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    SECONDE VISIONI D’AUTORE

    I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’

    "Nel corso degli anni ci sono state due cose che mi hanno portato a fare questo film. La prima riguarda i ricordi che ho di quando, da bambino, andavo in visita a Berlino Est e nella DDR. All’età di 8 anni trovavo eccitante e interessante la paura degli adulti. I miei genitori avevano paura quando attraversavano il confine (erano nati nell’Est e forse venivano controllati maggiormente, per questo motivo) e anche i nostri amici della Germania dell’Est avevano paura, quando parlavano con noi, con l’Ovest. I bambini hanno delle antenne incredibili per le emozioni. Penso che senza queste esperienze, avrei avuto difficoltà a trovare il giusto approccio a questo tema.
    La seconda ragione è un’immagine che non ho mai dimenticato: nel 1997, durante un corso creativo presso la HFF, veniva ripreso un uomo seduto all’interno di una stanza vuota, con delle cuffie sul capo, mentre ascolta una musica sublime ma non vuole sentirla. Quest’uomo ha popolato i miei sogni e nel corso degli anni è diventato il Capitano Gerd Wiesler. Gabriel Yared dice sempre che un artista creativo è una sorta di ricevitore. Se questo è vero, allora ci deve essere stato da qualche parte un trasmettitore che mi ha inviato dei segnali senza sosta
    ".
    Il regista Florian Henckel von Donnersmarck

    (Das Leben Der Anderen GERMANIA 2006; drammatico; 138'; Produz.: Wiedemann & Berg Productions in co-produzione con Bayerischer Rundfunk, Arte e Creado Film; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Le vite degli altri

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    The Lives of the Others - (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - From the North Pole to the German Democratic Republic (DDR, a.k.a. East Germany) – it’s not just for a change in climate but mostly for the life style and the degree of humanity – right before the event of the fall of the Berlin Wall that A professional spy (Ulrick Muhe) who has taken an exemplary awareness is worth the dedication “symphony for good people” that is made, in more than once, throughout the movie. German director Florian Henckel Von Donnersmarck, for his first movie, choose a particular story that gives to the viewers all the basic elements to zoom as much as they like up to reach a personal generic view. An example, among all, told as accidental story without any rhetoric. A deep, profound psychological movie, absolutely unadulterated, skilfully in the main parts, all of them set onto an introspective line that looks at the redeemed internal transformation of the people that are extremely compromised, subjugated to a forgotten regime, even by the movie industry. The redemption goes through the emotional involvement of an artistic creation that is always worth to be protected as lymph for the humanity at the top of its expression and morality; a rare virtue and not easy to preserve, but, most of all, inconsistent with the marketing floating… human as much then as today. (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Le vite degli altri

    Titolo in lingua originale: Das Leben Der Anderen (The Lives of the Others)

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Florian Henckel von Donnersmarck

    Sceneggiatura: Florian Henckel von Donnersmarck

    Cast: Martina Gedeck (Christa-Maria Sieland)
    Ulrich Mühe (Capitano Gerd Wiesler)
    Sebastian Koch (Georg Dreyman)
    Ulrich Tukur (Tenente Colonnello Anton Grubitz)
    Thomas Thieme (Ministro Bruno Hempf)
    Hans-Uwe Bauer (Paul Hauser)
    Volkmar Kleinert (Albert Jerska)
    Matthias Brenner (Karl Wallner)

    Musica: Gabriel Yared

    Costumi: Gabriele Binder

    Scenografia: Silke Buhr

    Fotografia: Hagen Bogdanski

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler (ULRICH MÜHE) è l’abile, spietato solerte agente HGW XX/7 della famigerata Stasi, la Polizia di Stato che crea un clima di terrore tra i cittadini della DDR. È ineccepibile e freddo, ma al tempo stesso votato alla causa, fedele e – in fondo – nutrito di ideali.

    Per la sua abilità e lealtà il tenente colonnello Anton Grubitz (ULRICH TUKUR) gli affida il compito di mettere sotto stretta sorveglianza il drammaturgo di successo Georg Dreyman (SEBASTIAN KOCH), autore apprezzatissimo e fra i più importanti intellettuali dal regime comunista, su cui nutre sospetti. In realtà non è il solo ad avere un motivo per cercare di incriminarlo. In particolare il ministro della cultura Bruno Hempf (THOMAS THIEME) vorrebbe farlo imprigionare per avere via libera con la sua compagna Christa-Maria Sieland (MARTINA GEDECK), celebre attrice teatrale, di cui è invaghito.

    Con sofisticati sistemi di intercettazione il capitano Gerd Wiesler entra nelle loro vite registrando ogni loro passo, ogni parola, ogni atto. E tuttavia nulla sembra emergere a carico di Dreyman, fino al suicidio di Albert Jerska (VOLKMAR KLEINERT), un regista dissidente suo caro amico, da cui è profondamente scosso. A questo si aggiunge la scoperta che il ministro della cultura infastidisce, ricatta e incontra segretamente la sua amata Christa-Maria. Non è più così facile essere sempre d’accordo con il regime, continuare ad essere il solito inattaccabile intellettuale da esibire come fiore all’occhiello del potere. Dreyman decide di agire, insieme al noto autore dissidente Paul Hauser (HANS-UWE BAUER), ma intanto qualcosa del mutamento del drammaturgo comincia a penetrare anche nella coscienza del capitano Wiesler. Continuando a pedinarlo e intercettarlo l’agente segreto comincia a farsi un’idea diversa del regime e delle vite degli altri a cui ha legato la sua.

    La pubblicazione nella Germania Ovest di un articolo di denuncia che non può che essere stato scritto da Dreyman fa precipitare gli eventi: nessuno è più al sicuro.
    Debolezza, tradimento, disperazione. I destini di tutti sono stravolti per sempre. Ma cinque anni dopo il sistema ‘implode’ e il Muro di Berlino cade".

    Dal >Press-Book< di Le vite degli altri

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    PRELIMINARIA:

    Il film è stato Pluripreamiato:
    - OSCAR 2007: 'Miglior Film in Lingua Straniera'
    - Nomination al Golden Globe 2007: 'Miglior Film in Lingua Straniera'
    - 7 'Lola' German Film Awards 2006: 'Migloir Film, 'Miglior Regista', 'Miglior Attore', 'Migliore Sceneggiatura'
    - European Film Award 2006: 'Miglior Film, 'Miglior Attore', Migliore Sceneggiatura'

    COMMENTO CRITICO:

    ”Celluloid Portraits” rende omaggio a LE VITE DEGLI ALTRI, opera prima del regista tedesco FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK che invita a ripensare il valore autentico della dignità umana. L’omaggio abbraccia e saluta ULRICH MÜHE, deceduto di recente, quale indimenticabile interprete protagonista.

    DAL POLO GLACIALE ARTICO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA (DDR) - NON PER UNA QUESTIONE CLIMATICA MA PER STILE DI VITA E DI GRADO DI UMANITA’ - ALLA VIGILIA DELLA STORICA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, L’ESEMPLARE PRESA DI COSCIENZA DI UNA SPIA DI PROFESSIONE (ULRICH MÜHE) GLI VALE LA DEDICA DI QUELLA ‘SINFONIA PER PERSONE BUONE’ CHE FA A PIU’ RIPRESE LA

    SUA COMPARSA NEL FILM. CON QUESTA SUA OPERA PRIMA, IL REGISTA TEDESCO FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK HA PREFERITO MIRARE A STORIA PARTICOLARE FORNENDO ALLO SPETTATORE TUTTI GLI ELEMENTI PER ALLARGARE POI A SUO PIACIMENTO LO ZOOM E RAGGIUNGERE COSI’ UNA PERSONALE PANORAMICA GENERALE. UN ESEMPIO TRA MOLTI RACCONTATO SENZA SBAVATURA RETORICA ALCUNA. UN FILM PROFONDAMENTE PSICOLOGICO, SCHIETTO, SAPIENTEMENTE CONSAPEVOLE NEI SUOI TRATTI ESSENZIALI, DECLINATI SUL FILO TENSIVO DI UN’INTROSPEZIONE CHE GUARDA ALLA REDENTIVA TRASFORMAZIONE INTERIORE DI PERSONE ANCHE ESTREMAMENTE COMPROMESSE, SOGGIOGATE DA UN SISTEMA DI REGIME DIMENTICATO PERSINO DALLA CELLULOIDE. REDENZIONE CHE PASSA ANCHE ATTRAVERSO IL COINVOLGIMENTO EMOTIVO DI UNA CREAZIONE ARTISTICA CHE VALE SEMPRE LA PENA DI TUTELARE QUALE LINFA DI UMANITA’ AL SUO APICE ESPRESSIVO E MORALE. UN INGREDIENTE VITALE PER LA SOPRAVVIVENZA DELLA DIGNITA’, UNA VIRTU’ RARA E DI NON FACILE CONSERVAZIONE, E, SOPRATTUTTO, INCOMPATIBILE CON LE OSCILLAZIONI DI MARKETING… UMANO, ALLORA COME OGGI.

    Da una lezione di

    addestramento allo spionaggio professionale, alla lezione di vita per se stesso. E’ questo il nodo attraverso il quale passa l’esemplare presa di coscienza del Capitano della Stasi (sigla che contraddistingueva il Ministero per la Sicurezza dello Stato) Gerd Wiesler, interpretato magistralmente dal compianto Ulrich Mühe, scomparso proprio di recente. Lo scenario, com’è noto, è quello umanamente glaciale, quanto penosamente ossessivo e repressivo della DDR (Repubblica Democratica Tedesca) alla ‘vigilia’ dell’epica caduta del muro di Berlino. Così, le tinte fosche e monocromatiche che dominano la pellicola, straordinaria opera prima del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, si impongono all’attenzione quali complici alleate della pesante atmosfera, irrespirabile, in cui ci si trovava a ‘sopravvivere’ ogni giorno, nella Berlino Est di vent’anni fa. Tinte che in questo spiazzante film, totalmente introspettivo, contribuiscono a denunciare un caleidoscopio estremamente sfumato di disumanizzanti abusi di potere, in un racconto sommesso, sul filo di una tensione che

    non abbassa mai la guardia sui personaggi protagonisti così come sulle realtà in cui si provano ad andare avanti, ognuno tentando, non sempre con successo, di salvaguardare l’anima della propria dignità umana. E cercano di farlo proprio là, dove sono del tutto precluse, o comunque estremamente a rischio, le pulsioni più belle e naturali della vita: dall’espressione sentimentale a quella di ogni tipo di creazione artistica, non allineata con l’insana ideologia di un sistema nichilista su cui perlatro il cinema non aveva mai aperto prima d’oggi una finestra tanto nitida e drammaticamente intensa come questa, senza sbavatura alcuna, di una bellezza inesorabilmente tragica e struggente proprio come nelle migliori pagine della drammaturgia. Solo che questo è invece il triste scenario del palcoscenico di vite reali. Un capitolo di Storia che dovrebbe rientrare di diritto nel novero delle frequenti celebrazioni della memoria totalizzate dalla ‘cronaca nera’, pure ‘storica’, del nazismo.
    Il binario

    spionistico - peraltro di grande attualità ora che imperversa il fenomeno delle intercettazioni - nasceva già, per altri versi, negli anni Settanta ad esempio con film classici come La conversazione (1974) di Francis Ford Coppola. Ma Le vite degli altri, oltre a percorrere il binario dello spionaggio su tutt’altro versante, scarta anche da quella componente ‘voyeuristica’ per inoltrarci, fino a far sì che se ne resti completamente assorbiti, negli anfratti più bui dell’interiorità umana, non dimenticando però di far luce piena su quelle schegge di bellezza incontaminata che occhieggiano qua e là, anche se magari per poco.
    Lo scavo qui operato dal regista è di quelli indirizzati, con gli occhi della memoria, verso un’atmosfera respirata in prima persona durante l’infanzia, congiunto poi a quello di una scrupolosa documentazione di riscontro condotta in età adulta, cui approda dopo quattro anni di lunghe e capillari ricerche di archivio. Ne escono così diverse parabole

    di trasformazione interiore, in cui all’arte, alla musica e alla drammaturgia in particolare, si affida il ruolo taumaturgico della redenzione personale: “Come è possibile che con una simile musica le persone possano restare cattive?”.
    Il fatto che Le vite degli altri, salutato come ‘Nouvelle Vague’ tedesca, sia stato pluripremiato aggiudicandosi l’Award europeo e l’Oscar 2006 come ‘Miglior Film Straniero’, e torni ora protagonista in quanto selezionato per la seconda visione nelle programmazioni estive dei cinema all’aperto, porta a supporre che il cinema d’autore è ancora vivo e in grado di imporsi all’attenzione del grande pubblico, che qui non può far altro che tornare sensibile, malgrado il quotidiano ‘indottrinamento’ da blockbuster di ben
    altro spessore.

    Links:

    • Florian Henckel von Donnersmarck (Regista)

    • Martina Gedeck

    • Sebastian Koch

    • Ulrich Tukur

    • INTERVISTA CON IL REGISTA DI LE VITE DEGLI ALTRI: FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK (Interviste)

    1

    Galleria Video:

    Le vite degli altri.mov

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    MAURIZIO PORRO, "Il Corriere della Sera" (13 aprile 2007)

    "Poche volte un regista deb come il tedesco Henckel von Donnersmarck ha fatto subito centro. Non solo per l'Oscar, ma perché il suo film è emozionante, intelligente, scritto benissimo, senza sbavature retoriche: molto complesso, ma anche molto semplice. Brecht, se ci sei batti un colpo... Potente metafora non solo politica, non solo anticomunista - guai usarla come clava reazionaria! - è la malinconica conquista delle virtù che resistono alla Storia (attualità d'intercettazioni), universale riflessione sulla vita virtuale, ascoltata nei nastri. il goal è l'umana debolezza. Finale splendido, attori super. Magico Ulrich Mühe: in cuffia soffre in prima e terza persona.".

    ROBERTA RONCONI ("Liberazione", 6 aprile 2007)

    "Non ci sono premi sufficienti per rendere giustizia a 'Le vite degli altri', opera prima del giovane tedesco Florian Henckel von Donnersmarck... C'è tutto ciò che riguarda l'umanità, le sue bassezze, le sue mediocrità, le grandezze dei piccoli gesti, in un ritmo incalzante da thriller che solo a tratti si rilassa per resipare il denso odore della tragedia... E' qui che 'Le vite degli altri' raggiunge il suo apice: in questa capacità di restituirci le parti più nascoste, subdole, inaccettabili di noi stessi. Permettendoci di fare i conti con il lato oscuro dell'essere umano. E' il regalo più bello che l'arte ci potesse fare".

    International Press

    Italian Press

    PAOLO MEREGHETTI, "Il Corriere della Sera" (6 aprile 2007)

    "... Cominciare un film 'nel mezzo di una storia' vuol dire permettersi di saltare tante spiegazioni, tante burocratiche puntualizzazioni, ma vuole dire anche concedersi la libertà di mostrarci dei personaggi senza pregiudizi, senza preconcetti. La macchina da presa li accompagna in campo, davanti ai nostri occhi. Ce li mette lì, sullo schermo, senza tante preoccupazioni e ci chiede di sospendere (per un pò, almeno) il nostro giudizio... l'esordiente regista Florian Henckel von Donnersmarck toglie allo spettatore anche uno dei salvagenti che più spesso regala il cinema: la possibilità di identificarsi con il protagonista. Così, senza 'protezione' psicologica e senza 'prefazione' cronachistica, finiamo per trovarci nella condizione migliore per seguire le azioni di questo anonimo burocrate della delazione e dello spionaggio... Ma ancora una volta la regia di von Donnersmarck si guarda bene dall'assecondare le aspettative del pubblico. Non gli interessa infierire su quello che la Storia ha già umiliato, non vuole condannare oggi quello che casomai andava condannato ieri. No, al regista, che per scrivere la sceneggiatura si è documentato per quattro anni consultando anche gli archivi della Stasi, interessa raccontare le debolezze e le paure di tutti, i vizi di chi sembra avere solo o soprattutto virtù, i bagliori di verità che a volte sembrano accendersi dove meno te lo aspetti, le titubanze umane di chi non sa resistere alle lusinghe del potere ma anche il percorso di chi impara a guardare dentro di sé per trovare un primo barlume di morale".

    ROBERTO ESCOBAR, "Il Sole-24 Ore" (15 aprile 2007)

    "Sono freddi e vuoti, gli occhi di Gerd Wiesler (Ulrich Mühe). Su di essi si ferma la macchina da presa già all'inizio di Le vite degli altri (...). E a noi pare che riflettano non la singolarità di un uomo, ma una totalità opaca. E' un funzionario solerte, il capitano della stasi. La sua è la vita di un idealista votato a una causa politica garantita da un'ideologia che ha la caparbietà assoluta di una fede. Ai suoi occhi, appunto, i singoli uomini e le singole donne sono trascurabili dettagli, sempre sacrificabili... Di questo asceta, di questo santo persecutore, Florian Henckel von Donnersmarck racconta la conversione. Anzi, quel che racconta è la sua scoperta di una splendida, improbabile libertà interiore...".

    ROBERTO NEPOTI, "La Repubblica" (6 aprile 2007)

    "Pluripremiato ovunque, trionfatore dell'Award europeo e vincitore dell'Oscar 2006 per la migliore opera straniera, 'Le vite degli altri' si colloca in primissima linea tra quei film che, ormai, autorizzano a parlare di una 'nouvelle vague' tedesca... Il tono freddo della fotografia, le scenografie anonime e i pochi colori dominanti bastano a immergerci nell'atmosfera disumanizzata e glaciale della Ddr di vent'anni fa, luogo ed epoca praticamente inesplorati dal cinema... 'Le vite degli altri' è un film sottilmente psicologico... prendendo una direzione umanistica e narrandoci, quasi a mezza voce, una presa di coscienza esemplare".

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