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    Home Page > Movies & DVD > Remember

    REMEMBER: L'IMPERATIVO DI RICORDARE QUANDO LA MEMORIA E' IN OSTAGGIO DELLA DEMENZA SENILE. GRANDE PERSONAGGIO PER UN IMMENSO CHRISTOPHER PLUMMER IN UN ECCENTRICO VIAGGIO ON THE ROAD. L'INEDITO SGUARDO DI ATOM EGOYAN SULLA STORIA CHE NON DIMENTICA!

    Dalla 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by GUY LODGE (www.variety.com) - Dal 4 FEBBRAIO

    (Remember; CANADA/GERMANIA 2015; Thriller drammatico; 95'; Produz.: Serendipity Point Films/Egoli Tossell Film; Distribuz.: BIM)

    Locandina italiana Remember

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    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Remember

    Titolo in lingua originale: Remember

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Atom Egoyan

    Sceneggiatura: Benjamin August

    Cast: Christopher Plummer (Zev Gutman)
    Dean Norris (John Kurlander)
    Martin Landau (Max Rosenbaum)
    Henry Czerny (Charles Gutman)
    Jürgen Prochnow (Rudy Kurlander)
    Bruno Ganz (Rudy Kurlander)
    Natalie Krill (Assistente all'Holiday Inn)
    James Cade (Titolare del negozio di armi)
    Peter DaCunha (Tyler)
    Sofia Wells (Molly)
    Duane Murray (Padre di Tyler)
    Kim Roberts (Paula)
    Sugith Varughese (Portiere d'hotel)
    T.J. McGibbon (Figlia maggiore di Max)
    Janet Porter (Madre di Molly)

    Musica: Mychael Danna

    Costumi: Debra Hanson

    Scenografia: Matthew Davies

    Fotografia: Paul Sarossy

    Montaggio: Christopher Donaldson

    Makeup: Brandi Boulet

    Casting: John Buchan e Jason Knight

    Scheda film aggiornata al: 29 Febbraio 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Dopo aver scoperto che la guardia nazista che ha ucciso la sua famiglia circa 70 anni prima vive in America sotto falsa identità, Zev (Christopher Plummer), un uomo di 90 anni, con in mano una lettera e una pistola, parte alla ricerca dell'ormai anziano torturatore nazista. Zev, soffre di disturbi della memoria e usa la lettera per ricordarsi degli accadimenti. Ma si mette ugualmente in viaggio attraverso i continenti deciso a vendicarsi.

    IN ALTRE PAROLE:

    L'anziano Zev, che sta lentamente perdendo la memoria per via del morbo di Alzheimer, e il suo miglior amico Max fanno un patto per dedicare i loro ultimi giorni a risolvere un conto in sospeso: rintracciare il comandante nazista responsabile della morte delle loro famiglie ed esigere vendetta. Poiché Max è troppo fragile per lasciare la casa di riposo, Zev è costretto a intraprendere da solo il viaggio che lo porterà al cospetto del loro ex aguzzino. Quando però la sua ricerca giungerà a termine, scoprirà una scioccante verità.

    SHORT SYNOPSIS:

    The darkest chapter of the 20th century collides with a contemporary mission of revenge.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    UN INEDITO ED ECCENTRICO VIAGGIO NELLA MEMORIA DELLA MEMORIA

    Remember! Ricorda! Il titolo tuona nel segno di un imperativo ingombrante. Sembra un paradosso. Per non dimenticare - mai! - il nazismo con tutto quell'inferno che ha rappresentato e che ancora oggi rappresenta all'occhio implacabile della Storia, si è istituito il Giorno della Memoria. Mantenere viva la Memoria su quell'infausto e infame capitolo di un'umanità disumanizzata è di capitale importanza. E pochi cineasti hanno resistito alla tentazione di aprire spaccati più o meno vibranti al riguardo. Finestre aperte su storie sempre diverse tra loro, osservate con lo stesso sguardo di denuncia, spalancate con le stesse intenzioni: preservare quella Memoria indelebile sino alla fine dei tempi. Anche se, ahimé, non mancano qua e là sul globo terrestre, rigurgiti filo-nazisti per responsabilità di chi di quella Memoria storica non solo non ha fatto tesoro ma non sa neppure di che farsene, ostinandosi a percorrere

    una strada ugualmente lastricata di orrori. Così la Storia si ripete man mano in un'altra Storia. Questo Remember del regista Atom Egoyan (Black Comedy, Il dolce domani, il viaggio di Felicia, Ararat, False verità, Chloe: tra seduzione e inganno, Devil's Knot: Fino a prova contraria, The Captive: Scompara), uscendo dai parametri di ogni cliché, si offre oggi come un film che parla nuovamente di quella Memoria, ma, paradossalmente, attraverso un personaggio che la memoria la va perdendo sull'onda di un'inesorabile demenza senile.

    Si tratta di uno sguardo inedito, mai sperimentato in precedenza sul grande schermo. E dire che di pellicole sull'argomento ne sono passate negli anni! Non un flashback si apre sul grande schermo sulla cresta di quegli sprazzi di memoria che tornano solo leggendo e rileggendo una lettera di pro-memoria. Solo un roboante, intermittente suono di sirene e di bombardamenti. Unico specchio di una mente sensibilmente appannata è il volto

    dell'anziano Zev incorporato magistralmente da un immenso Christopher Plummer. Un novantenne che fa il suo ingresso in scena nel suo letto, al momento di un confuso risveglio, in cui cerca la moglie Ruth. Un habitat che sembra di una casa privata prima di scoprire che l'anziano signore si trova invece in una casa di riposo, che sua moglie Ruth è per l'appunto deceduta da una settimana e che l'amico Max (Martin Landau) su una sedia a rotelle e con gravi problemi respiratori, gli ricorda il conto in sospeso che si erano ripromessi di risolvere: rintracciare il comandante nazista responsabile della morte delle loro famiglie ed esigere vendetta. Max/Landau organizza la missione per Zev/Plummer fin nei minimi dettagli, in modo da consentirgli di intraprendere da solo un viaggio che, date le sue condizioni di salute, si preannuncia non certo facile.

    Prende così avvio un eccentrico viaggio 'on the road' sulle tracce

    dell'ex aguzzino nazista, tra cedimenti di memoria, false piste e incontri particolari, non sempre di persone adulte. Lo Zev di Plummer sorprende per intensità espressiva anche quando alle prese con il più profondo degli smarrimenti immerso nelle foschie dell'intermittente memoria. Unica ancora di salvezza quella lettera che lo porterà lontano, incurante delle ricerche del figlio e dello staff della casa di riposo a seguito della sua scomparsa. Varrà la pena di pazientare la lentezza dei vari spostamenti e lo smarrimento di questo anziano, con quella tipica cifra numerica stampigliata sul braccio, determinato ma giocoforza fragile e offuscato: vederlo sbagliare indirizzo e identità di colui che affannosamente cerca, prima che possa realmente raggiungere il posto e la persona giusti. Varrà la pena, perché questo film custodisce per l'intera durata di questo viaggio sul filo della Memoria a cavallo di una memoria personale labile e compromessa, una scioccante verità. La scioccante verità

    che merita giustizia e che la trova proprio là, dove mai l'avremmo immaginata, guadagnando un finale a sorpresa col botto. E' là che radici familiari e identità personali si ricompongono. E solo allora comprendiamo che... non poteva essere altrimenti!

    Secondo commento critico (a cura di GUY LODGE, www.variety.com)

    DESPITE CHRISTOPHER PLUMMER'S POIGNANT LEAD PERFORMANCE, ATOM EGOYAN FAILS TO FIND FORM IN THIS NAZI-TRACKING MYSTERY.

    Atom Egoyan’s ongoing search for his own best form makes no real breakthrough in “Remember,” a state-hopping Nazi-hunt mystery that puts a creditably sincere spin on material that is silly at best. At worst, tyro writer Benjamin August’s screenplay is a crass attempt to fashion a “Memento”-style puzzle narrative from post-Holocaust trauma. Toggling variables of disguised identity and dementia, as Christopher Plummer’s ailing German widower travels across North America in search of the camp commander he recalls from his time in Auschwitz, the pic is riddled with lapses in logic even before a stakes-shifting twist that many viewers might see coming. Crafted in utilitarian fashion by Egoyan, “Remember” does little to earn the poignancy of Plummer’s stricken performance — though that asset, plus a button-pushing premise, could attract reasonable interest from older arthouse auds.

    It’s

    probably best not to wonder how much more artfully the Egoyan of “The Sweet Hereafter” might have handled “Remember’s” unreliably braided concerns of mourning and memory — not least because it’s hard to imagine that director choosing a script as questionable as this one in the first place. Thanks to some deft, empathetic playing, the film will draw an emotional reaction from certain sectors of the audience simply for broaching the sensitive topics it does, despite a superficial engagement with the psychology of Holocaust survivors and perpetrators alike. Likewise, its final reel upends proceedings as a conversation-starter, without saying anything of particular consequence about the first-hand grief and guilt swiftly disappearing with its eldest characters.

    Plummer’s character Zev Guttman has, it would appear, done his best to suppress the memory of what happened in Auschwitz for 70 years, having since built himself a loving new family and a comfortable new life

    that he’s set to see out in a New York City nursing home. Now, with his wife having recently passed, he finds himself trying to dredge up the experience for the sake of psychological closure — only to find that the suppression, in his growingly senile mind, may no longer be voluntary. Regular prompts arrive in the form of Max (Martin Landau), a wheelchair-bound fellow resident of the home and an Auschwitz contemporary of Zev’s, who claims to have traced the identity of the justice-evading Nazi commander who tormented them and killed their families.

    With both men determined that the official, living incognito somewhere on the continent under the alias Rudy Kurlander, be brought to account, Max has drawn up an elaborate trail for the more physically able Zev to track him down. Four men of the appropriate name and age have been identified in Canada, Ohio, Idaho and California; following

    Max’s detailed written instructions, the frail but resourceful Zev escapes the nursing home and hits the (rail)road, leaving his uninformed son Charles (Henry Czerny, given little but hand-wringing to do) in an understandable state.

    Suffice to say that his cross-country journey is a little more prosaic than the one undertaken by Sean Penn in Paolo Sorrentino’s markedly different Nazi-chasing fable “This Must Be the Place,” though in its most effective moments, Egoyan summons at least some semblance of the strange, secrecy-fixated nature of his better work: An inadvertent encounter with a virulent anti-Semite in his swastika-stamped Boise home is genuinely creepy, characterized by a kind of uncanny absurdity rather than the flat implausibility of the pic’s other key exchanges. Egoyan acts less directly on other opportunities to probe the eerie endurance of such prejudice in contemporary America, while d.p. Paul Sarossy opts mostly for a cruelly bright daylight palette. There is

    a state-of-the-nation comment inherent in the pointed ease with which Zev, though visibly ill-equipped to use it, manages to buy and carry a gun. As the weapon comes into play, however, larger ethical and existential questions over justified violence render gun control an ill-fitting point in this narrative.

    Zev’s travels proceed with slightly improbable ease: The complicating factor throughout is his own misfiring memory, as he frequently forgets the purpose of his mission, or indeed that he’s on a mission in the first place. At one point, he takes to scrawling reminder notes on his skin, calling to mind Guy Pearce’s disoriented detective in “Memento,” though the camera makes a queasy point of the similarity between such short-term scribblings and the Auschwitz identity number tattooed on his forearm — a grim prompt to the past that keeps eluding his long-term recall. By the time Zev tracks down the final Rudy Kurlander,

    the catharsis that awaits him feels less climactic than it does inexorable.

    Plummer lends considerable dignity and contained anguish to a character whose manhunt is complicated by his own constantly crumbling sense of self, though the strong supporting ensemble — including Bruno Ganz and Jurgen Prochnow, distractingly latex-bound as two of the supposed Kurlanders — finds few nuances in the thin, declamatory writing. Working overtime, on the other hand, to supplement the script is Mychael Danna’s molasses-heavy score, which piles on the strings (including sporadic klezmer-style motifs that seem to play in Zev’s headspace as flickering concentration-camp flashes) to undiscriminating effect.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano BIM Distribuzione e Samanta Dalla Longa (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di REMEMBER

    Links:

    • Atom Egoyan (Regista)

    • Jürgen Prochnow

    • Christopher Plummer

    • Bruno Ganz

    • Martin Landau

    • Dean Norris

    • JUSTIN CHANG DI 'VARIETY' RICORDA PHILIP SETMOUR HOFFMAN: UN MAESTRO NELL'ARTE DELLA CELLULOIDE - VARIETY’S JUSTIN CHANG REMEMBERS PHILIP SEYMOUR HOFFMAN: A MASTER OF HIS SCREEN CRAFT (Speciali)

    1 | 2

    Galleria Video:

    Remember - trailer

    Remember - trailer (versione originale)

    Remember - clip 'La vera identità di Rudy Kurlander'

    Remember - clip 'L'inizio del viaggio'

    Remember - clip 'La missione di Zev'

    Remember - clip 'Il collezionista'

    Remember - clip 'In ospedale'

    Remember - intervista video al regista Atom Egoyan (versione originale sottotitolata)

    Remember - intervista video al cast (versione originale sottotitolata)

    Remember - featurette 'La storia' (versione originale sottotitolata)

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