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    Home Page > Movies & DVD > I due Presidenti (The Special Relationship)

    I DUE PRESIDENTI: MICHAEL SHEEN DI NUOVO NEI PANNI DI TONY BLAIR DOPO 'THE QUEEN' INCONTRA DENNIS QUAID CHE INDOSSA INVECE GLI ABITI NIENTEMENO CHE DI BILL CLINTON. SONO DI SCENA 'LA SPECIALE RELAZIONE' ANGLO-AMERICANA DEI 'FRATELLI D'ARMI' BLAIR-CLINTON E QUELLA ANCOR PIU' SPECIALE TANTO DA FARE SCANDALO, APPUNTATA SULL''AFFAIR LEWINSKY'

    28. Torino Film Festival (26 Novembre-4 Dicembre 2010) - RECENSIONE - Dal 10 DICEMBRE

    Come scrittore, Peter ha la capacità di raccontare le cose dal di dentro e di creare personaggi basati sulla realtà che risultano convincenti e reali. Optando per un tono umoristico e mostrandoci i personaggi in un contesto domestico, impegnati in cose che non hanno nulla a che fare con la loro funzione pubblica, ci sentiamo dei privilegiati che hanno l’opportunità di origliare o di sbirciare dietro una porta chiusa.”
    Il produttore Tracey Scoffield

    Quando racconti la vita di persone che sono ancora tra noi, devi essere certo di non rendergli un cattivo servizio. Abbiamo lavorato molto per verificare l’accuratezza dei dialoghi e degli eventi del film. Credo che i cineasti abbiano delle grandi responsabilità verso i soggetti che portano sullo schermo”.
    Il regista Richard Loncraine

    “(Dopo The Deal e The Queen) Volevo vedere la fine della trilogia. Desideravo avere l’opportunità di esplorare un po’ più a fondo il personaggio di Blair, in maniera forse più completa”.
    L'attore Michael Sheen

    (The Special Relationship REGNO UNITO/USA 2010; dramma storico-politico; 89'; Produz.: BBC Films/HBO Films/Rainmark Films; Distribuz.: Medusa)

    Locandina italiana I due Presidenti (The Special Relationship)

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: I due Presidenti (The Special Relationship)

    Titolo in lingua originale: The Special Relationship

    Anno di produzione: 2010

    Anno di uscita: 2010

    Regia: Richard Loncraine

    Sceneggiatura: Peter Morgan

    Soggetto: PRELIMINARIA - I DUE PRESIDENTI: AFFINITÀ ELETTIVE, UNO SGURDO TRASVERSO SULLA POLITICA

    I veri amici ti pugnalano di fronte”. Oscar Wilde

    Washington, 1992. Tony Blair non è ancora stato eletto primo ministro. Arrivato nella capitale degli Stati Uniti, si incontra con gli esperti di comunicazione del presidente americano Bill Clinton. Un’occasione unica questa per capire a fondo gli ingranaggi dell’oratoria politica. Dopo qualche mese – poco tempo prima dell’elezione - torna negli Stati Uniti per recarsi alla Casa Bianca. L’incontro con Bill Clinton è memorabile. Tra i due nasce subito una simpatia “a pelle” e iniziano a parlare amabilmente, come se si conoscessero da anni. È solo l’inizio di una lunga amicizia, trasformatasi negli anni in ’special relationship’. Un’intesa speciale, un’affinità elettiva straordinaria che porterà Gran Bretagna e Stati Uniti a vivere una vera e propria simbiosi riflessa nelle scelte di politica estera e non solo. Una ‘relationship’ fra eletti che nell’incipit del film è ripercorsa storicamente con interessanti immagini di repertorio di Churchill e Roosevelt, Truman ed Eisenhower, John e Jackye Kennedy, MacMillan e Lyndon Johnson. Proseguendo fino a Margaret Thatcher e Ronald Reagan, John Major e George Bush…

    Terzo capitolo della trilogia dedicata a Tony Blair e composta da THE DEAL e THE QUEEN, I DUE PRESIDENTI (The Special Relationship) è stato l’avvenimento televisivo degli ultimi mesi. Trasmesso dall’americana HBO lo scorso 29 maggio in anteprima mondiale e premiato da ottimi ascolti, è un film a suo modo epocale... (che) racconta l’altra faccia della politica. Quella che si nasconde dietro le conferenze stampa e i discorsi ufficiali. Il dietro le quinte dei discorsi preparati a
    tavolino e dei chili di trucco usati per andare in onda. Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulla stanza dei bottoni e che non avete mai osato chiedere. La politica vista dallo spioncino.

    Peter Morgan (sceneggiatore di stati d’animo e sfumature impercettibili, già autore del
    brillante script di THE QUEEN, nonché dell’ultimo attesissimo film di Clint Eastwood,
    HEREAFTER) non si limita però a raccontarci solo del rapporto d’amicizia fra Bill Clinton e Tony Blair. Fa di più. Intesse il racconto di scivolamenti fra pubblico e privato, sintetizzando nove anni di storia (1992-2001) in un bailamme di umori e registri impazziti. Dalle parole pronunciate da Blair all’indomani delle stragi terroristiche a opere dell’Ira, al sexy gate che mette sotto scacco Clinton, passando per silenzi, strette di mano, sguardi che valgono più di mille parole. E poi momenti mozzafiato strappati all’intimità più segreta (Blair che fa il bagno in vasca ‘accudito’ dalla moglie, Clinton che osserva la consorte dormire prima di rivelarle di Monica…), veri e propri strappi all’’etichetta’ ufficiale che il cinema ha sempre imposto sull’argomento. Cinema politico e civile, sperimentale e classico, con un gusto per la costruzione drammaturgica ad incastro che non può non ricordare Joseph L. Mankiewicz e i suoi labirinti linguistici. Ma anche cinema profondamente umanistico. Capace di raccontare due politici che hanno fatto la storia del loro tempo. E di denudarli come nessuno aveva
    mai fatto prima. Perché i veri protagonisti de I due presidenti (The Special Relationship) sono due uomini fragili, bugiardi, coraggiosi e appassionati. Due come tanti alle prese con responsabilità non comuni.(...)

    Cast: Michael Sheen (Tony Blair )
    Dennis Quaid (Bill Clinton )
    Hope Davis (Hillary Clinton )
    Helen McCrory (Cherie Blair )
    Mark Bazeley (Alastair Campbell )
    Adam Godley (Jonathan Powell )
    Marc Rioufol (Jacques Chirac )
    Matthew Marsh (consigliere politica estera )
    Kerry Shale (Consulente dei Clinton )
    Demetri Goritsas (Stratega)
    Nancy Crane (Addetta al cerimoniale)
    John Schwab (Reporter)
    Lara Pulver (Stagista )
    Eric Meyers (Giornalista Americano)
    Rufus Wright (Giornalista inglese)

    Musica: Alexandre Desplat, Evyn J. Klean (Supervisore musicale) (*)

    Costumi: Consolata Boyle

    Scenografia: Maria Djurkovic

    Fotografia: Barry Ackroyd BSC

    Montaggio: Melanie Oliver

    Effetti Speciali: Paul Dunn

    Makeup: Daniel Phillips

    Casting: Nina Gold

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Coniata dal primo ministro Winston Churchill, la definizione “rapporto speciale” è entrata ormai nell’uso comune per indicare le speciali relazioni politiche, diplomatiche, culturali e storiche che legano la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Cionondimeno, alcune alleanze transatlantiche sono state più forti e più intime di altre. Tra queste ricordiamo quella tra Winston Churchill e Franklin Roosevelt, tra John F. Kennedy e Harold Macmillan, tra Margaret Thatcher e Ronald Reagan. E infine, tra Tony Blair e Bill Clinton.

    I due presidenti (The Special Relationship) segue il percorso politico di Tony Blair passato da “giovane promessa” della politica a primo ministro di successo a suo perfetto agio sulla scena internazionale. È una storia che parla del rapporto tra due uomini potenti, tra due coppie potenti e tra mariti e mogli. Ci troviamo nel 1997. I Blair e i Clinton formano un quartetto unico al mondo legato da un’amicizia basata su ideali comuni e su un autentico e profondo affetto. Ma quando gli eventi mondiali scuoteranno le fondamenta stesse del loro rapporto, questi uomini e le loro mogli dovranno fare i conti con la natura effimera del potere e spesso anche dell’amicizia. All’inizio del film, Tony Blair e Bill Clinton sembrano avere tante cose in comune: entrambi di centro sinistra, sono guidati dall’ambizione personale, ma anche dalla convinzione di poter cambiare il mondo in meglio. Quella che era nata come una relazione formale tra due figure politiche di primo piano si trasforma in una vera amicizia, vero e proprio incontro di due anime gemelle che condividono le stesse ideologie e la stessa agenda politica. E il mondo osserva il navigato e carismatico presidente americano prendere sotto la sua ala protettrice il primo ministro più giovane e con meno esperienza per insegnargli i trucchi del mestiere. La reciproca simpatia va oltre il rapporto professionale e si estende alle mogli, contribuendo alla nascita di una grande amicizia. Agli inizi del 1998 il mondo è sotto shock: la Casa Bianca si ritrova infatti al centro di uno scandalo che cambierà per sempre il volto della politica americana. Successivamente, il legame tra Blair e Clinton verrà messo a dura prova dall’intensificarsi della crisi del Kosovo, quando la strategia invocata da Blair scontrerà con quella di Clinton. Le differenze di fondo tra i due leader cominceranno a emergere costringendoli ad un continuo tira e molla politico nel quale le loro posizioni cambieranno continuamente. E quando verrà eletto un nuovo Presidente alla Casa Bianca, si profilerà la nascita di un nuovo ‘rapporto speciale’. Quando nel '94 Tony Blair andò in visita alla Casa Bianca, Bill Clinton predisse che sarebbe diventato Primo Ministro. Parte da qui la storia dell'amicizia che ha legato due degli uomini più potenti del mondo.

    IN DETTAGLIO:

    Nel 1992 l’astro nascente della politica britannica, il laburista Tony Blair, arriva all’aeroporto di Washington D.C., accolto semplicemente da un autista. Deve ancora guadagnarsi gli onori di dignitario in visita ufficiale, visto che l’elezione a Primo Ministro inglese è ancora lontana. Blair è a Washington per una ragione ben precisa: incontrare gli strateghi e i consulenti del presidente americano Bill Clinton per imparare da loro come impostare al meglio la campagna elettorale e vincere le elezioni. A Parigi, quattro anni dopo, Blair rassicura il presidente francese Jacques Chirac che, qualora vincesse le elezioni, la Francia troverà in lui un forte alleato pro-europeo. Mentre si prepara a un altro viaggio americano durante il quale dovrebbe incontrare in privato il presidente Clinton, Blair chiede nervoso alla moglie dove abbia messo la sua camicia preferita. E Cherie Blair lo prende simpaticamente in giro ‘accusandolo’ di aver perso la testa per Clinton. Blair e i suoi consulenti (nella fattispecie il capo ufficio stampa Alastair Campbell e il capo dello staff Jonathan Powell) vengono accompagnati alla Casa Bianca e Powell nota con stupore che vengono fatti passare dall’entrata riservata ai “Capi di Stato”, come se Tony fosse già Primo Ministro. Un’addetta al cerimoniale accompagna Blair e i suoi all’interno della Casa Bianca dove le misure di sicurezza aumentano a mano a mano che si avvicinano allo Studio Ovale. “Gli faccia una domanda sulla roccia lunare, mi raccomando”, consiglia l’addetta al cerimoniale. Tony viene condotto nello Studio Ovale dove Bill Clinton lo accoglie con affetto e calore, prevedendo per lui una vittoria nettissima. Bill lo prepara poi al peggio, rivelandogli che, terminata la faticosa campagna elettorale e conquistata l’agognata carica, non ci sarà nessuno ad aiutarlo. E dopo uno scambio di battute sulla “mitica” roccia lunare, i due incontrano i rappresentanti della stampa. Come Clinton aveva previsto, Blair ottiene una vittoria travolgente e viene eletto Primo Ministro della Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord. 120 dipendenti pubblici lo applaudono mentre fa il suo ingresso al n° 10 di Downing Street. Nel frattempo il capo dello staff Powell lo avverte che Chirac lo attende al telefono. I due discutono se Tony debba rispondere in inglese o in francese e Powell gli consiglia di parlare nella sua lingua per mantenere il vantaggio. La conversazione comincia così a svolgersi in due lingue. Ma quando gli viene comunicato che c’è Bill Clinton sull’altra linea, Tony chiude bruscamente la telefonata con il presidente francese, prende il telefono di slancio e lo saluta con calore accorgendosi solo dopo di parlare con l’operatrice telefonica della Casa Bianca. Poco dopo Clinton si congratula con Tony per la schiacciante vittoria, gli dà qualche consiglio e lo invita a cena da lì a un mese quando i Clinton saranno in viaggio in Europa. Con grande stupore di Tony, Clinton è a conoscenza di tutti i dettagli della sua vittoria elettorale. Qualche tempo dopo il corteo presidenziale americano attraversa Londra. Tony è desideroso di instaurare un “rapporto speciale” con l’America. E anche se Bill gli fa notare che al momento sono altri i Paesi che hanno una forte influenza sugli Stati Uniti, resta comunque convinto che lui e Tony non debbano lasciarsi sfuggire questa storica occasione per sconfiggere la destra almeno per una generazione. In privato, Hillary fa a Bill un resoconto della noiosa giornata trascorsa con Cherie Blair, ma riconosce di essere rimasta colpita dall’adorazione della donna verso Tony. Nella stanza da letto dell’altra coppia, Cherie cerca di stemperare l’entusiasmo di Tony per Bill facendogli notare che Clinton è il primo Presidente Americano a essere accusato di molestie sessuali. Cherie non invidia il matrimonio di Hillary, ma è palesemente invidiosa del suo staff e della co presidenza di Bill con la moglie. Racconta che quando Clinton era governatore dell’Arkansas, lo staff li chiamava “Billary”. Dopo qualche tempo, Blair viene messo per la prima volta alla prova davanti all’opinione pubblica inglese. In seguito alla morte di due poliziotti nell’Irlanda del Nord, Tony pronuncia un accalorato discorso sull’annosa questione irlandese e si rivolge a Clinton chiedendogli consiglio. Bill risponde che farà di tutto per aiutarlo, contribuendo al riavvio dei negoziati di pace tra l’IRA e il governo britannico, evento questo che porterà a una svolta storica nei rapporti anglo-irlandesi. Tony ringrazia Bill al telefono, ma questi sembra stranamente distante e di pessimo umore; di lì a poco Alastair scoprirà la ragione: è stata diramata infatti la notizia che una stagista della Casa Bianca, la 23enne MONICA LEWINSKY, avrebbe avuto una relazione con il Presidente. Cherie si chiede se lo scandalo metterà a rischio il viaggio di Tony a Washington, ma lui – al contrario della moglie - è convinto che la bolla si sgonfierà da sola. Dall’altro lato dell’Atlantico, Bill e Hillary discutono animatamente. Hillary gli chiede di far luce sull’accaduto, lui le giura di essere innocente. A Downing Street, Alistair si lascia andare a battute sulle dimensioni del pene di Clinton, mentre Tony vuole solo mettere fine a questi sordidi pettegolezzi. Di pessimo umore in vista di un imminente vertice europeo, Tony s’illumina solo per un attimo quando una stagista a lui sconosciuta gli passa dei documenti. Gli uomini si scambiano uno sguardo complice. A Washington intanto, Bill e Hillary sono in riunione con alcuni consulenti. Hillary, convinta che tra Bill e la stagista non ci sia stato nulla, guida il dibattito sul tipo di strategia da adottare. Così Clinton, poco dopo, afferma in diretta tv di non avere avuto rapporti sessuali con la Lewinsky. Hillary viene invece intervistata al “The Today Show” dove respinge tutte le accuse mosse a Bill, parlando di una “cospirazione della destra” che è alle calcagna di Bill da quando è stato eletto. Guardando la trasmissione, Bill si commuove, mentre l’impassibile moglie rientra da sola alla Casa Bianca. Sull’aereo che lo porta a Washington, Alastair propone a Tony di prendere le distanze da Clinton e di abbandonare – viste le circostanze – la strategia del ‘rapporto speciale’, ma Tony rifiuta di tradire l’amico. Cherie ironizza dicendo che il destino di Bill è appeso al filo della definizione costituzionale di ‘atto sessuale’. Tony, Alastair e Powell concordano invece sul fatto che i rapporti orali non possano essere considerati un atto sessuale. “Balle”, replica Cherie. Alla fine della conversazione, Alastair resta convinto che farebbero meglio a prendere le distanze. Alla Casa Bianca regna un’atmosfera pesante visto che si profila l’accusa di falsa testimonianza e intralcio alla giustizia. Bill si scusa con Tony per averlo coinvolto nella faccenda e cerca da lui conferme e rassicurazioni. I due leader incontrano insieme la stampa e in una sorta di messaggio in codice diretto a Tony, Bill parla del rapporto speciale tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Nonostante i consigli di Powell, Blair si lancia in un’appassionata difesa di Clinton, definendolo una persona che è “orgoglioso di poter considerare non solo un collega, ma soprattutto un amico.” Tony ricorda tutto quello che Bill ha fatto per il Paese e il sostegno di cui gode presso gli americani. L’autorevolezza di Tony mette a tacere i presenti e una battuta di Bill stempera la tensione. Tony e Cherie si ritrovano in auto. Parlano della conferenza stampa e Cherie gli chiede apertamente cosa voglia in cambio da Bill. Ma Tony le rivela di aver difeso Clinton solo perché gli è affezionato. “Ma anche perché così adesso ti dovrà qualcosa,” insiste Cherie. Intanto la violenza in Kosovo raggiunge livelli di guardia. Bill e Tony parlano al telefono e concordano sulla necessità di prendere delle misure urgenti per sconfiggere Milosevic. Clinton propone sanzioni economiche e azioni militari, accompagnate da una forte azione diplomatica, ma si chiede se il resto dell’Europa accetterà di farsi coinvolgere. Poi suggerisce a Tony di sfruttare la presidenza di turno dell’Unione Europea per tentare di convincere gli altri Paesi dell’Unione. Lo scandalo Lewinsky nel frattempo continua a imperversare. Il presidente americano decide di testimoniare e di raccontare a Hillary la verità sui rapporti con Monica Lewinsky. La sveglia nel mezzo della notte e le racconta che nella sua testimonianza rivelerà di aver avuto una relazione sconveniente con la stagista della Casa Bianca. Sotto shock, i Blair seguono alla televisione la dichiarazione di Bill nella quale ammette apertamente di aver mentito. Tony capisce così di aver fatto la figura dell’ingenuo schierandosi dalla sua parte. A questo punto Blair inizia a concentrare i suoi sforzi sul Kosovo. Chiede ufficialmente il coinvolgimento dell’Unione Europea, il che spinge Milosevic a richiedere un ‘cessate il fuoco’ temporaneo per permettere agli ispettori dell’ONU di entrare nel Paese. Ma per Blair non è abbastanza e cerca di convincere Clinton (al telefono) che è solo una questione di tempo prima che le cose peggiorino. Gli chiede inoltre di impegnarsi nell’invio di truppe di terra, ma Clinton risponde che non può promettere nulla fino a quando Milosevic non farà qualcosa che dimostri che ha violato l’accordo in atto. Ma la situazione in Kosovo peggiora. Bill e Tony, separati dall’oceano, guardano con orrore le immagini del massacro di Racak trasmesse dalla CNN. Bill parla al telefono con Hillary chiedendole consiglio, poi chiama Tony e gli comunica che gli Stati Uniti appoggeranno i bombardamenti della NATO. E mentre le bombe cadono sul Kosovo, Tony si rivolge al parlamento, ottenendo l’appoggio di tutti. Dall’alto della sua autorevolezza – essendo ormai diventato un Primo Ministro in guerra come Churchill e la Thatcher - Tony si concede un momento di soddisfazione, sia pur di breve durata. Giunge infatti subito dopo notizia che i bombardamenti della NATO hanno aggravato la crisi dei rifugiati e accresciuto – per ironia della sorte – la popolarità di Milosevic. Clinton è d’accordo sulla necessità di intensificare i bombardamenti, ma Blair resta convinto che per fermare veramente Milosevic serva un’invasione via terra, possibile solo se gli Stati Uniti decideranno di inviare i loro soldati. Al che Blair e i suoi uomini si recano a Washington per incontrare personalmente Clinton. L’incontro nello Studio Ovale della Casa Bianca avviene in un’atmosfera gelida e tesa. E quando Tony chiede a Bill di impegnarsi nell’invio delle truppe, Clinton gira la domanda ad uno dei suoi consiglieri il quale dichiara senza mezzi termini che appoggiare un’invasione di questo tipo equivarrebbe ad ammettere il fallimento dei bombardamenti. Sottolinea poi che gli Stati Uniti potrebbero pagare un prezzo molto più alto – in termini di vite umane – rispetto alla Gran Bretagna. Ma Tony replica affermando che senza la minaccia di un’invasione terrestre, Milosevic non si muoverà di un passo. Giunti a un’impasse totale, Bill chiede a Tony di continuare la discussione all’esterno. Il premier inglese cerca di far passare la battaglia nel Kosovo come una guerra del bene contro il male e fa appello alla ”nostra responsabilità cristiana.” Bill ribadisce il suo sostegno agli sforzi diplomatici e a una campagna aerea della NATO più sostenuta, aggiungendo poi che è disposto a discutere con Tony un futuro intervento dell’esercito, ma solo in privato. Ufficialmente, continua a dichiararsi contrario all’invio dell’esercito. Dopo un consulto con i suoi uomini, Tony decide di restare fermo sulle sue posizioni e, convinto che Bill non accetterà mai di spedire i suoi uomini in Kosovo, mette a punto un piano per metterlo con le spalle al muro. La sera seguente dovrà pronunciare un discorso davanti ai membri del Chicago Economic Club e nell’attesa decide così di apportare qualche modifica ‘mirata’ al testo. Una volta in sala, dichiarerà che il mondo è cambiato e che gli Stati Uniti, in quanto maggiore potenza mondiale, hanno la responsabilità più grande. Tony rassicura il pubblico che la Gran Bretagna resterà accanto agli Stati Uniti per assicurare la pace e la prosperità in tutto il mondo. Il volto di Clinton si rabbuia mentre segue alla televisione il discorso di Blair che gli vale una standing ovation e articoli incredibili sulla stampa. Qualche giorno dopo la delegazione americana e quella inglese si ritrovano faccia a faccia a Washington D.C. Gli assistenti si ritirano per lasciare soli Bill e Tony. Il confronto si fa più aspro che mai: Blair viene accusato dal presidente americano di averlo pugnalato alle spalle in casa sua. Clinton poi si allontana senza promettere nulla. Le forze serbe si ritirano dal Kosovo mettendo fine ai bombardamenti della NATO. Il merito della vittoria viene attribuito a Clinton il quale, alla luce dei buoni risultati ottenuti dalla diplomazia, aveva annunciato che avrebbe “preso in considerazione tutte le opzioni militari”, dando di conseguenza ragione alla strategia militare di Blair. Tony annuncia il trionfo in Parlamento che risponde con un’ovazione. Hillary viene eletta senatore dello Stato di New York mentre l’elezione presidenziale del 2000 è al centro di infinite controversie. Nell’attesa del risultato definitivo, Clinton e Hillary si recano a Chequers, residenza di campagna dei Blair per una serata d’addio. Durante la cena, Hillary si allontana da tavola per rispondere a una telefonata di lavoro, imitata immediatamente da Cherie. Una volta soli, Tony si scusa con Bill per le pressioni esercitate pubblicamente su di lui per la questione del Kosovo, ma Bill replica dicendo che le scuse sono una stupidaggine e che ha fatto solo quello che doveva fare. Rivela inoltre a Tony che se potesse candidarsi alla Casa Bianca, otterrebbe una vittoria travolgente. Più tardi Tony viene svegliato da un’assistente e raggiunge Bill che sta seguendo alla televisione il discorso con cui Al Gore annuncia la sconfitta. Bill gli chiede come si comporterà con Bush e Blair gli rivela che tutti gli consiglieranno di prendere le distanze e di concentrarsi soprattutto sulle questioni interne; ciononostante lui ritiene che la sua eredità politica non potrà che trarre vantaggio da un’alleanza con il nuovo presidente americano, nell’ambito della quale questa volta sarà lui “il senior partner” che darà preziosi consigli all’alleato. Bill nota con pungente ironia che in questa maniera resterà di certo al centro dell’attenzione, ma Tony se la prende a male. Bill aggiunge che è sicuramente nell’interesse di Tony restare vicino al presidente americano se vuole essere ancora protagonista degli affari del mondo, ma lo mette in guardia dicendogli che gli uomini di Bush “giocano sporco” e che non crede che Tony disponga delle armi giuste per combatterli. Bill conclude amaramente la conversazione ammettendo di non essere più convinto che Tony sia veramente un politico progressista di centro-sinistra o che lo sia mai stato, e si allontana per concedersi qualche ora di meritato riposo. La mattina seguente, con l’elicottero Marine One che si prepara al decollo, Bill scorge Tony impegnato in una conversazione telefonica e capisce che sta parlando con il nuovo presidente degli Stati Uniti, Bush. Insieme a Hillary si accommiata dai Blair, ma prima che salga a bordo Tony gli comunica che incontrerà Bush a Camp David. Bill gli chiede per l’ultima volta quale sarà la sua strategia e se cercherà di coltivare ancora quel rapporto speciale per entrare nella storia. È profonda la tristezza che Clinton prova in questo momento. Si rende infatti conto che la sua opinione non è più richiesta e scherza con Blair dicendo che come tutti i comuni mortali dovrà accontentarsi di decifrare il loro linguaggio corporeo guardandoli alla televisione. E mentre l’elicottero presidenziale scompare nel cielo, sembra che solo Bill non abbia più uno scopo. I titoli di coda scorrono sulle immagini di repertorio della conferenza stampa Blair/Bush a Camp David. Bush appare rilassato e fiducioso, Blair nervoso e in soggezione. La macchina da presa si ferma sulla stretta di mano tra i due nuovi alleati.

    SHORT SYNOPSIS:

    In 1992 Labour leader Tony Blair goes to America and is impressed by the policies of President Clinton,which he uses to reshape his party. Two years later he is invited back for an audience with Clinton, who, rightly, predicts that he will be Britain's next Prime Minister.Thus begins the 'special relationship' between the two, though Clinton is clearly the senior partner with Blair seeking his advice on Northern Ireland. The situation in Kosovo however reverses the roles as Blair forces American intervention by a reluctant president and is seen in the American media as the hero of the hour. As Clinton accuses his ally of stabbing him in the back the special relationship starts to sour and,with Clinton ultimately out of the White House,Blair takes his first photo call with the next incumbent, Bush

    (English plot by www.imdb.com)

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    E’ un vero peccato che la terza e conclusiva anta del trittico in celluloide su Tony Blair sia così, come dire, ‘accademica’. Dopo The Deal e la perla di mezzo dell’insuperabile The Queen, I due Presidenti (The Special Relationship) sfoggia un’anima asfittica, soffocata da una struttura farraginosa di telefonata in telefonata, di incontro dopo incontro, di tappa dopo tappa in strategia politica interna ed internazionale, passando, tra le varie cose, anche per Milosevic e la guerra in Kosovo, là dove le poche incursioni nel privè dei due Presidenti ricalcano per lo più il target, appunto, ‘telefonato’ dell’insieme. Persino l’eccellenza di Peter Morgan ha finito per cedere il passo, nella sceneggiatura, ad una ‘verbosità’ eccessivamente ancorata alle dinamiche operative di marca economico-politica. E questo a dispetto di un impeccabile Michael Sheen, ormai un habituè nelle vesti di Tony Blair al punto che se non cambia rotta rischia di fare del

    personaggio, o altri limitrofi legati in qualche modo agli entourage presidenziali della Casa Bianca (Frost/Nixon), il motivo firma più distintivo della sua carriera cinematografica, con i relativi rovesci di medaglia con cui hanno dovuto già fare i conti Sean Connery (per James Bond) ed Harrison Ford (per Indiana Jones).

    Quanto all’altro Presidente, Dennis Quaid neofita per Bill Clinton, risulta alquanto fuori fuoco, nota stonata e, tutto sommato, ‘di spalla’ alla centralità rivestita da Sheen con Blair, personaggio che da questa pellicola esce definitivamente ‘fustigato’ ed etichettato come opportunista ‘leccapiedi’ presidenziale coi fiocchi, sotto gli occhi della disinvolta e divertita mogliettina (Cherie/Helen McCrory) che non manca di farglielo notare, così come in modo ben più stizzito rileva lo stesso Clinton/Quaid, esasperatamente appesantito da sotto una coltre di improbabile make up effetto ‘bronzage’ che finisce per cancellare persino l’idea di quell’icona di roseo porcellino (in tutti i sensi, Lewinsky docet) incarnata da

    Bill Clinton nella realtà. E, a proposito di ‘porcellino’ sul piano morale, che Illary Clinton fosse in grado di scuotersi dai calzari ogni genere di polvere lo avevamo immaginato - la politica e la carriera prima di tutto - ma fino al punto mostrato nel film proprio no. Una tale indifferenza, a parte la preoccupazione della ‘versione’ da ‘vendere in pubblico’, sinceramente lascia spiazzati: non una tiratina d’orecchie, non un primo piano da parte della regia (Richard Loncraine) a rimarcare che nelle retrovie di anima e pensiero qualcosa potesse versare a favore di un certo intristimento: quasi che Illary l’avesse messo in conto da sempre, quasi fosse normale, quasi l’unica donna e persona davvero esistente vivesse dentro quell’entità co-presidenziale rispondente al popolare nomignolo di ‘Billary’. Forse lo è stato, ma la Illary reale mostra di sicuro una tempra caratteriale un po’ meno candida e tontolona della sua interprete (Hope Davis).

    Quanto a Bill, non sappiamo proprio come il regista Loncraine abbia fatto a sapere che poco prima di decidersi a dire ad Ilary che l’affair Lewinsky non era una montatura ma un affair in carne ed ossa - anzi, se la vogliamo dire tutta, più carne che ossa - l’abbia guardata dormire contrito prima di accingersi a recitare il ‘mea culpa’. Mah, vai a sapere i misteri della celluloide!

    Comunque, mentre il film I due Presidenti lesina alcuni inserti documentarisitici e sfuma opportunamente sul protagonismo della Lewinsky, non si lascia sfuggire l’opportunità di spassarsela rimarcando l’impeachment e l’effetto gossip sbuferato all’epoca fuori e dietro le quinte dei vertici della politica, agganciando più volte le voci di corridoio, gli imbarazzanti commenti-pettegolezzo trasmessi in TV, con tanto di ‘chat’ in stile ‘radio-serva’ in aereo, sui limiti e confini di tradimento per definizione! Le schegge di un polverone che si è dovuto

    gestire e domare proprio per non rovinare quella ‘relazione speciale’ tra i due presidenti.

    Il fatto è che nel film, la nota dominante di questa ‘speciale relazione politica’ - l’amicizia è veramente un’altra cosa - si appunta sulle sapienti mosse ‘da impareggiabile ballerino’ assestate da Tony Blair, ben figurate da Michael Sheen, come se danzasse in punta di piedi sul ghiaccio, temendo una incrinatura da un momento all’altro. Se non fosse che la danza di questo cigno alla fine non regala emozioni e appassiona tanto quanto un noioso resumè storico-politico variegato tra il documentario e il romanzato fine a se stesso, in cui la confezione cinematografica serve solo il fine di dimostrare l’equazione presa in prestito da Oscar Wilde e mostrata in apertura, per cui “I veri amici ti pugnalano di fronte”. La dimostrazione c’è stata ma il film I due Presidenti può prendersi solo questo merito. Per il resto, nulla

    a che vedere con le sapienti riprese, la vena umoristico-ironica e le vette recitative sfoggiate in The Queen. Ma in quel caso era la regina Elisabetta con la mitica Helen Mirren a rubare le scene mentre ne I due Presidenti doveva essere Tony Blair a fare le veci da ‘primadonna’ e così è stato. Inoltre, dal momento che non c’è due senza tre, il trittico non poteva restare incompiuto.

    Bibliografia:

    (*) Musica eseguita da LONDON SYMPHONY ORCHESTRA; Colonna sonora registrata e missata da NICK WOLLAGE all’ABBEY ROAD STUDIOS; Montaggio musicale GERARD McCANN.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO

    Links:

    • Richard Loncraine (Regista)

    • Michael Sheen

    • Dennis Quaid

    • Hope Davis

    1

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