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    Home Page > Movies & DVD > Lincoln

    LINCOLN: STEVEN SPIELBERG AFFRONTA UN'ICONA DELLA STORIA AMERICANA

    VINCITORE OSCAR 2013: 'MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA' (DANIEL DAY-LEWIS), 'MIGLIOR SCENOGRAFIA' (Greenwood e Spencer) - GOLDEN GLOBES 2013: 'MIGLIOR ATTORE in un film DRAMMATICO' (DANIEL DAY-LEWIS) - 12 NOMINATION OSCAR 2013 - RECENSIONE ITALIANA IN ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 24 GENNAIO

    "Mi è sempre interessato narrare una storia su Lincoln. È una delle figure più avvincenti della storia e della mia vita. Ricordo che avevo quattro o cinque anni quando ho visto il Lincoln Memorial per la prima volta e mi sono spaventato per le dimensioni della statua ma poi, man mano che mi avvicinavo, sono rimasto affascinato dal suo volto. Non dimenticherò mai quel momento, che mi ha sempre lasciato un senso di curiosità per quell’uomo seduto là in alto davanti a me... Lincoln ha guidato il nostro paese attraverso i momenti più difficili e ha fatto sopravvivere gli ideali della democrazia americana, ponendo termine allo schiavismo. Ma nel mio film volevo mostrare qualcosa in più. Lincoln era uno statista e un leader militare, ma anche un padre, un marito e un uomo fortemente incline all’introspezione. Volevo raccontare una storia su Lincoln evitando d’incappare nel cinismo e nell’esaltazione eroica, restando fedele allo spessore dell’uomo, agli aspetti più intimi della sua vita e ai tratti più bonari della sua natura... Ci siamo concentrati sugli ultimi quattro mesi della vita di Lincoln perché ciò che ha realizzato in quel breve periodo è stato grandioso. Tuttavia, volevamo mostrare che anche lui era un uomo. Abbiamo pensato che il miglior modo per rendere giustizia a quest’essere umano immensamente complicato fosse di descriverlo nel pieno della sua battaglia più difficile: l’approvazione del 13° Emendamento in discussione alla Camera dei Rappresentanti... I miei film sono di frequente narrati attraverso le immagini, non le parole. Ma, in questo caso, la fotografia è passata al secondo posto, lasciando ampio spazio alle straordinarie parole di Abraham Lincoln e alla sua presenza. Con 'LINCOLN' ero meno interessato a una profusione di immagini e ho preferito far evolvere i momenti più umani della sua storia davanti alla macchina da presa... Il film è
    caratterizzato da una certa dose di suspense e in alcuni momenti potrebbe essere visto come una specie di thriller politico
    ".
    Il regista Steven Spielberg

    (Lincoln; USA/INDIA 2012; Biopic storico-drammatico; 120'; Produz.: Office Seekers Productions/Amblin Entertainment/DreamWorks SKG/Imagine Entertainment/The Kennedy/Marshall Company/New Line Cinema in associazione con: Parkes/MacDonald Productions/Participant Media/Reliance Entertainment/The Weinstein Company; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Lincoln

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    Trailer

    Titolo in italiano: Lincoln

    Titolo in lingua originale: Lincoln

    Anno di produzione: 2012

    Anno di uscita: 2013

    Regia: Steven Spielberg

    Sceneggiatura: Tony Kushner, John Logan e Paul Webb

    Soggetto: Dal romanzo Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln di Doris Kearns Goodwin.

    Cast: Daniel Day-Lewis (Abraham Lincoln)
    Joseph Gordon-Levitt (Robert Todd Lincoln)
    Jared Harris (Ulysses S. Grant)
    Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens)
    Jackie Earle Haley (Alexander Stephens)
    Sally Field (Mary Todd Lincoln)
    Lee Pace (Fernando Wood)
    James Spader (WN Bilbo)
    John Hawkes (Robert Latham)
    Walton Goggins (Wells A. Hutchins)
    David Strathairn (Segreatrio di Stato William Seward)
    Hal Holbrook (Francis Preston Blair)
    David Oyelowo (Caporale Ira Clark)
    Michael Stuhlbarg (George Yeaman)
    David Costabile (James Ashley)
    Cast completo

    Musica: John Williams

    Costumi: Joanna Johnston

    Scenografia: Rick Carter

    Fotografia: Janusz Kaminski

    Montaggio: Michael Kahn

    Effetti Speciali: Steve Cremin (coordinatore)

    Makeup: Ann-Maree Hurley, Kevin Kirkpatrick, Myke Michaels, Mike Smithson, Nacoma Whobrey e Wesley Wofford

    Casting: Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 05 Marzo 2013

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia ruota attorno agli ultimi tumultuosi mesi in carica del sedicesimo presidente degli Stati Uniti: momento cadenzato dallo scontro tra Lincoln e i potenti uomini del suo gabinetto sul tema dell'abolizione della schiavitù alla fine della Guerra Civile americana.

    In una nazione divisa dalla guerra e spazzata dai venti del cambiamento, Lincoln osserva una linea di condotta che mira a porre fine alla guerra, unire il paese e abolire la schiavitù. Avendo il coraggio morale ed essendo fieramente determinato ad avere successo, le scelte che compirà in questo momento critico cambieranno il destino delle generazioni future.

    SHORT SYNOPSIS:

    The sixteenth President of the United States guides the North to victory during the Civil War.

    As the Civil War continues to rage, America's president struggles with continuing carnage on the battlefield and as he fights with many inside his own cabinet on the decision to emancipate the slaves.

    Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)

    Realizzare una pellicola sulla figura carismatica di Lincoln, uno dei Presidenti più amati della Storia degli Stati Uniti, è stata un’idea che Steven Spielberg ha accarezzato per lunghissimo tempo. E finalmente ci è riuscito, dopo alcuni tentennamenti e una serie di riscritture della sceneggiatura da parte di Tony Kushner (che già gli aveva scritto Munich). Quel che ne è uscito fuori è senza dubbio un ottimo risultato che analizza la figura presidenziale nell’arco di poco più di un mese prima della sua morte, nel periodo in cui la sanguinosa Guerra Civile americana era arrivata ormai alla sua fine nelle settimane in cui l’uomo era occupato a vedere approvato il 13° Emendamento, quello che poneva definitivamente fine – perlomeno sotto un aspetto legale – alla schiavitù. Ed è proprio questo che racconta la pellicola: la lotta dell’uomo per vedere approvato un emendamento che avrebbe fatto la Storia.

    Nonostante quella di Lincoln

    sia una figura molto amata e conosciuta, in particolare negli Stati Uniti, oggetto di centinaia di libri biografici e numerose pellicole per il cinema (memorabili perle di purezza ideologica e visiva sono Alba di gloria di John Ford con un giovanissimo Henry Fonda e Abramo Lincoln del sottovalutato cineasta John Cromwell), la televisione (spiccano quelle tratte dai testi di Gore Vidal – del 1988 con Sam Waterston e Mary Tyler Moore – e di Carl Sandburg – del 1974 con Hal Holbrook, che ha più volte rivestito i panni del Presidente, e che Spielberg omaggia riservandogli in questo caso il ruolo di Preston Blair, e Sada Thompson) ed anche una serie di allestimenti teatrali, Spielberg riesce a dare alla sua figura un approccio nuovo – e ha l’intelligenza di concentrasi su uno specifico momento storico e politico, anziché gigioneggiare con il ritratto del personaggio - lavorando su un doppio binario

    della sua figura, che si alterna volutamente fra retorica costruita intorno ad essa e un realismo psicologico e intimista; mito e realtà sono così a servizio di un fatto storico che non senza una buona dose di umorismo (del film stesso) si incunea nel ritratto di un uomo che attraverso la sua grande capacità dialettica di avvocato, non avulsa da ricatti e corruzione, non ha esitato a sporcarsi le mani per far passare un emendamento che ha fatto Storia.

    Pur con qualche cenno di retorica, inevitabile, l’autore costruisce il ritratto costellato da luci ed ombre di un uomo di cui ormai si conosce solo il mito, ma che in questo caso sprigiona anche tutta la sua umanità (nel senso di realtà), meravigliosamente espressa dalla silhouette di Daniel Day-Lewis, che come sempre si concentra su una prova attoriale di natura mimetica, ma allo stesso tempo cucita su un tessuto morbido capace di

    aderire perfettamente alla natura creata del personaggio e non necessariamente dell’icona. In questo modo Lincoln esce fuori in maniera ancora più assoluta e precisa proprio perché allo stesso tempo dentro e fuori quel mito così a lungo incasellato dall’immaginario collettivo. Il regista procede su questa doppia linea anche nel racconto della storia pubblica e privata dell’uomo, tanto brillante e affascinante nella prima, quanto impacciato nella seconda, attraverso un matrimonio con una donna altrettanto sagace quale è stata Mary Todd (sua confidente e consigliera), ma estremamente fragile e spesso instabile a causa della perdita dei suoi figli (solo uno, Robert, le sopravviverà) e la sua natura impopolare di First Lady: un’ambivalenza che Sally Field tratteggia con grande profusione fisica. Ma è invece proprio sui dettagli psicologici che Spielberg si concentra, dettagli che come sempre finge di trattare distrattamente per essere poi in realtà la vera essenza del suo cinema (anche quello

    più strettamente di genere), che defluiscono in un’assoluta ricerca della perfezione interna ed esterna del film: fra la caratterizzazione capillare di ogni più minuscolo personaggio (e non è che ce ne siano pochi!) e la ricerca precisa della ricostruzione storica e filologica degli elementi politici (a cui si affida al testo bestseller di Doris Kearns Goodwin, Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln) cosicché la pellicola risulta, a conti fatti, un’opera di grande impegno ingegneristico nella sua impalcatura registica. Perché nulla è dettato dal caso, anche quello che non sembra, anche la retorica che imperla la fronte del nostro protagonista è il risultato di un gioco consapevole, a priori e a posteriori, della figura più solenne e intoccabile della Storia degli Stati Uniti d’America. E Spielberg ne fa un ritratto tanto corretto quanto originale, tanto preciso quanto personale in un’apoteosi di cerebrale perfezionismo nonché asciutto e ironico sentimentale

    populismo (in senso buono). Più accostabile così al cinema di Frank Capra stavolta che a quello di John Ford a cui si era accostato lo scorso anno con War Horse. Ma stavolta l’operazione gli è uscita con maggiore rigore e sicurezza. Forse proprio perché in qualche modo Spielberg è il Lincoln del cinema moderno perché portatore di quel senso di americanismo ancora puro e incontaminato, proprio come Capra a suo tempo è stato il promulgatore degli ideali del New Deal di Roosevelt.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    Abraham Lincoln may not technically be the subject of Steven Spielberg's "Lincoln," but Daniel Day-Lewis is inarguably its star, delivering an unimpeachable performance as the United States' 16th president in a shrewd, stately and somewhat stuffy drama focused on a narrow yet defining chapter of Lincoln's life: abolishing slavery via the passage of a Constitutional amendment. Though historians will surely find room to quibble, every choice Day-Lewis makes lends dignity and gravitas to America's most revered figure, resulting in an event movie whose commercial and critical fate rides on the reputations of not just Lincoln, but the esteemed creative team as well.

    Too seldom does American cinema deal with the country's most shameful policy: the paradox by which a nation founded on equality might allow the subjugation and servitude of one race to persist for nearly a century. Spielberg, however, has faced the issue head-on, not just once ("The Color Purple")

    or twice ("Amistad"), but three times, confronting it most directly -- at the very core of the policy -- in "Lincoln." The title functions as something of a misnomer, considering that the president here serves as the instrument to emancipation and not the actual focus of the film, as if "Amistad" had been released as "Quincy Adams."

    Liberally adapted from Doris Kearns Goodwin's 2005 book "Team of Rivals," Tony Kushner's script dramatizes the behind-the-scenes story of the wheeling and dealing required to pass the 13th Amendment -- undoubtedly the legacy for which Lincoln hoped to be remembered, not realizing how compelling audiences would find every aspect of his private life 144 years later.

    The theater-trained scribe, who previously co-wrote "Munich" for the director, defies what admirers expect of a Spielberg-made Lincoln biopic. In place of vicarious emotion and tour de force filmmaking, "Lincoln" offers a largely static intellectual reappraisal of

    the great orator, limiting not only the scenery chewing but also the scenery itself in what amounts to Spielberg's most play-like production yet; it's a style that will keep many viewers at arm's length.

    Emphasizing talk over action, Kushner concentrates on Lincoln's strategy of forcing an unpopular and recently defeated policy through a lame-duck House of Representatives. Enlisting three buffoonish vote-buyers (James Spader, John Hawkes and Tim Blake Nelson), the executive doesn't hesitate to exploit his immense powers, which extend to offering cushy government jobs, pardons and other presidential privileges to those willing to embrace his position.

    This is politics as it is really played, yet few writers have found a way to make it as compelling as Kushner does here. That success owes in part to the extensive character-actor ensemble Spielberg and casting director Avy Kaufman have enlisted, repaying them with dramatic roles for not only Lincoln's entire cabinet

    (most prominently David Strathairn as Secretary of State William Seward), but more than a dozen key allies and opponents of the 13th Amendment, including Lee Pace as a showboating Democrat, Michael Stuhlbarg as a conscience-conflicted swing voter and David Costabile as the doubting Thomas among Lincoln's closest supporters.

    Despite occasional digressions into spectacular but artificial-looking Civil War battlefields, the action is rowdiest on the floor of Congress, where Republican representative Thaddeus Stevens (Tommy Lee Jones) trades scathing barbs with such ideological rivals as George Pendleton (Peter McRobbie, who more closely resembles frown-creased portraits of the real-life Stevens than Jones does). Though the film inevitably deals with Lincoln's assassination, notably played offscreen, the climax comes during the Congressional vote itself, in which Spielberg allows the names of history's heroes to ring out the way he previously did those saved on Schindler's list. Even more effective is the way Kushner integrates the

    full text of the Gettysburg Address and the 13th Amendment into the body of the film.

    Still, since audiences inevitably prefer personal intrigue to the inner workings of politics, Kushner laces "Lincoln" with details about first lady "Molly" (Sally Field), as Abe called his wife, Mary, and sons Tad (Gulliver McGrath) and Robert (Joseph Gordon Levitt), who withdraws from Harvard in order to enlist in the Union army, despite his father's adamant demands to the contrary. Still, these human-interest scenes seem to get in the way of the story at hand, offering valuable, intimate glimpses of the Lincolns as seldom seen before, yet inorganic to the abolition of slavery -- save one powerful scene, when Mary, having already lost one son and loathe to watch Robert perish in the Civil War, publicly threatens her husband, "If you fail to acquire the necessary votes, woe unto you, you will have to

    answer to me." Spielberg and Kushner hold this truth to be self-evident: that behind every powerful man is a woman pushing him toward greatness.

    Informed largely by Goodwin's research, "Lincoln" presents an image of the president very different from the melancholy figure so often seen before. Such crushing grief falls instead to Field, whose long-suffering Mary endured debilitating migraines and deep depression after the death of their son Willie, but also scandalously overspent in her efforts to outfit the White House -- and herself -- to a level she felt befitting the first family. Curiously, Mary was a decade Abraham's junior, though Field is actually a decade older than Day-Lewis, creating an odd, almost maternal dynamic between the two actors.

    Meanwhile, Day-Lewis plays Lincoln as a physically awkward but not unhandsome figure, gentle with his children, uncomfortable with ceremony (his disdain of calfskin gloves becomes a running joke), and firm

    when needed with colleagues who could not always see the wisdom in the man some considered "the capitulating compromiser." This Lincoln is a lover of theater and avid raconteur who easily quotes from Shakespeare and scripture, a man who problem-solves via storytelling -- an impression that naturally flatters those in Spielberg and Kushner's profession.

    Perhaps that explains the staginess of "Lincoln's" telling, right down to the creak of the boards under the great orator's feet and d.p. Janusz Kaminski's conservative framing, which recalls either classic prosceniums or heavily shadowed Renaissance paintings. Though incongruous with the psychological realism that Kushner, through elevated dialogue, aims to achieve, this iconic style suits such a beloved persona.

    And yet, Lincoln's life takes a backseat to the ideological battle between two opposing ideas -- an end to slavery, or an end to war. The result looks as much like a Natural History Museum diorama as

    it sounds: a respectful but waxy re-creation that feels somehow awe-inspiring yet chillingly lifeless to behold, the great exception being Jones' alternately blistering and sage turn as Stevens.

    Production values are as elegant as one would expect from Spielberg, grittier but no less impressionistic than last year's "War Horse." John Williams' score, which seemingly incorporates hymns, marches and other period music, offers vital but unobtrusive support.

    Perle di sceneggiatura

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano 20th Century Fox e Orazio Bernardi (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO di LINCOLN

    Links:

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    • Lincoln (BLU-RAY + DVD)

    Altri Links:

    - La live chat con Steven Spielberg e Joseph Gordon-Levitt svolta il 13 settembre 2012, in occasione della prima mondiale del trailer del film
    - La speciale live chat col regista Steven Spielberg e il protagonista Daniel Day-Lewis svolta il 10 ottobre 2012 presso gli AMC Theatres di New York

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    Galleria Video:

    Lincoln - trailer

    Lincoln - trailer (versione originale)

    Lincoln - spot TV (versione originale sottotitolata)

    Lincoln - clip 'Robert Pleads With Lincoln To Enlist'

    Lincoln - clip 'Mary Todd Lincoln And Thaddeus Stevens At The Ball'

    Lincoln - featurette 'Untold Story - La figura di Lincoln e l’approvazione del 13° emendamento alla Costituzione Americana per l’abolizione della schiavitù' (versione originale sottotitolata)

    Lincoln - video 'Path to Freedom - I momenti salienti della Guerra di Secessione e del processo di abolizione della schiavitù negli Stati Uniti d’America'

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