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    Home Page > Movies & DVD > Uomini che odiano le donne

    UOMINI CHE ODIANO LE DONNE: RAGGIUNGE LA CELLULOIDE IL PRIMO ROMANZO DELLA TRILOGIA 'MILLENNIUM' DELLO SCRITTORE SVEDESE PREMATURAMENTE SCOMPARSO STIEG LARSSON

    L'omaggio di CelluloidPortraits all'attore svedese MICHAEL NYQVIST, deceduto all'età di 56 anni il 27 Giugno 2017

    "Più che fare propaganda o tentare di fare letteratura classica, un poliziesco deve in primo luogo intrattenere il lettore. La narrativa di genere è tra le forme più popolari d’intrattenimento. E solo catturando completamente l’attenzione e la fiducia del lettore posso usarla per trasmettere un messaggio, ed è quello che voglio fare, naturalmente".
    Lo scrittore Stieg Larsson

    "Volevo fare un film con emozioni forti, personaggi forti e una storia controversa e intrigante. Questi elementi sono già il mio marchio di fabbrica, e nel libro c’erano tutti. Volevo che scenografie e immagini contribuissero a farne un film speciale, importante. E volevo che ci fossero tutti i dettagli e le sfumature del libro di Larsson – le vecchie foto attraverso cui rivive il personaggio di Harriet, i vecchi filmati di repertorio dell’incidente sul ponte, la memoria fotografica di Lisbeth. Era importante che il film conservasse lo spirito tagliente del libro, che avesse il coraggio di mostrare il lato oscuro della società".
    Il regista Niels Arden Oplev

    (Män som hatar kivinnor SVEZIA/DANIMARCA 2009; Thriller; 152'; Produz.: Nordisk Film/Svedish Television/Yellow Bird Films/ZDF Enterprises; Distribuz.: BIM)

    Locandina italiana Uomini che odiano le donne

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Uomini che odiano le donne

    Titolo in lingua originale: Män som hatar kivinnor

    Anno di produzione: 2009

    Anno di uscita: 2009

    Regia: Niels Arden Oplev

    Sceneggiatura: Nikolaj Arcel e Rasmus Heisterberg

    Soggetto: Tratto dal romanzo poliziesco Uomini che odiano le donne (In Italia edito da Marsilio, collana 'Farfalle') (in lingua originale Män som hatar kvinnor) dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il romanzo è il primo della trilogia Millennium - seguito da La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta - pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore, ed è diffusamente ritenuto 'uno dei migliori' romanzi tra quelli tradotti in Italia nel 2007 (*)
    (*) I romanzi di Stieg Larsson hanno venduto oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo. Purtroppo, Larsson non è vissuto abbastanza per vedere il successo del suo lavoro, essendo morto all’improvviso nel 2004, poco dopo aver consegnato il manoscritto all’editore svedese.

    Trama del romanzo:

    Mikael Blomqvist, un giornalista economista di discreto successo, perde la causa che lo vede accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del finanziere Wennerström e per questo motivo decide di dimettersi da direttore responsabile della rivista "Millennium". A Mikael viene proposto di occuparsi in maniera esclusiva di una storia risalente a più di trent'anni prima: la misteriosa scomparsa di Harriet Vanger, nipote e pupilla dell'ottantenne Henrik Vanger, un tempo magnate dell'industria svedese. Mikael, sicuro di non trovare nessuna informazione in più rispetto a ciò che è stato scoperto in trent'anni di indagini, accetta l'incarico e si trasferisce nel nord della Svezia ai confini con i primi territori lapponi.
    Lisbeth Salander per vivere fa la ricercatrice, in ciò supportata dalle sue capacità di hacker: su commissione si occupa di ricerche particolari allo scopo di trovare informazioni approfondite su persone o aziende. La sua vita passata è un vero mistero, ma la certezza è che Lisbeth non può disporre in proprio dei suoi averi, nemmeno dei suoi soldi in banca, in quanto sotto tutela. A causa del fatto che l'avvocato che per anni le ha fatto da tutore ha avuto un ictus, a Lisbeth viene assegnato un nuovo tutore, anch'esso avvocato, che si scoprirà essere un vero e proprio sadico. Lisbeth, grazie ai suoi metodi di ricerca, sistemerà definitivamente il nuovo tutore e tornerà a prendere possesso della sua vita.
    Mikael e Lisbeth indagheranno insieme sulla scomparsa di Harriet Vanger e sugli sconvolgenti segreti della famiglia Vanger, scoprendo una realtà molto peggiore della loro più drastica immaginazione.

    Cast: Michael Nyqvist (Mikael Blomkvist)
    Noomi Rapace (Lisbeth Salander)
    Peter Haber (Martin Vanger)
    David Dencik (Janne Dahlman)
    Georgi Staykov (Alexander Zalachenko)
    Lena Endre (Erika Berger)
    Per Oscarsson (Holger Palmgren)
    Ingvar Hirdwall (Dirch Frode)
    Gunnel Lindblom (Isabella Vanger)
    Marika Lagercrantz (Cecilia Vanger)
    Gösta Bredefeldt (Harald Vanger)
    Willie Andréason (Birger Vanger)
    Ewa Fröling (Harriet Vanger)
    Sven-Bertil Taube (Henrik Vanger)
    Emil Almén (Ufficiale di polizia)
    Cast completo

    Costumi: Cilla Rörby

    Scenografia: Niels Sejer

    Fotografia: Eric Kress

    Scheda film aggiornata al: 19 Ottobre 2017

    Sinossi:

    Sono passati molti anni da quando Harriet (Ewa Fröling), nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger (Sven-Bertil Taube), è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita.
    L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist (Michael Nyqvist): quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista "Millennium", specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale.
    Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander (Noomi Rapace), giovane e abilissima hacker quanto ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose...

    IN ALTRE PAROLE:

    Quarant’anni fa Harriet Vanger è scomparsa da una riunione di famiglia sull’isola abitata dal potente clan dei Vanger, che ne sono anche i proprietari. Benché il corpo della donna non sia mai stato ritrovato, lo zio è convinto che sia stata assassinata e che l’autore del delitto sia un membro della sua stessa famiglia – una famiglia disfunzionale ma i cui membri sono legati da vincoli molto stretti. Per indagare sull’accaduto, lo zio assume il giornalista economico in crisi Mikael Blomkvist e la hacker tatuata e senza scrupoli Lisbeth Salander.

    Dopo aver collegato la scomparsa di Harriet a una serie di grotteschi delitti avvenuti una quarantina d’anni prima, i due investigatori cominciano a dipanare una storia familiare oscura e sconvolgente. Ma i Vanger sono gelosi dei loro segreti, e Blomkvist e Salander scopriranno di cosa siano capaci per difenderli.

    Nota: Si ringrazia Francesco Pocchi di 'Way to Blue'.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL LATO OSCURO DI UNO SPICCHIO DI SOCIETA’ ‘MASCHILISTA’ E ‘PATRIARCALE’, FONDAMENTALMENTE MALATA, RIEMERGE DALLE PAGINE CULT SCRITTE IN PUNTA DI PENNA DAL COMPIANTO STIEG LARSSON. PUNTA DI PENNA AFFILATA COME UNA LAMA MA CON UN TIPO DI INCHIOSTRO NATURALMENTE PREDISPOSTO AD ESPANDERSI IN UN VERO DEDALO NARRATIVO FATTO DI INTRIGHI E DI VIOLENZE SU CUI NON SI ERA MESSO ALCUNA FRETTA, DALL’ALTO DELLE SUE SEICENTOSETTANTASEI PAGINE. QUESTO LATO OSCURO, IN CUI CAMPEGGIANO E INTERAGISCONO TRA LORO, TALORA OSSESSIVAMENTE, IDEALI, POLITICA, MALSANI APPETITI SESSUALI, MORALE PROFESSIONALE E PRIVATA OLTRE CHE COMPLICATI RISVOLTI FAMILIARI E PERSONALI, RIEMERGE IN UNA NUOVA VESTE, AL CONTRARIO DEL LIBRO ESSENZIALE E ASCIUTTA EPPUR GENEROSA E LENTICOLARE SUI DETTAGLI DI RILIEVO, PER AFFRONTARE L’OPERAZIONE ‘TRAVASO’ IN CELLULOIDE. OPERAZIONE NON FACILE CUI IL REGISTA DANESE NIELS ARDEN OPLEV HA POTUTO TENER TESTA OPERANDO UNA CORAGGIOSA SCELTA DI FONDO: SACRIFICARE PERSONAGGI, SITUAZIONI ED ULTERIORI DETTAGLI PER FOCALIZZARE

    IL PERNO CENTRALE DELLE VARIE DIRAMAZIONI. COSI’, INTELLIGENTEMENTE, HA SFRONDATO, SENZA PERALTRO NEANCHE SOGNARSI DI AMMORBIDIRE I TONI, PER MEGLIO SERVIRE IL BINARIO PRESCELTO: QUELLO DI PUNTARE SULLE CAUSE E SUGLI EFFETTI DEL VARIOPINTO PRISMA DI VIOLENZE ESERCITATO SULLE DONNE. CONSAPEVOLE DELLA CIRCOSCRITTA PORTATA DEL TEMPO CINEMATOGRAFICO, HA PREFERITO AD ESEMPIO LIMITARE LE COORDINATE DELLA PERSONALITA’ DEL GIORNALISTA MIKAEL BLOMKVIST - ALQUANTO DIVERSA E PIU’ SFACCETTATA NEL LIBRO - A TUTTO VANTAGGIO DELL’EROINA DARK LISBETH SALANDER, ‘RAGAZZA INTERROTTA’ QUANTO PARTICOLARMENTE DOTATA SUL PIANO PROFESSIONALE E CAPACE DI USARE OGNI MEZZO POSSIBILE PER RENDERE PAN PER FOCACCIA, SENZA ALCUNA PIETA’ O GENERE DI SCONTO SULLA PENA DA PAGARE. UN ALTRO VOLTO PER UNA SORTA DI ‘GIUSTIZIERE DELLA NOTTE’ AL FEMMINILE CHE CON NOOMI RAPACE CENTRA L’OBIETTIVO, NON SMINUENDO AFFATTO IL GRIDO DI DENUNCIA DI CUI LEI STESSA IN PRIMO LUOGO SI FA ALTISONANTE PORTAVOCE. OTTIMALE LA SCELTA DEGLI ALTRI PERSONAGGI

    SU CUI LA REGIA HA PUNTATO LE SUE RISORSE PRIMARIE CON AMPIO RICORSO A SOGGETTIVE DIRETTE E INDIRETTE, PRIMISSIMI PIANI OBLIQUI ALTERNATI ALLA LENTICOLARE E INQUIETANTE PRESENZA DI MUTI TESTIMONI RITRATTI NELLE FOTO D’EPOCA IN BIANCO E NERO, PRONTI AD EMERGERE DAL PASSATO O DAL PRESENTE PER LANCIARE INQUIETANTI OCCHIATE SULLA NOSTRA INDISCRETA INTROMISSIONE. SU TUTTI TRONEGGIA IL RITRATTO DI HARRIET, CARICO DI UN FASCINO ELITARIO E AMMALIATORE, SU CUI LA M. D. P. DI OPLEV NON SI STANCA DI TORNARE CON CAREZZEVOLE E RINNOVATO AFFETTO, FINO A RENDERLA UNA PRESENZA PRESSOCHE’ COSTANTE PER TUTTO IL FILM. E TRA DISSOLVENZE IN BIANCO, SOVRIMPRESSIONI DI FOTOGRAMMI CHE VANNO E VENGONO SFUMANDO L’UNO SULL’ALTRO SUL FILO DELLE INTRIGATE ED INTENSE RICERCHE, IN UNA TESSITURA DENSA DI CHIAROSCURI QUANTO I NEBULOSI TRASCORSI CUI AMMICCANO LE CATERVE DI FOTO IN BIANCO E NERO, MISCHIANDO LE CLASSICHE ORME DEL GIALLO ALLA AGATHA CHRISTIE

    CON UNA MODERNITA’ DAL MARCATO SAPORE ‘CIBERPUNK’, SI GIUNGE RAPIDAMENTE ALL’EPILOGO CHE HA GIA’ AGGANCIATO L’ATTACCO PER IL SECONDO FILM (LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO). COSI’, SE QUALCHE GOCCIA SI E’ PERSA PER STRADA, E’ ANCHE VERO CHE LASCIANDO PIU’ APERTO IL RAGGIO D’AZIONE SI CORREVA IL REALE RISCHIO DI FAR TRABOCCARE IL VASO

    Ci si accorge subito che la prima preoccupazione del regista è quella di cercare in ogni modo di non tradire il romanzo del compianto Stieg Larsson, di cui tutti ci sentiamo inesorabilmente orfani e mutilati anche alla luce del fatto che gli altri quattro romanzi previsti (complessivamente dovevano essere sette e ne sono usciti solo tre) non potranno mai vedere la luce. E questo è già un segnale importante di onesta responsabilità nei confronti di un cult narrativo che ha raccolto tanti ‘adepti’ da consacrare la trilogia di ‘Millennium’ un fenomeno editoriale davvero invidiabile.

    Così è il quadro con il fiore che apre le scene e una figura di anziano alquanto signorile che stringe i pugni e che non può sottrarsi alle lacrime. Fotogrammi essenziali e incisivi che ci indicano immediatamente la strada appena intrapresa. Ancora pochi istanti, giusto il tempo di giocare sull’ingrandimento del titolo che ci è chiaro dopo che la m. d. p. è arretrata fino al punto da permetterne la lettura integrale, e sapremo su chi e cosa ha scommesso la regia per far rientrare questa grande piovra entro gli spazi consentiti dalla celluloide. La vedremo in volto solo un po’ più in avanti, per il momento un breve sguardo a questa figura femminile incappucciata di spalle, col capo chino e dall’andatura frettolosa, ci vale da preavviso: è lei che ci guiderà nei meandri del lato più oscuro della natura umana e di uno spaccato sociale inesorabilmente malato. Il regista

    Niels Arden Oplev ha ragione quando vede come nervo narrativo della storia non tanto un genere di odio e di rivalsa dell’uomo verso l’uomo (cui si è nutrita la storia mondiale in svariati capitoli cavalcando epoche e luoghi diversi tra loro), quanto piuttosto la nostra società moderna dalle pretese ‘avanguardiste’ sia ancora ‘crudelmente distorta’ nei confronti delle donne. Ed Oplev ha anche apertamente dichiarato come qui, in Uomini che odiano le donne, abbia inteso deliberatamente accentuare il registro del “comportamento ‘patriarcale’ di questi uomini al potere”, ma ovviamente non solo questo. Dunque l’obiettivo si è subito rivelato. Per questo non è il giornalista Mikael Blomqvist ad entrare in scena per primo, ma è lei, Lisbeth Salander, il personaggio femminile chiave, ancor più alla luce del seguito degli altri due romanzi. Personaggio che a tutta prima può dare l’impressione di aver subìto un ‘fraintendimento’ proprio nella sua essenza interiore e fisica.

    Non è un caso che Larsson l’avesse dipinta come una giovane estremamente minuta, dal ‘coté anoressico’. Ovvio che il porre al centro dell’attenzione una donna ben poco atletica e apparentemente fragile, figura più agevolmente nell’immaginario collettivo come un bersaglio facile. Il che prepara al meglio il contrapposto insito nel personaggio, la cui forza dominante si annida nell’azione di pensiero (è una hacker professionista da paura) prima ancora che nel modo di reagire sul piano fisico: per questo quando agisce sortisce in effetti insperati, spiazza. Vedere in azione l’atletica Noomi Rapace che dà volto e anima al personaggio ci risulta più un fatto naturale, il contrapposto si ammorbidisce un pochino, ma ci abituiamo a lei in breve tempo e dietro questa icona di marca ‘gotico-punk’ (tatuata dai numerosi piercing, rossetto nero e collare punzonato ‘da combattimento’), estremamente introversa e devotamente ‘tecno’, intuiamo che qualcosa nella sua vita l’ha segnata quanto basta

    per forgiarle un imprinting tosto da potenziale ‘giustiziere della notte’. L’aggressione al metro ne dà un primo eloquente assaggio. Il seguito, così come voluto da Larsson, esplica a più chiare lettere quanto e che cosa è in grado di fare per trarsi d’impaccio in ogni circostanza. Quel che ne ritrae il genere di piccola grande donna perfettamente in grado di dare del filo da torcere anche al migliore dei suoi avversari maschi con indegne e illecite velleità di affermare la propria supremazia in ogni modo possibile, anche il più meschino - come spesso accade - è qui proprio il caso di dirlo, nelle migliori (solo per nome e per fama) famiglie. La trilogia ‘Millennium’ è stata letta praticamente da tutti perciò tutti ben sanno di cosa stiamo parlando. Tuttavia, il target conferito a questa eroina dark in celluloide nei termini di ragazza sufficientemente atletica e mascolina da mettere sull’avviso chiunque

    abbia in testa strane idee, non sminuisce l’anima del personaggio né la forza del maggiore contrapposto narrativo creato dal suo ideatore Stieg Larsson. E questo perché, in entrambi i casi, il romanzo di Larsson e la pellicola di Oplev, si privilegia il suo saper aspettare prima di agire. L’azione mentale di Lisbeth precede sempre il suo concreto da farsi che, inesorabile, sopraggiunge ben pianificato e dunque destinato a centrare l’obiettivo: non lasciare impuniti tutti quegli uomini che non meritano pietà per gli scempi attuati senza alcun rimorso di coscienza a danno di donne. Il regista ci tiene a fare in modo di preservare piena lucidità mentale alla madre di Lisbeth chiusa nell’ospedale psichiatrico al momento dell’incontro madre-figlia. E’ la nostra opportunità per gettare uno sguardo senza equivoci sul background di Lisbeth, là dove si annida una ferita aperta irrimarginabile che motiva la sua ambivalenza sessuale, la sua paura e la

    fondamentale incapacità a lasciarsi andare a lungo termine all’amore di un uomo e, più in generale, il suo strano comportamento e modo di interagire col prossimo. E questo ancor prima delle violenze subite in prima persona dal nuovo tutore (altro personaggio centrato degno della sua viscida natura) o delle altre di cui viene a conoscenza seguendo con Blomqvist l’indagine in seno alla patriarcale famiglia Vanger.

    Si diceva il lato oscuro, dunque Oplev sembra aver neutralizzato di proposito il genere di donne che poco avrebbero contribuito al macabro affresco, in quanto non propriamente vittime: Erika Berger ridotta a poco più di un cameo, così come Cecilia e Anita Vanger. Ma quel che più salta agli occhi è la figura di Mikael Blomqvist, giornalista idealista in termini di “cane da guardia della moralità”: figura che Oplev assottiglia e impoverisce sul piano della piena reale personalità con cui l’aveva dipinto il suo

    creatore. Mikael è il tipo di uomo da amare tanto le donne da non disdegnare di cambiar letto ogni volta che se ne presenta l’occasione, e invece qui per lui si prepara, suo malgrado, un percorso univoco con questa donna impenetrabile che si ritrova improvvisamente sul proprio cammino e con cui matura una storia d’amore importante. Ma forse è proprio perché Mikael non risponde certamente al target di uomo che odia le donne, che evidentemente si è pensato di poter operare su di lui la trasformazione maggiore.
    Per il resto, ogni personaggio calza a pennello e se ne ricerca il lenticolare effetto realistico sul piano della rispondenza fotografica, ondeggiando tra realtà, ricordi, impressioni e flashback. Così, pur mantenendo una confezione essenziale e asciutta con un pronunciato senso di sintesi narrativa ad effetto cinematografico non prorompente ma discretamente incisivo e funzionale al binario prescelto dal dedalo narrativo che domina il romanzo di

    Stieg Larsson, la m. d. p. ricerca il dettaglio, lo corteggia e accarezza più volte. E se per un po’ distoglie lo sguardo non lo dimentica, e torna a ricordarcelo da punti di vista sempre diversi: è il caso dello splendido ritratto di Harriet la cui serafica espressione contrasta con le violenze subite e l’inquietante indagine sulla sua scomparsa, ritratto che la regia avvolge con rinnovato affetto, mentre si fa spazio tra queste ambientazioni ‘puriste’, sia all’interno delle case che all’esterno, là dove il rigore invernale nutre il fascino dei paesaggi nordici fino a lasciarsi andare agli scorci solari del ritorno una volta dissolte le nebbie dell’intricato mistero.

    Commenti del regista

    "Molti mi hanno chiesto se mi sentivo onorato di essere stato scelto per dirigere il film Uomini che odiano le donne tratto dalla trilogia ‘Millennium’ di Stieg Larsson. La verità è che quando il produttore Sören Staermose me l’ha chiesto la prima volta, gli ho detto di no. Avevo sentito parlare dei libri, ma non li avevo letti. Inoltre, non avevo né il tempo né la voglia di girare un giallo per il cinema in quel momento.
    Sören è tornato alla carica un anno e mezzo dopo, e me l’ha chiesto di nuovo. La produzione era stata rimandata e lui ci teneva che il film lo facessi io. Così ho letto il libro. Era molto interessante ma non lo vedevo come un giallo. Lo vedevo piuttosto come un film drammatico a sfondo poliziesco, con personaggi forti e originali che crescevano nel corso della storia. La storia della tormentata e ribelle Lisbeth e del giornalista senza paura Blomkvist mi ha subito conquistato. Ho detto a Sören che avrei fatto il film, ma solo se avessi avuto il controllo artistico sul cast, la sceneggiatura, la lunghezza, il montaggio e tutto il resto. Mi sembrava una condizione indispensabile per poter girare un film di successo tratto da un libro così popolare. Dovevo poter essere libero di prendere tutte le decisioni necessarie a realizzare il film migliore possibile.
    Volevo fare un film con emozioni forti, personaggi forti e una storia controversa e intrigante. Questi elementi sono già il mio marchio di fabbrica, e nel libro c’erano tutti. Volevo che scenografie e immagini contribuissero a farne un film speciale, importante. E volevo che ci fossero tutti i dettagli e le sfumature del libro di Larsson – le vecchie foto attraverso cui rivive il personaggio di Harriet, i vecchi filmati di repertorio dell’incidente sul ponte, la memoria fotografica di Lisbeth. Era importante che il film conservasse lo spirito tagliente del libro, che avesse il coraggio di mostrare il lato oscuro della società.
    Ho chiesto a due dei migliori sceneggiatori scandinavi, Rasmus Heisterberg e Nicolaj Arcell, di scrivere la sceneggiatura. Insieme, abbiamo dissezionato il libro e tracciato la trama. Dopodiché Rasmus e Nikolaj si sono messi a scrivere come pazzi, quando ormai mancava poco tempo all’inizio delle riprese.
    Io e la direttrice del casting, Tusse Lande, ci abbiamo messo dei mesi a trovare gli interpreti giusti. Sono un maniaco del casting: dev’esserci un legame speciale tra l’attore e il personaggio che interpreta. Nei panni di Blomkvist, l’attore Mikael Nyqvist esprime tutta l’umanità, l’empatia e la capacità intellettuale che ci aspettiamo dal suo personaggio. E lo fa così bene da conquistarci e da rendere il film avvincente dall’inizio alla fine. Lisbeth Salander è un personaggio drammatico molto impegnativo, e non era facile trovare un’interprete all’altezza delle aspettative. Che fortuna avere trovato Noomi Rapace! Ancora non ci credo. Noomi ha trasformato se stessa fino a ‘diventare’ il suo personaggio in modo assolutamente perfetto. La sua interpretazione nel ruolo di Lisbeth è straordinaria.
    Ho convinto il direttore della fotografia Eric Kress e lo scenografo Niels Sejer a girare questo film in Svezia e in condizioni estreme. Una decisione di cui non mi sono mai pentito neppure per un solo istante. Hanno dato il massimo, realizzando scenografie curate fino all’ultimo dettaglio e immagini cariche di inquietante intensità. Fin dall’inizio mi sono reso conto che ci sarebbe voluto un miracolo per finire il film nei tempi e nei costi previsti. A quel punto è entrata in scena la troupe svedese, una squadra che da subito è stata pronta a lavorare duramente e in condizioni molto difficili per realizzare un film di qualità. E accidenti come hanno lavorato, i membri di quella troupe! Insieme agli attori, naturalmente. Ogni giorno di riprese è stata una battaglia per la qualità. Una battaglia che eravamo determinati a vincere. E ora che il film è finito, so che ce l’abbiamo fatta
    ".

    Pressbook:

    Pressbook Completo in Italiano di UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

    Links:

    • Niels Arden Oplev (Regista)

    • Noomi Rapace

    • Michael Nyqvist

    • David Dencik

    • UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - INTERVISTA al regista NIELS ARDEN OPLEV, all'attrice NOOMI RAPACE e al produttore SOREN STAERMOSE (Interviste)

    • LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO - INTERVISTA all'attore MICHAEL NYQVIST interprete di Michael Blomqvist nell'intera trilogia (Interviste)

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    Galleria Video:

    Uomini che odiano le donne - trailer.flv

    Uomini che odiano le donne. Intervista a Noomi Rapace e Niels Arden Oplev [www.keepvid.com].mp4

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