|
35° Noir in Festival (Milano, 1-6 dicembre 2025) - Ai nastri di partenza! La Selezione Ufficiale dei Film
Concorso Internazionale, Fuori Concorso, Eventi, Premio Claudio Caligari. Premio Speciale a Pupi Avati. Preapertura, domenica 30 Novembre.
30/11/2025
- DOMENICA 30 NOVEMBRE 2025 - PREAPERTURA
17.00 Rizzoli Galleria conversazioni
MARCO BELLINAZZO
LA COLPA È DI CHI MUORE
[Fandango Libri]
Presenta Vins Gallico
18.00 Rizzoli Galleria conversazioni
MAURIZIO DE GIOVANNI
L’OROLOGIAIO DI BREST
[Feltrinelli]
Presenta Alessandra Tedesco
LA SELEZIONE UFFICIALE: I FILM
CONCORSO INTERNAZIONALE
Ghost Dog
Una Ballena / Creature dal profondo di Pablo Hernando con Ingrid García Jonsson, Ramón Barea, Kepa
Errasti, Óscar Pastor.
Spagna, Italia, 2025, 117’
Ingrid è un'assassina solitaria, non sbaglia un colpo e non lascia tracce. Questo potere le viene da un altro
mondo, un luogo abitato da creature mostruose, da cui entra ed esce, diventando sempre meno umana.
Ingrid riceve un incarico da Melville, ras del porto tra traffici illeciti e contrabbando: dovrà uccidere il suo
rivale Abasolo, un potente uomo d’affari, circondato da tirapiedi e guardie del corpo armate. Tutto cambia
quando Melville scopre il segreto di Ingrid.
Pablo Hernando, classe 1986, è nato a Vitoria nei Paesi Baschi e si è fatto notare nel mondo del
cortometraggio fin dal 2008. Specializzatosi come direttore della fotografia ha collaborato a più di 20 film
nell’ultimo decennio. Come regista ha debuttato nel lungometraggio con Cabas nel 2012. Un Ballena è il
suo quarto film che si caratterizza per un esplicito omaggio sia al cinema di Jean-Pierre Melville (Le
samouraï) sia al mondo segreto degli abissi e alla narrativa di Herman Melville.
Georgia on my Mind
Brûle le sang /In the name of Blood di Akaki Popkhadze con Nicolas Duvauchelle, Finnegan Oldfield, Denis
Lavant
Francia, Belgio, Georgia, Austria, 2024, 109’
"Nizza è un villaggio, tutti si conoscono l’un l’altro". Sotto la superficie dei cieli azzurri, delle spiagge
danzanti, dell'iconica Promenade des Anglais, è in una profonda oscurità e in un'acuta violenza
sotterranea che si immerge Akaki Popkhadze, scoperto al concorso New Directors del Festival di San
Sebastián. Dietro lo sfarzo e il glamour, dietro le quinte, si agita un mondo di criminalità cosmopolita, un
universo in cui, ancor più apertamente che altrove, Dio e il Diavolo si scontrano in una feroce battaglia
per il territorio dei traffici. È una classica ambientazione da film noir che il regista affronta dal punto di
vista familiare, nell’enclave georgiana in Francia, con due fratelli che hanno quasi tutto contro.
Akaki Popkhadze è nato in Georgia nel 1991 e ha vissuto in Russia fino all’età di 13 anni quando la famiglia
si è trasferita a Nizza. In Francia, dopo tre corti è al debutto nel lungometraggio. “Ho attinto dalla mia vita
personale i temi della famiglia, della religione, della violenza - ha detto -. Mia madre è una professoressa
di pianoforte, proprio come la madre nel film, e ho un fratello minore. Quindi, è un mix tra una storia,
parzialmente vera, e la mia esperienza di vita a Nizza. Nello scriverlo ho spesso pensato a James Gray e
alla rappresentazione della comunità di Little Odessa, ma nel mio cinema ci sono certamente influenze
molto diverse da De Palma a Paradjanov”.
Il bacio della pantera
Ferine di Andrea Corsini con Carolyn Bracken, Caroline Goodall, Paola Lavini
Italia, 2025, 103’
La vita di una giovane e ricca collezionista d'arte viene sconvolta da un tragico evento. Sconvolta da questo
dolore insostenibile, in lei si risveglia una natura istintiva e primordiale che la porterà a distruggere la sua
vita privilegiata e a costruire una nuova idea di famiglia. Il film racconta una storia complessa ed
emozionante sull'infinita lotta tra la parte razionale e la parte animale della natura umana. Una tragedia
moderna dai toni del noir diurno in cui emergono gli elementi dell'horror psicologico.
Andrea Corsini è al suo debutto nel lungometraggio dopo l’ottima accoglienza avuta dal suo
cortometraggio omonimo del 2019. Il film è anche la prima produzione interamente realizzata da EDI –
Effetti Digitali Italiani che collabora con il regista fin dal primo lavoro ed ha partecipato a importanti
progetti sia nel campo del documentario che del cinema di finzione (Tutto il mio folle amore di Gabriele
Salvatores).
Quando arrivano le ragazze
Le Gang des Amazones di Melissa Drigeard con Izïa Higelin, Lyna Khoudri, Laura Felpin
Francia, 2025, 125’
Inizi degli anni '90: cinque ragazze, amiche d'infanzia, rapinano sette banche nella regione di Avignone. La
stampa le soprannomina La banda delle amazzoni, anche se non si sono mai viste donne rapinatrici di
banche e il fatto suscita ancor più clamore quando vengono arrestate. Sono ragazze semplici, di diversa
estrazione sociale, mamme in cerca di sostegno economico, adolescenti a caccia di un sogno di benessere.
Il film segue non tanto la cadenza sempre più ravvicinata delle rapine, quanto un processo che ha tenuto
col fiato sospeso tutta la Francia.
Melissa Drigeard è al suo quarto lungometraggio dopo il debutto nel 2014 con Jamais le premier soir e
una serie tv nel 2017. Come attrice ha lavorato nei film di Eric Rochant, Mélanie Laurent, Dominique
Farrugia.
Ascensore per l’inferno
Hell in Paradise di Leïla Sy con Nora Arnezeder e Maria Bello.
Francia, 2025, 102’
Nina è una ragazza solare e in cerca del suo posto nella vita. Vive a Marsiglia con la madre, americana,
mentre suo fratello è finito in galera per una storia di stupefacenti. Accetta un posto da receptionist
all’altro capo del mondo, in un meraviglioso resort alle Maldive. All’inizio tutto le sembra il Paradiso in
terra finché uno sciagurato incidente le fa scoprire l’altra faccia del sogno. Accusata a torto, lontana da
casa, si trova prigioniera di un ingranaggio giudiziario che non lascia scampo... Da una storia vera che ha
occupato per mesi la cronaca nera, prodotto da Luc Besson per Europa Corp.
Leïla Sy, madre francese, padre senegalese, è nata nel 1977 e fin da giovanissima si è fatta largo nel mondo
dell’ hip-pop come redattrice e poi direttrice di riviste specializzate nel settore musicale. Ben presto però
si è distinta soprattutto come attivista politica nella Fondazione per la memoria della schiavitù. Il suo
primo clip come regista (in coppia con Chris Macari) per un disco di Kery James con cui collaborerà a più
riprese. Dirige nel 2019 il suo primo film, Banlieusards, scritto insieme al rapper Kery James. Il suoi nuovo
film è Il film è una storia di resilienza, un memento sul fatto che non bisogna mai arrendersi, nemmeno
nei momenti più bui. “Questa è la forza del cinema – dice -: sperimentare emozioni intense. E’ una storia
vera di empowerment su questa giovane donna che deve prendere il controllo del proprio destino,
intrappolata in una rete di bugie, in una cultura che non conosce, e circondata da uomini che la vedono
come una preda facile”.
Gli avvoltoi hanno fame
Rapaces di Peter Dourountzis con Sami Bouajila, Mallory Wanecque, Jean-Pierre Darroussin
Francia, 2025, 104’
Samuel, un giornalista d’inchiesta che lavora in uno di quei rotocalchi sensazionalistici dediti alla cronaca
nera, si appassiona al caso dell'omicidio di una ragazza. Accompagnato dalla figlia Ava, stagista presso lo
stesso giornale e con la passione per la fotografia, finisce a scoprire inquietanti legami con la morte di
un'altra donna. Nonostante il parere contrario della redazione, aiutato da un vecchio cronista, non molla
la presa fino a trovare i veri colpevoli. Un tema di grande attualità anche in Italia (le rubriche a sensazione,
i femminicidi, il lato oscuro della gente normale) diventa un thriller ad alta intensità che non rinuncia a
porre interrogativi morali.
Diplomato alla scuola superiore di regia nel 2002, Peter Dourountzis ha debuttato nel cortometraggio nel
2014 con sempre maggiori consensi. Il suo primo lungometraggio, Vaurien è del 2020. “ Fin dal moi esordio
– dice il regista – avevo voglia di cercare i miei spettatori tra i ragazzi che amano il B-Movie e di far loro
una provocazione. ‘Venite a vedere un film sui serial killer’ dicevo e poi li mettevo al posto delle vittime.
‘Scoprirete cosa vuol dire sentirsi braccati, osservati, sentirvi prede quando state per strada, su un treno,
fuori città’”.
Gli indomabili
Undomptables di e con Thomas N'Gijol e con Danilo Melande e Bienvenu Roland Mvoe
Camerun – Francia, 2025, 102’
Liberamente tratto dal documentario Un crime à Abidjan (1999) di Mosco Boucault, il film si sviluppa su
due livelli. Da un lato, il commissario Billong indaga sull'omicidio di un collega, un'indagine
apparentemente classica che rivela la natura totalmente arbitraria delle forze di polizia locali
(intimidazioni, quasi torture, retate casuali, corruzione, ecc.). Dall'altro, anche nella vita privata del
commissario nulla è chiaro, poiché la sua autorità genitoriale (formata dalle tradizioni), viene apertamente
messa in discussione dalla figlia maggiore. Nella sua ricerca della verità e sotto la pressione delle persone
a lui più vicine, dei suoi superiori, del caos imperante e della sua stessa coscienza Billong, alle prese con
una serie di dilemmi, sente la sua personalità incrinarsi.
Thomas N'Gijol, nato a Parigi nel 1978 da una famiglia camerunese, è una star della comicità tra
televisione e teatro. Diventato popolare grazie al programma Le grand journal è ormai una vedette della
stand-up comedy ma nel cinema è al suo quarto lungometraggio dopo Case départ (inatteso successo nel
2011 con una satira dello schiavismo), Fastlife e Black Snake nel 2018. Il suo nuovo lavoro è stato una delle
maggiori scoperte alle Quinzaine des Cinéastes di Cannes di quest’anno.
FUORI CONCORSO /EVENTI SPECIALI
Tu m’invitasti a cena
Amadeus di Julian Farino e Alice Seabright con Will Sharpe e Paul Bettany;
U.K., 2025, 92’ (episodi 1 e 2)
La serata d’apertura, grazie a Sky, è dedicata alla nuova serie tratta dalla pièce del Premio Oscar Peter
Shaffer che esplora l’ascesa fulminea e la caduta leggendaria di uno dei compositori più iconici del XVIII
secolo: il virtuoso, la rockstar, Wolfgang “Amadeus” Mozart. Sullo sfondo il mistero di un possibile
delitto... A dicembre su Sky e Now.
Quei bravi ragazzi
Chi è senza colpa di Riccardo Alessandri
Ideato da Katiuscia Magliarisi, prodotto per Rai - Contenuti Digitali e Transmediali, narrato da Orso Tosco,
il film è un viaggio in due tempi nel noir italiano di oggi: il Nord annegato nelle nebbie e nel cemento. E il
Sud, con quel sole bastardo che ti spiattella in faccia tutto, anche ciò che dovrebbe restare sepolto.
Un’Italia fragile e tagliente come ossa rotte, messa a nudo da alcune tra le voci più potenti del noir
contemporaneo italiano, da chi con le parole scava nelle vene di un Paese stanco di indossare sempre la
stessa maschera. Un’immersione profonda nel cuore nero di Milano, Torino, Udine,Padova fino alla Sicilia
di Sciascia, ultimo approdo solo in apparenza.
Senza via di scampo
No Other Choice / Non c’e’ altra scelta di Park Chan-wook
Il nuovo capolavoro del grande regista coreano è stato un vero e proprio caso alla Mostra del Cinema. In
perfetto equilibrio tra la sua rivisitazione dei topoi del noir movie e uno stile personale che lo rende
immediatamente riconoscibile, Park Chan-wook disegna i veri confini della trasformazione del genere con
uno sguardo lucido e micidiale sulla società coreana
Congo
Primate / Ben rabbia animale di Johannes Roberts con Johnny Sequoyah, Jessica Alexander, Troy Kotsur
U.S.A., 2025, 89’
Di ritorno dal college, Lucy si riunisce alla sua famiglia insieme alle sue amiche per una vacanza ai tropici.
Ma porta in casa anche uno scimpanzé, Ben. Ma l’animale contrae la rabbia e, durante una festa in piscina,
diventa aggressivo. Dietro la macchina da presa c’è Johannes Roberts, già autore di 47 Meters Down e
The Strangers: Prey at Night, che torna a fondere tensione, claustrofobia e horror visivo in un racconto al
limite del surreale. Accolto da un sorprendente esito positivo su Rotten Tomatoes (88% di consensi)
promette di essere la sorpresa d’inizio d’anno anche in Italia.
Un angelo alla mia tavola
L'uovo dell'angelo/ Tenshi no tamago di Mamoru Oshii
Giappone, 1985, 71’
Viene alla luce un capolavoro del cinema ‘Anime’ che siamo orgogliosi di presentare grazie alla
collaborazione con Lucky Red dopo 40 anni di oblio.
PREMIO CLAUDIO CALIGARI 2025: I FILM
Ciao Bambino di Edgardo Pistone
Italia, 2024, 95', b/n
Sul finire dell’estate dei suoi diciannove anni Attilio, un ragazzo che vive in un rione popolare di Napoli,
viene incaricato di proteggere una giovane prostituta dell’Est. Attilio, senza poterlo ammettere
apertamente, se ne innamora. Quando però il padre esce dal carcere ed è costretto a ripagare un debito
consistente, Attilio si trova a scegliere tra l’amore per la ragazza e quello per il padre, mettendo in gioco
la sua libertà e la sua vita fino a quel momento.
«Il film è immaginato interamente al Rione Traiano, periferia ovest di Napoli che è il quartiere dove sono
nato, che ha generato i miei ricordi e quindi la storia del film. Una comunità che somiglia sempre meno a
un quartiere e sempre più a un enorme circo malinconico che tira a campare nei modi più insoliti e vive
alla giornata, dimenticato dalla Storia e dal resto delle cose e dimenticato dal dolore, perché il dolore è
deriso dal tono canzonatorio e dalla libertà dei personaggi e non solo ma il decentramento testuale della
povertà/dolore aiuta a dare anche spazio al racconto politico e sociale, capace di rappresentare con
forza il degrado morale di chi nega la possibilità di vivere normalmente a chi è nato ai margini delle
grandi città». [Edgardo Pistone]
Edgardo Pistone (Napoli, 1990) ha studiato regia e fotografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Di
seguito ha lavorato come regista e autore, fotografo e sceneggiatore, avvicinandosi inoltre al mondo
dell'educazione, portando, con diverse associazioni, il cinema nelle periferie della sua città dove insegna
ai più giovani l'arte cinematografica. Nel 2019 ha partecipato come aiuto regista alla realizzazione di Selfie
di Agostino Ferrente. Prima di esordire nel lungometraggio con Ciao Bambino nel 2024, ha diretto
numerosi corti, tra cui Le mosche (2020), presentato alla Settimana Internazionale della Critica,
aggiudicandosi il Premio per la migliore regia nel concorso Sic@Sic.
La città proibita di Gabriele Mainetti
Italia, 2025, 137', colore
Mei, una misteriosa ragazza cinese, arriva a Roma in cerca della sorella scomparsa. Il cuoco Marcello e la
mamma Lorena portano avanti il ristorante di famiglia tra i debiti del padre Alfredo, che li ha abbandonati
per fuggire con un’altra donna. Quando i loro destini si incrociano, Mei e Marcello combattono antichi
pregiudizi culturali e nemici spietati, in una battaglia in cui la vendetta non si può scindere dall’amore.
«Consapevole che nessuna attrice avrebbe potuto diventare davvero Mei in sei mesi di allenamento, ero
pronto a partire per la Cina, convinto che la mia protagonista l’avrei trovata solo nelle scuole di Kung-Fu.
Mei doveva essere un’artista marziale. Mi sentivo investito da una missione delirante. Poi, la svolta. Non
ho dovuto attraversare il globo per raggiungere il Colosso d’Oriente, perché Yaxi Liu è apparsa
direttamente sullo schermo del mio telefono. Un mio collaboratore mi ha inviato un suo reel di Instagram
zeppo di calci e pugni perfetti. Movimenti che non si improvvisano, che appartengono solo a chi si allena
fin dall’infanzia. Era lei». [Gabriele Mainetti]
Gabriele Mainetti è un regista, attore, compositore e produttore cinematografico. Dopo aver realizzato i
cortometraggi Basette e Tiger Boy, quest’ultimo selezionato nella shortlist dei cortometraggi live action
agli Academy Awards, nel 2015 dirige e produce con la sua Goon Films, Lo chiamavano Jeeg Robot. Il film
si aggiudica sette David di Donatello, due Nastri d'Argento, quattro Ciak d'Oro e il Globo d’Oro, tra
numerosi altri riconoscimenti. Nel 2021 produce e dirige Freaks Out. Anche in questo caso, dopo
l'anteprima in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, arrivano numerosi premi tra cui sei David di
Donatello, tre Nastri d’Argento e l'Audience Award al Festival di Rotterdam. La città proibita è il suo terzo
lungometraggio.
Elisa di Leonardo Di Costanzo
Italia, Svizzera, 2025, 110', colore
Elisa, trentacinque anni, è in carcere da dieci, condannata per avere ucciso la sorella maggiore e averne
bruciato il cadavere, senza motivi apparenti. Sostiene di ricordare poco o niente del delitto, come se
avesse alzato un velo di silenzio tra sé e il passato. Ma quando decide di incontrare il criminologo Alaoui
e partecipare alle sue ricerche, in un dialogo teso e inesorabile i ricordi iniziano a prendere forma, e nel
dolore di accettare fino in fondo la sua colpa Elisa intravede, forse, il primo passo di una possibile
redenzione.
«L’idea è nata durante la scrittura e la realizzazione di Ariaferma, il mio film precedente, e in un certo
senso ne rappresenta una continuità. Se Ariaferma era un film sulle relazioni in carcere, lasciando fuori
campo i crimini commessi dai detenuti, Elisa è invece la storia di un percorso interiore, quello di una donna
che ha compiuto un atto di estrema violenza. [...] Elisa è un personaggio di cui percepiamo la sofferenza,
ma anche la freddezza e la capacità avuta nel manipolare le persone a lei vicine. Seguendo la sua vicenda,
oscilliamo tra la comprensione del suo percorso interiore e il rifiuto profondo verso chi è stato capace di
compiere un atto tanto estremo». [Leonardo Di Costanzo]
Leonardo Di Costanzo, dopo gli studi etno-antropologici all'Università di Napoli, nel 1992 si trasferisce a
Parigi dove costruisce una solida esperienza nel cinema documentario, ricevendo riconoscimenti in
numerosi festival internazionali. Con L'intervallo, sua prima opera di finzione presentata a Venezia, vince
il David di Donatello come miglior esordio e il premio FIPRESCI. L'intrusa, secondo film di finzione è
selezionato a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs. Con L'avamposto partecipa al film collettivo Les
ponts de Sarajevo, presentato come Séance spéciales al Festival di Cannes. Nel 2021 presenta fuori
concorso a Venezia il film Ariaferma che vince due David di Donatello e viene insignito film dell’anno dalla
critica (SNCCI). Nel 2023 realizza il cortometraggio Welcome to Paradise, presentato fuori concorso alla
Mostra del Cinema di Venezia. Con Elisa torna al Lido, questa volta selezionato in concorso.
Mani nude di Mauro Mancini
Italia, 2024, 124', colore
Davide, un ragazzo di buona famiglia, occhi da bambino e corpo da adulto, una notte viene rapito e
rinchiuso dentro un cassone buio di un camion. Finisce prigioniero di una misteriosa organizzazione che
lo costringe a lottare, a mani nude, in combattimenti clandestini estremi, che si possono concludere in un
solo modo: con la morte di uno dei due sfidanti. In quell’universo alieno e spietato, Davide è costretto a
spogliarsi della sua umanità per sopravvivere, seguendo le istruzioni di Minuto, un carceriere e allenatore
di altri uomini senza speranza né futuro. Pian piano emerge, però, un legame segreto tra il ragazzo e
l’uomo, che si rivela la sua unica possibilità di salvezza. E se da quella prigione si può forse trovare il modo
di fuggire, altrettanto non può accadere né con il destino né con le conseguenze delle proprie azioni.
«Mani nude guarda al noir d’autore per superare il genere, attraverso l’andamento insolito della trama e
la decostruzione dei caratteri dei protagonisti. Non perciò degli eroi duri, puri e invincibili, ma uomini che
hanno paura, che hanno sbagliato e che continuano a farlo. Uomini abituati a usare la violenza per
sopravvivere ma che restano comunque anime fragili, spezzate. Uomini costretti ad affrontare le
conseguenze delle loro scelte. Costretti ad affrontare le conseguenze del male che esercitano e di quello
che subiscono, conseguenze fisiche ma anche, e soprattutto, psicologiche». [Mauro Mancini]
Mauro Mancini è un pluripremiato regista, sceneggiatore e fotografo. Nella sua carriera ha diretto decine
di cortometraggi, spot pubblicitari, videoclip musicali e serie televisive. Non odiare, suo primo
lungometraggio in concorso alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia, è stato selezionato in
numerosi festival ricevendo diversi riconoscimenti e candidature, tra cui quella come miglior regista
esordiente ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. Mani nude è il suo secondo lungometraggio per il
cinema.
L’isola degli idealisti di Elisabetta Sgarbi
Italia, 2024, 114’, colore
È una fredda notte di gennaio, quando due giovani ladri in fuga, Beatrice Navi e Guido Cenere, approdano
su un’isola, vengono sorpresi dal guardiano, Giovanni Marengadi, e dal cane dobermann Pangloss, e
condotti al cospetto dei proprietari della sontuosa villa al centro dell’Isola, detta «delle Ginestre». Nella
Villa vive la strana famiglia Reffi. Antonio, il capofamiglia, è un ex direttore d’orchestra che guarda con
ironia la vita, soprattutto quella dei suoi due inquieti figli: Carla, una scrittrice di successo, in attesa della
risposta del suo editore per il suo nuovo romanzo; e Celestino, ex medico, con la passione della filosofia
e della matematica, con un passato che lo insegue, e ossessionato da una violinista di cui gli rimangono
solo lontane immagini in super8. Nella Villa ci sono anche un'indecifrabile governante, Jole, e suo marito
Vittorio, segretario di Carla. Celestino Reffi propone un patto ai due ragazzi in fuga da non si sa
esattamente cosa: lui non li denuncerà e li nasconderà al Commissario Càrrua che è sulle loro tracce, ma
loro seguiranno una sorta di «corso di educazione», perché Celestino «è certo di convincerli a cambiare
la vita». Ma sarà l’arrivo dei due ragazzi a cambiare, per sempre, la vita di tutti, in quella Villa sospesa tra
acqua e nebbie.
«Abbiamo voluto spostare in avanti l’ambientazione del film, senza connotazioni precise, direi in un tempo
sospeso, identificabile solo attraverso citazioni, dunque a un secondo, ulteriore, livello di riflessione:
opere d’arte, libri, giornali, riviste, vestiti, film, oggetti. Rimarco la presenza delle opere d’arte in scena:
da Adolfo Wildt a Enrico Baj, da Cagnaccio di San Pietro a Valerio Adami, da Apollodoro di Porcia a Irolli e
Favai, da Magatti a Lamb, alle ceramiche di Tosalli a Cosmo Sallustio (gentili concessioni per lo più della
Collezione Cavallini Sgarbi e della mia Fondazione, oltre che di privati e galleristi), nella precisa convinzione
(mia, ma anche dei Reffi) che le opere d’arte, mentre indicano un tempo, lo sospendono. Stanno e non
stanno nel tempo. Catturano l’occhio, per destinarlo, poi, a una dimensione diversa». [Elisabetta Sgarbi]
Elisabetta Sgarbi, dopo una laurea in farmacia, ha iniziato a lavorare nel mondo editoriale, dapprima
presso lo Studio Tesi, successivamente presso la casa editrice Bompiani. Dopo venticinque anni come
editor e direttore editoriale della Bompiani, ha fondato nel novembre 2015, assieme ad altri autori e
editori tra cui Umberto Eco, Mario Andreose ed Eugenio Lio, La nave di Teseo Editore, di cui è direttrice
generale ed editoriale. È presidente di Baldini+Castoldi, La Tartaruga, Oblomov Edizioni e direttore
responsabile della rivista «Linus». Ha ideato, e da venticinque anni ne è la direttrice artistica, il Festival
Internazionale La Milanesiana, e Linus – Festival del Fumetto, giunto alla terza edizione. Dal 1999 dirige e
produce i suoi lavori cinematografici, presentati nei più importanti Festival internazionali cinematografici.
La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli
Italia, 122', 2025, colore
Remis è un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. I suoi abitanti sono tutti insolitamente
felici. Sembra la destinazione perfetta per il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti,
tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela, la giovane proprietaria della
locanda del paese, il professore scopre che dietro questa apparente serenità, si cela un inquietante rituale:
una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente capace di
assorbire il dolore degli altri. Il tentativo di Sergio di salvare il giovane risveglierà il lato più oscuro di colui
che tutti chiamano l'angelo di Remis.
«La valle dei sorrisi nasce dal desiderio di esplorare l’horror non come semplice dispositivo di tensione,
ma come spazio simbolico per raccontare la fragilità dell’identità e il bisogno disperato di appartenenza.
In una comunità apparentemente idilliaca, dove il dolore è bandito e la serenità è una religione, si
consuma il percorso di Matteo: adolescente queer, corpo sacrificale e, al tempo stesso, entità redentrice.
Il film è un’indagine sulla crescita come mutazione profonda, ma anche sulla paternità come forma
ambigua di protezione, controllo e rispecchiamento. Le figure paterne – biologiche, surrogate, spirituali –
si alternano nel tentativo di colmare un vuoto. Lontano dagli archetipi del coming of age canonico, questo
racconto mette in scena la formazione come perdita dell’innocenza e come atto di resistenza. È un film
sull’amore che cura, ma a caro prezzo. Sull’importanza del dolore nelle nostre vite. E su chi ha il coraggio
di non sorridere». [Paolo Strippoli]
Paolo Strippoli si è diplomato in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dopo essersi
laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università "La Sapienza". Nel 2019 vince il premio Franco
Solinas al miglior soggetto con il film “L’angelo infelice”, scritto con Jacopo del Giudice e Milo Tissone. Nel
2020 dirige con Roberto De Feo il film originale Netflix, A Classic Horror Story, con il quale si aggiudica il
premio per la miglior regia al Taormina Film Fest. Nel 2022 esce il suo secondo lungometraggio, l'horror
psicologico Piove, in concorso al Sitges Film Festival, Austin Fantastic Fest e Alice nella Città.
Fuori concorso: Premio Speciale a Pupi Avati
L’orto americano di Pupi Avati
Italia, 2024, 107', b/n
Bologna, a ridosso della liberazione. Un giovane problematico ha un incontro fatto di sguardi con una
bellissima soldatessa. Basta questo per far sì che lui la consideri la donna della sua vita. Casualmente un
anno dopo nel Mid West americano lui andrà ad abitare in una casa contigua, in realtà separata da un
nefasto orto, a quella della sua bella. In questa abitazione vive l’anziana madre disperata dalla scomparsa
della figlia che dalla conclusione del conflitto, dopo aver scritto che si sarebbe sposata con un italiano,
non ha più dato notizie di sé. Inizia così da parte del ragazzo una ricerca che gli farà vivere una situazione
di altissima drammaticità fino a una conclusione in Italia, certamente del tutto inattesa.
«La storia che narro, anticipata dal romanzo omonimo pubblicato da Solferino, è anche "scorrettamente"
una storia d’amore. Una storia d’amore assoluta, dove l’impossibile diventa possibile, come in quel
cinematografo che ho sempre amato. Un racconto "gotico" che si svolge al concludersi della seconda
guerra mondiale vissuta sia nella provincia americana che nel Polesine, dove il ritrovamento di cadaveri
di americani o inglesi rappresentò una lucrosa attività. E poi la scoperta del bianco e nero, di quello
autentico. Il comparare l’immagine reale che avevamo composto con la stessa immagine in b\n che si
appalesava sul monitor mi produceva sempre un brivido, un momento di orgoglio infantile. Non stavamo
girando un film, finalmente stavamo facendo il cinema!». [Pupi Avati]
Pupi Avati, durante il periodo universitario (frequenta Scienze Politiche), entra come clarinettista nella
Rheno Jazz Band, con la quale suonerà in tutta Europa fino alla vittoria del Festival Europeo di Antibes.
Contemporaneamente inizia a occuparsi di cinema. Nel 1968 riesce a trovare un finanziamento e realizza
il suo primo lungometraggio, Balsamus; da allora ha realizzato più di cinquanta film, alcuni programmi
televisivi e una serie di spot commerciali. Ha collaborato come sceneggiatore a diverse opere
cinematografiche, fra le quali Salò di Pierpaolo Pasolini. Con il fratello Antonio, titolare della DUEA Film,
ha permesso il debutto di molti giovani autori italiani.
La redazione
|