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    Home Page > Movies & DVD > Tutto può accadere a Broadway

    TUTTO PUÒ ACCADERE A BROADWAY

    Dalla 71. Mostra del Cinema di Venezia - Dal 29 OTTOBRE - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by GUY LODGE (www.variety.com)

    "Fortunato per la terza volta. Le mie due precedenti esperienze alla Mostra del Cinema di Venezia sono state estremamente importanti per me e per i miei film. Saint Jack nel 1979 ha vinto il premio della critica, un riconoscimento raramente assegnato. Poi, inaugurare la Mostra del 1982 con il mio film preferito tra tutti quelli che ho girato, 'They All Laughed', è stata una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita. Quindi è una grande gioia essere di nuovo qui, 32 anni dopo, in particolare con una nuova commedia, 'She’s Funny That Way' (non 'divertente-ha-ha', ma piuttosto 'peculiare per certi suoi atteggiamenti'). Si tratta di una commedia romantica un po’ insolita, con sfumature demenziali e un cast meraviglioso fatto di volti noti e di qualche sorpresa. Venezia era il luogo preferito al mondo dalla mia cara madre viennese, e suo figlio è giunto alla stessa conclusione".
    Il regista e co-sceneggiatore Peter Bogdanovich

    (She's Funny That Way; USA 2014; Commedia; 93'; Produz.: Lagniappe Films/Venture Forth; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Tutto può accadere a Broadway

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    Trailer

    Titolo in italiano: Tutto può accadere a Broadway

    Titolo in lingua originale: She's Funny That Way

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Peter Bogdanovich

    Sceneggiatura: Peter Bogdanovich e Louise Stratten

    Cast: Imogen Poots (Isabella 'Izzy' Patterson)
    Jennifer Aniston (Jane Claremont)
    Owen Wilson (Arnold Albertson)
    Kathryn Hahn (Delta Simmons)
    Rhys Ifans (Seth Gilbert)
    Will Forte (Joshua Fleet)
    George Morfogen (Harold Fleet)
    Austin Pendleton (Giudice Pendergast)
    Cybill Shepherd (Nettie Finkelstein)
    Illeana Douglas (Judy)
    Richard Lewis (Al Finkelstein)
    Jake Hoffman (fattorino dell'Hotel)
    Graydon Carter (Limo Driver)
    Melanie Hill (Receptionist dell'Hotel)
    Lucy Punch (Kandi)

    Musica: Ed Shearmur

    Costumi: Peggy A. Schnitzer

    Scenografia: Jane Musky

    Fotografia: Yaron Orbach

    Montaggio: Nick Moore e Pax Wassermann

    Makeup: Donyale McRae, Anthony Pepe e Krystle Poulin

    Casting: Jen Rudin

    Scheda film aggiornata al: 16 Novembre 2015

    Sinossi:

    Isabella “Izzy” Patterson (Imogen Poots) è una giovane squillo che aspira a diventare attrice. O piuttosto una giovane attrice che si arrangia a sbarcare il lunario. Una notte s’imbatte in Arnold Albertson (Owen Wilson), affermato regista con passioni da filantropo. Arnold le offre 30.000 $ per coltivare i suoi sogni e realizzare se stessa.

    Sebbene Isabella sia stupita, accetta l’offerta. Ma in questo modo, dà il via a una catena di eventi che cambia la vita di tutte le persone che incontra: la moglie di Arnold, nonché stella del suo spettacolo, Delta Simmons (Kathryn Hahn); l’attore che la affianca in scena, Seth Gilbert (Rhys Ifans), che è in competizione con Arnold per conquistare l’attenzione di Delta; il drammaturgo Joshua Fleet (Will Forte), che si innamora di Isabella; la psicologa di lei, Jane (Jennifer Aniston), che scopriremo essere la ragazza di Joshua; e lo stimato giudice Pendergast (Austin Pendleton), un ex cliente di Isabella, ossessionato da lei. Inoltre, ci sono i genitori di Isabella (Cybill Shepherd e Richard Lewis) e un misterioso detective (George Morforgen), assunto dal giudice, che si rivelerà il padre del drammaturgo Joshua Fleet. Alla fine del film, grazie a una serie di incontri e alcune sorprese sentimentali, per ognuno di loro nulla sarà più come prima.

    SHORT SYNOPSIS:

    A married Broadway director falls for a prostitute-turned-actress and works to help her advance her career.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Il ritorno di Peter Bogdanovich (Ma papà ti manda sola) dietro la macchina da presa dopo dodici anni di assenza, era più che atteso. Assenza giustificata da tre film per la televisione, il documentario vincitore ai Grammy Award Runnin’ Down A Dream: Tom Petty and the Heartbreakers, una versione estesa di un altro documentario (Directed by John Ford), dal ruolo come attore ne I Soprano e in altri film, e dalla pubblicazione di due volumi sul cinema. Un ritorno celebrato come si deve, passando per la 71. Mostra del Cinema di Venezia prima di raggiungere le sale cinematografiche. Ed è un vero piacere accoccolarsi ognuno sulla propria poltrona per gustare questa nuova chicca, She's Funny that Way (Tutto può accadere a Broadway), che risponde al target di una di quelle commedie romantiche, classico-autoriali di una volta. Commedie dallo stesso sapore nostalgico, 'anticheggiante', con cui è solito rivisitare la contemporaneità un

    blasonatissimo collega di Bogdanovich. Collega che dopo non poche pellicole illuminate, alle volte persino geniali, ha d'altra parte finito con gli anni per abbonarsi al carro del business più commerciale. Mi riferisco a Woody Allen. E capirete il perché di questa 'parentela' - Allen/Bodganovich - fin dall'apertura di Tutto può accadere a Broadway. Galeotto il comune amore per il cinema degli anni Trenta e Quaranta.

    Non solo in Tutto può accadere a Broadway Peter Bodganovich parla la lingua della 'screwball comedy', (altrimenti detta 'commedia svitata'), dall'inizio alla fine, ma è la stessa impalcatura a calcare quegli stessi palcoscenici: il film, tra un flashback e l'altro, segue il filo del racconto offerto dalla protagonista, in seno all'intervista in corso rilasciata ad una cinica giornalista, su come lei, ragazza di Brooklyn che faceva la squillo, sia diventata una star del cinema. E' nel corso di quell’intervista che, in una sorta di fiaba moderna,

    scopriamo come il suo amore per il cinema e il suo sogno di sfondare a Hollywood sia diventato realtà. E se non ne foste ancora convinti, mentre strada facendo raccogliete citazioni a grappolo, per le quali sfilano in pompa magna Audrey Hepburn, Lauren Bacall, etc. - oltre alla 'battuta-tormentone' di 'scoiattoli alle noci' originata da Lubitsch (Fra le tue braccia) - fate attenzione al finale con inserto in bianco e nero di un classico cimelio in celluloide in lingua originale con sottotitoli e al cameo di Quentin Tarantino ('uno che ama il cinema persino più di me', conclude la protagonista). Un amore incontrollabile per il cinema di quegli anni, appunto, quando il ritmo incalzante dettava legge, pronto a sciogliere anche le lingue più incerte. I battibecchi erano lo spinterogeno della storia e segnavano la temperatura umorale dei personaggi. L'intreccio e le circostanze spingevano gli stessi attori sul pedale in un'irresistibile

    girandola di comicità. Quel che si dice, un vero spasso!

    E la finzione non ha mai corso tanto sullo stesso binario della realtà come in Tutto può accadere a Broadway: siamo a teatro, c'è la figura di un regista che è tutto un programma, come meglio non poteva Owen Wilson - che qui ha contribuito al fianco di Bodganovich all'adattamento di un'idea partorita anni prima - tradotto nell'ambiguo e contraddittorio, fedifrago-benefattore Arnold Albertson. Sul giocoso tandem-bike di finzione e realtà pedalano Delta Simmons (Kathryn Hahn), attrice e moglie del regista, e Seth Gilbert (Rhys Ifans), in un brano della loro recita sul palcoscenico, ma anche la stessa Izzy/Poots al suo provino in duetto con Delta/Hahan. Una vera chicca per i palati più raffinati che riserva piacevoli sorprese anche sul piano della scoperta dei cosiddetti nuovi talenti: la protagonista Imogen Poots (Non buttiamoci giù) in testa, per la prima volta, mi

    pare, con un ruolo sottilmente stratificato e a tutto tondo che le offre la fatidica occasione. E lei non se la lascia certo sfuggire. La ragazza qui dimostra di avere stoffa da vendere e potrebbe sfiorare - non certo raggiungere, che è praticamente impossibile! - il magnetico sorriso a 360° di Julia Roberts, cui a tratti sembra qui ammiccare con il suo personaggio, e non solo per il look e il ruolo, per l'appunto di prostituta, escort, squillo o come più preferite, nella mitica, altra fiaba moderna, Pretty Woman. Il concetto non cambia se non tra le fitte pieghe di una sceneggiatura che riesce ad imbastire un flirt tra una verità e il suo stesso rovescio di medaglia, realtà lanciate in bilico sullo stesso funambolico filo, per mostrare le molte facce cangianti su intenzioni e propositi di uno stesso risvolto. Davvero sottile la dissertazione di Izzy/Poots a proposito dell'amore e

    del sesso tra uomo e donna nelle normali relazioni e in quelle a pagamento. Se ne potrebbe parlare. Ovvio che tutto cavalca la provocazione intessuta all'ironia, ma proprio per questo è efficace.

    Bodganovich non poteva trovare team attoriale più funzionale per questa commedia romantica ambientata nella città natale di New York. L'intreccio vuole i personaggi imprevedibilmente riuniti nello stesso luogo alla stessa ora, andando a ricreare circostanze esplosive per il quieto vivere di ciascuno. E la 'commedia svitata' è servita. Per avere un termine di riferimento di 'svitata', potremmo scegliere uno qualsiasi tra i vari personaggi, che lascio a voi il divertimento di scoprire come e quando si ritrovino in esilaranti e folli situazioni da comico cortocircuito. Ma se proprio ne volete uno, basta che guardiate a Jennifer Aniston nelle vesti della psicanalista Jane Claremont, e il senso pieno di 'svitata' vi apparirà chiaro come il sole. Ed ecco un'altra, tra

    le tante stoccate inferte dalla celluloide alla psico-terapia. E mentre sui titoli di coda si consumano mini sequenze in pillole che ammiccano agli improbabili destini dei nostri pirotecnici personaggi, siamo assaliti dalla nostalgica constatazione che lo show volge definitivamente al termine, la finzione chiude le tende del suo sipario mentre apre quelle della vita, in un flirt continuato, com'è tradizione in quel di Hollywood.

    Secondo commento critico (a cura di GUY LODGE, www.variety.com)

    AFTER A 14-YEAR ABSENCE, PETER BOGDANOVICH RETURNS TO THEATRICAL FILMMAKING WITH AN ENTHUSIASTIC BUT LOW-FIZZ ROMANTIC FARCE.

    Screwball comedy was already a retro affair when Peter Bogdanovich mastered it in 1972 with “What’s Up, Doc?” Forty-two years later, that ageless throwback is the standard to which the director aspires in “She’s Funny That Way,” an enthusiastic but low-fizz romantic farce that gets by principally on the charms of a cast speckled with gifted funnymen (and, more particularly, funnywomen). At once invoking genre forebears like Ernst Lubitsch and contemporaries like Woody Allen, this diverting tale of a Brooklyn callgirl wreaking havoc among the romantically frustrated cast and crew of a dud Broadway play accumulates the necessary narrative chaos without ever building a full head of comic steam. The diverting result will find a modest audience principally among those old enough to recall Bogdanovich’s glory days.

    “She’s Funny That Way” was

    initially, and more intriguingly, titled “Squirrels to the Nuts,” a reference to an irresistible nugget of do-your-own-thing philosophy from “Cluny Brown,” Lubitsch’s last completed film: “Some people like to feed nuts to the squirrels, but if someone wants to feed squirrels to the nuts, who am I to say nuts to the squirrels?” It’s a line that is also quoted ad nauseam in Bogdanovich and ex-wife Louise Stratten’s script, conceived in the 1990s as a vehicle for Stratten and the late John Ritter. Here, the line serves as the go-to come-on used by lecherous theater director Arnold (Owen Wilson) to lure pretty, impressionable young things into bed. Escort and aspiring actress Izzy (Imogen Poots) is the latest in a long line of these, bowled over when Arnold offers her $30,000 to quit her night job and pursue her dreams.

    That, too, appears to be standard practice for Arnold, who appears to

    have a vast concealable income more akin to that of a Hollywood mogul than a helmer of creaky theater like “A Grecian Evening.” A turgid-looking romantic drama, the play teams Arnold with his actress wife Delta (Kathryn Hahn), her celebrity co-star and ex-lover Seth (Rhys Ifans), and nebbishy playwright Joshua (Will Forte), who is smitten by Izzy the second she — to Arnold’s surprise and considerable dismay — walks into the audition room. This conflict-rife quintet scenario already has rich potential for raucous bed-hopping, but Bogdanovich and Stratten are far from done: There’s also Joshua’s embittered psychologist g.f. Jane (Jennifer Aniston), her neurotic elderly patient (and obsessed former client of Izzy’s) Pendergast (Austin Pendleton), Joshua’s disguise-loving private-eye dad (George Morfogen), and so on and so forth.

    This kind of amorous carousel structure is a favorite of Bogdanovich’s, who has employed it to variable effect across his filmography: “She’s Funny That Way”

    never swirls with the wistful elegance of 1981’s “They All Laughed” (whose star, Audrey Hepburn, is lovingly referenced in, as well as by, Poots’ character), but it certainly has more snap and charm than, say, 1988’s long-forgotten “Illegally Yours.” What it’s missing, however, is any playful sense of truth: Hollywood’s greatest screwball comedies, even at their daffiest, hum with pointed, perceptive sexual politics. Here, the bumper-car series of romantic collisions is entertaining enough, but viewers aren’t invited to root for any two characters’ union or separation: No relationship in the film is especially distinct from another. When Aniston’s character complains of her meek other half that playwrights “write plays, they don’t think about life,” it’s hard not to level an equivalent accusation against Bogdanovich and Stratten’s screenplay.

    This lack of depth even by the standards of a flighty genre would matter less if the film were more consistently hilarious. For every

    comic zinger or setpiece that lands just right, there’s at least one other that falls ever so slightly behind the beat: It’s telling, moreover, that the film’s defining one-liner had to be lifted from another movie. It’s perhaps easier to blame any rhythmic deficiencies on Bogdanovich’s forgivable rustiness — this is, after all, the first theatrical feature he has directed since 2001’s “The Cat’s Meow” — than the high-energy efforts of the cast, most of whom are doing their best by the material.

    Wilson, working in the same jittery, bewildered register he brought to “Midnight in Paris,” remains about the most amiable star one could ask to play an irredeemable sleazebag. Making more of a meal of her character’s delicious unpleasantness, however, is Aniston, who gleefully fashions Jane as a sociopathic psychotherapist to rival Dr. Fiona Wallice, the recent TV creation of her “Friends” peer Lisa Kudrow. (“I’m not judgmental,” she

    snaps to one terrified client who has just confessed a crippling romantic fixation, “but that’s just stupid.”)

    Aniston and the ever-reliable Hahn may be the chief laugh-getters among the principals, though no ensemble member hits her marks with more riotous precision than British comedienne Lucy Punch, a scream in an all-too-brief bit part as an Eastern European hooker calling on the wrong john. Unfortunately it’s fellow U.K. import Poots, as the film’s ostensible protagonist, who seems somewhat overwhelmed by her co-stars, mugging a little too hard with a mayonnaise-thick Brooklyn accent that never quite convinces; an entirely extraneous framing device that sees her narrating the events years later to Illeana Douglas’ cynical showbiz journalist doesn’t allow her to come any more into focus.

    Perhaps most disappointing among the film’s shortcomings is its lack of visual panache: Compared with the silky Laszlo Kovacs sheen of “What’s Up, Doc?” (or, of course, the more

    refined beauty of Bogdanovich’s black-and-white work), the insipid lighting and any-old-how framing cooked up here by d.p. Yaron Orbach hardly seem the work of the same filmmaker. In its best moments, “She’s Funny That Way” defies its careless construction to allow Bogdanovich’s sharper instincts fleetingly through; here’s hoping it’s not another 13 years before he gets back on the merry-go-round.

    Commenti del regista

    "Frank Capra una volta mi ha detto una cosa interessante. Lui sosteneva che, per qualche ragione, i film rallentano gli eventi, quindi se li giri a velocità normale sembrano lenti, mentre se li fai più veloci del solito sembrano normali. A quel punto, se vuoi velocizzarli, devi
    veramente premere sull’acceleratore. Lui aveva assolutamente ragione. Forse
    dipende dal fatto che i film sono bigger than life. Mi ricordo che, quando giravo 'Ma papà ti manda sola?', Barbra Streisand mi ha chiesto se si poteva fare una pausa in una scena. Io le ho risposto che non ci sarebbe stata nessuna pausa in tutto il film".

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano 01 Distribution e Xister Pressplay.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di TUTTO PUÒ ACCADERE A BROADWAY

    Links:

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    Tutto può accadere a Broadway - trailer

    Tutto può accadere a Broadway - trailer (versione originale) - She's Funny That Way

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