Seconde visioni - Cinema sotto le stelle: 'The Best of Summer 2016' - Dal 69. Festival del Cinema di Cannes - Quinzaine Des Realizateurs - RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dal 17 MAGGIO
Cast: Valeria Bruni Tedeschi (Beatrice) Micaela Ramazzotti (Donatella) Valentina Carnelutti (Fiamma Zappa) Tommaso Ragno (Giorgio Lorenzini) Bob Messini (Pierluigi Aitiani) Bobo Rondelli (Reanto Corsi) Anna Galiena (Luciana Brogi) Sergio Albelli (Torreggiani dei Servizi Sociali) Marisa Borini (La signora Morandini Valdirana) Marco Messeri (Floriano Morelli)
Musica: Carlo Virzì
Costumi: Catia Dottori
Scenografia: Katia Dottori e Tonino Zera
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio: Cecilia Zanuso
Scheda film aggiornata al:
13 Luglio 2016
Sinossi:
IN BREVE:
Beatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, dove sono sottoposte a misure di custodia giudiziaria. Il film racconta la loro imprevedibile amicizia, che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani.
Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)
Beatrice e Donatella sono due donne che si incontrano nel momento più difficile della loro vita. Quando tutto sembra perduto e nessuno può far più nulla per loro. Una è troppo chiacchierona, sembra non dire mai la cosa giusta o millanta parentele e conoscenze troppo spesso e a voce troppo alta, l’altra troppo silenziosa, sembra invece dire sempre la cosa giusta, ma a voce troppo bassa.
Beatrice e Donatella vivono in una comunità per donne con disturbi mentali. Sono sole e disperatamente infelici. Ognuna a modo suo. Sembrano non avere nulla in comune, ma in qualche modo si prendono e coltivano un rapporto tutto loro, tanto stretto da farle fuggire dalla comunità per un viaggio rocambolesco e a tratti grottesco per trovare il loro futuro o forse per fare i conti con il loro passato…
Dopo il complesso thriller drammatico Il capitale umano, Paolo Virzì torna alle sfumature della commedia amara (quella
de La prima cosa bella e Tutti i santi giorni) con una sceneggiatura a quattro mani con Francesca Archibugi, che ingloba in quest’opera tutto il suo bagaglio cinematografico, in primis Il grande cocomero. Gli ospedali, la malattia, mentale e non, la famiglia, la politica: sono tutti temi lungamente e spesso molto ben affrontati dalla regista e sceneggiatrice, e in questo caso li riutilizza, quasi fosse una sorta di ricostruzione della sua carriera. Compresi i conflitti familiari sottesi, raccontati a mezza bocca, come accade in ogni famiglia, ricca o povera, acculturata e non: che sia una ragazza trucida e con poca istruzione, ma dal cuore d’oro, della provincia toscana spersonalizzata, o una ricca signora con ascendenze nobiliari e un doppio cognome altisonante, con conoscenze nel mondo politico della destra che conta(va). Parla molto anche di questo, fra le righe, La pazza gioia: di una classe politica sbruffona, altrettanto trucida come la
via malgrado la loro buona volontà . In questo Donatella è altrettanto legata a Tennessee Williams come Beatrice: la Catherine Holly di Improvvisamente l’estate scorsa, la Alva Starr di Questa ragazza è di tutti (Natalie Wood protagonista, film del 1966). Le ricorda un po’ tutte. E forse c’è un poco anche della Maggie de La gatta sul tetto che scotta o, per cambiare autore, della Holly Golightly di Colazione da Tiffany, da Truman Capote.