esordisce alla regia in live-action, non va oltre l’età scolare (asilo ed elementari appunto, non di più), e sembra abbracciare deliberatamente la dimensione della ‘favola della buonanotte’. E’ proprio l’impalcatura del film che pecca di estrema fragilità, in grado di collassare su se stessa al primo venticello primaverile. Non occorre certo l’arrivo di un tornado! Lo dimostra l’invasiva ed incalzante, tanto da dar

    fastidio come un insetto nella calura estiva, voce fuori campo, assolutamente determinata a non lasciare nulla di inspiegato, anche per le pieghe narrative più chiare e lampanti, come luminosi raggi di sole. Potremmo chiudere gli occhi e fare a meno delle immagini e lasciarci cullare da questa nuova ondata di classico di formazione! Sarebbe davvero meglio, perché tanto dispiegamento di forze sul registro tecnico, ha finito per dar via libera ad una ‘fiction’ a tutto campo. E per ‘fiction’ intendiamo dire ‘finta’, irreale e, osiamo dire, incoerente. C’è più realismo e fascino in un buon film di animazione pura che non in questo ‘collage di tecnica mista’ che pretenderebbe di far passare per ‘vere’ le espressioni umanizzate (e comportamenti) dei vari animali: il poderoso cane Buck in prima linea. Un esempio per quelli della sua specie ma anche per gli umani, come avranno modo di sperimentare a pelle i protagonisti

    che lo troveranno sul loro stesso percorso: alcuni buoni - il postino con la squadra di cani da slitta Perrault di Omar Sy e il John Thornton di Harrison Ford - altri cattivi integrali, con la smania del ‘bastone’ come terapia di convincimento.

    Peccato, perché la storia di base è tutta cuore nei fondamenti della lezioncina di vita, tramandata fino ad oggi da una ventina di adattamenti, tra radio, televisione, anime giapponesi e cinema: Il richiamo della foresta diretto da Chris Sanders è la quarta per il grande schermo, e la prima risale addirittura al 1908 con un cortometraggio muto dopo l’esordio letterario di quattro anni prima. La versione odierna non vorrebbe essere considerata come remake del film del ‘35 con Clark Gable, ma è forse quella con cui stabilisce maggiori punti di contatto. E dire che anche da parte dello sceneggiatore Michael Green c’erano le migliori intenzioni per generare un

    risultato ottimale: nel corso degli anni, le svariate versioni di questa storia non avevano mai raccontato l’intero libro dall’inizio alla fine e avevano inoltre prediletto il punto di vista umano di contro a quello dell’animale. E, sulla carta, questo poteva rappresentare in effetti un motivo più che valido per dar vita ad una nuova versione de Il richiamo della foresta: il racconto dal punto di vista del cane Buck. Peccato che la tecnica mista con cui ha preso corpo, tra live-action ed animazione realizzati con effetti visivi all’avanguardia, non abbia coinvolto come avrebbe potuto sul piano emotivo. Così, nell’intento di trasformare gli animali del film in personaggi completamente foto realistici, si è invece scaduti nel ‘lezioso’, mancando il vero obiettivo: l’autenticità a livello emozionale. L’unico aspetto veramente affascinante è quella intermittente presenza del lupo nero dagli occhi profondi come le viscere della terra, eccellente metafora del graduale rafforzamento interiore del

    cane. Nelle difficoltà più estreme Buck deve infatti saper tirar fuori da se stesso il lato più selvaggio e determinato per sfangarla su terreni - in senso lato - mai battuti prima. E, d’altra parte l’intera storia va letta come metafora di crescita interiore prima che fisica.

    Tutti i vantaggi della terza età in campo attoriale: Harrison Ford e Buck, una trasformazione reciproca

    Se c’è un vantaggio nella terza età tra chi persegue la professione attoriale è che il peso degli anni e dell’esperienza vanno a tutto vantaggio dell’intensità dell’interpretazione. E’ il caso di Harrison Ford, imponente anche sul registro della vulnerabilità di un personaggio, che non nasconde di certo, anzi, la valorizza, la soppesa, per manifestarne la dose perfetta, emotivamente coinvolgente per lo spettatore, come se instaurasse una sorta di collegamento per ricetrasmittente. Perciò, non solo non ha perso smalto il vegliardo Harrison, ma, tradotto nel suo stropicciatissimo - nel

    fisico e nel cuore - John Thornton, torna a bucare lo schermo fin dal suo ingresso in campo, facendo decollare, almeno in parte, l’intera storia. A cominciare dall’azzeccatissimo modo di presentarsi, di raccontarsi, indirettamente, tramite una lettera che sta per inviare alla ex moglie Sara. Occasione in cui non smentisce la tradizione di una lunga carriera per il cinema, in cui anche i suoi personaggi più forti cedono alle lacrime o, almeno, costeggiano importanti momenti di commozione. Nella mia monografia dedicata al suo percorso attoriale fino all’anno 2000 (Harrison Ford L’uomo dei contrapposti – Sciarade emozionali nel segno dell’introspezione, 2001) avevo già rilevato questo suo motivo firma che oggi risulta qui, ampiamente confermato. Certi primi e primissimi piani di Harrison Ford, qui, ne Il richiamo della foresta, tradotto in un altro, tra i numerosi della sua galleria, personaggio tormentato interiormente, lo eleggono il più nobile e intramontabile ‘volto per il

    cinema di tutti i tempi’. A vederlo poi alle prese con l’impervia natura, tra neve e rapide tanto irruente da stravolgere e travolgere ogni tentativo di navigazione, sembra quasi stia scaldando i motori per il quinto atto di Indiana Jones in cantiere. Ma conoscendo la sua linfa artistica, radicata in una vibratile ed intensa introspezione, che non si fa mai mancare, sarà proprio questa ad aver la meglio sull’azione stressa: così come evidenzia pure il suo John che, per placare la sua disperazione interiore, non sa evitarsi di confidare nei fumi dell’acool, almeno prima che Buck, alla fine, non riesca a farlo capitolare.

    Così, mentre tutto intorno incombe la febbre dell’oro con i suoi cercatori avidi e disposti a tutto pur di arricchirsi, il nostro John/Ford cerca solo un posto in cui isolarsi e ritrovare una pace che sembra un miraggio alla luce di una perdita come la sua: un figlio

    non si dimentica neppure in capo al mondo. Ma con Buck al suo fianco, dopo un reticolo di traversie varie vissute dall’animale, inizierà un’avventura ‘mista’ nel cuore della foresta, proprio il luogo in cui Buck troverà se stesso e il senso di appartenenza e John/Ford … la sua pace interiore.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)











    trailer ufficiale:

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO de IL RICHIAMO DELLA FORESTA

    Links:

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    Il richiamo della foresta - trailer

    Il richiamo della foresta - trailer (versione originale) - Call of The Wild

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