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    Home Page > Movies & DVD > Carol

    CAROL: CATE BLANCHETT E ROONEY MARA VESTONO LA SEDUZIONE LESBO NEGLI ANNI CINQUANTA PER TODD HAYNES

    Dalla X. Festa del Cinema- Dal 68° Festival del Cinema di Cannes - Dal 5 GENNAIO - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by JUSTIN CHANG (www.variety.com)

    "'Carol' racconta un'imprevedibile storia d'amore, quella tra due donne di età diverse e provenienti da ambienti sociali diversi. Therese, una giovane donna sulla ventina che ha appena cominciato ad affacciarsi alla vita, incontra Carol Aird, un'affascinante donna più grande di lei, che ha una figlia e che sta affrontando un divorzio. L'infatuazione e la passione reciproca costringono però le due donne a dover affrontare gli attacchi del mondo che le circonda".
    Il regista Todd Haynes

    "'Carol' è una storia d'amore che tende a dimostrare come la verità sia in assoluto il miglior tonico. Se sei emotivamente onesto con te stesso, su chi sei e in cosa credi, le cose potrebbero non andarti bene, ma sarai certamente una persona migliore"
    La sceneggiatrice Phyllis Nagy

    (Carol; REGNO UNITO/USA 2015; Dramma romantico; 118'; Produz.: Film4/Killer Films/Number 9 Films; Distribuz.: Lucky Red)

    Locandina italiana Carol

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    Trailer

    Titolo in italiano: Carol

    Titolo in lingua originale: Carol

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Todd Haynes

    Sceneggiatura: Phyllis Nagy

    Soggetto: Adattamento del secondo romanzo della grande giallista americana Patricia Highsmith The Price of Salt (in Italia intitolato proprio Carol ), pubblicato nel 1952.

    Cast: Cate Blanchett (Carol Aird)
    Rooney Mara (Therese Belivet)
    Sarah Paulson (Abby Gerhard)
    Cory Michael Smith (Tommy)
    Kyle Chandler (Harge Aird)
    Jake Lacy (Richard)
    Carrie Brownstein (Genevieve Cantrell)
    John Magaro (Dannie)
    Kevin Crowley (Fred Haymes)
    Jim Dougherty (Mr. Semco)

    Musica: Carter Burwell

    Costumi: Sandy Powell

    Scenografia: Judy Becker

    Fotografia: Edward Lachman

    Montaggio: Affonso Gonçalves

    Effetti Speciali: Ed Chapman (supervisore effetti visivi)

    Makeup: Patricia Regan (capo dipartimento makeup); Jerry DeCarlo (capo dipartimento acconciature)

    Casting: Laura Rosenthal

    Scheda film aggiornata al: 08 Febbraio 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Al centro della vicenda, ambientata nella New York degli anni Cinquanta, c'è l'amore fa una ragazza di diciannove anni che lavora in un grande magazzino e una bellissima donna fortemente in crisi con il marito.

    IN ALTRE PAROLE:

    Ambientato nella New York degli anni '50, CAROL racconta la storia di due donne appartenenti ad ambienti molto diversi, travolte da una reciproca passione.
    Sfidando i tabù imposti dalla morale dell'epoca, che condannano la loro innegabile attrazione, vivranno la loro storia d'amore, a dimostrazione della forza e della capacità di resistenza dei sentimenti.
    Therese Belivet (Rooney Mara) è una ventenne che lavora come impiegata in un grande magazzino a Manhattan sognando una vita più gratificante. Un giorno incontra Carol (Cate Blanchett), una donna attraente intrappolata in un matrimonio di convenienza e senza amore. Tra loro scatta immediatamente un'intesa, e l'innocenza del loro primo incontro piano piano svanisce al progressivo approfondirsi del loro legame.
    Carol cerca di liberarsi dai condizionamenti imposti dal matrimonio, ma suo marito (Kyle Chandler) minaccia di farle togliere l'affidamento della figlia quando il suo coinvolgimento sentimentale con Therese e un precedente rapporto intimo con la sua migliore amica Abby (Sarah Paulson) vengono alla luce. Carol decide allora di abbandonare il comfort al quale è abituata e di partire con Therese per un viaggio anche interiore alla scoperta di se stessa e di nuovi spazi.

    SHORT SYNOPSIS:

    Set in 1950s New York, a department-store clerk who dreams of a better life falls for an older, married woman.

    Commento critico (a cura di ENRICA MANES)

    Todd Haynes mette in scena con abilità e delicatezza un tema soltanto carezzato nel cinema e nella letteratura di quegli anni '50 ai quali la storia narrata appartiene, collocando, prima dei valori e della morale, una serie di sapienti citazioni e di cammei capaci di introdurre spazio e tempo e descriverlo con peculiarità rarissima e appropriata. Un tocco che si nota fin dalla raffinata descrizione degli interni, nella fotografia - e nella meta fotografia rappresentata dalla passione di Therese - nella musica di sottofondo - in quel gioco intradiegetico tipico del cinema di genere - persino nella trama narrativa e nel mezzo descrittivo: l'immagine vive la caratteristica pulsante dei grandi maestri attraverso l'uso di una pellicola che simula quella dell'epoca, di un piano sequenza con verticale (giusto in apertura) e prosegue con citazioni colte di Viale del tramonto e Colazione da Tiffany con una Rooney Mara straordinariamente simile all'indimenticata Audrey

    Hepburn. Per un'opera tanto raffinata d'altronde non potevano essere scelte attrici diverse, camaleontiche dalla sera alla mattina, ora impassibili e perfettamente truccate, ora colte nella disperazione che trapela dalla sciattezza del volto; donne - prima che attrici - capaci di esprimere ogni sentimento e di apparire mutevoli come tanti sono i moti dell'animo umano e di quelle sensazioni e sentimenti che si leggono negli occhi e nei volti di entrambe in ogni attimo catturato dalla pellicola.

    Anni '50 il tempo della storia in cui Carol e Therese si trovano a recitare una parte che è la loro stessa vita, vincolata da valori racchiusi in un sistema che, oggi come allora, si finge emancipato ma spesso non consente di andare al di là degli schemi imposti dalla dittatura della morale. Del passato storico cinematografico ha il melodramma, e, come in Viale del Tramonto Gloria Swanson si trova a recitare, ultimo baluardo

    di un cinema che fu - il muto - così le protagoniste indossano oggi la maschera del palco della quotidianità e si immergono in un gioco di ruoli destinato a creare una cortina privata e tesa. Una tensione che non è estranea ai romanzi di Patricia Highsmith che, sempre con Cate Blanchett, aveva vissuto in Il talento di Mr Ripley la dimensione intimistica di ogni personaggio e l'interiorizzazione caratterizzata nel dettaglio. Una introspezione che non passa inosservata neppure qui, con il riadattamento all'originale scelto da Haynes, e con estrema delicatezza si trova a descrivere il complicato rompicapo della mente umana e delle sensazioni purissime dell'essere.

    Quasi filosofico a tratti, con un'alternanza di dialoghi e silenzi calibrata e che scruta gli animi filtrandoli, goccia a goccia, attraverso sguardi più che attraverso la parola. Un linguaggio che richiama ad alcuni personaggi "storici" vissuti da Cate Blanchett, dalla imperscrutabile Lena Brandt in Intrigo

    a Berlino fino al recentissimo Blu Jasmine, in cui psiche e società si trovano a collidere e alla fine convivere nel moderno panorama del mondo di oggi e di ieri. Persino gli spazi abitati alludono alla claustrofobia dei generi, come la villa appartata che nel cinema noir appartiene alla femme fatale, o l'appartamentino in un palazzo di città che rimanda la mente inequivocabilmente, di nuovo, al clima dolce e amaro di Colazione da Tiffany.
    E a trionfare e lasciare aperto il finale è la ciclicità della narrazione, come i sentimenti che non possono fare ritorno al moto recondito da cui sono usciti ma devono ricollocarsi e riavvicinarsi al luogo e alla dimensione in cui tutto è accaduto, come un fugace istante che nella frenesia della convenzione oggi è più prezioso di qualunque speculazione sociale.

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    CATE BLANCHETT AND ROONEY MARA GIVE BRILLIANT PERFORMANCES IN TODD HAYNES' EXQUISITELY DRAWN ADAPTATION OF PATRICIA HIGHSMITH'S 1950S LESBIAN LOVE STORY.

    With his groundbreaking examinations of queer identity and his fondness for the heyday of classic melodrama, Todd Haynes seemed almost too perfect a choice to film an adaptation of “The Price of Salt,” Patricia Highsmith’s ahead-of-its-time 1952 novel about two women who boldly defied the stifling social conformity of the times. Still, even high expectations don’t quite prepare you for the startling impact of “Carol,” an exquisitely drawn, deeply felt love story that teases out every shadow and nuance of its characters’ inner lives with supreme intelligence, breathtaking poise and filmmaking craft of the most sophisticated yet accessible order. An obvious companion piece to Haynes’ “Far From Heaven” and “Mildred Pierce,” and no less painstaking in its intricate re-creation of a mid-20th-century American milieu, the Weinstein Co.

    release (set for a Dec. 18 release) should have little trouble translating critical plaudits, especially for Cate Blanchett’s incandescent lead performance, into significant year-end attention.

    As a rare prestige picture centered around a homosexual relationship set during a much less tolerant era, “Carol” stands to generate perhaps an even warmer audience embrace than “Brokeback Mountain” did 10 years earlier, hopefully absent much of the snickering embarrassment that soured the otherwise widespread acclaim for Ang Lee’s classic. The obvious differences between the two films go beyond the mere fact that “Carol” centers around two women in an urbane ’50s New York setting; unlike “Brokeback,” Haynes’ film is not framed as tragedy. (To preserve the purity of the experience, read no further.) Remaining largely faithful to Highsmith’s ending, which thrilled and shocked readers at the time with its suggestion that forbidden desires need not be sublimated to the status quo, “Carol” ends on

    a triumphant note of emotional clarity that, for all its frozen-in-time period restraint, speaks stirringly and unmistakably to the present moment. It’s a thoroughly modern movie skillfully disguised, at least up to a point, as a Production Code-era artifact.

    Deviating from the novel early on with a prologue set apparently long after the two central characters have become involved, Phyllis Nagy’s expertly condensed screenplay flashes back to a moment just before their fateful first meeting. A projection-booth glimpse of “Sunset Blvd.” and a proliferation of Santa hats set the scene as Christmas 1950. Quiet, mousy young Therese Belivet (Rooney Mara) leads a drab, seemingly ordinary existence, holding down a temporary job in the doll section at a Manhattan department store. (As always, Haynes works wonders with dolls.) Into this world of soulless, manufactured luxury and overflowing display cases (realized to perfection by ace production designer Judy Becker) steps Carol Aird (Blanchett),

    an elegant socialite who’s looking for a Christmas gift to buy for her young daughter, Rindy (played by Sadie and Kennedy Heim).

    The moment when Therese first sets eyes on this exquisitely coiffed creature is a classic, unadorned love-at-first-sight moment, and after their brief transaction, Carol absent-mindedly leaves her gloves on the counter, giving Therese the excuse she needs to secure a second meeting. The almost subterranean delicacy of Haynes’ direction is on full display when the two women have lunch at a nearby restaurant, in a sequence where Blanchett’s soft, husky voice and Mara’s cool yet vulnerable one seem to faintly caress each other, their every anxious pause and upward/downward glance larded with unspoken desire. One of the film’s more remarkable achievements is that, despite their obvious differences in class, background and sophistication, Therese and Carol seem to ease themselves (and the audience) so quickly and naturally into a bond

    that they have no interest in defining, or even really discussing — a choice that works not only for an era when their love dared not speak its name, but also for Haynes’ faith in the power of the medium to achieve an eloquence beyond words.

    Shooting on Super 16 — and finding, as ever, a precise and idiosyncratic cinematic language that will best convey their story’s meaning — Haynes and his regular d.p., Ed Lachman, achieve a realist look and texture that’s worlds away from the lustrous sheen and pristine Technicolor surfaces of “Far From Heaven.” Absent any need for Sirkian quote marks, the less brightly stylized images in “Carol” more closely resemble those of “Mildred Pierce,” but the palette here seems even more deliberately muted — all dingy greens and nicotine browns, bathed in noirish shadows that seem to provide a cover under which the characters can at last

    reveal their true selves. Frequently filming his heroines through half-concealed doorways and rain-pelted windows, and employing medium and long shots as well as closeups, Haynes uses these obscuring, distancing visual devices with an unerring sense of thematic purpose, slowly pulling us into a veiled world where scandalous truths are hidden in plain sight, and only a privileged (or cursed) few can see them clearly.

    Those individuals, pointedly, include almost none of the men in “Carol” — not Richard (Jake Lacy), the nice, clueless young suitor who expects the indifferent Therese to marry him, and certainly not Carol’s soon-to-be-ex husband, Harge (a terrific Kyle Chandler), who’s desperately trying to salvage their marriage even though he knows all too well the nature of his wife’s desires. While Harge urges her to join him and Rindy at his parents’ home for the holidays — not the last time he will exploit his daughter for

    the purposes of emotional blackmail — Carol opts to spend Christmas with Therese instead and proposes a road trip. During this blissful getaway, marked by shared hotel suites and hours behind the wheel, the two women will at once cement their bond — in a scene of frank, unabashed eroticism and tenderness that shatters the movie’s patina of restraint — and then see it cruelly torn away from them.

    While “The Price of Salt” isn’t a work of crime fiction (the presence of a gun in Carol’s suitcase notwithstanding), its final stretch is as replete with undercurrents of suspense and violence as any of Highsmith’s Tom Ripley novels, and Nagy’s adaptation allows the machinations to play out to ever more absorbing effect. Elsewhere, the scribe makes smart adjustments to the text, such as having Therese aspire to a career in photography (rather than set design), her black-and-white practice shots of Carol

    adding yet another pointed visual layer to Haynes’ aesthetic of desire. Notably streamlined here is the role of Carol’s best friend and former lover, Abby (Sarah Paulson, superb), whose delightfully bitchy confrontations with Therese in the novel have been largely omitted here; still, like every other element here, Abby’s presence snaps into the larger construct with gemlike precision.

    Mara is as no less mesmerizing here than she was in “The Girl With the Dragon Tattoo” (in which she played a woman far less reserved about her nontraditional sexual appetites), and she seems born to the role of someone who seems at once knowing and naive, guarded yet unafraid to pursue what she really wants in life. Some of the film’s most moving moments find Mara simply peering out at the great nocturnal expanse of Manhattan — nicely played by Cincinnati locations, and shot, at times, in an almost Wong Kar-wai-esque neon

    blur — while Carter Burwell’s haunting score, with its two-step progressions and occasional repetitions, seems an almost perfect distillation of her longing.

    Yet “Carol” ultimately belongs to Blanchett, and rightly so. Not for nothing did the filmmakers opt to go with the other title under which “The Price of Salt” is sometimes published; whereas the novel was told from Therese’s point of view, the film offers a more balanced dual perspective, allowing us an unfiltered and hugely sympathetic glimpse into Carol’s world of smothering decorum and forced family cheer. As searing as Blanchett was in her Oscar-winning turn in “Blue Jasmine,” she arguably achieves something even deeper here by acting in a much quieter, more underplayed register. Looking a vision in Sandy Powell’s costumes (the color red is wielded with particular expertise), Blanchett fully inhabits the role of a woman who turns out to be much tougher and wiser than those

    luxurious outer garments would suggest. As a study in the way beautiful surfaces can simultaneously conceal and expose deeper meanings, the actress’s performance represents an all-too-fitting centerpiece for this magnificently realized movie.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di CAROL

    Links:

    • Todd Haynes (Regista)

    • Cate Blanchett

    • Rooney Mara

    • Kyle Chandler

    • Sarah Paulson

    • Jake Lacy

    • 'PARLAMI D'AMORE' DI SILVIO MUCCINO: INTERVISTE AL CAST E AL CAST TECNICO (Interviste)

    • COCO AVANT CHANEL - L'AMORE PRIMA DEL MITO - INTERVISTA alla regista ANNE FONTAINE (Interviste)

    • THE IRON LADY - INTERVISTA alla regista PHYLLIDA LLOYD (Interviste)

    • DARK SHADOWS - INTERVISTA a MICHELLE PFEIFFER (Interviste)

    • SOTTO ASSEDIO - WHITE HOUSE DOWN - INTERVISTA all'attore CHANNING TATUM (Interviste)

    • HANNAH ARENDT - INTERVISTA alla regista MARGARETHE VON TROTTA (Interviste)

    • X. Festa del Cinema (Roma, 16-24 Ottobre 2015) - Daily: giovedì 22 ottobre - TODD HAYNES, MAESTRO DEL CINEMA INDIPENDENTE AMERICANO, INCONTRA IL PUBBLICO E PRESENTA IL SUO NUOVO FILM, 'CAROL' (Speciali)

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    Galleria Video:

    Carol - trailer

    Carol - trailer (versione originale)

    Carol - clip 'Un nome adorabile'

    Carol - clip 'E lei lo vuole sposare?'

    Carol - clip 'La neve'

    Carol - clip 'Di cosa dovrò preoccuparmi'

    Carol - clip 'Quante volte sei stato innamorato?'

    Carol - clip 'Ti andrebbe di venire con me?'

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