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    Dietro le quinte: L'ULTIMO DOMINATORE DELL'ARIA - Note di produzione (Film)

    Nella Galleria Fotografica le immagini della Première tenuta all'Alice Tully Hall di New York City, il 30 Giugno 2010.

    LA PRODUZIONE

    Nel 2005, la Nickelodeon ha mandato in onda un’originale serie animata dal titolo “Avatar: La leggenda di Aang” dei co-creatori Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko. La serie ha conquistato un gran numero di spettatori e molto presto la febbre di “Avatar” si è così diffusa da diventare un fenomeno internazionale (la serie viene ora trasmessa in più di 120 Paesi) che ha immediatamente destato l’attenzione di uno dei migliori raccontatori di storie di Hollywood—M. Night Shyamalan. Il cineasta, due volte candidato all’Oscar®, commenta: “‘Avatar: La leggenda di Aang’ mi è caduta dal cielo. E mi ha colpito come un’epifania.”

    Le figlie di Shyamalan si erano innamorate della serie, in particolare del personaggio della giovane dominatrice dell’acqua, Katara. Incuriosito dalla loro fedeltà senza precedenti al programma, Shyamalan ha deciso di guardarlo con loro, rimanendone stregato lui stesso.

    Era chiaro che la serie avesse una potenzialità cinematografica. Ma trasformare più di 30 ore di storie in un film non era un’impresa facile – oltre a essere un genere che il cineasta non aveva ancora esplorato nella sua carriera. - “Sapevo dal primo istante in cui ho scritto le prime parole sulla carta che fare un film così complesso avrebbe significato tanto lavoro. Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko, creatori della serie ‘Avatar’, ci hanno messo sei anni a costruire la sua mitologia.

    “Fare una cosa di queste proporzioni e voler comunque mantenere un certo livello di perfezione mi ha veramente aperto gli occhi ed è stata una curva di apprendimento molto interessante” continua Shyamalan. “Ero spaventato a morte ogni singolo giorno di riprese, perché tutto era davvero travolgente e c’erano molte incognite. Questo film è due volte e mezzo più grande di tutto quello che io abbia mai fatto.”

    Visto che sono fan devoti della serie originale, i filmmaker di L’Ultimo Dominatore dell’Aria hanno un obiettivo ultimo che sperano di realizzare. “Vogliamo creare un film che non solo non tradisca le aspettative dei fan, ma che si allarghi ad un pubblico mondiale come solo una pellicola live-action per il cinema può fare” dice Shyamalan.

    I creatori di “Avatar” DiMartino e Konietzko sono stati molto utili a Shyamalan nello sviluppo della sceneggiatura, aiutandolo a ridimensionare le tante storie per farle entrare in un film. “Non posso dirvi quanto è stato confortante averli a una telefonata o e-mail di distanza quando ero in un vicolo cieco. La loro mitologia creata per ‘Avatar’ è così ben pensata e architettata che loro avevano una risposta e una spiegazione logica a tutte le mie domande.”

    Shyamalan si era gingillato per anni con l’idea di fare un tipo di film a episodi, ma non aveva mai trovato il materiale giusto. L’Ultimo Dominatore dell’Aria sembrava avere tutti gli elementi che hanno affascinato il cineasta da quando era giovane e aveva visto per la prima volta Guerre Stellari, con la sua epica fantastica alimentata da una spiritualità coerente e con le arti marziali al suo centro.

    Il produttore Frank Marshall, che ha già collaborato con Shyamalan in Il Sesto Senso e Signs, dice: “Night ha uno stile cinematografico tutto suo e un modo unico di raccontare una storia. Ha la capacità di colpire il pubblico in maniera molto profonda. In questo film ha allargato il suo talento e il tiro e questa è una prospettiva incredibilmente eccitante.”

    Il produttore Sam Mercer aggiunge: “Night è interessato ai film a episodi e gliene sono stati offerti altri nella sua carriera ma, fino a L’Ultimo Dominatore dell’Aria, non ne aveva trovato uno che avrebbe potuto fare suo – completamente, fin dalle prime parole che ha scritto sulla carta.”

    Shyamalan dice che la sua ‘comfort zone’ è nel genere thriller, e ammette: “E’ bene cambiare, insegnare a me stesso cose nuove e fare qualcosa di completamente diverso.”

    L’Ultimo Dominatore dell’Aria esplora il Libro Uno della serie “Avatar” che è centrato sull’elemento Acqua. Il film segue Aang, l’Avatar, mentre si imbarca nella missione di padroneggiare tutti e quattro gli elementi per salvare il mondo. Come nella serie televisiva, L’Ultimo Dominatore dell’Aria viaggia dal Polo Sud al Nord.

    Per cominciare ad affrontare una storia così, Shyamalan ha assunto il suo collaboratore di lunga data, lo storyboard artist Brick Mason, e insieme i due hanno scritto storyboard della trama per un anno intero prima dell’inizio delle riprese. Quando il direttore della fotografia Andrew Lesnie ha firmato—è entrato per l’ultimo ripasso e controllo degli storyboard— il film è entrato nella fase pre-visualizzazione, lavorando con il supervisore VFX Pablo Helman dell’Industrial Light & Magic. A questo punto, dei disegni animati sono stati renderizzati scena per scena e in tempo reale, creando una blueprint che ha permesso ai realizzatori di vedere versioni animate e montate di intere sequenze (più di un terzo del film è stato visto in pre-viz prima dell’inizio delle riprese). Più avanti, avere la possibilità di guardare il pre-viz sul set si è dimostrata una guida di inestimabile valore – e guardarli sugli IPhone era molto più facile che ammassati intorno a un singolo monitor.

    SCEGLIERE TUTTI I DOMINATORI

    Shyamalan è stato ugualmente coscienzioso e lungimirante quando è arrivato il momento di scegliere gli attori per il film. Il regista dice: “Cercavo attori con differenti tipi di talenti e di recitazione. Non potevano essere tutti dello stesso tipo.” I realizzatori del film sono stati anche attenti a popolare le quattro diverse nazioni con etnicità diverse.

    L’epicentro di questo mondo è Aang, l’Avatar, e la ricerca del giovane attore giusto è durata sei mesi e ha coperto molti luoghi. Quando i realizzatori hanno ricevuto un DVD che esibiva un giovane campione di arti marziali di Dallas, Texas, la fortuna e il fato si sono uniti.

    Noah Ringer ha cominciato a praticare il Taekwondo, arte marziale e sport nazionale della Corea del Sud, a 10 anni, ricevendo da allora molti riconoscimenti, tra i quali il titolo di Campione dello Stato del Texas dell’Associazione Americana di Taekwondo. Molto presto Noah ha cominciato a rasarsi la testa per aiutare il raffreddamento durante gli allenamenti. Quando i suoi amici e il suo allenatore, tutti fan della serie animata, hanno notato quanto somigliasse all’eroe televisivo, hanno cominciato a chiamare Noah con il soprannome “Avatar.” Incuriosito, lui ha iniziato a guardare la serie in DVD e si è davvero immedesimato nelle sequenze di azione non-stop di arti marziali.

    Quando è stato annunciato che la Paramount stava facendo dei provini internazionali per i ruoli di L’Ultimo Dominatore dell’Aria, Noah — esortato dal suo allenatore di Taekwondo — ha registrato un’audizione su DVD, dipingendosi sulla testa già rasata a zero addirittura la freccia blu che contraddistingue il personaggio.

    “Noah è Aang. Non c’è dubbio. Dal momento in cui abbiamo guardato il suo provino, abbiamo visto la sincerità in quei grandi occhi marroni” dice Shyamalan. “E’ molto impegnato nella sua arte e vuole davvero lavorare ogni giorno più duramente. La sua disciplina è insolita per un ragazzo così giovane.”

    Il produttore Frank Marshall aggiunge: “Noah ha avuto un approccio molto Zen fin dall’inizio e questo era esattamente quello che stavamo cercando per il suo personaggio.”

    Dovendo combinare la recitazione con il suo expertise in arti marziali, Noah dice: “Night mi ha davvero aiutato a concentrarmi e a portare quella forza e quell’energia nella recitazione, e questo mi servirà per sempre nella vita.”

    Tutti sanno che in ogni storia avvincente dove c’è il bene contro il male bisogna avere un cattivo straordinario. Per cui trovare, per la parte di Zuko, qualcuno che andasse bene con Ringer era fondamentale.

    Essendo appena uscito dal successo inaspettato del film vincitore dell’Oscar® The Millionaire, il protagonista Dev Patel era alla ricerca di un ruolo il più differente possibile da quello del suo personaggio Jamal. Mentre era in giro a promuovere questa pellicola indipendente, Patel si è candidato per il ruolo del Principe inviando una cassetta e, più tardi, ha ricevuto la ‘chiamata’ di Shyamalan, che gli offriva la parte.

    Shyamalan, dice: “In realtà la vulnerabilità è il forte di Zuko. La parte dolce di Dev Patel è la vulnerabilità. Quando lo abbiamo scelto per il ruolo, Dev era un uomo-bambino, la perfetta combinazione di rabbia e compassione.”

    Patel (che ha guardato “Avatar” durante le pause sul set di The Millionaire) dice: “Il Principe Zuko è diviso tra la sua passione e la lotta per riconquistare l’onore agli occhi di suo padre. Mi è sempre piaciuta la storia perché contiene tante lezioni da imparare, e sono sempre stato un grande fan di Bruce Lee, quindi ho amato e amo tutte le cose connesse alle arti marziali nelle serie animate.”

    Quando Ringer e Patel si sono conosciuti il primo giorno di riprese, hanno immediatamente provato rispetto reciproco. Patel dice: “Ho visto questo ragazzino di 12 anni arrivare sul set di questo film colossale e mi ha sorpreso vedere che era assolutamente fermo e deciso. Il suo allenamento nelle arti marziali gli ha davvero dato la fermezza e la determinazione di mettersi in gioco per ottenere quello che vuole, incurante di quanto grande sia la sfida.“

    Come Ringer, anche la giovane attrice Nicola Peltz aveva deciso di candidarsi per una parte nell’ultimo film di Shyamalan; è stata chiamata a fare un provino per il ruolo della dominatrice dell’acqua Katara — e alla fine ha avuto la parte. Avendo guardato fedelmente la serie animata con i suoi fratelli minori, Peltz conosceva bene il personaggio.

    Come le figlie di Shyamalan, tutte le ragazzine ammirano Katara e la sua forza da giovane donna. Peltz dice: “Lei è un modello straordinario per le ragazzine. Tutto quello che si mette in testa di fare, fa’. E’ davvero forte sia mentalmente che fisicamente.”

    Visto che entrambi i genitori sono assenti, il fratello maggiore di Katara, Sokka, accetta con gioia il suo ruolo di protettore. Anche se Sokka non è tanto dotato come dominatore, possiede l’anima del vero guerriero. Se Katara è in pericolo si mette subito in azione con il suo boomerang o una lancia. Per questo ruolo è stato scelto Jackson Rathbone, famoso per la saga Twilight, che da’ alla parte un aspetto meditabondo.

    Shyamalan dice: “Se nel film c’è umorismo non è Sokka il diversivo comico. Nel film lui è realista, radicato. Questo ha dato a Jackson un ampio raggio nel quale muoversi, e nel corso del film si può davvero guardare Sokka crescere.”

    Oltre al lungo cammino che lui e sua sorella fanno, il personaggio di Sokka subisce anche un cambiamento emotivo quando incontra la Principessa Yue - interpretata da Seychelle Gabriel - e si innamora di lei. Rathbone dice: “In qualche modo Sokka è un campagnolo della Tribù dell’Acqua del Sud che va nella grande città della Tribù dell’Acqua del Nord dove incontra questa principessa bellissima e sofisticata. Il loro rapporto gli insegna tante cose e lui cresce molto.”

    Il viaggio del Principe Zuko è alimentato dai doveri verso la famiglia. Dopo aver sfigurato in battaglia, Zuko è stato ostracizzato da suo padre, il Signore del Fuoco Ozai (interpretato da Cliff Curtis). Zuko è determinato a riconquistare l’amore e la stima del padre e, in questo, viene aiutato da suo Zio Iroh (interpretato da Shaun Toub), un ex-generale e veterano di molte guerre, che funge da mentore e confidente per il giovane principe.

    La Nazione del Fuoco governa con, ed è governata da, una forza militare – per questo non è una sorpresa che, anche a livello individuale, valga la stessa filosofia de ‘la forza fa la legge’. E’ dovere del forte spingere da parte il debole e governare. Credendosi un leader più dotato di Zuko, l’Ammiraglio Zhao (interpretato da Aasif Mandvi) ha intenzione di prendere il posto del principe in disgrazia, e farà di tutto per guadagnare il favore del Signore del Fuoco.

    Per completare il cast con gli uomini delle tribù dei quattro elementi sono state fatte audizioni aperte in tutta la East Coast per attori che avessero abilità in varie e diverse discipline: arti marziali, militari, danza, ginnastica. Sono stati fatti provini a attori di tutte le età, inclusi bambini (dai cinque ai sedici anni).

    Uomini che somigliassero a mediorietali, indiani, mediterranei e italiani sono stati scelti come soldati della Nazione del Fuoco. Un insieme di uomini, donne e bambini con tratti coreani, giapponesi, mongoli e africani sono stati scelti come cittadini del Regno della Terra che vive sotto il regno della nazione del Fuoco. Allo stesso modo, centinaia di uomini, donne e bambini che sembrassero di origine anglosassone sono stati scritturati come abitanti dei villaggi delle Tribù dell’Acqua del Sud e del Nord.

    Alla fine, per popolare il mondo di L’Ultimo Dominatore dell’Aria sono stati impiegati più di 6.000 attori.

    PADRONEGGIARE L'ARTE DI 'PIEGARE' GLI ELEMENTI

    Dopo essere stato scelto per il ruolo di Aang, Noah Ringer ha dovuto ‘allenarsi’ per circa un mese… come attore, naturalmente. Era sorpreso di quanto avessero in comune la recitazione e la pratica delle arti marziali. Ringer osserva: “Nel Taekwondo, ascolti il tuo maestro e poi agisci. Nella recitazione fai la stessa cosa con il tuo regista.”

    Ringer si è allenato con il reparto degli stunt per un paio di mesi prima delle riprese, incorporando le sue mosse di arti marziali in sequenze di combattimento complicate e coreografiche. Shyamalan dice: “Noah ha un modo tutto suo di aggiungere poesia alle sue mosse non perdendo mai, nello stesso tempo, la sua ‘sensibilità da Aang’. Sul set era difficile credere e ricordare che questo non solo era il suo primo film ma anche la prima volta che lui recitava. Ogni giorno lo facevo concentrare e riflettere sull’integrità della sua recitazione, e lui tornava da me con idee e interpretazioni tutte sue. E’ molto competitivo e questo fa sì che voglia dare il massimo di se stesso in ogni cosa che fa.”

    Prima di decidere di voler fare l’attrice, Nicola Peltz ha giocato a hockey sul ghiaccio per molti anni, pensando anche di diventare una professionista. Le sue capacità atletiche sono state utili quando si è allenata per il ruolo di Katara, che includeva un regime di training di arti marziali cominciato cinque mesi prima delle riprese del film.

    L’attrice newyorchese dice: “Ho cominciato ad allenarmi da sola a Brooklyn e ho imparato il Kung Fu, che è un’arte marziale che è forza contro forza. Poi, un paio di mesi prima di cominciare le riprese, sono andata a Filadelfia e ho cominciato gli allenamenti di Tai chi, per poi coreografare insieme a Noah e Jackson le scene di combattimento.”

    Nicola ha concentrato la maggior parte del suo allenamento sul Tai chi chuan, un’arte marziale con movimenti più gentili, lenti e fluidi. Il Tai chi utilizza l’energia interna per promuovere la calma e la lucidità mentale ed è lo stile scelto dalla Tribù dell’Acqua per dominare gli elementi.

    LE SCENOGRAFIE

    La trasformazione scenografica della serie “Avatar: la leggenda di Aang” in un film per il cinema è cominciata a novembre 2007, quando i produttori esecutivi (e creatori della serie) DiMartino e Konietzko hanno passato tutti i loro bozzetti e scenografie del cartone animato allo scenografo Philip Messina. Con l’obiettivo di far esplodere questo mondo televisivo sul grande schermo, Messina e il suo reparto artistico hanno iniziato a raccogliere immagini e riferimenti. Guardando tutto, da riviste di viaggio e storia, a gazzette di sociologia, a tomi dedicati alle lingue morte, il gruppo ha cominciato a compilare la sua bibbia di illustrazioni. Dalla Cina al Nord Africa, all’India, al Medioevo, per trarre ispirazione Messina non ha escluso nulla. L’arte concettuale originale di Messina per ogni set è stata poi usata come punto di riferimento per tutto il corso della produzione.

    Messina, che ha lavorato con Shyamalan come art director su Il sesto senso, dice: “Ho dovuto pensare a come potessero essere gli abitanti di ogni nazione. Dagli infreddoliti Nomadi dell’Aria, alla grandeur della Tribù dell’Acqua del Nord, agli Abitanti della Terra che erano più organici, fino all’industrializzata Nazione del Fuoco. Progettare le nazioni era come mettere insieme quattro pezzi di un puzzle. Ogni volta che ne cambiavo uno, influenzavo anche gli altri. Volevo renderli armoniosi uno con l’altro e farli sembrare coerenti anche se completamente e peculiarmente diversi.”

    Un anno prima delle riprese, con un reparto artistico e uno delle costruzioni composto da più di 250 artigiani, Messina era pronto per costruire. Lo scenografo ha lavorato a stretto contatto con la costumista Judianna Makovsky, con la hair and makeup designer Ivana Primorac e con il direttore della fotografia Andrew Lesnie. Insieme hanno cercato di concordare tutte le decisioni – da un bottone a una parrucca a un’inquadratura – in modo da non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio.

    QUATTRO NAZIONI, TANTI MONDI

    Forse il più grande sforzo di Messina è stato la fortezza della Tribù dell’Acqua del Nord (TAN). L’impressionante struttura – che doveva apparire come interamente fatta di ghiaccio – è l’ambientazione dell’ultimo terzo del film, in cui si vede l’assedio della fortezza da parte dei soldati della Nazione del Fuoco (con più di 400 attori e comparse nelle sequenze della battaglia). Messina dice: “Il set del TAN è stato il più difficile. Essenzialmente è un ambiente che esiste in una calotta glaciale polare. Devi cominciare a chiederti, ‘Come vivono queste persone?’ Abbiamo avuto la pretesa di pensare che loro fossero un tutt’uno con l’ambiente e che vivessero in queste condizioni climatiche estreme per scelta.”

    Messina ha progettato e disegnato la TAN avendo in testa molti riferimenti islamici, indiani e turchi. Con l’utilizzazione di più di 200 operai, la costruzione dell’enorme set è durata quasi quattro mesi e, gradualmente, dal pavimento di un hangar per aerei è arrivata alla misura di due campi di calcio messi uno accanto all’altro. Per rinforzare la sensazione che fosse fatto di ghiaccio, il set è stato avvolto con migliaia di galloni di polimero blu e grigio, tutto coperto da neve a base di sale Epson.

    Per quanto riguarda gli ambienti grezzi e naturali del villaggio della Terra, una cava di roccia si è dimostrata il luogo perfetto in cui costruire gli ambienti esterni. Gli scenografi hanno scelto i colori del terreno, delle rocce e della natura intorno per le loro tavolozze. Delle strutture primitive di tende sono state costruite dal nulla usando i tronchi delle foreste lì vicino, e la cittadina ha assunto l’aspetto di un accampamento di nomadi beduini.

    Mentre esplorava la cava per il set della prigione del Villaggio della Terra, Messina è stato piacevolmente sorpreso nel trovare dell’attrezzatura industriale pre-esistente nel bel mezzo dello spazio. “Invece di eliminarla, ho pensato si potesse incorporare nel nostro set. L’enorme torre traliccio e il nastro trasportatore sembravano poter appartenere al mondo dall’aspetto arcaico e industriale della Nazione della Terra.” Con la costruzione di un paio di porte d’acciaio e di una passerella, quello che sembrava un problema per la scenografia si è trasformato in un vantaggio.

    Il design della imponente Nazione del Fuoco— inzuppata di rossi focosi e di neri sinistri —è diverso dal look degli altri mondi… e questo pr un motivo specifico. Messina dice: “I creatori di ‘Avatar’ Mike e Bryan mi hanno ricordato che la Nazione del Fuoco era all’inizio un popolo tribale, proprio come gli altri. Poi sono diventati i ‘cattivi’. E mentre il loro impero cresceva grazie all’industrializzazione, cresceva anche il loro potere.” Il risultato del design di Messina ricorda l’America appena industrializzata con elementi dell’antica cultura giapponese.

    Forse il miglior esempio è la Sala dei Banchetti della Nazione del Fuoco, dove il Principe Zuko viene umiliato davanti ai membri della sua tribù. La sala è stata costruita all’interno di un’ex centrale elettrica. Chiusa più di 25 anni fa, la centrale offriva a Messina una rete di tubi e cavi scoperti e muri con la vernice scrostata. Lo scenografo ha pensato al Giappone dell’epoca degli shogun e alla Cina comunista e li ha incorporati nel look della sala dei banchetti.

    Quando il film comincia, i Nomadi dell’Aria sono già stati sconfitti dalla campagna militare della Nazione del Fuoco; Messina sapeva, quindi, che gli ambienti di questa ex grande nazione sarebbero stati prevalentemente in rovina. Come riferimenti per l’ideazione del Tempio dell’Aria ha guardato a antichi templi in Cambogia. Il Tempio è il luogo di un regolamento di conti fra Aang, lo Spirito Blu e uno squadrone di soldati della Nazione del Fuoco. Il set è stato costruito in teatro a Filadelfia, e anche se sembra interamente fatto di pietra, nella struttura è stata inserita della gomma per fornire agli stunt un luogo più morbido dove cadere.

    Era chiaro che le quattro nazioni, ognuna con un clima differente, non potevano avere lo stesso abbigliamento. La costumista Judianna Makovsky ha quindi creato dei look unici per ogni nazione. In totale, per L’Ultimo Dominatore dell’Aria, sono stati creati e realizzati più di 1.800 costumi e armature e 50 paia di scarpe e stivali. Makovsky ha preso i colori, le forme e i modelli dalla serie “Avatar” e li ha portati nel mondo reale.

    Tutte e quattro le risultanti civiltà sono nate come un miscuglio di etnie e di culture diverse – la specificità culturale è stata evitata. Ognuna di esse mostra un design e una tavolozza di colori peculiare e distintiva. Gli abitanti del villaggio della Tribù dell’Acqua del Sud sono stati vestiti con blu, marroni e grigi attutiti e ornati con delle rozze pellicce finte. La più sofisticata Tribù dell’Acqua del Nord è inondata di blu, viola e grigi intensi e sono stati utilizzati tessuti più ricchi e pellicce finte di lusso. I popoli imprigionati della Nazione della Terra esibiscono costumi con i tocchi di colore e lo stile di antichi abiti coreani e cinesi. E i soldati della Nazione del Fuoco sono abbigliati in neri, rossi e oro, con elmi e armature che riportano indietro ai guerrieri delle culture giapponesi, russe e mongole.

    Oltre a centinaia di trucchi e parrucchi ideati e creati dalla produzione, due ‘marchi’ fondamentali hanno avuto bisogno di una collaborazione speciale tra Shyamalan, Makovsky e la makeup and hair designer Ivana Primorac. Per la cicatrice sulla faccia di Zuko, la squadra ha utilizzato un trucco prostetico per creare una bruciatura, ormai cicatrizzata, che fa sembrare che le fiamme abbiano leccato la faccia del Principe; l’idea di base è stata stilizzata fino a che non è arrivata a apparire quasi come, dice Makovsky, “le fiamme sulla fiancata di una muscle car”. La freccia blu che adorna la fronte di Aang, e che è il suo tratto distintivo, è stata creata da un artista di tatuaggi di New York City ed è fatta di puntini, quasi come il pizzo. Attenti a non far diventare questo segno preponderante – e per evitare ogni simbolo o carattere riconoscibile – Primorac e l’artista hanno sviluppato un alfabeto tutto nuovo che è un conglomerato di tutto, dalla calligrafia Indios, thai e giapponese, a simboli della pratica alchemica e dei mandala tibetani. La freccia è stata poi stampinata sulla fronte di Aang con del trucco di colore blu-verde che somiglia a inchiostro per tatuaggi sopravvissuto al tempo.

    Anche avendo moltissimi ‘dominatori’ in prima linea, i soldati della Nazione della Terra hanno comunque avuto bisogno di armi. Per queste, Messina ha lavorato con gli attrezzisti di scena che hanno ideato diverse spade, lance e alabarde (antiche asce da combattimento) prendendo spunto dalle armi dell’Epoca Buia e del Medioevo.

    IN LOCATION: ANDARE IN GROENLANDIA

    Sebbene il suo nome evoca il verde, la maggior parte del continente della Groenlandia è un paesaggio di ghiaccio. All’inizio delle riprese, la produzione è andata in Groenlandia e si è insediata nella minuscola città costiera di Ilulissat (il nome della città significa letteralmente “iceberg”). Qui sono state girate tutte le scene di Katara, Sokka e del villaggio della Tribù dell’Acqua del Sud.

    Arrivare fino in Groenlandia per le riprese è prova dell’impegno che i realizzatori del film hanno messo nel voler essere autentici. Il luogo è accessibile solo con un piccolo aereo, e le temperature durante le riprese scendevano di molto sotto lo zero. Ma, catturare gli strabilianti panorami di colline ricoperte di neve sullo sfondo di cieli blu e un mare tempestato di iceberg ha premiato lo sforzo.

    Il produttore Sam Mercer dice: “Eravamo fermamente convinti che l’inizio del film dovesse sembrare il vero inizio di un viaggio. Siamo venuti in Groenlandia perché nel mondo non c’è un posto uguale a questo; è un paesaggio unico e irripetibile con iceberg, acqua e ghiacciai, tutti nello stesso luogo.”

    Il produttore Frank Marshall (che ha già girato lì) dice: “Una delle cose straordinarie di questo luogo per gli attori è che si trovano in mezzo agli elementi reali, e questo rende più genuina la loro recitazione. Sono in grado di restituire l’idea di essere a temperature fredde da record in una maniera naturale, normale. Quando avevamo bisogno di una location che voleva il ghiaccio, gli iceberg e niente alberi, sapevamo esattamente dove andare.”

    Dato che nulla poteva essere lasciato al caso, tutti i dettagli sono stati controllati ripetutamente. Mercer continua: “Dopo aver trasportato il nostro equipaggiamento per nave su enormi container dagli Stati Uniti, abbiamo anche stilato, per ogni reparto, una lunghissima checklist che copriva ogni evenienza, da come tenere al caldo le persone mentre lavorano, a come prevenire il congelamento delle macchine da presa.”

    Così i realizzatori del film, il cast e la troupe – ai quali era stato chiesto di ‘mettere in valigia un po’ di pazienza’ – si sono avventurati verso Ilulissat per i primi nove giorni di riprese di L’Ultimo Dominatore dell’Aria. Tutto il cast, la troupe e l’equipaggiamento sono stati poi trasportati in luoghi remoti fuori Ilulissat via elicottero. Per usare questa location al suo massimo, sono state filmate scene in vari luoghi, dalla cima di un lago ghiacciato fino ai bordi barcollanti di una calotta glaciale.

    La location principale delle riprese in Groenlandia occidentale è stato il Villaggio della Tribù dell’Acqua del Sud, costruito contro il forte e austero sfondo di iceberg che galleggiano sulla Disco Bay. Le costruzioni sono cominciate due mesi prima delle riprese, e lo scenografo Messina ricorda: “Nessuno di noi aveva mai costruito prima una cosa simile in un ambiente estremo. Abbiamo avuto pennelli che si congelavano prima di aver applicato il primo strato di venice.” La troupe era composta in tutto da 150 lavoratori che venivano dagli Stati Uniti, dalla Groenlandia e dalla Danimarca.

    Il villaggio era costituito da 11 strutture a igloo a grandezza naturale che erano state costruite con fibra di vetro a Filadelfia, trasportate pezzo a pezzo e poi riassemblate sul posto. Il set è stato arredato con pelli animali, ceramiche, tamburi fatti a mano, pesce e reti presi in prestito dai locali. Delle antiche canoe in legno sono state fornite dal museo locale di Ilulissat. Tra una ripresa e un’altra, gli igloo coperti di neve sono ironicamente serviti come stanze di riscaldamento per gli attori, grazie alla presenza di stufe portatili all’interno.

    Il set è stato costruito in un luogo che è Patrimonio Mondiale protetto dall’UNESCO, per questo si è dovuto rispettare delle regole. Il reparto artistico, per esempio, non aveva il permesso di toccare il suolo con nessuno dei suoi materiali da costruzione. Tutte le strutture sono state quindi fissate sulla spessa superficie ghiacciata che ricopriva il terreno.

    Oltre al villaggio dove vivono Katara e Sokka, le riprese hanno avuto luogo anche davanti alla strana sfera ghiacciata dove i due scoprono Aang. Questo set è stato costruito usando per lo più neve rinforzata da schiuma.

    In un posto così remoto ci si aspetterebbe un ritardo o rallentamento nelle tecnologie, ma non è questo il caso. Poco prima dell’arrivo del gruppo a Ilulissat, le Poste e Telecomunicazioni della Groenlandia hanno installato un cavo Internet velocissimo che correva per migliaia di miglia sotto al mare. Questa tecnologia è stata in grado di trasportare il girato (che è stato poi lavorato a Copenhagen) attraverso il cavo Internet ai computer dei realizzatori del film. I giornalieri potevano quindi essere guardati in tutta comodità negli uffici della produzione all’Hotel Arctic.

    La necessità è la madre dell’invenzione, e tutti i reparti hanno dovuto adattare le loro abitudini lavorative routinarie al clima estremo. Ivana Primorac ha adottato la pratica locale di asciugare le cose all’esterno nonostante le temperature fossero di molto inferiori allo zero – le parrucche bagnate si congelavano rapidamente, ma quando veniva raschiato via il ghiaccio la parrucca sotto si presentava asciutta. Particolare attenzione si doveva prestare quando si applicavano pezzi di capelli — tutto doveva essere completamente asciutto prima di attaccarlo, per evitare che i pezzi si congelassero sulla testa degli attori. Sono stati presi stampi delle mani degli attori che poi indossavano colate di latex come guanti per riscaldarle. Per i campi larghi per Noah Ringer è stata creata una ‘cuffia’ del colore della pelle per proteggere la sua testa rasata. Tutti gli attori indossavano biancheria fatta di strati di seta e i costumi erano rinforzati con materiale termico. Le scarpe sono state costruite su zeppe imbottite e isolanti per evitare che i piedi degli attori fossero a stretto contatto con il ghiaccio.

    Nonostante gli sforzi di filmare in un posto così estremo, la squadra degli VFX di Pablo Helman ha anche vissuto l’avventura. La coraggiosa troupe ha trascorso numerosi giorni su una grande barca da pesca a riprendere le lastre di ghiaccio dei torreggianti iceberg. Per Helman: “Gli iceberg si possono capovolgere senza alcun preavviso. Il reparto VFX ha amato ogni istante dell’avventura.” C’era anche un’unità aerea che filmava gli infiniti panorami dall’alto di un elicottero.

    Shyamalan conclude: “Il paesaggio della Groenlandia non sarà mai più lo stesso. Si muove e cambia continuamente. Speriamo di aver catturato parte di questa unicità nel nostro film.”

    E precisamente quel paesaggio – insieme alle innumerevoli ore di lavoro trascorse a costruire il mondo di L’Ultimo Dominatore dell’Aria - sarà magico per il pubblico. Dev Patel spiega: “Questo film ha davvero quell’aspetto di escapismo per il quale si va al cinema e si viene trasportati in un mondo completamente diverso per un paio d’ore. Abbiamo creato una terra da favola con tutte queste diverse nazioni e queste creature fantastiche e le persone che manipolano gli elementi. Per me questo è davvero un viaggio emozionante.”

    * * *

    Nel creare il viaggio di Aang, Shyamalan non ha solo fornito ai futuri spettatori un’odissea, ma ha anche fatto un percorso di natura più personale. Il filmmaker dice: “‘L’Ultimo Dominatore dell’Aria’ è pensato per essere un film d’intrattenimento divertente e pieno di azione ma, sotto la superficie, tratta di alcuni temi seri come il dominio di una razza sull’altra, dell’equilibrio e del rapporto con il pianeta – tutte cose che mi interessano e che avete visto nei miei altri film. Questo intero processo è stato una straordinaria esperienza di crescita per me, non solo come regista, ma come essere umano – perché io sono un fanatico del controllo e, quando si hanno così tanti strati in un film come in questo, devi arrenderti al fatto che non puoi controllare ogni aspetto di una scena. E’ stata una formidabile occasione per imparare.”

    Shyamalan conclude: “Questo film è solo l’inizio, perché questa è una storia molto lunga. Aang deve padroneggiare tutti e quattro gli elementi e, alla fine, conquistare la serenità. Lui è nato in uno, l’Aria, ma deve ancora diventare padrone dell’Acqua, della Terra e poi del Fuoco, e questo concluderà la nostra trilogia. Tutto sommato, io sono profondamente convinto che questo era un film importante da fare.”

    Dal >Press-Book< di L'ultimo dominatore dell'aria

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