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    DI NUOVO PROTAGONISTA LA 'STORIA SEGRETA DEL CINEMA RUSSO'

    Dalla 63a Mostra alla FONDAZIONE PRADA a MILANO dal 1° al 4 Febbraio 2007

    01/02/2007 - La FONDAZIONE PRADA presenta a Milano dal 1° al 4 febbraio (nello spazio di Via Fogazzaro 36), la rassegna Storia Segreta del Cinema Russo.

    L'iniziativa, realizzata in collaborazione con la Biennale Cinema di Venezia, si inserisce
    nell'ambito dell'attività della Fondazione Prada che ha co-prodotto il restauro dei film presentati.
    L'evento, che ha riscosso grande successo alla 63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, è curato da Marco Müller, Direttore del Settore Cinema della Biennale e della Mostra di Venezia, insieme ad Alëna Shumakova, consulente del Settore e della Mostra per la Russia ed i territori dell'ex-URSS, ed è stato realizzato con l'Agenzia Federale per la Cultura e la Cinematografia, la Sovexportfilm (Mosca) e la partecipazione della Cineteca Italiana.
    Per questa occasione AMO/Rem Koolhaas ha creato uno spazio architettonico composto da una spettacolare struttura centrale ricoperta da un collage di immagini relative ai films e al cui interno avverranno le proiezioni.
    Storia Segreta del Cinema Russo segna la continuazione ideale della collaborazione tra la Fondazione Prada e

    La Biennale di Venezia che nel 2004 li aveva visti impegnati nel progetto 'Storia Segreta del Cinema Italiano' 1949-1976 (presentato, oltre che a Venezia e a Milano, anche alla Tate Modern di Londra nel 2006) e nel 2005 in quello dal titolo 'Storia Segreta del Cinema Asiatico'. E' questo un ulteriore approfondimento del dialogo che la Fondazione Prada ha instaurato con il mezzo cinematografico, mostrando un altro grado del suo proporsi, dall'avanguardia al prodotto di massa, entrambi influenti sulla storia della ricerca filmica e un ulteriore ampliamento dell'arco di intervento della Fondazione Prada.

    Il nuovo cantiere di riproposte ha come titolo Storia Segreta del Cinema Russo, ed è dedicato ai cineasti di quella realtà e alle loro opere rimaste 'invisibili' o ritornate tali.
    Durante la 63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica sono stati presentati 18 titoli, che spaziano dai film portanti per la storia del cinema sovietico ai film condannati a giacere negli archivi, tra cui 10 restauri.
    Opere e autori di questo cinema popolare d'avanguardia, scarsamente o anche mai conosciute in Italia, sono stati fortemente supportati da un gruppo di «padrini» d’eccezione, capitanato dal più noto dei registi russi contemporanei, Nikita Mikhalkov, che ha così commentato la presentazione della retrospettiva: "Come regista, so quanto è difficile trovare un equilibrio fra il cinema del privato e il cinema epico. Attraverso le canzoni il cinema sovietico ha raggiunto questo equilibrio, creando un cinema di immediata efficacia e aprendo la strada alle nuove possibilità stilistiche. L'insieme dei meravigliosi talenti:
    attori, registi, compositori, è stata e rimane la garanzia del fatto che i film non invecchiano. Splendide trovate
    registiche e splendide prove degli attori: prima di tutto, delle dive sovietiche. Insomma, come dice un proverbio russo, meglio vedere una volta che sentire cento volte. Anche se il sentire cento volte le magiche voci di queste commedie musicali ha scandito la nostra storia
    ".

    All'interno della programmazione vengono messi in risalto i percorsi, segnati da una continua dialettica tra vecchio e nuovo, ortodossia ed eresia, di due registi: Grigorij Aleksandrov e Ivan Pyr'ev.
    Come data d'arresto della carica innovativa del musical sovietico si è scelto il 1974, l’anno del film cantato molto «Nouvelle Vague» di Andreij Koncalovskij (un altro dei «padrini» o «testimoni» che hanno presentato la rassegna alla Mostra).
    La molteplicità delle proposte estetiche del cinema russo e sovietico sembra oggi dimenticata. Eppure, stimoli
    fervidissimi al ripensamento di un cinema artistico-commmerciale capace di non rinunciare alla propria intelligenza, e di catturare ugualmente il pubblico, di un cinema popolare che avesse consultato le avanguardie più fervide, ci sono arrivati proprio da quel continente filmico ormai non più frequentato e ancora per larghe zone inesplorato, nonostante le monografie e i festival che l'hanno, negli ultimi venticinque anni, scandagliato (a Pesaro, Venezia e Torino).

    Sin dai primi anni Trenta (dal viaggio che Ejzenstejn e Aleksandrov fanno a Los Angeles, su invito di Upton Sinclair), il "Nuovo" nel cinema russo e sovietico ha spesso cullato, insieme al sogno impossibile di far coincidere Hollywood e Mosfil'm, un progetto difeso da cineasti "fuori norma" innamorati del cinema «puro» e «astratto», che per loro coincideva con il musical. Erano registi, divi (sopra tutte due dive coltissime ma che accettarono di «popolarizzarsi»: Lyubov' Orlova e Marina Ladynina), sceneggiatori, direttori della fotografia e scenografi-costumisti che operavano all'interno di un sistema industriale saldissimo, sondandone i margini più estremi (e che dunque puntualmente furono accusati di «formalismo» e «cosmopolitismo»), o scatenando, attraverso la commedia satirica, una lettura critica della società dell'epoca (alcuni film, dunque, sono finiti all'indice).

    La scelta dei 18 film ha privilegiato, accanto alle due "colonne portanti" del cinema musicale (Grigorij Aleksandrov e Ivan Pyr'ev, entrambi allievi e collaboratori di Ejzenstein), le pellicole che sono state poco o mai viste persino in patria, come Ceriomuki di Gerbert Rappaport musicato da Dmitrij Shostakovich, o Salvate l'uomo che annega! di Pavel Arsenov, che costò al regista 'la condanna' all'archivio. Fin dall'inizio i musical sovietici hanno conquistato l'attenzione degli studiosi stranieri, incontrando, in alcune rare occasioni, anche reazioni entusiastiche nelle loro proiezioni festival.

    La combriccola allegra di Grigorij Aleksandrov aveva trionfato a Venezia nel 1934. Solo un paio d'anni dopo l'uscita di questo film, il jazz (elemento portante della pellicola di Aleksandrov, con la band di Leonid Utësov) è stato messo all'indice in Unione Sovietica. Questo destino toccò anche gli sceneggiatori e direttori della fotografia di un altro film di Aleksandrov: Volga-Volga. Eliminati dai titoli di testa i nomi scomodi, i censori non poterono però eliminare alcuni protagonisti della cultura sovietica che fecero la loro apparizione nel film (tra tutti un nome: Solomon Mihoels), poi finiti nelle prigioni staliniste alla fine degli anni Trenta.

    La retrospettiva ripercorre la storia della commedia musicale sovietica, un cinema in bilico tra lodi di Stalin e pericolo di gravi accuse. Una programmazione sistematica di questa portata non era stata mai tentata e non è stato mai tentato un restauro digitale, nel frattempo molti titoli stavano diventando ormai inconsultabili.


    MILANO, FONDAZIONE PRADA (Via Fogazzaro 36)
    Storia Segreta del Cinema Russo
    Da giovedì 1 febbraio a domenica 4 febbraio
    (Ingresso: Libero; Informazioni: Fondazione Prada . tel. 02 54670981, fax 02 54670258; www.fondazioneprada.org)


    (La Redazione)

    Nota: Si ringrazia 'La Biennale di Venezia' per la cortese comunicazione


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