(Comment by PATRIZIA FERRETTI) - The true crime gets mixed with the legend but the plot feds itself thanks to side stories that, even thou irritating, try to update to a virtual search but nevertheless they can not obscure the true tradition of “noir†movies.
The actors are legendary and the “new kids on the block†are anything less, but above all stands Scarlett Johansson always more intriguing and chameleonic, wrapped up into an enigmatic fascinated aura that will be an irresistible and essential feature in the newcomer movies - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
Soggetto: Tratto dall’omonimo romanzo (primo della quadrilogia su Los Angeles) di James Ellroy (L. A. Confidential), ispirato a un fatto di cronaca nera nella Los Angeles degli anni ‘40
Cast: Josh Hartnett (Dwight 'Bucky' Bleichert) Scarlett Johansson (Kay Lake) Aaron Eckhart (Sergente Leland Blanchard) Hilary Swank (Madeleine Linscott) Mia Kirshner (Elizabeth Short) Mike Starr (Russ Millard) Fiona Shaw (Ramona Lisnscott) Kevin Dunn (Sig. Short) Rose McGowan (Sheryl Saddon) John Kavanagh (Emmet Linscott) Rachel Miner (Martha Linscott) Victor McGuire (Bill Koenig) Troy Evans (Capo Green) Gregg Henry (Pete Lukis) William Finley (George “Georgie†Tilden)
Musica: Mark Isham
Costumi: Jenny Beavan
Scenografia: Dante Ferretti
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Montaggio: Bill Pankow
Effetti Speciali: Mark Dornfeld (supervisore effetti visivi)
Casting: Lucy Boulting, Johanna Ray, Teresa Razzauti e Laura Sotirova
Scheda film aggiornata al:
02 Giugno 2025
Sinossi:
“The Black Dahlia… è ambientato nel 1947 e vede protagonisti due poliziotti, due amici ex pugili, Bucky Bleichert (Josh Hartnett) e Lee Blanchard (Aaron Eckhart), innamorati della stessa donna, la misteriosa Kay Lake (Scarlett Johansson), ex amica di un gangster. Ma è un terribile delitto, su cui i due devono indagare, a sconvolgere per sempre la loro vita: il massacro di Elizabeth (Mia Kirshner), ragazza con ambizioni d’attrice soprannominata la Dalia Nera, che viene trovata brutalmente uccisa sulle colline di Hollywood. Nel corso delle indagini, Bucky incontra Madeleine Sprague (l’attrice due volte Premio Oscar Hilary Swank) e intreccia con lei una passionale relazione, pur comprendendo che è indirettamente coinvolta nell’omicidio, e che la corruzione e i complotti dominano il suo stesso dipartimento di polizia. Quando l’amico e collega Lee scompare misteriosamente, per Bucky le indagini si trasformano in una morbosa ossessioneâ€. The Black Dahlia costruisce dunque un racconto di ossessione, amore, corruzione, avidità e depravazione intorno alla storia vera dell'omicidio di una starlet di Hollywood. Un delitto efferato che sconvolse l'America nel 1947 e che rimane a tutt'oggi un mistero irrisolto.
Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)
PRELIMINARIA: BRIAN DE PALMA, IL RE DELLE VITE PARALLELE
“The Black Dahlia si preannuncia all’insegna del doppio, tema particolarmente caro a Brian De Palma. I due protagonisti, poliziotti tutt’altro che irreprensibili, affrontano in modo speculare e opposto non solo l’amore per la stessa donna (con un rapporto casto l’uno, con una grande passione l’ltro), ma anche l’ossessione per il macabro omicidio di una ragazza, il cui corpo viene trovato tagliato in due. Sul doppio è giocato anche il ruolo interpretato da Hilary Swank, quello di Madeleine Sprangue (nome che rimanda al più famoso ‘doppio’ del cinema, la Madeleine-Kim Novak di Vertigo), giovane, algida borghese, ma anche ambigua e pericolosa ‘femme fatale’, che si veste e si acconcia come la Dalia Nera-Elizabeth Short. La stessa Kay Lake (Scarlett Johansson), dolce e sensuale, ha un passato oscuro che tiene nascosto. In The Black Dahlia, come in ogni noir che si rispetti, tutti i
personaggi presentano due facce, e la realtà ha sempre un suo lato oscuroâ€.
Brian de Palma, the King of parallels lives
Two cops, the two leading actors, are opposites on everything in life: the love for the same woman (a very shy relationship, the first one; a great passion the second one) and the obsession for the murder of a girl, whose body is found cut in half. On the double identity is written even the role played by Hilary Swank, character name Madeleine Sprangue (this brings back memories: in Vertigo the leading female character name was Madeleine, played by Kim Novak). She is young, middle-class, but at the same time obscure and dangerous “femme fatal†and she dress up herself as Black Dahlia-Elizabeth Short. Kay Lake (Scarlett Johansson) is sweet, sensual, but she has a very dark, secret past. As every thriller, detective story, “The Black Dahlia†is not exception:
every character has a double life and reality has always a dark side.
(Translation by MARTA SBRANA, Canada)
COMMENTO CRITICO:
BRIAN DE PALMA GIOCA DI NUOVO AL RADDOPPIO CON IL SUO NUOVO NOIR ‘THE BLACK DAHLIA’: OGNI PERSONAGGIO DEVE VEDERSELA CON L’ALTRA FACCIA DI SE STESSO. IL CRIMINE REALE SI MESCOLA A LEGGENDE METROPOLITANE MA L’INTRIGO DARK SI INGRASSA NUTRENDOSI DI UN RETICOLO DI VIE TRAVERSE CHE SFIORANO APICI DI ESASPERAZIONE, TRADENDO UNA RICERCA VIRTUOSISTICA CHE NON RIESCE AD OFFUSCARE LA GLORIOSA TRADIZIONE PASSATA DEL NOIR, LA VERA INTRAMONTABILE COSI’ COME I MITICI INTERPRETI, CUI D’ALTRA PARTE TENGONO TESTA QUESTE ‘NUOVE LEVE’, SOVRASTATE DA UNA SCARLETT JOHANSSON SEMPRE PIU’ INTRIGANTE E CAMALEONTICA, AVVOLTA IN UN’AURA FASCINOSAMENTE ENIGMATICA, CHE SI PREANNUNCIA IRRESISTIBILE E INDISPENSABILE ALL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA FUTURA.
Quando un regista ‘di razza’ del calibro di Brian De Palma si accinge ad intraprendere la realizzazione di un dark movie, in pieno noir, è perfettamente consapevole di
abbracciare una bella sfida. Pur forte di un indiscutibile talento, sa di calpestare un terreno estremamente battuto e con una gloriosa tradizione (Chandler e Hamett), motivata dal fatto che si tratta di un genere indubbiamente affascinante e dunque intramontabile. Ma sa anche di poterlo fare a suo modo e di giocare, in un certo qual modo, in casa: sono ricorrenti i temi hitchcockiani nei suoi film, contraddistinti da un tocco stilistico costruito proprio su strane rassomiglianze (nello specifico, tra il personaggio di Madeleine Linscott, cui dà volto Hilary Swank e la defunta Elizabeth-Betty Short/ Mia Kirshner), ‘femmes fatales’, schegge di violenza senza troppi pudori ma neanche compiacimento. Insomma uno stile riconoscibile, alla ‘Brian De Palma’, appunto, che qui in The Black Dahlia, trova naturale applicazione nel genere noir, da lui amato e corteggiato. Genere che, pur pescando in fondi a base reale, o almeno plausibile, sfuma nel mistero e
nella ‘depressa’ atmosfera dell’epoca, non rinunciando al classico della voce fuori campo. Il film The Black Dahlia inquadra, ricreando su un set bulgaro - le tre locations pensate in origine sono sfumate rovinando sulle aspre rocce di un budget insufficiente - la Los Angeles del 1947, prendendo quasi a pretesto la ricerca del colpevole per spostare il vero baricentro della storia sull’effetto che sui personaggi sortiscono passione, ossessione sessuale e i vari scheletri nell’armadio che il passato ricaccia nella vite del loro presente. L’intrigo è intrigante, e cattura, ma esiste il rischio, andando a caccia del ‘ricercato’ ed essendo bravi a trovare molti, troppi, elementi senza volerne sacrificare alcuno a tutto vantaggio di un qualcosa di più semplice e lineare ma di più chiaro, di rimanere impigliati nelle innumerevoli maglie che alla fine si aggrovigliano una sull’altra, rendendo la struttura farraginosa e pesante. E questo malgrado qualche parentesi di alleggerimento,
là dove il noir incrocia la commedia, e precisamente quando Bucky (un desueto Josh Hartnett, inaspettatamente intenso, diviso tra boxe, investigazioni omicide, passioni amorose, senso dell’amicizia e una rara sensibilità umana portata fino alle lacrime) si vede obbligato a cenare a casa Linscott. Momento esilarante, condiviso tra la vicenda del cane impagliato e le conversazioni a tavola, in cui viene invitata ad intervenire la madre, interpretazione sortita in un delizioso cameo. Momento d’altra parte anche funzionale a seminare altri indizi in questo percorso molto simile ad un rebus da cruciverba. Esasperando l’intrigo, insomma, c’è il rischio di scadere nel ‘virtuosismo’ di una matassa fin troppo annodata, per quanto in grado, alla fine di ripescarne il capo.
Ma, come si rimarca nella sceneggiatura, “nulla resta nascosto per sempreâ€, e a portare lo spettatore verso lo svelamento del mistero dai doppi risvolti ripartiti per ciascun personaggio, provvede a un certo punto il