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    IL PRIMO UOMO: GIANNI AMELIO INTERPRETA E TRADUCE SULLA CELLULOIDE L'INCOMPIUTO LETTERARIO DI ALBERT CAMUS

    RECENSIONE IN ANTEPRIMA - PREMIO DELLA CRITICA INTERNAZIONALE (FIPRESCI) 2011 al TORONTO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL - Dal 20 APRILE

    "Ho accettato una sfida senza mai pensare a un confronto, che sarebbe stato impossibile. So che il regista deve considerare il libro a cui si ispira uno stimolo e non un tema da illustrare, ma questa volta era diverso. Il primo uomo non è un romanzo di finzione ma un’opera autobiografica: non si trattava quindi di fedeltà a un testo letterario (questione opinabile) ma del rispetto per la vita di una persona. Inoltre non ho mai considerato Il primo uomo un libro 'incompiuto' ma l’espressione piena e coerente del pensiero di Camus, in linea con le sue opere più alte. E solo una lettura superficiale potrebbe immaginarlo come un racconto nostalgico rivolto al passato... 'Il primo uomo' e' un film mediterraneo che racconta un mondo di poveri in cui si possono riconoscere tutti. I paralleli poi tra la mia vita e quella di Camus, sono tanti. Entrambi abbiamo sofferto l'assenza del padre, il suo era morto in guerra, il mio emigrato in Argentina, entrambi eravamo poveri....
    Il regista Gianni Amelio

    (Le premier homme; ITALIA/FRANCIA/ALGERIA 2011; Drammatico; 98'; Produz.: RAI Cinema/Cattleya/Maison de Cinéma/Soudaine compagnie/France 3 Cinéma/Laith Media e la partecipazione di Canal+Ciné+France Télévisions/Ministère Algérien de la culture; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Il primo uomo

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    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Il primo uomo

    Titolo in lingua originale: Le premier homme

    Anno di produzione: 2011

    Anno di uscita: 2012

    Regia: Gianni Amelio

    Sceneggiatura: Gianni Amelio

    Soggetto: Dal romanzo incompiuto di Albert Camus edito in Italia da Bompiani.

    Cast: Michel Cremades (Il guardiano del cimitero)
    Jacques Gamblin (Jacques Cormery)
    Michael Batret (Lo studente alla guida)
    Jean-Benoît Souilh (L’altro studente)
    Nicolas Lublin (Il giornalista)
    Florent Chesne (Lo studente al balcone)
    Franck Marcadal (Il conferenziere)
    Alexandre Michel (Studente universitario)
    Benoît Bertran De Balanda (Studente universitario)
    Catherine Sola (Catherine Cormery, 1957)
    Nino Jouglet (Jacques Cormery bambino)
    Ulla Baugué (La nonna)
    Maya Sansa (Catherine Cormery, 1924 e 1913)
    Barthélémy Gilet (Compagno di Jacques)
    Jean‐Bastien Perichon (Compagno di Jacques)
    Cast completo

    Musica: Franco Piersanti

    Costumi: Patricia Colin

    Scenografia: Arnaud de Moléron (ADC)

    Fotografia: Yves Cape (AFC)

    Montaggio: Carlo Simeoni

    Casting: Nicolas Lublin

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Tra i rottami dell’auto sulla quale Albert Camus trovò la morte il 4 gennaio del 1960, fu rinvenuto un manoscritto con correzioni, varianti e cancellature: la stesura originaria e incompiuta de Il primo uomo, sulla quale la figlia Catherine, dopo un meticoloso lavoro filologico, ricostruì il testo pubblicato nel 1994. È una narrazione forte, commovente e autobiografica, che molto ci dice del suo autore, della sua formazione e del suo pensiero. Attraverso le impressioni e le emozioni del protagonista che, nel desiderio di ritrovare il ricordo del padre morto nella prima guerra mondiale, torna in Algeria per incontrare chi
    l’aveva conosciuto, Camus ripercorre parte della propria vita: l’infanzia povera, le amicizie, le tradizioni, i sogni vissuti in “un anonimato dove non esiste né passato né avvenire”, dai quali emerge la figura di un uomo ideale, quel “primo uomo” che forse potrebbe essere in ciascuno di noi.

    Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)

    Gianni Amelio torna dietro la macchina da presa, dopo ben cinque anni e La stella che non c’era, con Il primo uomo, opera basata sul romanzo omonimo incompiuto del premio Nobel della letteratura Albert Camus, che la figlia dell’autore de Lo straniero diede alle stampe, dopo un lungo e faticoso lavoro di ricostruzione filologica, solamente nel 1995. Ed è per il regista calabrese e lo scrittore francese un doppio confronto delle proprie infanzie, che nel film si mescolano dei ricordi indelebili di entrambi ("Mamma, chi sono i poveri" "Siamo noi" "Se siamo noi i poveri allora va tutto bene”).

    Un’infanzia misera nell’Algeria francese degli anni Venti, un padre morto nella prima guerra mondiale e mai conosciuto, due culture che vivono a stretto contatto, quella algerina e quella francese (e sono lì in quella colonia abbandonate nella medesima tragedia, quella del rifiuto), una nonna che lo prende a scudisciate, una mamma

    analfabeta che lo ama incondizionatamente, lo zio ritardato (la figura del diverso trattata, dopo Le chiavi di casa, con altrettanta forza e più asciuttezza) che è come un fratello maggiore.

    Amelio riprende il tema dell’infanzia a lui caro e lo fa con i suoi consueti toni malinconici, che in questo film si amplificano alla struttura del racconto, basato sull’uso del flashback dei ricordi del protagonista, che ormai scrittore affermato nella Francia dei tardi anni Cinquanta torna in patria, in Algeria, durante i venti del Fronte di Liberazione Nazionale per parlare all’Università e rivedere la madre ormai anziana e sola, che non vuole andare in Europa con lui. Eppure ne Il primo uomo non manca una certa epica che a tratti ricorda quella patinata di Tornatore, di cui Amelio sembra far sua l’immagine filmica della provincia povera del Sud Italia, ma subito si riscatta attraverso una sensibilità e una sincerità di

    fondo che non fa parte del bagaglio artistico del regista siciliano (per lo meno dei suoi ultimi lavori). Il regista calabrese, invece, costruisce un’opera a metà fra il romanzo di formazione e quello storico; entrambi si mescolano al fine di un ritratto più ampio e compiuto di un mondo cancellato e dimenticato, soffocato dal tempo che passa e ritratto in una serie di scene che restano nel cuore. Infatti, Amelio evita il bozzettismo di entrambi i generi e le varie tesi storicistiche ed intellettuali. Un racconto equilibrato sull’Algeria di quegli anni, che trova nel film di Amelio (e ancor prima nel romanzo di Camus) la risposta più sincera a quella tragedia. Con l’occhio distaccato di un bambino, che vive l’infanzia sullo sfondo di quel mondo, troviamo l’essenzialità e la verità. E come ribadito dal maestro, ormai anziano, che il nostro protagonista incontra da adulto nel film “è nei romanzi che

    si trova e non nei libri di storia”.

    Eppure chissà perché alla fine quello che rimane nella memoria dello spettatore, indipendentemente dai due binari narrativi del film, è una straordinaria intensa dichiarazione d’amore verso la figura materna (tipica in fondo di quegli autori ormai divenuti veterani), una di quelle madri, malinconiche, solitarie, sempre coperte da un velo di tristezza - che si amplifica con la vecchiaia – il cui sguardo e amore resta impresso per sempre. E in questo, più di Maya Sansa, comunque e sempre efficace, brilla il volto della bellissima e intensa Catherine Sola, che pluri-settantenne è una vera e propria scoperta. Ma i due protagonisti, Jacques Gamblin da adulto e il piccolo Nino Jouglet, possiedono nel volto due diverse sofferenze nei volti che non si dimenticano.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringrazia Viviana Ronzitti (Kinoweb)

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO de IL PRIMO UOMO

    Links:

    • Gianni Amelio (Regista)

    • Maya Sansa

    • Il miglior cinema dell'anno 2018/The best movies of 2018 Year (CineSpigolature)

    • 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (29 Agosto-8 Settembre 2018) - 'FIRST MAN' ('IL PRIMO UOMO') DI DAMIEN CHAZELLE FILM APERTURA VENEZIA 75 (Speciali)

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