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    30. Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Cinematografica 'PREMIO SERGIO AMIDEI' (Gorizia, 14-23 luglio 2011)/International Award for the Best Screenplay 'SERGIO AMIDEI AWARD', Gorizia (Italy), July 14th- 23rd 2011 - IL '30. PREMIO SERGIO AMIDEI' PER LA 'MIGLIORE SCENEGGIATURA VIENE ASSEGNATO A SYLVAIN CHOMET PER IL FILM 'L'ILLUSIONISTA'

    23/07/2011 - 30° PREMIO SERGIO AMIDEI - Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Cinematografica (Palazzo del Cinema – Hiša Filma - Parco Villa Coronini Cronberg, Gorizia (14 - 23 luglio 2011) - Il Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Sergio Amidei 2011 viene assegnato a SYLVAIN CHOMET per il film L'ILLUSIONISTA con le seguenti motivazioni:

    “per aver dimostrato come, anche in un film di animazione, si possono scrivere personaggi incantevoli e originali, cui la delicata perfezione del disegno offre ulteriore profondità; per la valorizzazione del soggetto e dell'opera di Jacques Tati, e dunque per aver realizzato il sogno di tanti cinefili, quello di poter vedere ancora una volta sullo schermo le creature del maestro francese; e infine per aver dimostrato come l'affetto per la cultura cinematografica del passato sia il migliore trampolino per giungere ai più alti risultati artistici".

    Si è conclusa da pochi istanti la conferenza stampa che ha assegnato a SYLVAIN CHOMET per il film L'ILLUSIONISTA il Premio Amidei 2011 per la Migliore Sceneggiatura.
    Un premio quanto mai importante perché conferito ad un film d’animazione, il primo mai premiato nella storia trentennale del festival goriziano.

    Presente in conferenza stampa SYLVAIN CHOMET ha così commentato il premio:

    Ringrazio per questo premio che omaggia anche un grande del cinema francese quale Jacques Tati è stato. Il suo cinema è simile a quello italiano ma senza le parole. Molti hanno rimproverato a Tati di essere troppo legato al passato, invece era moderno, visionario e sapeva prevedere il futuro. Quando ha scritto la sceneggiatura dell'illusionista ha saputo vedere la fine di un'epoca

    CHOMET ha poi aggiunto: “Il mio prossimo film non sarà un film d'animazione, al contrario sarà un film molto visivo, musicale, basato sulla danza. Voglio fare delle coreografie con gente che non sa ballare, che non ha un corpo adatto alla danza, al movimento. Amo molto 'L'illusionista' ma non voglio fare due film malinconici di seguito. Voglio che il prossimo film sia molto divertente

    Ospite in conferenza stampa anche Francesco Bruni giurato del Premio Amidei che ha dichiarato:

    Il film di Chomet ha messo d'accordo tutti. E' semplice e contemporaneamente ha un'idea di sceneggiatura fortissima pur essendo senza dialoghi. E poi, premiare questo film ci ha permesso, grazie ad un paradosso temporale, di premiare anche Jaques Tati, un maestro per me e per tutti noi sceneggiatori

    SYLVAIN CHOMET ritirerà il Premio questa sera, sabato 23 luglio, alle ore 21 al Parco Coronini Cronberg di Gorizia.

    --------

    SYLVAIN CHOMET - BREVE PROFILO (A cura di SARA MARTIN)

    Sylvain Chomet nasce in Francia nel 1963. Fin da giovanissimo pubblica fumetti e si trasferisce prima a Londra e poi in Canada dove nel 1996, dopo cinque anni di lavoro, conclude il suo primo cortometraggio di animazione La vieille dame et les pigeons. Nel 1997 Chomet lavora per i Disney Animation Studios di Toronto quando inizia a lavorare al suo primo film d’animazione; solo nel 2003 termina il film, Appuntamento a Belleville (Les triplettes de Belleville) ottenendo un successo internazionale. Nel 2010, dopo sette anni, presenta la sua opera seconda, L’illusionista, da una sceneggiatura di Jaques Tati.
    Sylvain Chomet ha infine scritto e diretto, nel 2006, un cortometraggio dal vero per il film collettivo Paris je t'aime, a cui hanno partecipato, fra gli altri, anche Ethan e Joel Coen, Jean-Luc Godard, Gus Van Sant, Wes Craven, Olivier Assayas. Il film è stato presentato al Festival di Cannes 2006 nella sezione Un Certain Regard e al Toronto Film Festival.

    LA VIEILLE DAME ET LES PIEGEONS
    Francia/Canada
    Anno:1998
    Durata: 20 min
    animazione
    Regia, soggetto, sceneggiatura: Sylvain Chomet

    Primo film d’animazione, completamente realizzato da Sylvain Chomet, La vieille dame et les piegeons, che fra i vari premi ha anche ricevuto una nomination all’Oscar come miglior cortometraggio d’animazione, è inedito in Italia e viene presentato in anteprima nazionale al Premio Sergio Amidei.
    La storia è quella di un guardiano di monumenti di Parigi che, affamato e malnutrito, si aggira per le strade invase da personaggi pingui, talmente grassi da non riuscire a muoversi con facilità. Anche i piccioni sono obesi, nutriti con arrosti e altre prelibatezze da una vecchia signora. Preso dallo sconforto, il protagonista si traveste da piccione per sconfiggere la fame.
    Il film anticipa lo stile grafico delle opere successive di Chomet: Appuntamento a Belleville e L’illusionista. Le architetture parigine richiamano quelle dell’utopica Belleville (sintesi fra le città di New York, Montreal e Parigi), l’uso dei rumori, dei suoni e la singolare ironia sono debitrici di Tati. Il protagonista di questo corto è stato inserito da Chomet sia nel film Appuntamento a Belleville in una delle scene della premiazione del Tour de France, sia nel suo ultimo film d'animazione de L'illusionista nella scena in cui Taticheff scende dalle scale di un battello.

    APPUNTAMENTO A BELLEVILLE
    Sceneggiatura e regia: Sylvain Chomet
    Anno 2003

    Sylvain Chomet ha impiegato cinque anni per realizzare questo film d’animazione che racconta la storia di Champion, un orfano che cresce assieme alla nonna Madame Souza e al fedele cane Bruno.
    Quando la vecchia signora scopre che l’unica cosa che rende felice il bambino è pedalare, decide di diventare sua infaticabile allenatrice e di prepararlo per correre al Tour de France. Ma durante la gara Champion viene rapito da dei loschi personaggi e condotto nell’immaginaria città di Belleville. Madame Souza e Bruno si mettono sulle sue tracce e incontrano tre anziane cantanti, Les Triplettes de Belleville che danno una svolta all’intera vicenda.
    Appuntamento a Belleville, accolto con grande favore da pubblico e critica anche oltreoceano, è quasi muto e trae ispirazione dal maestro della commedia Jaques Tati, guardando soprattutto ai film Giorno di festa e Le vacanze di Monsieur Hulot.

    L’ILLUSIONISTE
    Regia: Sylvain Chomet
    Soggetto: Jacques Tati
    Sceneggiatura: Jacques Tati, adattamento di Sylvain Chomet
    Montaggio: Sylvain Chomet
    Scenografia: Bjarne Hansen
    Musiche: Sylvain Chomet
    Origine: Francia/Gran Bretagna 2010
    Produzione: Django Films Illusionist Ltd., Ciné B, France 3 Cinéma, Pathé Pictures International
    Distribuzione: Sacher Distribuzione
    Durata: 80’

    Premi:
    European Film Awards (2010): Miglior film d’animazione; César (2011): Miglior film d’animazione

    Interpreti:
    Jean-Claude Donda (Tatischeff, voce), Eilidh Rankin (Alice, voce)

    Dopo il grande successo ottenuto con Appuntamento a Belleville (2003), che gli è valso ben due candidature all’Oscar, Sylvain Chomet, ritorna alla regia di un ormai raro quanto accurato, misurato e nostalgico film d’animazione bidimensionale.
    Le figure sono vive: gli uomini, i bambini, gli animali, sono disegnate esclusivamente a mano da Chomet con un corposo team di animatori; le città, i treni, le auto, le navi, invece, ricorrono anche all’uso di tecniche digitali. Le inquadrature sono spesso lunghe (anche un minuto) e danno la possibilità allo spettatore di percepire il cambio di luce, il movimento delle nuvole in cielo, lo spostamento delle ombre a terra, la polvere, il vento.
    Siamo a Parigi, nel 1959. Un illusionista di mezz’età è costretto a lasciare la sua città e il suo teatro alla ricerca di un nuovo pubblico che sia disposto a pagare il biglietto per ammirare i suoi tradizionali quanto affascinanti giochi di prestigio. Sul palcoscenico ormai spopolano le star impomatate e flemmatiche del rock’n’roll e i suoi numeri silenziosi, con cilindro e coniglio, sono relegati a teatrini decadenti quando non a locali notturni, caffè e addirittura negozi in cui promuovere la merce in vendita attraverso semplici e banali spettacolini di magia. L’anziano illusionista giunge prima a Londra, e poi nella costa scozzese, dove – in un pub decadente e malfamato – accetta un’esibizione per pochi soldi e incontra la giovane Alice. La ragazzina, sola e povera, è fermamente convinta che lui non sia un illusionista, ma un mago vero e proprio, decide
    così di seguirlo a Edimburgo alla ricerca di nuovi teatri in cui poter proporre i numeri di magia.
    L’illusionista si prende cura di Alice come un padre: la coccola e le compra i suoi primi vestiti alla moda. Per renderla felice lavora di notte, mentre lei dorme, come guardiano di un garage. Ma, come un buon padre, sa quando è il momento di lasciarla andare.
    La sceneggiatura del film si trovava da cinquant’anni al Centre National de la Cinématographie di Parigi e prendeva il nome di Film Tati n° 4. Scritta dal maestro Jacques Tati negli anni Cinquanta, è stata gelosamente custodita dalla figlia, Sophie Tatischeff che, quando vede Appuntamento a Belleville e conosce Chomet, decide di affidargliela perché diventi finalmente un film. Ma non con attori in carne e ossa, con disegni animati.
    Come avrebbe fatto Tati, maestro di una comicità fondata sulla spazialità e su sonorità stranianti, L’Illusionista è quasi muto. Qualche parola in francese, qualche parola in inglese e qualche parola, incomprensibile, in gaelico, un uso del linguaggio scarno eppure profondamente espressivo come avveniva nelle pellicole di Monsieur Hulot. Sono le musiche, invece, a dare voce al film; per la maggior parte, sono state composte dallo stesso Chomet, ad esclusione di tre brani rock che il regista ha fatto scrivere appositamente da un musicista scozzese e alcune musiche celtiche tradizionali. Soprattutto nell’ultima parte del film, la musica diventa parte integrante del disegno.
    Dotato di uno stile d’animazione personalissimo e unico, Chomet si confronta con Tati ma s’impone di non emularlo, piuttosto gli rende affettuosamente omaggio: il protagonista si chiama Tatischeff, ovvero il cognome completo di Tati, i suoi completi sono ispirati ai tagli eleganti e signorili del vero Tati, così come la sua figura allampanata e impacciata, e le inquadrature, come nei film di Tati, sono spesso dall’alto verso il basso, dal punto di vista privilegiato della sua altezza fuori dal comune.

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringraziano Samantha Punis e Giovanna Felluga di 'Atemporary Studio'.

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