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    68. Mostra del Cinema di Venezia (31 Agosto-10 Settembre 2011) - DEDICATA A VENEZIA (E IL CINEMA) LA SERATA DI PREAPERTURA (30 AGOSTO) DELLA 68. MOSTRA IN CAMPO SAN POLO. Omaggio a FRANCESCO PASINETTI a 100 anni dalla nascita con il cortometraggio 'I PICCIONI DI VENEZIA (1942). Anteprima di 'IMPARDONNABLES', il film di ANDRE' TÉCHINÉ girato a Venezia

    26/07/2011 - Venezia, 26 luglio 2011 - Sarà dedicata a VENEZIA (E IL CINEMA), la Serata di Preapertura (30 agosto) in Campo San Polo della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (31 agosto-10 settembre), diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

    Il programma speciale che avrà luogo martedì 30 agosto nell’Arena di Campo San Polo, realizzato in collaborazione con il Comune di Venezia – Circuito Cinema Comunale, con il Comitato Regionale per il Centenario della nascita di Francesco Pasinetti e con Cinecittà Luce, prevede:

    · la proiezione del cortometraggio I PICCIONI DI VENEZIA (1942, 12’) di FRANCESCO PASINETTI (*), restaurato da Cinecittà Luce, per celebrare l'anniversario del grande storico e critico cinematografico, regista, sceneggiatore e organizzatore culturale veneziano, fondamentale e appassionato collaboratore della Mostra del Cinema, di cui promosse la prima retrospettiva (1938)

    · la proiezione in anteprima nazionale di IMPARDONNABLES (2011, 111’), scritto e diretto dal Maestro del cinema francese – in Giuria del Concorso Venezia 68 - ANDRÉ TÉCHINÉ (**), che ha scelto Venezia come suggestiva location per il suo nuovo film con André Dussollier nei panni di Francis, scrittore che arriva nell'isola di Sant’Erasmo per dedicarsi con calma al suo prossimo romanzo. Impardonnables, tratto dal romanzo di Philippe Djian, interpretato anche da Carole Bouquet, Mélanie Thierry, Adriana Asti, Mauro Conte, è prodotto da SBS Films, C.R.G. International e TF1 ed è stato presentato a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs.

    Un catalogo degli anni ’50 dell’Istituto Luce descrive così I piccioni di Venezia di Francesco Pasinetti: “il documentario si interessa dei colombi di Piazza San Marco, a Venezia. Sarebbe impossibile pensare la città dei Dogi priva di queste bestiole cordiali e fiduciose con le quali il turista si fa volentieri fotografare, che beccan il grano dalle mani di chiunque, e che, dopo un rapido volo, raggiungono la meravigliosa Basilica eletta a loro dimora. Ma in realtà, Pasinetti, inseguendo i suoi piccioni, punta l’obiettivo anche su scorci meno consueti se non proprio segreti per i non veneziani, con frammenti di vita 'minore' filmati anche con il sonoro in presa diretta. Con una inconsueta leggerezza che arriva ad una ironica autocitazione (alla Hitchcock…) di spalle mentre inquadra e fotografa la Giudecca”.

    I PICCIONI DI VENEZIA (1942, 12’) ha la regia e il soggetto di FRANCESCO PASINETTI, la fotografia di Antonio Schiavinotto, la musica da Antonio Vivaldi. È prodotto dall’Istituto Luce.

    In IMPARDONNABLES Francis (André Dussolier) arriva a Venezia per scrivere il suo prossimo romanzo. Vuole affittare un luogo per lavorare. Incontra Judith (Carole Bouquet), un’ agente immobiliare. Lei insiste perché lui visiti una casa isolata nell’isola di Sant’Erasmo. Francis le propone un ‘tuffo nell’acqua’: “E se abitassimo qui insieme? Firmo subito?” Così iniziano una vita di coppia. Ma Francis è innamorato, e non riesce più a scrivere. L’estate successiva arriva sua figlia Alice (Mélanie Thierry) per passare le vacanze. Ma la ragazza improvvisamente sparisce. A partire da quel momento, Francis è in pericolo?

    La forza di questa città è come una droga – ha dichiarato ANDRÉ TÉCHINÉ a proposito di IMPARDONNABLESAvevo già fatto diversi tentativi di sceneggiature dove la storia si svolgeva a Venezia, ma non funzionavano. Venezia è stata troppo utilizzata come décor, un décor caricato di una mitologia troppo nota. Questa volta, leggendo il romanzo, è stato molto semplice: poiché Judith era un’agente immobiliare e Francis uno scrittore, lei avrebbe avuto la sua agenzia a Venezia (sapevo che qui pullulano) e lui vi si sarebbe trasferito per scrivere. La città appartiene così ai personaggi. E’ legata al loro lavoro. Diventa un quadro di vita e non più quella cornice a partire dalla quale avevo prima cercato di costruire una storia.”

    Venezia è effettivamente vista, all’inizio, come una città rifugio – ha osservato TÉCHINÉ - E’ un rifugio contro tutto il male del mondo e, come dice Alice, la figlia di Francis (Mélanie Thierry): 'c’è lavoro!'. Ma si vedrà che questo luogo in apparenza tranquillo e sicuro non sfuggirà alla violenza del mondo

    Nel cuore del film ci sono le età della vita. E a Venezia il tempo è infinitamente più materializzato che altrove. S’impone nelle facciate delle case che si fanno sentire con tanta forza quanto il suono delle campane o il grido dei gabbiani. E quando si lascia questa città di pietra e d’acqua, quando si va verso le isole, le stagioni diventano sorprendenti e concretamente visibili. La relazione fra la natura (la laguna) e la cultura (Venezia) produce un cortocircuito particolarmente intenso.

    I personaggi camminano e navigano. E queste barche a motore, così popolari a Venezia, le utilizzo in maniera comica all’inizio, poi anche in modo lirico e infine in una scena d’azione
    ” (ANDRÉ TÉCHINÉ)

    (*) FRANCESCO PASINETTI (Note biografiche):

    Nipote di Guglielmo Ciardi, uno dei grandi della pittura veneta dell’800, Francesco Pasinetti ha dedicato la breve ma intensa vita alle “nuove” immagini, quelle del XX secolo: la fotografia e il cinematografo. Laureatosi primo in Italia (1933) con una tesi nella quale la X Musa entrava a far parte del novero delle arti, ha poi ampliato e corretto lo scritto (1939), che è diventato quella “Storia dal cinema dalle origini ad oggi” che è stata la prima trattazione organica apparsa nel nostro paese. Contemporaneamente aveva cominciato anche a collaborare come critico e polemista su quotidiano e riviste, a costruire con il Cineclub prima e il Cineguf poi, opere largamente sperimentali, arrivando, nel 1934, fondata una sua casa di produzione, a girare Il canale degli angeli, il suo unico lungometraggio. Perché poi, per quanto ci abbia provato, non è riuscito a realizzare che straordinari cortometraggi. In parte dedicati alla sua Venezia (tra gli altri nel 1942 Venezia minore, La Gondola, I piccioni di Venezia e nel 1947 Piazza San Marco e Il Palazzo dei Dogi), ma anche attenti a valori sociali (Nasce una famiglia, 1943) al mondo dell’arte (I pittori impressionisti e Arte Contemporanea, alla Biennale del 1948) e all’industria (Lumiei e Piave Boite Vajont, 1947). Si è cimentato con il teatro e la lirica (lavorando con Gian Francesco Malipiero). Ma, soprattutto, dopo aver fondato con il fratello Pier Maria il trisettimanale “Il Ventuno”, ha identificato e aiutato a imporsi giovani talenti negli ambiti più diversi: Glauco Pellegrini e Michelangelo Antonioni, Pietro Ingrao e Renato Guttuso, Alida Valli e Carla del Poggio… Insomma era già un maestro conclamato quando, stabilitosi a Roma come Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia morì stroncato da un aneurisma aortico nel 1949: non aveva ancora compiuto 38 anni. Il primo giugno u.s. a avrebbe compiuto 100 anni. Un comitato regionale inizia con la preinaugurazione della Mostra del Cinema la programmazione degli eventi che celebreranno il centenario della sua nascita.

    (**) ANDRÉ TÉCHINÉ:

    Nato nel Sud-ovest della Francia, in luoghi in cui tornerà per ambientare alcuni dei suoi film, Téchiné è uno dei maestri del cinema francese post-Nouvelle Vague. Film dopo film, ha saputo affermare tutta la propria forte autorialità, affrontando ogni storia con stile assolutamente personale. Non si è rivelato soltanto eccelso direttore di attori - e soprattutto di attrici, dal momento che ha saputo far rendere al meglio, tra le altre, interpreti del calibro di Catherine Deneuve, Isabelle Adjani, Juliette Binoche, Jeanne Moreau ed Emmanuelle Béart, ma anche appassionato e coraggioso sperimentatore. Nei suoi film ha spesso raccontato le inquietudini dei giovani ed ha saputo alternare grandi storie romantiche con racconti più intimisti, affrontando argomenti quali il rapporti familiari, la prostituzione, l'omosessualità, la delinquenza, e mettendo sempre in evidenza l’importanza dei sentimenti e delle passioni.

    Dopo aver lavorato come critico cinematografico per i “Cahiers du cinéma”, inizia a cimentarsi dietro la macchina da presa lavorando come aiuto regista di Jacques Rivette, Luc Moullet, Marc’O. Negli anni ’70 si cimenta anche come attore ne La maman et la putain di Jean Eustache. Nel 1969 realizza il suo primo lungometraggio, Pauline s’en va, commovente ritratto dell'attrice Bulle Ogier. Il film uscirà nel 1975, ragione per cui Téchiné considera come suo vero esordio Souvenirs d’en France, un lungometraggio influenzato da Bertolt Brecht che gli vale gli elogi di Roland Barthes (il quale apparirà in Les Sœurs Brontë del 1979). Nel 1976 esce Barocco con Isabella Adjani, cui segue nel 1981 Hôtel des Amériques, con Patrick Dewaere e Catherine Deneuve, che da quel momento diventa una delle sue attrici-simbolo. Nel 1985, anno della definitiva consacrazione, il regista riceve a Cannes il premio per la regia con Rendez-vous, film sceneggiato da Olivier Assayas. Il cineasta mette in scena il mondo delle emozioni, delle relazioni, degli amori con una sensibilità che nel tempo si è fatta sempre meno letteraria e sempre più realista. In Niente baci sulla bocca (1991) racconta una vicenda di prostituzione, mentre la famiglia e l’amore sono al centro di Ma saison préférée (1992), presentato al Festival di Cannes nel 1993. Nel 2004 realizza I tempi che cambiano e due anni dopo Les Témoins (2006), nel quale tratta il tema dell’AIDS con grande equilibrio e sensibilità. Téchiné non disdegna poi la televisione ed è sorprendente la grazia con la quale dirige una produzione televisiva come L’età acerba (1993), storia di quattro adolescenti ambientata durante la guerra di Algeria. Una versione del film è uscita al cinema riscuotendo grande successo e vincendo tre César, tra cui quello per la regia e per la sceneggiatura. Nel 2001 ha presentato in concorso a Venezia Lontano, film girato in digitale, con cui mette in luce il talento di alcuni giovani attori tra cui Lubna Azabal, nel ruolo di una ragazza ebrea residente a Tangeri. Nel 2003 esce Les égarés, con Emmanuelle Béart e Gaspard Ulliel, che viene presentato in competizione al Festival di Cannes. Nel 2009, il regista è tornato sugli schermi con La Fille du RER, ispirato alla storia vera della ragazza che qualche anno fa si finse vittima di un attacco antisemita su una linea della RER parigina. Nel film, Catherine Deneuve recita accanto a Michel Blanc e a Emilie Dequenne. Sempre nel 2009 la Cinémathèque Française di Parigi ha dedicato a Téchiné una retrospettiva di tutti i suoi film. Nel 2011 il regista ha presentato a Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs il suo ultimo film, girato interamente a Venezia, Impardonnables con protagonista André Dussollier nei panni di Francis, scrittore affermato giunto sull'isola di S. Erasmo per dedicarsi con calma al suo prossimo romanzo.

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia l'Ufficio Stampa de 'La Biennale di Venezia'.

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