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    Home Page > Movies & DVD > Nuovomondo (Golden Door)

    UN PARADISO PERDUTO IN NOME DEL 'NUOVOMONDO'

    I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’
    Leone d'Argento Rivelazione alla 63a Mostra del Cinema di Venezia

    "'NUOVOMONDO' è la storia di un viaggio che trasforma gli uomini. La meta è una terra promessa, un luogo oltremare in cui gli uomini, se armati di buona volontà, possono migliorare la loro vita... Le prime immagini di questa nuova terra arrivano nelle campagne agli inizi del secolo. Sono immagini "vere", le prime fotografie contraffatte, fotomontaggi di piccoli uomini accanto ad ortaggi giganteschi. Sono le prime forme di propaganda pubblicitaria che arrivano dalle Americhe per incoraggiare i braccianti a lasciare la loro arida terra e partire verso una promessa di sicura abbondanza. Ho abbandonato il libri di storia... Ho deciso di ricostruire una memoria che oltre a contenere le esperienze vissute in prima persona, diventa selettiva... Quello che mi interessava non era il racconto storico o sociale, la storia delle masse. Volevo ritrovare il particolare, l'uomo che lascia la sua terra per diventare oggetto di una metamorfosi attraverso il viaggio, per trasformarsi da uomo antico a uomo moderno..."
    Il regista Emanuele Crialese

    (Nuovomondo ITALIA/FRANCIA 2006; drammatico; 1h,59'; Produz.: RAI Cinema/Titti Film (Fabrizio Mosca)/Memento Films (Alexandre Mallet-Guy)/Respiro (Emanuele Crialese); Distribuz.: internazionale - Wild Bunch; italiana - 01 Distribution)

    Locandina italiana Nuovomondo (Golden Door)

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) A great honour for the Italian movie industry comes from the movie “Nuovomondo”. Amazing picture of the immigration of yesterday to sneak up at today’s. A modern translation of the historical neorealist, filled with symbolic-surrealism. The director Emanuele Crialese seems be the wizard, the magician who tells harsh truth with grace and tact; he’s the one that transforms the movie into a dramatic elegy where often images, sounds and noises, besides the soundtrack, are the dialog instead of useless words and sentences. The initiation for everybody who wants to see their dreams come true. (Translation by MARTA SBRANA, Canada)

    Titolo in italiano: Nuovomondo (Golden Door)

    Titolo in lingua originale: Nuovomondo

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Emanuele Crialese

    Sceneggiatura: Emanuele Crialese

    Cast: Charlotte Gainsbourg (Lucy)
    Vincenzo Amato (Salvatore)
    Aurora Quattrocchi (Donna Fortunata)
    Francesco Casisa (Angelo)
    Filippo Pucillo (Pietro)
    Federica de Cola (Rita)
    Isabella Ragonese (Rosa)
    Vincent Schiavelli (Don Luigi)
    Massimo Laguardia (Mangiapane)
    Filippo Luna (Don Ercole)
    Andrea Prodan (Mister Del Fiore)
    Ernesto Mahieux (Dottor Zampino)

    Musica: Antonio Castrignanò

    Costumi: Mariano Tufano

    Scenografia: Carlos Conti

    Fotografia: Agnes Godard

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Specchio di 'anime decollate' verso un Paradiso agognato, consapevoli di 'morire al passare di ogni onda

    "Sicilia. Inizi del Novecento. Una decisione cambierà la vita di una famiglia intera: lasciarsi il passato alle spalle e iniziare una vita nuova nel Nuovo Mondo.
    Salvatore vende tutto: la casa, la terra, gli animali, per portare i figli e la vecchia madre dove ci sarà più lavoro e più pane per tutti.
    Una sottile e allo stesso tempo fitta atmosfera di mistero avvolge l'intero viaggio. Dai riti prima della partenza, alle cure che Donna Fortunata, la madre di Salvatore, riserva agli abitanti del villaggio affetti da strane patologie, riconducibili ad arcane presenze e spiriti, che da sempre accompagnano la vita dei contadini siciliani.
    Esseri viventi che convivono con le anime dei morti, non sempre soddisfatte delle decisioni dei vivi: perché abbandonare la propria terra, per andare a vivere in un posto che non appartiene, non è mai appartenuto e non apparterrà mai alla propria famiglia?
    Salvatore vede e sente presenze inquietanti, ma non ha paura: fanno parte della sua vita di sempre, sono segni che lui sa leggere perfettamente.
    Salvatore è uno delle migliaia di emigranti italiani che misero in gioco tutto. Non è un eroe, è un uomo semplice, non va in cerca di grandi fortune, nè di gloria, ma è guidato da una lucida consapevolezza che lo spinge ad affrontare il lungo e pricoloso viaggio attraverso l'oceano, per giungere a New York agli albori del XX secolo. un lavoro e una casa per i suoi familiari sono il suo unico obiettivo".

    Dal >Press-Book< di Nuovomondo

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    FILM RIVELAZIONE DI NOME E DI FATTO CHE FA ONORE - ED E’ QUESTO UN PRIVILEGIO SEMPRE PIU’ RARO - AL CINEMA ITALIANO. STRAORDINARIO AFFRESCO SULL’IMMIGRAZIONE DI IERI PER AMMICCARE A QUELLA DI OGGI. TRADUZIONE MODERNA DELLO STORICO NEOREALISMO, SULL’ONDA DI UN VERISMO POETICO RIVISITATO IN CHIAVE SIMBOLICO-SURREALISTA. IL REGISTA EMANUELE CRIALESE, SEMBRA QUI VESTIRE I PANNI DI MAGO E POETA DELLA CELLULOIDE, PER RACCONTARE VERITA’ CRUDE CON UNA GRAZIA E UN TATTO TALI DA TRASFORMARE IL FILM IN UNA DRAMMATICA ELEGIA MAI RETORICA, DOVE SPESSO, IMMAGINI, SUONI E RUMORI, OLTRE ALLE MUSICHE, COORDINATE DA SAPIENTI TROVATE DI TECNICA CINEMATOGRAFICA, FANNO IL DIALOGO SURCLASSANDO INUTILI VERBOSITA’. UN VIATICO DI INIZIAZIONE VERSO UN VOLO UMANO COLLETTIVO, IL VOLO DI OGNUNO VERSO IL PROPRIO SOGNO DA REALIZZARE.

    Film rivelazione sul serio, questo straordinario spaccato umano sradicatosi di malavoglia dalla Sicilia rurale agli inizi del Novecento. Un film marcatamente debitore allo storico neorealismo, nella

    sua traduzione moderna, confezionata sull’onda di un verismo poetico, rivisitato in chiave simbolico-surrealista, là dove si materializzano davanti allo spettatore, come una realtà palpabile, di fatto desiderata e sognata a occhi aperti dai protagonisti, una sorta di quadri cerebrali che il regista proietta realisticamente sul grande schermo: è il caso dei leggendari fiumi di latte della California, in cui nuotare beatamente, della frutta e verdura gigante, e degli alberi con le monete d’oro che piovono dall’alto, tutti simboli visionari della cosiddetta ‘terra dell’abbandanza’, per i quali i protagonisti speranzosi lasceranno la loro amata terra, amata ma non certo generosa in quanto a ricompensa del loro duro e implacabile lavoro di coloni semplici, rudi, ma genuini. L’occasione per mostrare con affettuosa memoria, nel pieno rispetto dei tempi lenti della ruralità, condivisa con capre, conigli, galline e asini, una cultura fatta di tradizione, superstizione, in un caleidoscopio di ‘pratiche fai da te’

    tra il serio ed il faceto, là dove il limite tra stregoneria, fede e rudimentali rimedi medici non è poi così demarcato. E il contesto è sì fortemente ruralizzato da non aver trovato spazio alcuno per l’alfabetizzazione più elementare del saper leggere e scrivere.
    Tutto è abbastanza chiaro, quanto riccamente carico di un fascino senza pari, fin dalla prime battute, quando con una piccola pietra in bocca, due dei protagonisti scalano le brulle pietrosità di un paesaggio avaro di verde e di prosperità, messo in evidenza da reiterate riprese dall’alto fino a renderne protagonista la ‘tessitura’, quasi si trattasse di un arazzo. Sensazionali le tecniche cinematografiche, oltre al ralenti e al fermo immagine cui ricorre il regista Emanuele Crialese con geniale e fresca creatività, dando spesso voce alle immagini, e a rumori non necessariamente musicali in sottofondo, più che al dialogo in sé: ora seguendo ritmi tipici del cinema muto,

    bloccando i personaggi in posa come a fotografarne l’interiorità.
    Il senso di tutta quella faticosa scalata con la pietruzza in bocca che ormai ha preso a sanguinare, trova a un certo punto la sua meta di approdo, un punto dove attendono altre pietruzze e delle immaginette sacre, una sorta di ex voto e di luogo di culto dove poter ritrovare se stessi, nonché l’ispirazione, sulla base di risposte precise che non si riescono a trovare con le sole proprie forze. Partire o non partire? Con un incipit così, diventa immediatamente chiaro tutto il resto. Un cammino del passato con cui Crialese ammicca ad una realtà mai così attuale come adesso: l’immigrazione. Un viaggio che sembra assumere le sembianze di un viatico di iniziazione, a cominciare dai preparativi per la partenza con una sorta di ‘vestizione’ vera e propria e dal saluto dei compaesani con il parroco in prima linea: “Questi che

    partono sono come semi che vanno a piantarsi in un terreno più fertile… Sono il nostro futuro”. Viatico integrato e completato nei vari luoghi di approdo, di prima accoglienza prima della selezione. Finchè non si tocca l’apice giunti in America, nell’agognato nuovo mondo, là dove, oltre ai comprensibili vari controlli medici, con allucinanti test sull’intelligenza, considerata alla stregua di una malattia ereditaria e dunque in qualche modo ‘contagiosa’, si fa tabula rasa di sentimenti e di assetti familiari. Quello che fa esordire la signorina Lucy (Charlotte Gainsbourg), l’inglese affiliata alla famigliola immigrata, capitanata da un intenso e serioso Vincenzo Amato nelle vesti di Salvatore, in una battuta dolcemente sarcastica: “Che visione moderna!”.
    E che dire dei matrimoni in massa più o meno combinati o, per meglio dire, raffazzonati? Sequenze da far inorridire il più umile dei maschilisti, figurarsi ogni donna con ancora vivo un minimo senso di dignità e amor propri,

    e questo senza neppure scomodare la più ortodossa scheggia di femminismo.
    Così Crialese tratteggia e incide, fino a sfumare un universo umano egualmente ripartito, focalizzando ora sul registro maschile, ora su quello femminile, persino i riti di igiene personale, i canti e le musiche del paese di origine quasi a farsi forza e a riaffermare in qualche modo, ognuno la propria autentica, personale identità. Sono numerose le sequenze che parlano e trasmettono del senso di smarrimento di questa gente e, non solo dell’anziana madre (stupenda interprete) della famigliola immigrata. C’è posto anche per una tempesta in mare aperto (come non pensare a quanto succede oggi?), un mare minaccioso mai ripreso per dare pieno spazio al trambusto dei poveri passeggeri, rimarcato con sapiente tecnica cinematografica dalla ‘mano fatata’ del regista. Davvero mago e poeta nel raccontare verità crude con una grazia e un tatto tali da trasformare il film in un’elegia

    mai retorica. Quei corpi in triste e dolce abbandono, dormienti o stralunati, stupefatti, un tutt’uno solidale fatto di membra come intrecciate tra loro, che la macchina da presa non manca di accarezzare, sorvolando su quell’enorme tappeto di ‘ammassamento umano’, così drammaticamente poetico. Fino alle strazianti punte dell’iceberg, pur totalmente introspettive e prive di eclatanti esternazioni, raggiunte con la sequenza della madre e di quel raggomitolato fagottino del figlio che si sa che dorme (anche se non si vede mai), perciò non deve essere svegliato, ma dormendo di un sonno eterno, con estremo, ma ben serrato, dolore, è gettato poi dalla madre stessa giù dal parapetto della nave. Tra le sequenze focali, di una bellezza straordinaria e di una forza prorompente, sintesi sublime di un caleidoscopio di significati, si elegge sicuramente anche quella dell’allontanamento della nave ripresa dall’alto in scorcio laterale, quando l’enorme folla di cappelli e volti si spacca gradualmente

    in due separando per sempre coloro che restano da coloro che ormai a bordo partono alla volta del nuovo mondo. Il viaggio della speranza, malgrado tutto quello che dovranno passare. E la speranza, si sa, è l’ultima a morire, e solo chi ha per così dire passato l’esame di ammissione per entrare nel nuovo mondo, su cui sfuma una dissolvenza in bianco, vi resterà, aspettando di nuotare (beata illusione?) in quel mare di latte che da qualche parte in America o nel cuore e nella mente di chi lo ha tanto desiderato, sopravvive, vivo e vegeto, reale come tutto ciò che possiamo toccare con mano, così come vediamo in ultima istanza davanti ai nostri occhi al termine di questa iniziazione ad una vita ‘nuova’. Ma il campo visivo che si allarga sempre più, amplifica ed estende il discorso ben al di là della famigliola siciliana, fino a trasmutare tutte quelle

    braccia di natanti in un volo umano collettivo, il volo di ognuno verso il proprio sogno da realizzare.

    Commenti del regista

    "... L'uomo che parte è un uomo che porta con sé pochi oggetti e tutti i suoi morti. E' l'uomo che ha vissuto con un forte senso di identità e di memoria, la memoria delle storie raccontate da suo padre e da suo nonno. I pochi chilometri di terra su cui ha vissuto senza mai allontanarsi sono un universo popolato da presenze invisibili... E' un uomo perfettamente integrato nel suo ambiente di cui conosce ogni pietra, ogni odore, ogni impercettibile cambiamento. Partendo, quest'uomo decide di lasciare tutto quello che conosce, il suo luogo di appartenenza, la sua memoria..." (per approdare ai centri di smistamento dove si è praticata l'ispezione mentale) "... guardavo le fotografie dei nuovi arrivati in fila per le ispezioni e mi perdevo nei loro sguardi che sembrava chiedessero una spiegazione, disorientati... L'uomo antico era chiamato a trasformarsi in un arco temporale innaturale, spaventosamente rapido. Doveva dimostrare di poter riuscire a diventare un uomo moderno, dimostrare di non credere più agli spiriti ai fantasmi al diavolo e a tutte quelle cose che non si vedono e non si spiegano"., quindi non esistono. L'uomo del 'Nuovo mondo è un uomo razionale, padrone e dominatore della natura, costruttore di case da cento piani, di fabbriche gigantesche ... L'uomo del 'Nuovomondo' ha il dovere di usare il progresso per rimodellare il mondo a suo piacimento per produrre più di quello che è sufficiente alla propria sopravvivenza, per produrre ricchezza e denaro.
    Ho seguito la scia di quegli sguardi per ritrovare un senso o per perderlo senza paura, non ci sono giudizi morali, non è un film politico, non è un film storico, non è un film sociale, cerco di raccontare la storia dei miei eroi, uomini d'altri tempi che credono ancora nell'importanza del mistero e vedono ancora cose che non si vedono, ma non per questo non esistono
    ".

    Links:

    • Emanuele Crialese (Regista)

    • Charlotte Gainsbourg

    • Isabella Ragonese

    1

    Galleria Video:

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    International Press

    Italian Press

    DON FRANCO PATRUNO per "L'Osservatore Romano" (estratto):

    "Emanuele Crialese, sorpresa beneaugurante per il cinema italiano dopo l'ultimo Festival di Venezia, a proposito del suo 'Nuovomondo' parla di inconscio 'collettivo' nel viaggio degli emigranti siciliani verso quello che appariva una sorta di paradiso terrestre... è l'anima di un popolo che affiora già nello splendido silenzioso inizio e che si esprime attraverso non solo Salvatore, ma pure nell'interiorizzata figura di Donna Fortunata, la madre che esemplifica un legame a tal punto radicato con la propria terra e con i figli da sconvolgere e commuovere anche senza parole. Non si tratta di sola verifica etnica, ma di visione antropologica. In altri termini, Crialese non fa del verismo di superficie ma, come in 'Padre padrone' e, con diverse accentuazioni, in 'Good Morning Babilonia' dei fratelli Taviani, compie invece non una semplice fredda analisi dei dati di differenza etnica, ma una lettura in profondità del fenomeno umano nelle sue irripetibili ricchezze di tradizione, di cultura e di civiltà. Ma 'Nuovomondo' è ovviamente un film, non è un trattato di antropologia... appare evidente che l'intenzionalità del regista è poetica... il finale, che è curioso ed inaspettato, ricorda sogni e proiezioni del grande riminese (Fellini)... L'impronta surreale della chiusura sposta tutta la vicenda... il finale è la vera scena madre di una struttura narrativa".

    (Nota: Si ringrazia Maria Paola Forlani per la gentile segnalazione)

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