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    Home Page > Movies & DVD > The Imitation Game

    THE IMITATION GAME: L'ENIGMA DEL GENIO DELLA MATEMATICA ALAN TURING SUL GRANDE SCHERMO HA IL VOLTO DI BENEDICT CUMBERBATCH. NEL CAST ANCHE KEIRA KNIGHTLEY E MARK STRONG

    THE BEST OF 'CINEMA SOTTO LE STELLE' (Cinema all'aperto - Estate 2015) - 8 NOMINATION agli OSCAR 2015: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (Benedict Cumberbatch), MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (Keira Knightley), MIGLIOR COLONNA SONORA, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR MONTAGGIO - 5 NOMINATION ai GOLDEN GLOBE 2015 (MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA Benedict CUMBERBATCH, MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA Keira KNIGHTLEY, MIGLIOR SCENEGGIATURA Graham Moore, MIGLIOR COLONNA SONORA Alexandre Despalat) - FILM VINCITORE del Grolsch People’s Choice Award al Toronto Film Festival (4-14 Settembre 2014) - Dal Telluride Film Festival 2014 - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW IN ENGLISH by SCOTT FOUNDAS (www.variety.com) - 58. London Film Festival l'8 ottobre 2014 - Dal 1° GENNAIO

    "E’ la storia di una vita straordinaria. E' una di quelle storie che se uno l’avesse inventata non sarebbe stata credibile; una persona che ha vissuto così tante esperienze drammatiche, un genio, un eroe di guerra, l’uomo che ha inventato il computer ed è stato perseguito dal Governo per la sua omosessualità e che infine si suicida – e tutto questo in un unico film. E’ incredibile eppure è la verità... Quando ero un adolescente, ero un patito di computer. Facevo parte del gruppo di studio di informatica e andavo pazzo per la programmazione; per chi ha questa passione, Turing rappresenta un oggetto di culto. Era l’insospettabile inventore del primo computer a cui la storia non aveva fatto giustizia; ricordo che fin da quando ero adolescente avevo sentito parlare di lui dai vari Steve Jobs e Bill Gates. Questo film è la cosa più importante a cui potrò prender parte e non so se in futuro riuscirò a fare qualcosa che amo altrettanto, ma io sono molto contento di aver avuto ora questa occasione... La storia di Alan Turing ha un finale tragico, ma abbiamo voluto che il film fosse una sorta di celebrazione della sua vita così come del suo lavoro. Spero che questa pellicola possa avvicinare le persone ad una figura difficile e complicata, alla quale difficilmente avrebbero potuto accostarsi. Alan Turing è diverso da chiunque altro e il mio obbiettivo è stato sempre quello di avvicinare il pubblico a quest’uomo, di farlo entrare nella sua mente e nelle sue esperienze. Spero che il pubblico guardi il film e possa comprendere questa persona della quale molte cose sono state tenute segrete e capisca quale straordinario essere umano fosse".
    Lo sceneggiatore Graham Moore

    "E' una storia che il mondo aveva bisogno di conoscere. I polacchi e gli inglesi avevano lavorato per anni per decodificare il codice senza ottenere progressi rilevanti; è quindi davvero avvincente vedere un professore che passeggia a Bletchley Park e che senza alcuna formazione specifica trova un modo per risolvere un problema impossibile. Volevo che la gente sapesse cosa Turing avesse fatto e vissuto prima, durante e dopo la sua permanenza a Bletchley Park. Ho voluto raccontarlo nella sua unicità e nel percorso in cui egli ha salvato innumerevoli vite... Io tendo ad apprezzare l'outsider, il pensatore che fa cose che gli altri reputano strane, superflue o sbagliate e che, solo grazie alla sua forza di volontà, trova il modo di fare qualcosa di significativo. Questa è la storia di un uomo che ha creato qualcosa dal nulla, influenzando profondamente le generazioni a venire".
    Il produttore Teddy Schwarzman

    "E' una storia molto importante che rende omaggio all’essere diversi e quanto sia fondamentale in una società avere persone che la pensano differentemente e che non seguono la norma. Turing subì una grande ingiustizia, ma non scese mai a compromessi con i suoi ideali. E il mondo è migliore grazie al suo coraggio... Penso che sia un bene avere una visione esterna, poiché questo porta a fare particolare attenzione a tutti elementi della storia. Fu un periodo importante nella storia britannica, non si poteva commettere errori. Ma le idee di Alan erano molto più grandi e importanti rispetto al periodo e alla guerra. Per questo penso che questo non sia solo un film storico. E’ molto di più.".
    Il regista Morten Tyldum

    (The Imitation Game; USA/REGNO UNITO 2014; Biopic storico drammatico; 113'; Produz.: Black Bear Pictures/Bristol Automotive; Distribuz.: Videa CDE)

    Locandina italiana The Imitation Game

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    Titolo in italiano: The Imitation Game

    Titolo in lingua originale: The Imitation Game

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Morten Tyldum

    Sceneggiatura: Graham Moore

    Soggetto: Dalla biografia di Andrew Hodges.

    Cast: Benedict Cumberbatch (Alan Turing)
    Keira Knightley (Joan Clarke)
    Matthew Goode (Hugh Alexander)
    Charles Dance (Comandante Denniston)
    Mark Strong (Stewart Menzies)
    Rory Kinnear (Nock)
    Allen Leech (John Cairncross)
    Matthew Beard (Peter Hilton)
    Tuppence Middleton (Helen)

    Musica: Alexandre Desplat

    Costumi: Sammy Sheldon

    Scenografia: Maria Djurkovic

    Fotografia: Óscar Faura

    Montaggio: William Goldenberg

    Effetti Speciali: Jason Troughton

    Makeup: Ivana Primorac

    Casting: Nina Gold

    Scheda film aggiornata al: 23 Agosto 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Tra i film più attesi della prossima stagione, racconta la vita del matematico inglese Alan Turing, genio indiscusso del XX secolo, considerato uno dei padri dell'informatica e dei moderni computer, fino alla sua precoce e tragica scomparsa.

    Il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing (Benedict Cumberbatch), durante la Seconda guerra mondiale mise le proprie capacità al servizio dell'esercito, inventando il calcolatore Bomba per decriptare il Codice Enigma con il quale le Potenze dell'Asse comunicavano tra loro durante la guerra. Successivamente Turing fu perseguitato a causa della sua omosessualità, fu arrestato e condannato alla castrazione chimica. L'umiliazione portò Turing al suicidio nel 1954, mediante una mela avvelenata con cianuro di potassio.

    IN DETTAGLIO:

    1927, Dorset, Inghilterra, Sherborne School: Alan Turing, 15 anni, è timido, impacciato, solitario e vittima di bullismo. Per lui si prospettano mesi infelici in collegio, quando arriva a salvarlo un bel cavaliere di 16 anni. Christopher Morcom consiglia a Turing di provare a mimetizzarsi per evitare di essere sempre preso di mira. Mentre la loro amicizia si fa sempre più intensa, Christopher lo introduce alla occulta arte della crittografia che Turing adotta immediatamente. I due ragazzi eccellono entrambi in matematica e diventano abilissimi a comunicare tra loro in codice; questo permette loro di mantenere segreta la reciproca attrazione. Christopher va via dal collegio per trascorrere le vacanze con i suoi genitori; quando all’inizio del nuovo semestre Turing non lo vede ritornare, si sente smarrito e confuso. Il preside gli dà la terribile notizia: Christopher è morto di tubercolosi bovina da latte infetto. Turing si ritrova nuovamente solo e sconvolto.
    1939 Bletchley Park, Buckinghamshire, Inghilterra: Turing arriva alla fortificata villa vittoriana per un incontro con il comandante navale Alastair Denniston della Government Code and Cypher School. Il colloquio non va bene. Denniston trova il laureato in matematica di Cambridge arrogante e ottuso e sta per indicargli la porta quando Alan nomina Enigma, la macchina dei codici militari dei tedeschi. Denniston sottolinea che Enigma è inviolabile, ma Turing chiede con disinvoltura di poter provare.
    Turing incontra le altre nuove reclute, tra cui Hugh Alexander, uomo di mondo, campione di scacchi e leader del gruppo; John Cairncross, scozzese e matematico di livello inferiore; Peter Hilton, precoce laureato di Oxford; Furman e Richards, linguisti. Denniston mostra ai suoi protetti la macchina Enigma. Quando Turing chiarisce che lui non è disposto a fare gioco di squadra ma lavora da solo, Stewart Menzies, capo della appena formata MI6 (Agenzia di Spionaggio, sezione 6), riesce a fargli cambiare idea e atteggiamento molto rapidamente dicendogli che mentre loro sprecano tempo prezioso, molti uomini stanno morendo.
    Turing scrive una lettera a Winston Churchill per esprimere la sua insoddisfazione per l'organizzazione del Bletchley e di colpo si trova a capo del team di Enigma per ordine del Primo Ministro. Furman e Richards non riescono a tollerare questo cambiamento di regime e Turing suggerisce una gara di cruciverba con l'aiuto del MI6. Nell'imbarazzo generale, il vincitore è una ragazza, Joan Clarke, laureata in matematica a Cambridge.
    Turing la include segretamente nella squadra di Bletchley, trovandole una sistemazione insieme alle Wren, e sebbene rischi l'arresto, le passa i messaggi Enigma da decifrare. Nel frattempo, lavora ossessivamente sulla propria macchina elettro-meccanica di decrittazione che chiama Christopher, nell’insofferenza crescente dei suoi compagni di squadra per la mancanza di risultati. Turing tenta goffamente di instaurare un rapporto con gli altri e di fare amicizia, ma forse è troppo tardi. Denniston vuole spegnere la macchina e Clarke minaccia di andarsene, così, in parte in preda alla disperazione, Turing le propone di sposarlo. Lei accetta, anche se sa che Turing è gay ed è sinceramente delusa quando in seguito lui rivelerà la sua omosessualità per salvarla dalle indagini sulle intercettazioni Enigma.
    Improvvisamente c'è una svolta. Ad una festa, Helen, un’amica di Clarke, afferma che ha intercettato numerosi messaggi provenienti da una radio tedesca che sembrano contenere delle parole ripetute che potrebbero fornire una chiave per la decrittazione. Turing si rende conto che tutti i messaggi contengono la frase "Heil Hitler!" Enigma può essere decifrato!
    Sebbene la conclusione sia in vista, Turing sottolinea l’importanza di usare ciò che hanno scoperto con parsimonia. Molte vite continueranno ad essere perdute, ma i decrittatori non devono far comprendere al nemico che sono riusciti a decifrare Enigma altrimenti la sostituiranno. Turing persuade Menzies a mantenere il segreto con i vertici britannici, fino a che il vantaggio degli alleati possa essere perfezionato.
    Sotto il nome in codice "Ultra", Bletchley Park diventa il più grande centro della intelligence militare (servizi segreti militari) del mondo e la durata della guerra viene considerevolmente ridotta. Turing e i membri di Hut 8 possono finalmente ritornare alle loro vite da civili.
    1952, Manchester, Inghilterra: La polizia viene chiamata ad intervenire nella casa di un professore universitario di biologia matematica, a seguito di segnalazioni di un furto con scasso. Il Detective Robert Nock ha l’impressione che il professor Turing sia una "vittima" particolare e che nasconda qualcosa. Scavando scopre che il suo passato militare è stato cancellato. Nock sente puzza di spionaggio, ma la sua indagine viene interrotta quando Turing viene arrestato per "atti osceni". Nock lo interroga e scopre la sua vera storia. Quando il timido professore viene condannato è disgustato.
    Clarke fa visita a Turing e lo trova ridotto all'ombra di se stesso con la mente offuscata dall’uso di estrogeno sintetico, la "castrazione chimica" che ha optato come alternativa al carcere. Sta ancora cercando di lavorare su un modello più recente di Christopher, sebbene oramai non sia in grado nemmeno di risolvere un cruciverba.
    1954: La polizia è nuovamente a casa Turing. Il genio inquieto si è suicidato - una mela morsa a metà spolverata di cianuro viene trovata accanto al suo letto.
    La sua macchina non è stata mai perfezionata anche se ha dato origine ad un intero campo di ricerca che è noto come "la Macchina di Turing ". Oggi noi li chiamiamo "computers".

    SHORT SYNOPSIS:

    English mathematician and logician, Alan Turing, helps crack the Enigma code during World War II.

    Based on the real life story of legendary cryptanalyst Alan Turing, the film portrays the nail-biting race against time by Turing and his brilliant team of code-breakers at Britain's top-secret Government Code and Cypher School at Bletchley Park, during the darkest days of World War II

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    UNA STORIA NELLA STORIA! UN BENEDICT CUMBERBATCH DA OSCAR FILTRA IL COMPLESSO RESPIRO DEL MATEMATICO E CRITTOANALISTA INGLESE ALAN TURING, ATTRAVERSANDO I VITALI RIFLESSI DELLA SUA OPERA (ANTENATA DEI NOSTRI MODERNI COMPUTERS) SULL'ESITO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. UNA PIETRA PREZIOSA NELL'ELEGANTE E DELICATO CIRCUITO DAI TRATTI NORDICI INANELLATO DALLA REGIA DEL NORVEGESE MORTEN TYLDUM SU UN PARAGRAFO DI STORIA EUROPEA SCOMODO E A LUNGO SOTTACIUTO

    La sua macchina non è stata mai perfezionata anche se ha dato origine ad un intero campo di ricerca che è noto come 'la Macchina di Turing'. Oggi noi li chiamiamo 'computers'. Sfido chiunque! Solo a leggere una cosa come questa, è inevitabile sentir correre qualche brivido sulla schiena. I nostri inseparabili computers hanno alla spalle una delle storie più intriganti che ci saremmo mai potuti immaginare. Se a questo aggiungete il fatto che come scenario ci troviamo nel bel mezzo del II Conflitto Bellico, quando

    la Germania Hitleriana dichiara Guerra all'Inghilterra di Churchill, e condite il tutto con un personaggio protagonista complesso tanto quanto il rebus -impossibile da decifrare - da cui dipendono la vita di migliaia di persone nonché le sorti della stessa guerra, capirete che la cosa si fa davvero interessante.

    Il personaggio in questione, assolutamente dominante, ma intessuto a maglia sufficientemente larga da concedere tutto il respiro necessario alla Storia con la S maiuscola e ai personaggi chiave che lo accerchiano senza mai soffocarlo, altri non è che il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing, qui letteralmente assimilato fin nelle viscere, nel miglior ruolo di tutta la sua carriera, da Benedict Cumberbatch Into Darkness - Star Trek, Il Quinto Potere, 12 anni schiavo). Ruolo per il quale sembrano quasi d'obbligo riconoscimenti ufficiali del calibro di Golden Globe ed Oscar. Un personaggio chiave, tornito d'altra parte a tutto tondo nella sua stratificata complessità,

    annidata fin dai tempi del college. E di questo, oltre che alla diligenza del giovane interprete, va dato merito alla regia di stampo nordico posta alla guida di tutta l'operazione: il regista norvegese Morten Tyldum candidato ai BAFTA 2012 per Headhunters. Qui, in The Imitation Game, tratto dalla vera storia dello scienziato Alan Turing - tenuta nascosta dai servizi segreti per Cinquant'anni e al quale dunque solo nel 2013 la regina Elisabetta II ha elargito le dovute onorificenze postume - Tyldum ha pianificato l'incastro delle varie tessere temporali, sovvertendo e muovendo le sue pedine con la millimetrica precisione di una partita a scacchi. Vale a dire in maniera impeccabilmente elegante, scartando quasi del tutto da scene madri, dalla cornice plateale del dramma in corso, conducendo mosse strategiche in assoluta discrezione, puntando il tutto e per tutto sulla compressione: storica ma soprattutto psicologica, a tratti quasi bergmaniana, quando non pungente

    come le parole che escono dalla bocca del nostro protagonista, precise come saette in piena tempesta. Solo alcuni tra i più affilati effetti collaterali della superba sceneggiatura di Graham Moore, basata sul romanzo Alan Turing. Storia di un enigma di Andrew Hodges (Bollati Boringhieri), in una combinazione speciale tra il biopic convenzionale, tracciato psicanalitico del personaggio e reportage storico intrecciato al thriller. In effetti il titolo più sincero ed esplicito, alla luce dell'impegno assunto da Alan Turing con l'esercito britannico di riuscire a decifrare, decrittare, 'Enigma' - i nomi non sono mai casuali - la macchina dei codici militari tedeschi. E vedrete che anche il nome 'Christopher', dato all'epoca alla 'macchina', in seguito detta 'di Turing', dal suo stesso ideatore, avrà la sua, commovente, ragione logica.

    Il primo piano dell'Alan Turing incorporato da Benedict Cumberbatch, assorto e con la testa reclinata vicino ad un tavolo, si colloca all'altezza del

    1951 a Manchester. Non è che il preambolo di un interrogatorio di fatto traslitterato nello stesso film, ma che fin dalle prime due battute, sbozza il carattere del personaggio, sottilmente irritato da un evidente incomprensione di fondo: "Sta prestando attenzione?". Come in altri casi, il principio si avvia dalla fine, ma in questa sofisticata scacchiera, le mosse che dal 1927 alla Sherborne School di Dorset, attraversano il 1939 a Bletchley Park, fino a raggiungere il 1952 - si preferisce affidarsi ad una lunga didascalia per il drammatico epilogo del 1954 - il non facile percorso del nostro protagonista viene riallacciato alla Storia con frequenti intermezzi di radiocronache e video di repertorio in bianco e nero, quando non si ricorre al potente e ricercato effetto della sovrimpressione. Mosse leggere e sempre opportunamente illuminanti, oltre che illuminate da quella luce fioca e patinata con cui il direttore della fotografia Óscar Faura (The

    Impossible, The Orphanage) avvolge scorci cittadini, stazioni ferroviarie, tunnel di ricovero a bombardamenti in corso, cumuli di macerie in cui rovistare.

    Stranamente ci sentiamo come ovattati e volentieri ci lasciamo cullare da quella dolce altalena che ondeggia senza scossoni tra flashback e flashforward che affiorano nella mente e nel racconto (limitatissimo l'intervento della voce fuori campo) del nostro genio, tanto 'incompreso' quanto poco incline a tentare di esercitare sugli altri l'effetto contrario. Ci vorrà l'intervento di una donna speciale come la Johan Clarke di Keira Knightley (che sembra nata per spalmarsi sui ritratti d'epoca come il miele sul burro) - collega laureata in matematica a Cambridge e amica, prima confidente di Alan Turing come nessun altro, ben consapevole di non poter rappresentare per lui nulla di più e nulla di meno - per vedere in Turing l'avvio di uno scongelamento interiore disposto ad ammorbidire gli spigoli e a tentare

    finalmente di farsi breccia tra lo staff di collaboratori selezionati per l'opera di decrittazione. Ma se l'essere sopra le righe sul piano della grigia materia cerebrale alle volte non agevola, figurarsi essere fuori da quelle dell'ordinario pentagramma della cosiddetta normalità! Le intermittenti riflessioni sulla diversità di Alan/Cumberbacht, sull'onda di domande retoriche, in questo 'film-inchiesta', allungano il braccio di quella storia nella Storia per annodarsi alla nostra contemporaneità, rimarcata attraverso le statistiche annotate nella generosa 'didascalia-denuncia' finale.

    L'unico rammarico nei confronti di questo dramma al quadrato - dell'eccentrico geniale personaggio, incastonato in un simile contesto storico - è quello di scoprire che il saluto nazista più odiato sulla faccia della terra "Heil Hitler", debba avere qualcosa a che fare con il funzionamento di questa macchina 'primitiva' e al contempo tanto 'avveniristica'. La mia è una battuta sarcastica, ma quel pizzico di humour spruzzato di sarcasmo è giusto l'ingrediente che stempera la temperatura

    di questo intenso e tenero sguardo finalmente gettato sull'operato di Alan Turing (il titolo The Imitation Game è quello della sua prima pubblicazione scientifica) qui ricreata in un autentico spicchio di vera arte cinematografica e che oggi restituisce parola e identità a lungo negate ad un altro capitolo scomodo di una storia nella Storia. Con stile!

    Secondo commento critico (a cura di SCOTT FOUNDAS, www.variety.com)

    BENEDICT CUMBERBATCH TRIUMPHS AS THE BRILLIANT BUT TROUBLED MATHEMATICIAN ALAN TURING IN THIS CLASSY BUT CONVENTIONAL, OSCAR-BAITING BIOPIC.

    Nothing is too heavily encrypted in “The Imitation Game,” a veddy British biopic of prodigal mathematician and WWII codebreaker Alan Turing, rendered in such unerringly tasteful, “Masterpiece Theatre”-ish fashion that every one of Turing’s professional triumphs and personal tragedies arrives right on schedule and with nary a hair out of place. More than once during the accomplished (but not particularly distinctive) English-language debut for Norwegian director Morten Tyldum (“Headhunters”), you can catch the ghost of the late Richard Attenborough nodding approvingly over the decorous proceedings. And yet so innately compelling is Turing’s story — to say nothing of Benedict Cumberbatch’s masterful performance — it’s hard not to get caught up in this well-told tale and its skillful manipulations. Likely to prove more popular with general audiences than highbrow critics, this

    unapologetically old-fashioned prestige picture (the first of the season’s dueling studies of brilliant but tragic English academics, to be followed soon by “The Theory of Everything”) looks and feels like another awards-season thoroughbred for U.S. distrib Harvey Weinstein.

    By any measure, “The Imitation Game” is a marked improvement over Michael Apted’s 2001 “Enigma,” a dreary, dramatically inert potboiler starring Dougray Scott and Kate Winslet as fictionalized versions of Turing and fellow cryptanalyst Joan Clarke, who was also briefly Turing’s fiancee — until he confessed his homosexuality and broke off the engagement. In adapting Andrew Hodges’ Turing biography, “The Enigma,” first-time screenwriter Graham Moore seems to have made a close study of Aaron Sorkin’s script for “The Social Network,” which “The Imitation Game” resembles in its flashback structure, many scenes of geeky young men huddled over complex algorithms, and its central conception of Turing as an Aspergian outcast who makes up

    in haughty, condescending attitude what he lacks in basic social graces. That’s not a bad model to work from, though Moore has also picked up a few less desirable habits from those screenwriting seminars that encourage writers to do things like having multiple characters articulate the theme of the movie in a nifty, self-empowering mantra: “Sometimes it’s the people no one expects anything from who do the things no one expects,” which becomes “The Imitation Game’s” version of “Love means never having to say you’re sorry.”

    Of course, in the England of Turing’s time, with the Victorian-era Labouchere Amendment still in effect, being gay meant having to say you were sorry all the time — provided you were unlucky enough to be caught in the act, as Turing was in 1952, arrested on charges of “gross indecency” stemming from his affair with a 19-year-old male drifter. (Two years later, Turing killed

    himself at the age of 41.) “The Imitation Game” begins there, using Turing’s interrogation by a sympathetic policeman (Rory Kinnear) as a framing device that offers a practical explanation for the character’s running voiceover narration. We then jump back to 1939 and the early days of England’s entrance into the war, where the 27-year-old Turing applies for a top-secret post working on the decryption of the seemingly “unbreakable” German cipher machine called Enigma, used by the Nazis to encode all military radio transmissions from ordinary weather reports to valuable tactical maneuvers.

    Turing lands the gig at Bletchley Park, home to the Government Code and Cypher School, where he plays poorly with others, alienating his fellow codebreakers and clashing repeatedly with his bosses (a wonderfully starchy Charles Dance as a seen-it-all Royal Navy Commander and Mark Strong as a cagey MI6 agent). When Turing chafes at being second banana to the Enigma

    team’s de facto leader — suave national chess champion Hugh Alexander (Matthew Goode in a variation on Andrew Garfield’s “Social Network” character) — he appeals his case directly to Winston Churchill, who responds (in the very next scene) by putting Turing in charge. And just about everything in the first half of “The Imitation Game” has a similar, overly tidy feel of real life reduced to anecdotal zingers. When Turing holds a kind of open audition to recruit new team members, you know that Clarke (Keira Knightley), the lone woman in the group, won’t just turn out to be as good as the men, but even better. And when Turing finally has his Enigma-busting eureka moment, it’s due to one of those random happy accidents, like the apocryphal apple falling on Isaac Newton’s head.

    Tyldum and Moore may not be the most inspired of craftsmen, but they know how to keep

    things moving at a brisk pace, and they manage to cram an impressive amount of information and detail into less than two hours of screen time. “The Imitation Game” is especially good at maintaining a constant, queasy sense of the war (seen in snippets of newsreels and a couple of deftly stylized reenactments), the British body count rising ever higher the longer it takes our intrepid pencil pushers to solve their cryptographic puzzle. It’s enervating work, complicated by the Enigma machine’s exponential millions of possible settings, which the Germans change every 24 hours, effectively causing Turing and company to have to start over again from scratch. Or rather, everyone but Turing, who, having resolved that only another machine can possibly solve the Enigma riddle, sets to building a room-sized proto-computer named Christopher (after a schoolboy protector and crush, seen in a further set of flashbacks).

    It’s a familiar portrayal of the

    rogue genius who pushes further into the breach no matter the incomprehension and contempt of his smaller-brained contemporaries, but Cumberbatch invests himself so fully in the role that the scenes transcend their attendant cliches. His Turing is a marvel to watch, comically aloof when confronted with as mundane a task as ordering lunch, but seething with the mad intensity of a zealot whenever anything risks impeding his work, and finally heartbreaking in his inability to cope with the cruel realities of the world outside Bletchley Park.

    Ultimately, “The Imitation Game” doesn’t need its banal catchphrases to show us that Turing is a savant who sees and feels the world differently than most other people, because it’s there in every inch of Cumberbatch’s performance — in the rigid way he carries himself (as if he were two sizes too big for his own body), and in his pained realization that he can

    never fully decipher the code of ordinary human interaction. And Knightley — who’s reliably more interesting as misfits and weirdos (like her Sabina Spielrein in “A Dangerous Method”) than as virtuous ingenues — proves every bit his equal as the brilliant Clarke, another societal square peg blithely unconcerned by the era’s demeaning conception of womanly ability.

    Turing breaks Enigma a little over halfway into “The Imitation Game,” and it’s only then that the movie blooms into something darker, more troubled and altogether more interesting. It becomes about how, having made arguably the greatest breakthrough of the war, Turing and company must now keep it hidden, not just from the public, but from most corridors of government and military power, lest anyone inadvertently tip off the Germans that their secret transmissions are no longer secret. So Turing’s team now finds itself charged with determining the maximum amount of intercepted information that can

    be acted upon without giving the game away — a “blood-soaked calculus,” per Turing, that often means sacrificing some British lives in the name of saving others.

    Even then, “The Imitation Game” never quite trumps the sense that Turing’s life was a messier, more complex enterprise than we’re allowed to see here. But the movie is undeniably strong in its sense of a bright light burned out too soon, and the often undignified fate of those who dare to chafe at society’s established norms.

    Top-flight craft contributions add to the overall classy feel, particularly the lush, contrasty 35mm lensing of Spanish cinematographer Oscar Faura (“The Impossible”), the cluttered desks and primitive computing machines of production designer Maria Djurkovic (“Tinker Tailor Soldier Spy”), and a piano-and-strings score by Alexandre Desplat that catches something of Turing’s anxious, uneasy spirit.

    Altre voci dal set:

    La scenografa MARIA DJURKOVIC:

    "Ci sono alcune aspettative che le persone hanno rispetto ad un periodo storico e mi piace sempre sovvertirle un po'. Cerco di fare in modo che ogni location venga percepita come un'entità estetica generale e non funzionale alla singola scena. L'aspetto dei film per i quali curo la scenografia tendono ad avere una qualità estetica leggermente amplificata... La gamma di colori del 1940 era piuttosto triste, ma in realtà, analizzando il materiale di ricerca, si comprende che la cosa fondamentale in termini di design è la creazione della Bomba di Turing, la sua macchina di decodificazione, quindi questo è stato il nostro punto di partenza. Andare a Bletchley e vederla dal vivo e in funzione è stato meraviglioso, una straordinaria cosa di legno con un milione di cavi rossi che spuntavano da tutte le parti... Abbiamo dovuto ricreare la Bomba con tutti i suoi quadranti in funzione. Doveva sembrare come quella reale ma allo stesso tempo più interessante! E abbiamo dovuto farlo con soldi e tempo limitati... E’ il primo computer, è incredibile, una invenzione sorprendente! Chissà cosa sarebbe successo senza! Non è solo fondamentale per il nostro film, è centrale per la nostra storia. Tutto è all’interno di una scatola di bachelite, così abbiamo deciso di renderla più interessante; la nostra macchina, chiamata 'Christopher' appare come sarebbe stata prima di essere messa dentro la scatola nera, in modo da permettere di vedere effettivamente il suo interno".

    La costumista SAMMY SHELDON DIFFER:

    "Morten voleva evitare il tono sommesso degli anni ‘40, desiderava un po' più di vitalità, così abbiamo discusso dell'uso del colore; poiché alcune delle foto originali del periodo che avevo trovato erano a colori, ci siamo accorti che venivano utilizzati molti più colori di quanto si immagini. Era interessante notare la presenza di questi toni di blu, rosso e verde, che spesso non vengono utilizzati nei film ambientati in questo periodo. La mia intenzione era trasmettere il più possibile e fedelmente la vera natura dei personaggi descritti nella sceneggiatura, ma al contempo utilizzare il colore come mezzo per raccontare la storia... Abbiamo cercato di usare gli abiti del periodo, per quanto possibile, reperendo capi con l'etichetta CC41 che venivano concessi al popolo britannico in regime di austerità e contenimento dei costi..."

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di THE IMITATION GAME

    Links:

    • Keira Knightley

    • Mark Strong

    • Matthew Goode

    • Benedict Cumberbatch

    • Tuppence Middleton

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    Galleria Video:

    The Imitation Game - trailer 2

    The Imitation Game - trailer

    The Imitation Game - trailer (versione originale)

    The Imitation Game - spot TV 1

    The Imitation Game - spot TV 2

    The Imitation Game - spot 'Golden Globe'

    The Imitation Game - spot 'Oscar'

    The Imitation Game - clip 1

    The Imitation Game - clip 2

    The Imitation Game - clip 3

    The Imitation Game - clip 4

    The Imitation Game - clip 5

    The Imitation Game - clip 6

    The Imitation Game - featurette 'Alan Turing: l’uomo e l’enigma' (versione originale sottotitolata)

    The Imitation Game - featurette 'Gli eroi di Bletchley Park' (versione originale sottotitolata)

    The Imitation Game - featurette 'Benedict Cumberbatch' (versione originale sottotitolata)

    The Imitation Game - featurette 'Keira Knightley' (versione originale sottotitolata)

    The Imitation Game - featurette 'Backstage' (versione originale sottotitolata)

    The Imitation Game - featurette 'Il cast' (versione originale sottotitolata)

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