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    Home Page > Movies & DVD > Dallas Buyers Club

    DALLAS BUYERS CLUB: DA UNA STORIA VERA L'OMBRA LUNGA DELL'AIDS, CON MATTHEW MCCONAUGHEY. 'UN FILM DRAMMATICO SULLA VITA DI UN SINGOLO UOMO'

    PREMIO OSCAR 2014 per il 'MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA' (MATTHEW MCCONAUGHEY) e 'NON PROTAGONISTA' (JARED LETO) e il 'MIGLIOR MAKE-UP' (Adruitha Lee e Robin Mathews) - RECENSIONE ITALIANA IN ANTEPRIMA e PREVIEW IN ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 30 GENNAIO - Dall'VIII. Festival Internazionale del Film di Roma

    "Quello che più mi interessava era quest’uomo che inizia con un atteggiamento estremamente intollerante e finisce per trovarsi con i suoi più cari amici che gli voltano le spalle, poi si emancipa e impara cos’è l’amicizia vera, cosa significa. Quelli che lo accettano e lo sostengono sono i pazienti sieropositivi e i malati di AIDS, e sono quasi tutti gay. Ecco una persona condannata a morte che rovescia la sua sentenza e fa delle scoperte. In questo percorso, cambia dentro di sé e aiuta altre persone. Chiunque smentisca ogni aspettativa attira la mia attenzione, ed è quello che ha fatto Ron. È diventato una persona migliore per questo".
    Lo sceneggiatore Craig Borten

    "Rimasi a bocca aperta. Sono attratto dalle storie focalizzate sul personaggio, e questa era emozionante, mi sentivo ispirato. Mi sono innamorato subito del copione. Malgrado tutti i difetti di Ron, ero in pena per lui e penso che anche il pubblico lo sarà".
    Il regista Jean-Marc Vallée

    (Dallas Buyers Club; USA 2013; Drammatico; 117'; Produz.: Voltage Pictures/Truth Entertainment; Distribuz.: Good Films)

    Locandina italiana Dallas Buyers Club

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    Titolo in italiano: Dallas Buyers Club

    Titolo in lingua originale: Dallas Buyers Club

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Jean-Marc Vallée

    Sceneggiatura: Craig Borten e Melisa Wallack

    Soggetto: Ispirato alla vera storia di Ron Woodroof, morto di Aids nel 1992.

    PRELIMINARIA - Made in Dallas:

    Ron Woodroof morì a seguito delle complicazioni dovute all’AIDS nel settembre 1992. Erano passati sette anni da quando lo avevano dato per spacciato, con soli 30 giorni ancora da vivere.
    Un mese prima che morisse, lo sceneggiatore Craig Borten guidò da Los Angeles fino a Dallas, nello stato del Texas perché voleva andare a conoscerlo e raccontare poi la sua storia in un film. Ci sono voluti 20 anni per realizzare, infine, Dallas Buyers Club.

    Borten aveva appreso la storia del Dallas Buyers Club da un amico e ne era rimasto affascinato. Ron scoprì di aver contratto l’HIV nel 1985, quando in America la crescente consapevolezza dell’AIDS era all’apice. Da oltre quattro anni la sindrome stava falcidiando la comunità gay, e quell’elettricista macho e donnaiolo era una delle milioni di persone che consideravano l’AIDS la “malattia dei gay”.
    A 35 anni, l’orgoglioso figlio del Texas si ritrovò allontanato ed emarginato da amici e colleghi. Stava morendo ed era praticamente al verde, ma determinato a sopravvivere. E contro ogni previsione, non solo continuò a vivere, ma ebbe la forza per aiutare e salvare altre vite.
    Nei sette anni che seguirono alla diagnosi, Ron si era trasformato in un’enciclopedia vivente di trattamenti antivirali, sperimentazioni farmacologiche, brevetti, sentenze giuridiche e norme della FDA. Lottava per i diritti dei pazienti, compreso il diritto di accesso a farmaci e trattamenti alternativi.

    Dopo tante lettere rimaste senza risposta, Borten telefonò agli uffici del Dallas Buyers Club. Ron, proprio lui, rispose e si rese disponibile a incontrarlo il giorno dopo.

    Cast: Jared Leto (Rayon)
    Matthew McConaughey (Ron Woodroof)
    Jennifer Garner (Dr. Eve Saks)
    Denis O'Hare (Dr. Sevard)
    Steve Zahn (Tucker)
    Dallas Roberts (David Wayne)
    Kevin Rankin (T.j)
    Griffin Dunne (Dr. Vass)
    Steffie Grote (La ragazza con il serpente tatuato)
    Jane McNeill (Francine Suskind)
    Jeanine Hill (Ragazza 'Rodeo')
    Juliet Reeves (Ragazza 'Rodeo')
    Michael O'Neill (Richard Barkley)
    James DuMont (Il padre di Rayon)
    J.D. Evermore (Clint)

    Musica: Martin Pinsonnault (supervisore del suono)

    Costumi: Kurt and Bart

    Scenografia: John Paino

    Fotografia: Yves Bélanger

    Montaggio: Martin Pensa e Jean-Marc Vallée

    Casting: Kerry Barden, Rich Delia e Paul Schnee

    Scheda film aggiornata al: 04 Marzo 2014

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia è quella vera di Ron Woodroof, un elettricista a cui nel 1986 viene diagnosticata l'AIDS, e a cui rimangono sei mesi di vita. Deciso a non arrendersi, l'uomo tenta una cura alternativa con farmaci sperimentali.

    IN DETTAGLIO:

    Figlio del Texas, Ron Woodroof è un elettricista e un cowboy da rodeo. Nel 1985, vive un’esistenza secondo le proprie regole, indipendente. Ma come un fulmine a ciel sereno, scopre di essere sieropositivo con una prognosi che lo condanna a 30 giorni di vita. Ron rifiuta di accettare questa sentenza di morte e, di fatto, reagisce.
    Ricerche rapide sulla sua grave condizione lo portano a scoprire una serie di medicinali e terapie non ancora approvate dal ministero. Decide così di oltrepassare il confine. In Messico impara le procedure per alcuni trattamenti alternativi che comincia a esportare di contrabbando, andando contro la comunità scientifica e i medici specializzati, compresa la sua terapista, la dottoressa Eve Saks (la vincitrice dello Screen Actors Guild Award, Jennifer Garner) preoccupata del suo caso.
    Completamente al di fuori della cerchia omosessuale, Ron trova un improbabile alleato in un paziente malato di AIDS, Rayon (l’attore premiato con il Gotham Independent Film Award, Jared Leto), giovane transessuale che condivide con Ron un attaccamento spassionato alla vita. Ma anche uno spirito imprenditoriale: per evitare sanzioni governative dovute alla vendita non autorizzata di farmaci e articoli sanitari, fondano un “buyers club” (un ufficio acquisti), per cui i sieropositivi pagano quote mensili adeguate per avere accesso alle forniture di nuova acquisizione. Nel cuore del Texas, l’iniziativa del collettivo clandestino ideata da Ron prende il via, presto aumentano i clienti e i sostenitori. Ron si batte per la dignità, l’informazione e l’accettazione. Negli anni successivi alla diagnosi, il vessato Cavaliere Solitario vive a pieno la vita come non mai.

    SYNOPSIS:

    Dallas 1985. Electrician and sometimes rodeo bull rider Ron Woodroof lives hard, which includes heavy smoking, drinking, drug use (primarily cocaine) and casual sex. He is a stereotypical redneck: racist and homophobic. While in the hospital on a work related injury, the doctors discover and inform him that he is HIV+, and that he will most-likely die within thirty days. Ron is initially in angry denial that he would have a disease that only "faggots" have, but upon quick reflection comes to the realization that the diagnosis is probably true. He begins to read whatever research is available about the disease, which at this time seems to be most effectively treated by the drug AZT. AZT, however, is only in the clinical trials stage within the US. Incredulous that he, as a dying man, cannot pay for any drug which may save or at least prolong his life, goes searching for it by whatever means possible. It eventually leads him to Mexico and a "Dr." Vass, an American physician whose ...

    Commento critico (a cura di FRANCESCA CARUSO)

    Dallas Buyers Club parte bene per la corsa agli Oscar 2014 con 6 Nomination e due premi vinti agli scorsi Golden Globe Awards per il Migliore attore in un film drammatico a Matthew McConaughey e per il Miglior attore non protagonista a Jared Leto. Con questo film McConaughey dimostra la sua bravura ed ecletticità. Si spoglia completamente dei panni del fascinoso rubacuori delle commedie romantiche quali Come farsi lasciare in 10 giorni, A casa con i suoi, Tutti pazzi per l’oro o La rivolta delle ex, calandosi in quelli di Ron Woodroof, un elettricista e cowboy da rodeo texano, che scopre di essere sieropositivo.

    È il 1985 - quando si pensa che l’AIDS sia una malattia ‘riservata’ ai gay - e a Ron gli vengono dati 30 giorni di vita. L’uomo non accetta la prognosi e intraprende numerose ricerche sulla malattia, scoprendo che ci sono una serie di farmaci e terapie

    non approvate dalla FDA (Food and Drug Administration), che potrebbero aiutarlo. Si reca quindi in Messico, dove inizia ad assumerli e a contrabbandarli, facendo la differenza. Omofobo da sempre, Ron troverà nel transessuale Rayon un amico vero e un socio. Il Club dei compratori di Dallas, il collettivo clandestino formatosi grazie a Ron, diventa sempre più corposo, infastidendo non poche persone.


    Il film è ispirato alla storia vera di Ron Woodroof, che lo sceneggiatore Craig Borten ha conosciuto un mese prima della scomparsa, avvenuta il 12 settembre 1992. È morto 7 anni dopo la prognosi che gli lasciava solo un mese di vita. Con oltre 20 ore di interviste Borten continua a fare ricerche e a scrivere, anche dopo la morte di Woodroof. Nel corso degli anni il progetto incontra varie difficoltà e ce ne vogliono oltre venti per realizzare finalmente questo film, che promette di lasciare il segno. Iniziata

    come una battaglia personale, quest’uomo ha lottato per i diritti dei pazienti e per vedere riconosciuto l’accesso ai medicinali alternativi. È un uomo che non si è dato mai per vinto, ha lottato per se stesso e per gli altri.
    Quella tratteggiata è anche una storia d’amicizia e di come una persona intollerante, messa nelle condizioni di conoscere l’oggetto del proprio pregiudizio, comprenda quanto sbagliava.

    Il racconto è pregno di umanità, viene mostrata la paura della gente di essere infettata da uno sputo o dall’essere toccata, come evidenzia bene una sequenza del film. Gli amici e i colleghi di lavoro voltano le spalle a Ron e a quello che rappresenta. Questi troverà comprensione e affetto laddove non credeva possibile.
    Il regista Jean-Marc Vallée traccia abilmente le fasi fondamentali del percorso intrapreso da Ron: la difficoltà nell’accettare la diagnosi e quella di riuscire a curarsi, l’allontanamento da quello che fino al giorno prima

    era il suo mondo e il diffondere i farmaci non approvati. È la storia di un uomo che si ribella ad un colosso come può esserlo l’FDA in America, che decide quali farmaci approvare, quali sono da considerarsi non approvati e quali illegali.

    Per interpretarlo McConaughey si è trasformato nel fisico. Il dimagrimento è avvenuto nei 4 mesi precedenti l’inizio delle riprese, sotto il costante controllo medico. Ha perso quasi 22 chili, scendendo a 80, 77, 75, fino a pesare 63 chili nella maggior parte del girato e spingendosi a 60 in alcune sequenze. Non è solo il fisico alterato a sorprendere lo spettatore, ma anche l’intensità di ogni gesto e dello sguardo dell’attore, che fanno di questa performance una delle più mirabili della stagione cinematografica in corso e non solo. Dallas Buyers Club è una di quelle storie che entrano nel cuore e non si dimenticano.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    MATTHEW MCCONAUGHEY AND JARED LETO GIVE TERRIFIC PERFORMANCES IN THIS RIVETING AND SURPRISINGLY RELATABLE TRUE STORY.

    Any doubt that still exists in audiences’ minds as to Matthew McConaughey’s talents as an actor are permanently put to rest by “Dallas Buyers Club,” in which the 6-foot Texan star shed 38 pounds to play Ron Woodroof, the unlikely mastermind behind a scheme to circumvent the FDA by delivering unapproved treatments to AIDS patients during the late ’80s. But McConaughey’s is not the only performance of note in this riveting and surprisingly relatable true story, which co-stars Jared Leto as his transsexual accomplice. Rave reviews for both actors should draw mainstream auds to one of the year’s most vital and deserving indie efforts.

    Nearly 20 years after launching his career as a hayseed hunk in “Dazed and Confused” and “Texas Chainsaw Massacre: The Next Generation,” McConaughey subverts that same macho image by playing a redneck

    bigot who becomes the unlikely savior to a generation of gay men frightened by a disease they don’t yet understand. Woodroof was straight — which the film makes abundantly clear in his undiminished pursuit of any woman who crosses his path — and reprehensibly homophobic to boot, but his newfound outcast status inspired a sense of empathy toward his HIV-positive peers that not only motivated his actions but also serves as this exceptionally well-handled pic’s most valuable takeaway.

    Certainly, what makes the character so interesting is the way that a man so driven by selfishness could undergo such a reversal after his own life was threatened. Craig Borten and Melisa Wallack’s screenplay wastes little time in getting to the diagnosis: After a workplace accident lands him in the hospital, Woodroof is told that he has HIV by a pair of doctors (Denis O’Hare and Jennifer Garner) on the brink of implementing

    a new double-blind AZT trial among their patients at Dallas Mercy. Since best estimates give him only 30 days to live, Woodroof decides he can’t risk ending up in the placebo group and devises a way to scam some of the drug for himself.

    After a second near-death experience south of the border, Woodroof realizes that AZT only makes his condition worse (especially when combined with his steady diet of cocaine, booze and methamphetamines), leading him to experiment with a cocktail of potential remedies not yet sanctioned by the FDA. If there’s a villain in the real-world version of this story, it’s the virus. For the sake of dramatic conflict, however, the film pits Woodroof against two of the biggest forces in American society — the government (represented by the FDA) and the corporate sector (“Big Pharma”) — positioning him as the rule-breaking Robin Hood who circumvents their profit-oriented practices in

    order to get effective treatments into the hands of people.

    On one hand, the drug companies are shown conspiring with hospitals like Dallas Mercy to rush AZT through the system, even when research points to the medicine’s immunity-lowering side effects. At the same time, the FDA appears to be dragging out the approval process on other promising options, which means thousands will die before existing products get approved. For a detailed look at activist citizens’ struggle against these entities, last year’s “How to Survive a Plague” does the trick, while “Dallas Buyers Club” unfolds almost like a crazy heist movie: It’s the story of how one incredibly motivated creep managed to circumvent the system and redeem himself in the process.

    Canadian helmer Jean-Marc Vallee (best known for the real-feeling coming-of-ager “C.R.A.Z.Y.”) makes no effort to polish Woodroof’s unrefined and frequently offensive worldview (his opening line is a slur against Rock Hudson, with

    many unflattering epithets to follow). Meanwhile, McConaughey commits to the character so fully, he never lets himself off the hook with that apologetic wink so often tossed off when actors play someone whose politics they don’t necessarily share.

    The role calls for nothing short of full immersion, and the star — whose recent roles in everything from “Magic Mike” to “Mud” have shown his commitment to total transformation — comes off as almost unrecognizable, apart from his charisma: a bony scarecrow of a man with shaggy brown hair and a Freddy Mercury moustache. His Woodroof is a bull-riding, chain-smoking good ol’ boy who might never have justified his existence on earth if not for the way he responds to this particular adversity, and yet, his coarse, nothing-to-lose personality makes him the only person who could have turned such a seemingly hopeless situation to his advantage.

    Leto’s character, Rayon, is just the opposite:

    sensitive, considerate and not quite self-reliant. In another kind of movie, audiences would root for his sort to escape such a backward place, but here, he’s the queer character just nonthreatening enough to break through Woodroof’s homophobic defenses, inspiring an act of chivalry in the grocery store that ranks among the all-time great prejudice-melting scenes. The movie has to earn that moment, and it does so by establishing such a genuine foundation for its characters. Like last spring’s “Pain and Gain,” “Dallas Buyers Club” was inspired by an over-the-top magazine story, but instead of treating everything as an enormous gonzo joke, Vallee and his team use the outrageous details to deepen the human-interest angle.

    Although shot on a relatively tight budget, the film convincingly re-creates the period via a gritty widescreen look that suits Vallee’s naturalistic style. With one exception (a cathartic moment for Garner’s increasingly frustrated character involving a hammer),

    the only music heard throughout plays on radios or jukeboxes in the background of scenes. The handheld shooting style is never so unsteady as to distract, but instead lends an almost subliminal authenticity to scenes where character remains at the forefront at all times.

    Not since “I Love You Phillip Morris” has a film put such a fresh twist on the accepted AIDS narrative, but instead of getting in the public’s faces the way that crazy Jim Carrey comedy did, “Dallas Buyers Club” works its way under their skin. By choosing such a vocally homophobic antihero, writers Borten and Wallack ensure that no matter how uncomfortable audiences are with HIV or so-called “alternative lifestyles,” they will recognize Woodroof’s knee-jerk bigotry as uncool. And thus, the film manages to educate without ever feeling didactic, and to entertain in the face of what would, to any other character, seem like a grim life

    sentence.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Good Films e l'Ufficio Stampa Alessandro Russo & Valerio Roselli.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di DALLAS BUYERS CLUB
    ENGLISH PRESSBOOK of DALLAS BUYERS CLUB

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