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    Dietro le quinte: SUCKER PUNCH - Note di produzione (Film)

    SUCKER PUNCH - LA PRODUZIONE


    QUANDO LA REALTÀ È UNA PRIGIONE, LA MENTE PUÒ RENDERE LIBERI...

    Il regista Zack Snyder ha voluto alzare il livello dello scontro tra fantasia e realtà nel suo ultimo film, basato su una idea tutta sua e completamente originale, “Sucker Punch”.
    Snyder, che ha ideato il soggetto, scritto la sceneggiatura con Steve Shibuya, prodotto e diretto il film, afferma: “Sucker Punch è un film sulla fuga, sia in senso letterale che figurato.
    Mostra come la mente possa creare una barriera invalicabile nei confronti del mondo reale, fino a dove possiamo imporci di andare, quali sacrifici siamo disposti a sopportare per uscire da una situazione difficile”.
    Subito dopo “300” e “Watchmen”, il film, dalla visualità complessa, è il risultato di un’idea che Snyder definisce “frutto di una evoluzione. Sono stato ispirato dall’arte fantasy e da riviste come Heavy Metal. Quindi è una sorta di mescolanza tra queste influenze, con l’aggiunta di ‘Twilight Zone’ e degli scritti di Richard Bach”.
    La storia si è sviluppata nel corso di un periodo piuttosto lungo. “Avevo scritto un racconto tempo fa, con un personaggio chiamato Babydoll”, dice Snyder. “Quando ho ripreso a lavorarci, l’idea si è ampliata ed evoluta e ha iniziato - a vivere una vita propria”.
    La produttrice Deborah Snyder aggiunge: “E’ stato liberatorio per Zack creare qualcosa per cui non c’erano aspettative preconcette. Questo film poteva essere qualsiasi cosa lui avesse voluto, e anche se la storia è cambiata nel tempo, al centro c’è sempre questa giovane donna, Babydoll, costretta ad affrontare così tante avversità che si rifugia nei mondi fantastici creati dalla sua mente e sopportare quello che succede intorno a lei. Solo così trova dentro di sé una grande forza. E’ una sopravvissuta”.
    Costruita la storia e i personaggi, Zack Snyder si è rivolto all’amico di sempre Steve Shibuya per scrivere insieme la sceneggiatura. “Steve ed io abbiamo lavorato per far combaciare tutto”.
    “Quando Zack si è rivolto a me, ho pensato che le sue idee erano veramente nuove e coraggiose”, sostiene Shibuya. “Ha voluto realizzare un film in cui non ci fossero limiti all’azione, avere lo spazio infinito dei diversi mondi in cui sviluppare le battaglie, tutto all’interno della storia di una giovane donna che combatte letteralmente contro i propri demoni nel suo percorso verso la salvezza”.
    Ironicamente, la storia, anche se virtualmente non ha confini di tempo e di spazio, è ambientata in uno dei luoghi più restrittivi che si possano immaginare - una inaccessibile clinica per malattie mentali del Vermont degli anni 60. Eppure il film trascina gli spettatori con Babydoll, quando la fantasia porta la ragazza in mondi alternativi, nel passato e nel futuro, ovunque. Lei e le sue amiche guerriere, Sweet Pea, Rocket, Blondie e Amber, combattono contro gigantesche bestie samurai, soldati zombie e draghi che sputano fuoco. Le ragazze hanno a disposizione la loro intelligenza, un arsenale di armi mortali e la voglia di sopravvivere.
    Non ci sono limiti all’immaginazione di Babydoll quando precipita nella tana del coniglio.

    Ricorda, se non sosterrete qualcosa, cadrete per qualsiasi cosa.
    Oh, un’ultima cosa—cercate e lavorate insieme.
    —Wise Man



    — CASTING —

    In “Sucker Punch”, Babydoll coinvolge tutti i personaggi chiave nei suoi mondi fantastici, e questo significa che ogni attore deve interpretare ruoli multipli, prima come personaggi nella clinica, poi nella versione accresciuta in cui li trasforma la mente della ragazza, alcuni buoni, altri cattivi.
    Emily Browning interpreta il ruolo della giovane donna determinata a riconquistare a tutti i costi la libertà. “La parola ‘baby doll’ fa pensare immediatamente a qualcosa di fragile”, dice Browning, “ma lei non lo è affatto. La cosa che mi è piaciuta tantissimo del mio personaggio è che è piuttosto dura, con un tocco inaspettato di stoicismo”.
    Scavando nella psiche di Babydoll, Browning ha scoperto cosa può averla influenzata e resa così pronta a riprendersi.
    “Le persone che popolano la sua fantasia rappresentano le esperienze e l’oppressione che ha vissuto. Ha una visione semplicistica dei buoni e dei cattivi, cattivi come il patrigno e come i mostri delle sue fantasie. Invece Wise Man nei suoi sogni rappresenta la figura del padre ideale, forte, protettivo e capace di guidarla e aiutarla a fare le scelte giuste”.
    “Babydoll simboleggia il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, quando la percezione del mondo cambia”, dice Zack Snyder. “Lei è una guerriera, delicata e forte allo stesso tempo, ed Emily è riuscita a impersonare tutto quello che io avevo immaginato per Babydoll. Ha quel look mistico, senza tempo, ineffabile e ha dato vita al personaggio in modo perfetto”.
    Browning ha sentito il pieno supporto di Snyder quando lavorava al personaggio al quale era così legato. “Ovviamente Zack aveva una visione chiara e sapeva esattamente quello che voleva, ma nello stesso tempo è stato realmente collaborativo e aperto a altre idee”, dice l’attrice. “Si preoccupava che mi sentissi a mio agio con la performance”.
    La prima amica che Babydoll conosce nel nuovo ambiente è Rocket, una ragazza un po’ ingenua, ma determinata che, insieme alla sorella maggiore Sweet Pea, si trova in quella clinica da così tanto tempo da conoscerne bene le caratteristiche.
    Jena Malone interpreta l’irruente Rocket, e la definisce così: “è l’archetipo della sorella minore - qualcuno di cui ti preoccupi e di cui ti prendi cura, ma che non sempre apprezza questo atteggiamento. Ho sentito che Rocket aveva una visione libera del mondo, ma sentirsi libera nel suo mondo non è necessariamente una cosa positiva. C’è il rischio di avere troppa fiducia, o un falso senso di fiducia, nel suo caso”.
    Il falso senso di sicurezza di Rocket viene in parte dall’avere una sorella maggiore che ha sempre vegliato su di lei. Quando Babydoll conosce le due ragazze, capisce subito che non solo Sweet Pea è la protettrice della sorellina, ma anche la leader del gruppo. Sweet Pea dal canto suo vede l’arrivo di Babydoll come una minaccia alla sua autorità e al controllo che esercita sulle altre.
    Abbie Cornish, che interpreta Sweet Pea, è entrata immediatamente in sintonia con il suo personaggio. “Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura, Sweet Pea è quella che mi è piaciuta di più. E’ una figura materna che si occupa di Rocket, è la sua imprevedibile e scatenata baby sitter. Sweet Pea ha un buon istinto e lo segue, capisce come funziona la disciplina nel loro mondo e cosa deve fare per affrontare la quotidianità. Penso che sia convinta che, se chinano la testa e lavorano duro e fanno ciò che dicono loro di fare, un giorno riusciranno a uscire. E’ molto più spaventata lei di Rocket dall’idea della fuga - e delle sue conseguenze”.
    Una ragazza che segue le indicazioni di Sweet Pea è Blondie, il cui nomignolo non la definisce affatto. Il ruolo è interpretato dalla mora Vanessa Hudgens, che afferma: “Blondie è molto dolce, un po’ timorosa, ma la paura fa emergere i lati migliori del suo carattere. Di tanto in tanto ha i suoi momenti ‘biondi’, ma quando si trova immersa nell’azione è una vera dura”.
    L’esperienza non è una di quelle che dimenticherà facilmente. “Questo progetto è diverso da tutto quello che ho fatto fino ad ora e sento che mi ha arricchito molto. E’ raro per una donna poter dimostrare in un film come sa cavarsela, soprattutto in un modo che non si è mai visto prima, e il fatto che Zack lo abbia realizzato e mi abbia voluto nel gruppo lo rende il mio eroe”, dice sorridendo.
    Un altro personaggio che scopre sul campo di battaglia di essere coraggiosa è Amber, che si guadagna le stellette portando in salvo le ragazze in varie occasioni.
    Jamie Chung, che interpreta il personaggio, afferma: “Amber è il tipo di ragazza che vuole essere accettata, vuole piacere ed è un po’ sottomessa. L’idea della libertà, della fuga, la solletica e l’aiuta a trovare il coraggio. Un coraggio che la trascina nei mondi fantastici di Babydoll, dove diventa capitano del suo mezzo di trasporto. Che si tratti di un elicottero, di un Meka o di un B-25, il suo compito è assicurarsi che le altre possano raggiungere i loro obiettivi sulla terra e in aria ed essere portate in salvo quando è il momento. Deve fare bene il suo lavoro o tutto finirà male e lei si preoccupa troppo delle altre per fallire”.
    Il senso di devozione che si sviluppa tra i personaggi è un riflesso diretto dei legami che sono nati tra le attrici fuori dal set.
    “La chimica che è scattata tra queste cinque ragazze è evidente, sul set e fuori”, osserva Deborah Snyder. “E’ qualcosa che non si può fingere, ma che è successa così, come per magia. E in un film come questo, dove i personaggi devono creare tra loro un legame indissolubile, la magia non poteva non manifestarsi. E’ una vera fortuna che siano state tutte così legate tra loro e devote al progetto, perché questo traspare chiaramente nel film”.
    “Non riesco a immaginare attrici diverse per questi ruoli”, aggiunge Zack Snyder. “Hanno incarnato perfettamente le ragazze che avevo ideato e la loro performance è stata veramente superba”.
    Così come le cinque giovani ribelli, anche le figure che rappresentano l’autorità nella clinica appaiono molto diverse nell’immaginazione di Babydoll.
    Carla Gugino interpreta la Dr. Vera Gorski, che da psichiatra diventa Madam quando prevale la fantasia. Nel tentativo di aiutare le ragazze a sopravvivere, se non a fuggire, il personaggio subisce l’autorità di quelli che hanno il controllo, lei non ha alcun potere. “E’ una donna che ha una coscienza, ma non parla”, dice Gugino del suo personaggio, il cui accento rivela l’origine est europea. “E’ molto dura e penso che, visto dove e quando è cresciuta, le sue esperienze di vita siano state decisamente peggiori di quelle delle ragazze. Lei è parte del sistema, ma si preoccupa di loro e così la sua linea è ‘Vediamo come aiutarle e rafforzarle in questo mondo precario’”.
    L’uomo che tenta di usurpare i suoi nuovi poteri è Blue, che all’inizio vediamo come inserviente, ma che in realtà gestisce tutto con il pugno di ferro, interpretato da Oscar Isaac. “Penso che Blue sia probabilmente una persona che non ha mai avuto alcun potere nella sua vita e ora può invece accampare dei diritti su queste ragazze”, commenta Isaac. “Vuole il loro rispetto e vuole controllarle. Ovviamente se non gli obbediscono le conseguenze sono gravi”.
    Una delle conseguenze per Babydoll è nelle mani di un personaggio che viene chiamato High Roller, un uomo ambiguo sotto certi aspetti, interpretato da Jon Hamm. E l’unico vero alleato delle ragazze è Wise Man, un ruolo che Snyder ha creato avendo in mente l’amico Scott Glenn. “Wise Man è la tua voce interiore”, dice il regista, “quella che vorresti sentire più spesso.
    Lui è il mentore, l’energia positiva dell’adulto maschio nel film, e la prospettiva e lo humor che Scott regala al ruolo era esattamente quello necessario”. Glenn ha apprezzato lo stile eclettico del film. “C’è azione, c’è avventura, è sensuale, divertente e terrorizza”. Riferendosi ai periodi storici e agli ambienti in cui agisce il suo personaggio, aggiunge: “Una delle cose che mi ha attratto di più è stata la sfida di entrare in tutti i mondi diversi del film. Sono nel Giappone del XV secolo, nella Prima Guerra mondiale, su un pianeta alieno nel futuro… Attraverso tutto questo, Wise Man è una guida per le ragazze e per il pubblico, una specie di monaco guerriero sensei”.
    Snyder dice che ciascuno dei personaggi offre al pubblico una diversa prospettiva della storia e aggiunge: “Non avrei potuto sperare in un gruppo migliore o più impegnato di attori per portare sullo schermo questa storia. Oltre a esprimere tutte le sfaccettature emotive dei personaggi, è stato un film molto fisico da girare, ma tutti hanno dato il massimo sul set, ogni giorno”.

    La tua lotta per la sopravvivenza inizia ora.
    —Madam Gorski


    — PRONTE A COMBATTERE —

    Prima di iniziare le riprese, le cinque giovani donne di “Sucker Punch” hanno dovuto prepararsi alle difficoltà fisiche che presentavano le impegnative sequenze d’azione previste dalla sceneggiatura. Per questo si sono affidate alle abili mani del coordinatore stunt e progettista dell’azione Damon Caro e del trainer Logan Hood, che avevano già lavorato con Zack Snyder per “300”. Caro ha supervisionato l’addestramento delle ragazze nelle arti marziali, nella lotta e nell’uso delle armi, mentre Hood ha tenuto sotto controllo le loro condizioni fisiche generali.
    Il lavoro di training è continuato per tutta la durata della produzione, iniziata a Los Angeles circa cinque settimane prima che il cast si trasferisse a Vancouver per le riprese. Secondo Caro e Hood, il primo stadio di preparazione ha mirato a fornire le basi tecniche e aumentare la capacità di resistenza delle ragazze. Caro ha iniziato a lavorare con loro ogni mattina, insegnando le arti marziali e le coreografie con le armi, definendo per ogni attrice le necessità imposte dal personaggio. Hood e il suo team, compreso l’ex Navy Seal David Young, intervenivano nel pomeriggio con un training funzionale, i pesi, la boxe, gli attrezzi, modulando il lavoro quotidianamente. L’obiettivo era focalizzato sulla forza e l’agilità, così che le ragazze potessero apparire più atletiche nelle scene e affrontare le sfide dei loro personaggi.
    Abbie Cornish afferma: “Tutti troviamo dentro di noi quella cosa che chiamiamo ‘l’istinto animale’. Quando pensi di aver fatto lo sforzo massimo, se riesci a far emergere l’istinto animale allora raggiungi un livello completamente diverso. E’ una sensazione straordinaria quell’euforia che ti prende”.
    “Io sono una persona molto attiva; corro, pratico vari sport, ma non mi ero mai spinta fino al punto di non sentire più le braccia”, dice ridendo Jamie Chung. “Ci siamo divertite e abbiamo sofferto insieme. Questo ci ha fatto sentire molto unite e ha fatto nascere un cameratismo che ci ha accompagnato per tutte le riprese”.
    Jena Malone ha trovato un modo unico per mettere in relazione la sua preparazione atletica con quello che avrebbe dovuto affrontare il suo personaggio. “Alzarsi presto al mattino, praticare arti marziali per quattro o cinque ore, poi altre due ore di preparazione atletica e un’ora o più di addestramento con le armi e infine le prove dei bustini - un’altra strana forma di tortura - era questa la nostra clinica di malattie mentali”, dice scherzando. In realtà, riconosce che tutto questo le è stato di grande aiuto. “Questo processo ha contribuito notevolmente a definire i nostri personaggi, vivere insieme e sudare insieme, vedere cosa i nostri corpi potevano fare quando spingevamo al massimo, ci ha aiutato ad affinare chi dovevamo essere per la macchina da presa”.
    “La cosa bella di tutto questo allenamento è stata che ci ha reso più fiduciose in noi stesse, sia fisicamente che mentalmente”, dice Vanessa Hudgens. “Hai un fuoco negli occhi, dici a te stessa che puoi fare qualsiasi cosa”.
    Emily Browning è dovuta diventare esperta nell’usare più armi contemporaneamente e quindi ha imparato a sparare anche con la mano sinistra, mentre con la destra impugnava la spada. L’attrice sostiene di essersi sentita più forte grazie all’allenamento all’uso delle armi.
    “Imparare a combattere con Damon e gli altri ragazzi è stata la cosa più divertente che abbia mai fatto per prepararmi a un film. Il poter impugnare una spada o sparare con una pistola con grande naturalezza mi ha un po’ spaventato, ma è stato stranamente interessante”.

    Queste sono le tue armi. Quando le impugni, inizi il tuo viaggio verso la libertà.
    —Wise Man


    — LE ARMI —

    Nel corso della storia, la fantasia porta Babydoll e le altre ragazze in mondi diversi, dove si trovano a combattere gli avversari, che siano zombies, draghi o cyborg, per impadronirsi dei talismani - una mappa, una fiamma, un coltello, una chiave e un misterioso quinto oggetto - di cui Babydoll avrà bisogno per sfuggire ai suoi inseguitori, come le ha detto Wise Man. Ovviamente per sconfiggere tali nemici le ragazze sono armate fino ai denti, infatti usano fucili automatici M4, una varietà di mitragliatrici, fucili Remington calibro 12, pistole a pietra focaia, baionette della Prima Guerra mondiale, spade e un’ascia da guerra.
    L’arma più complicata creata per “Sucker Punch” è la prima che Babydoll impugna: la spada da samurai. Dopo parecchie prove, il team guidato dal capo attrezzista Jimmy Chow, ha optato per una lama wakizashi con un’impugnatura da katana , adattata per le mani e l’altezza di Emily Browning. L’impugnatura è di pelle di razza nera (la Manta Ray, preferita dai giapponesi perché simile alla carta vetrata, che non scivola), ricoperta di cuoio grasso, uno tsuba intagliato a mano, o ponticello, un menuki di bronzo scolpito nascosto nel cuoio. Il saya, o fodero, è di legno laccato con festoni di bucaneve - un altro simbolo chiave del film - con una fascia d’oro intrecciata per legare la spada alla fondina di cuoio a spalla di Babydoll.
    Zack Snyder ha voluto che la lama recasse incisi i simboli che, letti in ordine cronologico, raccontano tutta la storia di “Sucker Punch”.
    Browning ha trovato commovente questo dettaglio. “Ho pensato che fosse bellissimo che tutta la storia fosse incise sulla spada di Baby, perché è come se decidesse il suo destino fin dall’inizio”, dice. “Lei ha tutta la storia nelle sue mani… ma non lo sa”.
    Progettate da Alex Pardee, le incisioni hanno richiesto 40 ore di lavoro per ogni lama. Per il film sono state poi preparate due spade identiche, oltre a parecchie copie di alluminio e bambù per le sequenze dei combattimenti.
    “Devo esprimere tutta la mia ammirazione per il design e l’abilità tecnica che tutti hanno espresso nel realizzare questo oggetto fondamentale, perché non è semplicemente un’arma, ma un modo di raccontare la storia”, afferma Snyder. “Riflette esattamente quello che avevo immaginato e quello che era necessario al film, sia dal punto di vista pratico che estetico. Ho sempre amato questi elementi simbolici che devi cercare in un film, perché rivelano molte cose quando li scopri”.
    La richiesta del regista di inserire questi simboli ha portato a modificare molte armi delle ragazze, che sono state quindi progettate per tornare poi nel mondo reale di ogni personaggio.
    Ad esempio, l’ascia da guerra e la pistola di Blondie recano inciso il cuore che è il suo simbolo, mentre la Colt calibro 45 di Babydoll riporta i simboli chiave che appaiono nel corso di tutta la storia, come il coniglio impagliato che vediamo per la prima volta a casa sua, e tanti ciondoli simili a quelli che le ragazze giapponesi appendono ai loro telefonini. Qui, i simboli dell’adolescenza - un coniglietto, un biberon, un orsetto - diventano simboli dell’innocenza perduta: una clessidra e un teschio.
    Alcune delle armi più importanti del film non sono reali, ma realizzate con effetti visivi speciali, in particolare la mitragliatrice Meka, ispirata agli anime giapponesi, un veicolo capace di volare, è stato creato dal supervisore degli effetti visivi John “D.J.” Des Jardins, e solo la cabina di pilotaggio era vera, per permettere all’Amber di Jamie Chung di mettersi ai comandi.
    Anche se Meka è un veicolo da guerra molto imponente, Snyder e i progettisti hanno dato un tocco di humor dipingendo sulla parte anteriore il muso rosa di un coniglio e i caratteri giapponesi che tradotti significano più o meno “Pericolo! Donna alla guida!” - una frase che dovrebbe essere presa piuttosto seriamente quando Amber inizia a sparare.

    Possiamo perderci nei nostri mondi, credere che siano reali.
    —Sweet Pea


    — I MONDI FANTASTICI —

    Prima che i suoi mondi fantastici conducano Babydoll e le sue amiche alla battaglia, lei viene rinchiusa nel Lennox House per malati di mente a Brattleboro, Vermont e il set della clinica e altri ambienti sono stati costruiti in teatro a Vancouver, Canada. Lo scenografo Rick Carter li ha creati tenendo sempre presenti il mondo reale di Babydoll e quelli fantastici creati dalla immaginazione della ragazza, in modo che ognuno fosse utilizzabile per i vari scenari.
    “Se si fa attenzione”, dice la produttrice Deborah Snyder, “si può vedere ad esempio che un passaggio ad arco che usiamo nella Lennox House appare anche nella sequenza fantastica del drago e poi nel bordello. La scena della Prima Guerra mondiale inizia poi in una cattedrale data alle fiamme che ha la stessa struttura della clinica”.
    “Quello che mi ha intrigato di più è che ogni edificio in cui Babydoll si ritrova, che sia una cattedrale, un castello o un tempio, riflette l’architettura della clinica, sia dentro che fuori”, dice Carter. “La gamma di colori cupi, anche nelle lame di luce che penetrano dalle finestre, suggerisce la relazione tra i diversi luoghi e inconsciamente fa entrare lo spettatore in quello stesso spazio mentale, permettendogli di condividere quello che sta succedendo a Babydoll”.
    Queste similitudini visive alludono al parallelismo creato dalla mente di Babydoll tra il reale e l’immaginario. “Il mondo fantastico di Babydoll viene dal mondo reale”, sostiene Deborah Snyder, “così quando entra nel teatro della clinica e vede le attrezzature tipiche di quei luoghi comunitari - un treno, un castello, una pagoda giapponese - sono loro che scatenano l’immaginazione. Ma sono trasformati come succede solo nei sogni, quando le cose non sempre sono al posto giusto”.
    Carter e il direttore della fotografia Larry Fong hanno lavorato insieme per ottenere quel confuso senso del tempo e del luogo anche nelle scene che accadono nella ‘realtà’ del film. La storia si svolge negli anni 60, ma, dice Fong: “a parte alcuni aspetti del trucco, delle acconciature e degli abiti, non direi che appaia chiaramente il periodo. Abbiamo voluto evocare non tanto un decennio, ma l’atemporalità, un fotogramma della mente. E’ stato più importante che riportare una data specifica”.
    La visione di Babydoll fluisce liberamente nel tempo e nello spazio e la mise-en-scène del film riflette questo percorso. “Volevamo qualcosa di viscerale, di sconvolgente, che si arrivasse a non capire il confine tra realtà e fantasia”, aggiunge Fong.
    “Per questo”, dice, “abbiamo usato una quantità di specchi, creando riflessi che echeggiano il tema della doppia realtà, l’illusione, l’auto-riflessione. Come può la memoria servirti o tradirti quando dipendi da lei? Tutti noi abbiamo il ricordo di certi eventi, ma poi guardiamo una foto e non è come ricordavamo; percezione e realtà si sono confuse. In parte il film è su questo: cosa è percezione, cosa è immaginazione, cosa è memoria, cosa è falsa memoria?”
    Per il regista Zack Snyder, alla base dell’estetica del film è stata una ‘verità’ critica piuttosto che visiva. “Trovare la bellezza nel mondo difficile e duro del manicomio è stato molto importante perché, per me, la bellezza di questo film è forse la sua contraddizione più interessante - una storia tetra che non si interrompe mai visivamente”.
    Per Snyder l’essenza di “Sucker Punch” è precisamente in queste contraddizioni, il modo in cui le immagini e gli elementi vengono contrapposti, non repressi dalle norme del realismo o dell’iconografia popolare. Il costumista Michael Wilkinson è stato attratto in particolare dal paradosso della “combinazione dell’archetipo della tradizionale sottomissione femminile con questi personaggi così forti, dominanti, vere eroine d’azione. Immediatamente ho iniziato a unire elementi dell’archetipo - la crestina della cameriera francese o il colletto da scolaretta - con la silhouette e i dettagli di un soldato pronto alla battaglia”.
    “Adoro fare le ricerche per un film”, spiega Wilkinson. “Questa volta mi sono ispirato a tanti periodi diversi, ho esaminato le fonti più disparate, della cultura storica o popolare - dai video musicali e i videogame ai dipinti religiosi del XVI secolo!”.
    In alcune occasioni Wilkinson ha lavorato al contrario, ad esempio reinventando i costumi da combattimento delle eroine in abiti da burlesque. “Mi sono divertito a creare legami tra i mondi, così ci sono referenze visive tra i vari momenti della storia, piccoli link che fanno pensare il pubblico a temi possibili e messaggi paralleli”.
    Vestite per pulire i pavimenti della clinica o per disinnescare una bomba su un treno futuristico, l’obiettivo delle ragazze è impadronirsi di cinque cose che le renderanno libere - una mappa, una fiamma, un coltello, una chiave e un altro oggetto misterioso che rappresenta la ragione, lo scopo, un grande sacrificio. Snyder e il suo team di creativi hanno voluto trascinare il pubblico in questa caccia, disseminando il film di simboli che diventano elementi delle fantasie di Babydoll.
    Queste connessioni tra i mondi hanno richiesto un gran numero di elementi particolari. Ad esempio, i giocattoli della camera da letto della sfortunata sorellina di Babydoll sono inaspettatamente dark e angosciosi, le loro espressioni bizzarre riflettono l’agitazione nella mente di Babydoll. Un innocuo ed economico accendino a gas è decorato con la figura di un drago che più tardi diventa il drago contro cui le ragazze combattono nella sequenza del castello e poi come un accendino d’oro con la figura di un drago che iventa importante nel tentativo di fuga di Babydoll.

    Devo fuggire da qui, devo essere libera.
    —Babydoll


    — LA MUSICA DI “SUCKER PUNCH” —

    La connessione tra la vita di Babydoll nel bordello e le sue fantasie è la musica - Madam Gorski mette una canzone e Babydoll chiude gli occhi e sogna, affascinando tutti quelli che ha intorno. Quindi la colonna sonora di “Sucker Punch” doveva esprimere esattamente l’atmosfera di ogni situazione. Il regista Zack Snyder ha collaborato con Marius de Vries e Tyler Bates per arrangiare e produrre una raccolta di canzoni che potessero accompagnare gli stati d’animo nei vari momenti della storia.
    “Credo che uno degli elementi più potenti e importanti del cinema sia la musica”, afferma Snyder. “E poiché Babydoll accende la sua fantasia con la danza, la musica diventa ancora più fondamentale”.
    “‘Sucker Punch’” è un film-sogno, con i temi della fuga, della speranza e della salvezza grazie all’immaginazione”, dice de Vries, che collabora per la prima volta con Snyder. “La musica doveva avere uno stretto legame con questi temi e in molti casi Zack ha volute usare canzoni, perché le parole potevano aiutare a orientare nelle scene più complesse e spiegare lo stato d’animo di Babydoll. E’ stata una sfida molto bella”.
    Insieme a Bates, de Vries e Snyder hanno scelto melodie che potessero essere inserite in una colonna sonora tradizionale, ma che rimanessero riconoscibili perché comunicano l’azione e la psicologia della storia. “Sweet Dreams (Are Made of This)” con un arrangiamento sensuale e malinconico è stata interpretata da Emily Browning, che ha anche cantato altre due canzoni nel film.
    “Far cantare Emily - in sostanza commentare con una canzone la situazione del suo personaggio nel film - ha regalato emozione e profondità, legando la musica alla visualità in un modo fantastico”, osserva de Vries.
    Per lavorare con l’attrice tra una scena e l’altra, de Vries ha portato sul set un registratore e ha avuto la fortuna di trovare uno spazio tranquillo dove c’era anche un pianoforte. “Era uno strumento quasi inutilizzabile, scordato”, dice sorridendo, “ma la prima versione di ‘Asleep’ che abbiamo registrato con me alla tastiera di quel pianoforte malmesso si è rivelata ricca di fascino.
    Le prime strofe che Emily ha cantato quel giorno sono sopravvissute fino alla post registrazione e al missaggio, malgrado le circostanze i risultati sono stati notevoli”.
    Un’altra canzone cantata dagli attori nel film è “Love is The Drug”, un duetto di Carla Gugino e Oscar Isaac, che accompagna i titoli di coda. Nel film c’è anche la canzone degli anni 60 “White Rabbit”. Tutte e due le canzoni erano nella sceneggiatura di Snyder e Steve Shibuya.
    “Quando Zack ci ha spiegato le premesse di ‘Sucker Punch’, ha parlato molto della canzone ‘White Rabbit’ come una di quelle che voleva nel film”, ricorda Bates, che nella colonna sonora suona la chitarra. “Così ho cominciato a pensarci e mentre stava girando ho visto come voleva svilupparla. Inizia in modo etereo, trasportando Babydoll nell’atmosfera della danza e quando le ragazze devono lottare con le armi in pugno, la canzone assume un tono epico, orchestrale”.
    Il team ha poi selezionato canzoni come “Search and Destroy” e un mix di “I Want It All” e “We Will Rock You” dei Queen.
    “Tutto quello che abbiamo scelto era per sostenere l’azione sullo schermo e al servizio di quello che voleva Zack”, dice Bates.
    “La musica è la chiave per esprimere emozioni represse”, fa notare Deborah Snyder.
    “Marius e Tyler hanno dato al film la qualità e il sentimento che Zack aveva cercato fin dall’inizio”.
    “Le ragazze nel film tirano calci, quindi la colonna sonora doveva essere aggressiva”, dice Zack Snyder. “Volevo che ogni aspetto di ‘Sucker Punch’ fosse sorprendente - il look, l’atmosfera, la musica. La musica in particolare ha aiutato a raccontare la storia, come solo lei sa fare”.

    Dal PRESSBOOK di SUCKER PUNCH

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