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    Home Page > Movies & DVD > Il mio miglior nemico

    UNA TRAGICOMMEDIA NELLA MATURITA' ARTISTICA DI CARLO VERDONE

    Vorrei che 'Il mio miglior nemico' potesse essere considerato tra i migliori film di Carlo Verdone: 7 stesure, praticamente un anno e tre mesi dedicati interamente al lavoro di scrittura, un copione di 130 scene girate tra Roma, Sabaudia, il Lago di Como, Ginevra, Istanbul... che hanno significato notti freddissime, neve, pioggia, sveglia alle 6 del mattino per tre mesi. Per questo non mi perdonerei di sbagliare un film costato così tanta fatica: ma non lo sbaglierò”.
    Il regista, sceneggiatore-soggettista e attore Carlo Verdone

    (Il mio miglior nemico, ITALIA 2006; commedia; 115’; Produz.: Aurelio De Laurentiis; Distribuz.: Filmauro)

    Locandina italiana Il mio miglior nemico

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    Trailer

    Titolo in italiano: Il mio miglior nemico

    Titolo in lingua originale: Il mio miglior nemico

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Carlo Verdone

    Sceneggiatura: Carlo Verdone, Silvio Muccino, Pasquale Plastino, Silvia Ranfagni

    Soggetto: Carlo Verdone, Silvio Muccino, Pasquale Plastino, Silvia Ranfagni

    Cast: Carlo Verdone (Achille De Bellis)
    Silvio Muccino (Orfeo Rinalduzzi)
    Ana Caterina Morariu (Cecilia)
    Agnese Nano (Gigliola Duranti)
    Paolo Triestino (Guglielmo Duranti)
    Corinne Jiga (Ramona)
    Sara Bertelà (Annarita Rinalduzzi)
    Leonardo Petrillo (Riccardo)

    Musica: Paolo Buonvino

    Costumi: Tatiana Romanoff

    Scenografia: Maurizio Marchitelli

    Fotografia: Danilo Desideri

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    “Achille De Bellis (Carlo Verdone) è il top manager di un’importante catena alberghiera di proprietà di sua moglie Gigliola (Agnese Nano) e di suo cognato Guglielmo (Paolo Triestino). Sembra avere tutto ciò che un uomo desidera: una bella casa, un ottimo matrimonio ed una solida posizione di lavoro. Ma mentre si avvicina l’anniversario delle nozze d’argento, ogni certezza nella sua vita viene travolta dall’incontro – anzi lo scontro – con lo ‘sbandatello’ di ventitrè anni di nome Orfeo (Silvio Muccino).
    Orfeo vive in un quartiere popolare di Roma e come i suoi amici non coltiva grandi ambizioni, ma si trascina in un’esistenza fatta di lavoretti precari e pomeriggi concumati in chiacchiere inconcludenti. Non ha mai conosciuto suo padre, è cresciuto in fretta, costretto a prendersi cura di una madre instabile, incapace di affrontare il quotidiano, che passa frequentemente dalla depressione all’euforia.
    Quando Achille licenzia per furto Annarita (Sara Bertelà), Orfeo, convinto che sua madre sia stata accusata ingiustamente, decide di vendicarla. Si mette a seguire Achille, per scoprirne le debolezze e rovinargli l’esistenza.
    Di debolezze Achille ne ha soprattutto una, e si chiama Ramona (Corinne Jiga), sua cognata…
    Le cose si complicano anche per Orfeo, che s’innamora di Cecilia (Ana Caterina Morariu)…
    Dal loro incontro, le vite di Achille e di Orfeo cominciano ad andare in pezzi con un curioso parallelismo, anche se questa forzata convivenza esploderà in una strana amicizia, una sorta di rapporto padre-figlio”.

    Dal >Press-Book< di Il mio miglior nemico

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    CARLO VERDONE NOBILE EREDE DELLA COMMEDIA ALL’ITALIANA IN VENA TRAGICOMICA, MA IN UNO STILE TUTTO SUO CHE ORA, AMPLIFICATO DI SEGNO, VA A SOTTOSCRIVERE UNA MATURITA’ PROFESSIONALE DA FAR INVIDIA AL GRANDE CINEMA INTERNAZIONALE, PRENDENDO LE DISTANZE ANCHE DA MAESTRI E COLLEGHI STORICI INDIMENTICABILI, A COMINCIARE DA ALBERTO SORDI. E CON QUESTO SUO NUOVO E PARTICOLARMENTE DENSO SPACCATO ESISTENZIALE STESO SUL GRANDE SCHERMO CON TINTE DELICATE, A SFUMARE I TRATTI PIU’ DRAMMATICI, E SGARGIANTI, A STEMPERARE CON IMPAREGGIABILE COMICA IRONIA FACCENDE NORMALMENTE DI UN CERTO GRADO DI SERIETA’, SI SPORGE BEN OLTRE I CONFINI DI QUEL CHE IL TITOLO AMMICCA: QUESTIONE DI SOSTANZA MA ANCHE DI INFINITE SFUMATURE

    E’ di Silvio Muccino la voce narrante fuori campo che presenta se stesso, ovvero, il suo personaggio, il cui nome così raffinato e altisonante, Orfeo, non ci deve trarre in inganno. Ma in base all’avvertimento inviato in prima istanza dallo stesso Orfeo/Muccino, peraltro

    in prima persona, non c’è da sbagliarsi, sappiamo subito con chi abbiamo a che fare: “Non ho nessun tipo di aspirazione e invece c’è sempre qualcuno che ti vuole insegnare qualcosa…”. Quel che si dice ‘uno squinternato, scoglionato della vita, dal cuore d’oro però’. Basta vedere la sua dinamica comportamentale con una madre un po’ ‘fuori carreggiata’, naturalmente non a caso, come scopriamo strada facendo. Ma Orfeo - che d’altra parte, per ‘scoglionato’ che sia, fa il ‘cameriere’ e riesce così a far sopravvivere in primo luogo se stesso e più tardi anche la madre - non si limita a presentare se stesso, passa a farci fare conoscenza con la sua nemesi per eccellenza, tale Achille De Bellis/Carlo Verdone, colui che “fa finta di parlare cinque lingue e ne conosce solo una: i soldi. Erette le colonne del sapere, incluse le presentazioni degli altri personaggi, compaiono i titoli di testa

    e siamo pronti per i dettagli su cui veniamo presto edotti nel corso dell’evoluzione di questa storia che trova il suo primo climax e motore di tutta la tragicomica vicenda, nel licenziamento della madre di Orfeo dal servizio all’albergo diretto da Achille. Carica che Achille ha ereditato dal suo redditizio matrimonio con una moglie estremamente ricca, finchè a un certo punto della sceneggiatura a seguire non si evincono le sue umili origini come semplice figlio del portiere. Il che spiega gran parte della psicologia del personaggio e certe sue dinamiche comportamentali, all’inizio in schiacciante contrapposto con Orfeo, prima del conclusivo approdo su una spiaggia comune e condivisibile.
    Carlo Verdone, già in numerose precedenti circostanze regista, sceneggiatore (quando, come in questo caso, non firma pure il soggetto) e attore, ha qui toccato il suo apice di maturità espressiva in ognuno dei ruoli che riveste frequentemente all’unisono, il che già di per sé

    non è affatto facile. Con Il mio miglior nemico è riuscito a costruire una vera e propria ‘architettura di parole e sentimenti’, stagliata su uno sfaccettato sfondo a carattere sociale, solida e dinamica per la sostanziosa linfa che va a nutrire una storia in cui tornano certi motivi a lui particolarmente cari da qualche tempo: dai rapporti coniugali di lunga data in crisi - non a caso L’amore è eterno finchè dura - alla rosa delle svariate dinamiche del tradimento o al relazionamento genitori-figli, qui doppiamente raccolto sia da parte del suo personaggio che da quello di Muccino, in entrambi i casi, con risvolti drammatici risolti con sottile delicatezza, guadagnando in questo modo sul duplice binario di incisiva intensità.
    Mai come in questo caso Carlo Verdone ha saputo portare così in alto, modellandolo con infinite e intense sfumature, il registro comico, coniugato in armonica coesione per tutta la durata del film,

    con schegge altamente drammatiche (vedi ad esempio il confronto in giardino con la figlia dopo lo smascheramento pubblico da parte di Orfeo) e/o tragicomiche (il suo arrampicarsi sugli specchi per cercare di dare spiegazioni alla moglie sul suo tradimento con la cognata, per mezzo di quella foto che ‘parla da sola’: “Se questa foto potesse parlare…!”. E’ il massimo, ma non è che un esempio tra numerosi altri, tanto ricca, densa e intelligente è la sceneggiatura da lui generata con il concorso dello stesso Silvio Muccino, Pasquale Plastino e Silvia Ranfagni. E non c’è bisogno di chiamare in causa come molti hanno fatto, il fatidico In viaggio con papà, là dove Carlo Verdone ha fatto memorabile coppia con l’indimenticabile Alberto Sordi. Se, come in diverse circostanze lo stesso Verdone ha ammesso, può sentirsi in qualche modo debitore all’Albertone della nostra ‘spaghetti comedy’, oggi può dirsi orgoglioso per aver guadagnato uno

    spazio suo proprio, in piena autonomia, affrancato persino da se stesso nel senso di quel caleidoscopio ‘caratterista’ che ha dato vita alla rosa dei personaggi con cui lo abbiamo conosciuto e che lo hanno portato alla ribalta. Anzi, a guardar bene, ci pare persino di poter rilevare, quale appunto tra le righe, una differenza espressiva fondamentale tra i due: se Sordi sentiva l’esigenza di rimarcare questo suo ‘vitellonesco’ modo di essere con la mitica risata da sbruffone, Carlo Verdone si guarda bene dal ridere in prima persona sul grande schermo, ma riesce magistralmente e irresistibilmente a far sorridere lo spettatore. Questione di classe, grande classe, e di infinite sfumature, quelle che possono fare la differenza. E scusate se è poco!

    Bibliografia:

    Sito Ufficiale: "www.ilmiomigliornemico.it"

    Links:

    • Carlo Verdone (Regista)

    • Silvio Muccino

    • Carlo Verdone

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