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    Home Page > Movies & DVD > All the Invisible Children

    Dalla 62° Mostra: ’ALL THE INVISIBLE CHILDREN’

    I più votati!!! Il n° 2 nella Top 20 di CelluloidPortraits 2017 - ORA NON POTREMO PIU’ DIRE: “NON SAPEVO” !!! - Uscito al cinema il 1° Gennaio 2006

    I registi hanno avuto una assoluta libertà creativa con il costante sostegno dei produttori. Ho sempre pensato che per questo film fosse essenziale che ogni regista potesse scegliere il proprio tema e sviluppare degnamente la propria idea. Sarebbe stato assurdo cercare di imporgli dei temi, d’altronde, non descrivere qualcosa di importante e personale avrebbe avuto un impatto ben inferiore. Abbiamo discusso l’obiettivo principale del film, quello di sottolineare quelle realtà dei bambini che rimangono quasi sempre invisibili. Invisibili perché nessuno ne è a conoscenza. L’unico punto fisso era cercare storie sulle condizioni dei bambini dei loro paesi. Miracolosamente, ogni regista ha scelto un tema diverso”.
    La produttrice Chiara Tilesi

    (All the Invisibile Children, USA 2005; drammatico; 108’; Produz.: MK Film Productions/RAI Cinema/in collaborazione con: Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri; UNICEF; World Food Programme; Distribuz.: 01 Distribution/Adriana Chiesa Enterprises)

    Locandina italiana All the Invisible Children

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: All the Invisible Children

    Titolo in lingua originale: All the Invisible Children

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Mehdi Charef (Segmento 'Tanza')
    Emir Kusturica (Segmento 'Blue Gypsy')
    Spike Lee (Segmento 'Jesus Children of America')
    Kátia Lund (Segmento 'Bilu e João')
    Jordan Scott & Ridley Scott (Segmento 'Jonathan')
    Stefano Veneruso (Segmento 'Ciro')
    John Woo (Segmento 'Song Song and Little Cat')

    Sceneggiatura: Mehdi Charef (Tanza)-Stribor Kusturica (Blue Gypsy)-Cinque Lee e Joie Lee (Jesus Children of America)-Katia Lund ed Eduardo Tripa (Bilu e João)-Jordan Scott (Jonathan)-Diego De Silva e Stefano Veneruso (Ciro)-Qiang Li (Song Song and Little Cat)

    Cast: Adama Bila (Tanza [Segmento 'Tanza'])
    Elysée Rouamba (Kali [Segmento 'Tanza'])
    Rodrigue Ouattara (Capo [Segmento 'Tanza'])
    Uros Milovanovic (Uros [Segmento 'Blue Gypsy'])
    Dragan Zurovac (Guardia [Segmento 'Blue Gypsy'])
    Vladan Milojevic (Direttore [Segmento 'Blue Gypsy'])
    Goran R. Vracar (Padre di Uros [Segmento 'Blue Gypsy'])
    Mihona Vasic (Madre di Uros [Segmento 'Blue Gypsy'])
    Dusan Krivec (Poliziotto che insegue Uros [Segmento 'Blue Gypsy'])
    Hannah Hodson (Blanca [Segmento 'Jesus Children of America'])
    Andre Royo (Sammy [Segmento 'Jesus Children of America'])
    Rosie Perez (Ruthie [Segmento 'Jesus Children of America'])
    Hazelle Goodman (Ms. Wright [Segmento 'Jesus Children of America'])
    Coati Mundi (Eneba [Segmento 'Jesus Children of America'])
    Damaris Edwards (La Queeta [Segmento 'Jesus Children of America'])
    Cast completo

    Musica: Rokia Trore (Tanza)-S.Kusturica, Z.Marijanović, D.Sparavalo, N.Janković (Blue Gypsy)-Terence Blanchard (Jesus Children of America)-Antonio Pinto (Bilu e João)-Ramin Djawadi (Jonathan)-Maurizio Capone (Ciro)-Lin Hai (Song Song and Little Cat)

    Costumi: Martine Some (Tanza)-Vesna Avramović (Blue Gypsy)-Donna Berwick (Jesus Children of America)-André Simonetti (Bilu e João)-Greg Fay (Jonathan)-Maria Pennacchio (Ciro)-Liu Weifeng (Song Song and Little Cat)

    Scenografia: Radovan Markovic (Blue Gypsy)-Sarah Frank (Jesus Children of America)-Ben Scott (Jonathan)-Timmy Yip (Song Song and Little Cat)

    Fotografia: Philippe Brelot (Tanza)-Milorad Glušica (Blue Gypsy)-Cliff Charles (Jesus Children of America)-Toca Seabra (Bilu e João)-James Whitaker (Jonathan)-Vittorio Storaro (Ciro)-Zeng Nianping e Gu Changwei (Song Song and Little Cat)

    Montaggio: Yannick Kergoat (Tanza)-Svetolik Zajc (Blue Gypsy)-Barry Alexander Brown (Jesus Children of America)-Claudio Misantoni e Estevan Santos (Bilu e João)-Dayn Williams (Jonathan)-Ugo De Rossi (Ciro)-Robert A. Ferretti (Song Song and Little Cat)

    Casting: Kim Coleman e Stefania Valestro (Ciro)

    Scheda film aggiornata al: 20 Luglio 2017

    Sinossi:

    TANZA (di Medhi Charef)

    Sette giovani combattenti per la libertà di un Paese africano perlustrano armati il terreno alla ricerca del nemico. Il loro capo ha ventuno anni ed è il più grande. Tanza ha dodici anni e si è unito al gruppo dopo aver assistito al massacro della sua famiglia. Mentre fanno un bagno in un fiume nel mezzo della foresta, cercando di dimenticare per un attimo la loro vita da soldati, si rendono improvvisamente conto che presto uno di loro morirà e un altro sarà inviato a far esplodere una scuola, dopo tra poco arriveranno altri ragazzi come loro…

    BLUE GYPSY (di Emir Kusturica)

    E’ la storia commovente di un piccolo gitano che entra ed esce da un centro di detenzione. La sua famiglia arriva con dei regali per festeggiare il suo rilascio dal carcere. Ma il padre, sfaticato, violento e nulla-tenente, metterà Uroš alle corde. Il giovane sarà costretto a prendere una decisione a senso unico.

    JESUS CHILDREN OF AMERICA (di Spike Lee)

    Blanca è un adolescente di Brooklyn che va a scuola e si diverte con le amiche, malgrado lo squallore e la povertà in cui vive con i genitori. La sua quotidianità è turbata da frequenti visite in ospedale, a causa dei suoi problemi di salute. Dopo un incidente a scuola, Blanca Capisce di essere sieropositiva e figlia di genitori tossicodipendenti. La storia ha una svolta drammatica.

    BILU E JOÃO (di Katia Lund)

    Un giorno nella vita di Bilu e João, due ragazzini intraprendenti che cercano di sopravvivere nelle strade di San Paolo. I loro tesori sono lattine vuote, cartoni, pezzi di legno e chiodi; cose che la società butta via. I bambini devono usare la loro fantasia per trasformare il paesaggio urbano nel loro campo giochi, trasformando i rifiuti in profitti. Ma quando si allontanano da ciò che conoscono, avranno bisogno ancora di più della loro ingenuità per uscire dai guai.

    JONATHAN ( di Jordan Scott & Ridley Scott)

    Jonathan è la storia di un fotoreporter traumatizzato dalle guerre, senza più illusioni sulla vita. Sogna di liberarsi da ciò che ha visto e di essere. Lo vuole così tanto che regredisce a quando la sua vita era migliore e inizia un’incredibile avventura, riscoprendo l’essenza della vita attraverso l’infanzia. I bambini che incontra lo incoraggiano e lo spingono ad accettare la vita ancora una volta.

    CIRO (di Stefano Veneruso)

    Ciro è un ragazzino della periferia di Napoli e vive in uno di quei casermoni di cemento tirati su dopo il terremoto del 1980. Insieme al suo amico Bertucciello, Ciro assale un automobilista per rubargli il Rolex. E’ un attacco coordinato, composto di due azioni simultanee, ma distinte. Ciro spacca con un martello uno dei finestrini dell’auto, con i vetri che volano dappertutto, mentre Bertucciello afferra l’orologio dell’uomo e glielo sfila dal polso. I due ragazzini corrono via in direzioni diverse, alla ricerca di una vera infanzia.

    SONG SONG & LITTLE CAT (di John Woo)

    John Woo dirige Zhao Zi Qun (Song Song) e Ki Ru Yi (Little Cat) in una storia di verità semplici e perseveranza infinita in un quadro di grandissime difficoltà. Attraverso gli occhi dei bambini, la storia delle due protagoniste si svolge sul filo delle opposte circostanze delle loro esistenze. Queste due vite si rispecchiano, si intrecciano e si attirano sondando in profondità le difficoltà fisiche ed emotive dei bambini. Song Song & Little Cat è una storia sulla speranza.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    SETTE STILI DIVERSI PER OTTO REGIE LEGATI INSIEME DA STORIE DI ORDINARIA TRAGEDIA QUOTIDIANA LEGATA ALL’INFANZIA. SETTE ESEMPI SIMBOLO CHE APRONO IDEALMENTE A MIGLIAIA DI ALTRE REALTA’ ANALOGHE PIU’ O MENO VELATE, DELIBERATAMENTE NASCOSTE O ACCETTATE CON LA PIU’ CANDIDA INDIFFERENZA. MA QUEL CHE E’ PIU’ GRAVE E CHE FA PIU’ MALE E’ CHE QUESTE COSE ACCADONO ANCORA NEL MONDO AVANGUARDISTA DI OGGI, QUELLO CHE PER TANTI ASPETTI SEMBRA RISPONDERE BENE ALL’ETICHETTA DI ‘MEDIOEVO DEL TERZO MILLENNIO’. OGNUNO DEI BEN NOTI ARTISTI COINVOLTI NEL PROGETTO, HA CONTRIBUITO A DARE UN’IDEA DI QUESTO PESANTE BOOMERANG CHE, PUR INCOMBENTE SULLE NOSTRE TESTE, OLTRE CHE SULLA NOSTRA COSCIENZA, FACCIAMO FINTA DI NON VEDERE O DA CHE PARTE POSSA ARRIVARE. NON SI TRATTAVA COMUNQUE DI UNA GARA DI BRAVURA MA DI CENTRARE TEMATICAMENTE L’OBIETTIVO E TUTTI LO HANNO FATTO AL MEGLIO. MA SE I SETTE EPISODI AVESSERO PARTECIPATO ALLA NOTTE DEGLI OSCAR, LA STATUETTA

    SAREBBE ANDATA A ‘JOHN WOO’ E AL SUO ‘SONG SONG & LITTLE CAT.

    Tutti i grandi sono stati bambini una volta ma pochi se ne ricordano”. E’ la frase tratta da Il piccolo principe a conclusione di All the Invisible Children che fa da legante ai sette episodi di infanzia negata, ignorata, in parte o del tutto invisibile, portati sul grande schermo in maniera abbastanza indipendente da otto diverse regie, unificate da quel comun denominatore che è poi l’essenza di questo progetto: sollevare il problema, scegliendo alcune schegge dell’intera corteccia che riveste il grande albero dell’universo infantile nel mondo, frondoso e potenzialmente in grado di dare buoni e copiosi frutti, se ben coltivato, se non dimenticato e affidato a se stesso. Lo scopo di questo film articolato su sette note è stato del resto dichiarato con precisione dalla produttrice Chiara Tilesi: “Il nostro scopo è sollevare il problema dei bambini ignorati,

    per accrescere il grado di coscienza nel pubblico o anche solo per renderlo visibile. Il cinema, come la musica e le altre forme d’arte, è un mezzo perfetto per alzare il livello di consapevolezza, empatia, compassione e comprensione. Sentivamo che era un’opportunità che doveva essere colta”. E questo malgrado mille difficoltà e una ricerca di finanziamenti che si è rivelata più complessa del solito e che ha richiesto ben 4 lunghi anni.

    Sette simboli, questi episodi di All the Invisible Children, che diventano emblema di molte altre realtà che il mondo di oggi, e non quello di qualche lontana epoca che ci siamo lasciati alle spalle, ci ripropone, ben sapendo quante situazioni concettualmente analoghe, magari incontrate sul marciapiede di casa propria, finiscono troppo spesso per scivolarci addosso e trovare dimora stabile nell’indifferenza, quando addirittura non vanno a stimolare un senso di fastidio. Sembra retorica ma è quanto c’è di piu’ vicino

    alla verità. A proposito di retorica, qualcuno ne ha parlato come di un rischio che inevitabilmente si corre ogni qualvolta si punta la cinepresa sul piccolo, su dei bambini, appunto. In qualunque circostanza, anche nel positivo, figuriamoci in negativo. E questo perché i bambini hanno in sé quel tocco indifeso, innocente e dolce o amaro che si voglia, insomma quel qualcosa che si nega ad un’ottica imparziale e che dunque ci frena da una valutazione obiettiva. E’ difficile usare con i bambini, e nella maggior parte dei casi forse non è nemmeno giusto, lo stesso metro adoperato per gli adulti. Qual è la ragione? Una tra le varie la esplicita Maria Grazia Cucinotta, madrina e coproduttrice con Chiara Tilesi (l’ideatrice) e Stefano Veneruso di questo progetto, sostenuto dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri a favore delle Agenzie delle Nazioni Unite PAM (Programma Alimentare Mondiale-WFP) e UNICEF (Fondo

    delle Nazioni Unite per l’Infanzia). Questa ragione, legata all’episodio diretto dallo stesso Veneruso e appuntato sulla vita infantile nei quartieri meno abbienti di Napoli, Maria Grazia Cucinotta la grida in uno degli episodi cui partecipa come attrice con un cameo: “Dovrebbero ammazzare i grandi che ce li mandano” (sottinteso, a rubare).

    E’ comunque davvero straordinario che in mancanza di un diktat imposto dalla produzione ogni regista abbia finito per formulare una proposta diversa dall’altra:

    Medi Charef con Tanza, ha affrontato la tragica realtà di bambini soldato in un paese africano in guerra. Bambini che fumano, che si preoccupano di piazzare bombe per far saltare in aria un intero villaggio alimentati dall’odio di essere stati cacciati dalla propria terra, o pronti ad uccidere qualcuno per propria mano se necessario. Ma la prima vera guerra e la prima tragica morte è quella di se stessi come bambini, una fase dell’esistenza saltata a piè pari,

    o quanto meno stravolta in misura devastante. Soprattutto quando capita pure di scoprire che le bombe sono state piazzate in una scuola con tanti altri bambini.
    Emir Kusturica con Blue Gypsy punta l’obiettivo su un piccolo zingaro, in una storia dove paradossalmente emerge che la realtà fuori dal riformatorio finisce per risultare peggiore rispetto a quella vissuta all’interno, perché fuori non c’è nessuno che protegge i bambini, neppure le guardie. Storie di furti istigati e autorizzati dalla famiglia di riferimento che, appunto, fuori dal riformatorio, obbliga i propri figli a rubare. Poi, finalmente, tutti a far la spesa al supermercato. La pressione, condita pure con qualche schiaffo, è tale che per il bambino protagonista è preferibile il riformatorio dove infatti decide di tornare.
    Spike Lee con Jesus Children of America affronta invece lo spinoso problema della discriminazione, non tanto razziale, quanto dettata dalla diversità. Nel caso specifico, un’adolescente scopre nel peggiore

    dei modi di essere sieropositiva e che i suoi genitori sono drogati. Il trauma è equivalente ad uno shock, alimentato peraltro anche dal comportamento di alcuni genitori di altri studenti che esigono l’isolamento della ragazzina dal resto della classe per paura della trasmissione della malattia.
    Katia Lund con Bilu & Joao offre un drammatico spaccato di lavoro minorile ‘fai da te’. La fame aguzza l’ingegno e l’intraprendenza di due bambini che da soli, con i propri mezzi e un po’ di inventiva, cercano di sopravvivere nelle strade di San Paolo, in mezzo a molti ostacoli e difficoltà, indifesi da intemperie, inesperienza e, soprattutto, solitudine e mancanza di affetto oltre che ovviamente, del normale sostentamento necessario per vivere.
    Ridley Scott dà man forte alla figlia Jordan nel mettere in scena Jonathan, il viaggio ‘ipnotico’ di un fotoreporter di guerra, tornato con mente e anima all’infanzia per sfuggire al tormento che ha finito per

    sopraffarlo.
    Stefano Veneruso è invece il coautore e regista di Ciro, un bambino preso a esempio tra i tanti, troppi, che si ‘arrangiano’ negli anfratti più degradati della città di Napoli. Un bambino può rifugiarsi persino nell’illusione ottica che regalano le ombre cinesi, pur di alleviare le urla dei genitori che litigano. “Qui sparano, scippano, e noi che dobbiamo fare? E’ il dilemma delle forze dell’ordine di fronte a tale disarmante scenario. E’ qui che la Cucinotta risponde: “Dovrebbero ammazzare i grandi che ce li mandano”. E’ la Napoli dei ragazzini che se la cavano come possono, dando vita e corpo, purtroppo, a una vera e propria delinquenza minorile.
    Ciliegina sulla torta, a conclusione di questa giostra amara, si pone il Song Song & Little Cat di John Woo, là dove grazia ed eleganza stilistiche coniugate con un tocco poetico unico, stridono con la drammaticità di eventi e aspetti dolenti portati alla

    luce da riflettori che vedono protagoniste due bambine, agli antipodi tra loro per condizione sia sociale che interiore. La ricca Song Song suona il pianoforte, ha belle bambole, ha anche però una famiglia in procinto di disgregazione a causa dell’adulterio del padre, e dunque, figlia unica, pur vivendo agiatamente, è estremamente infelice. La bambola gettata via per rabbia da Song Song farà invece felice la povera ‘Little Cat’, quando il vecchio rigattiere che le fa da padre, gliela porterà a casa. Guardando quella bambola, raccolta in prossimità dei cassonetti dei rifiuti, il vecchio sembra ricordare quando una volta lì ha raccolto un neonato e giunto a casa, rivolto alla bimba che lo aspetta, nel porgergliela le dice: “Ho trovato questa bambola nello stesso posto dove ho trovato te. Alla piaga sociale dell’abbandono di neonati, John Woo tocca anche quello del lavoro minorile e dei maltrattamenti usati spesso dai datori

    di lavoro. Finestra che si apre non appena, tragicamente, il vecchio viene investito proprio mentre raccoglie una penna per scrivere e muore. Little Cat tornando a casa non trova nessuno e rimasta sola finisce per essere raccolta da un tizio che la affianca ad altre bambine reclutate per la vendita di rose. Il premio corsa è un piatto di riso per la sopravvivenza, ma chi di loro alla sera non è stata in grado di consegnare i soldi ricavati dalla vendita, salterà il pasto di sicuro. Fa male la sequenza in cui quel cinico signore fa saltare rabbiosamente con una sberla quel piatto di riso per la mancata vendita di rose da parte di una di loro. E qui si susseguono inquadrature ad effetto che riprendono il gruppo di bambole a casa di Song Song e il gruppo di bambine venditrici di rose. Con una sola bambola da dividere con

    le altre bambine Little Cat può essere felice, mentre Song Song, inasprita da tutte quelle bambole e senza una compagna di giochi, finisce per romperle tutte intentando un intrattenimento alternativo sul pavimento. Quella bambola gettata sarà il motivo del fugace ma significativo incontro tra le due bambine: un complimento alla bambola pur vale il dono di una rosa che nessuno peraltro vuole comprare e la semplcità di quel gesto vale a quella rosa donata il posto d’onore sul pianoforte (e nel cuore) di Song Song.
    Secondo voi, si può perdere un film così ?

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO di ALL THE INVISIBLE CHILDREN

    Links:

    • Spike Lee (Regista)

    • John Woo (Regista)

    • Emir Kusturica (Regista)

    • Maria Grazia Cucinotta

    • David Thewlis

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