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    Home Page > Movies & DVD > The Queen

    63a MOSTRA: IL LEONE D'ORO ASSEGNATO DALLA REDAZIONE DI 'WWW.CELLULOIDPORTRAITS.COM', INVECE, HA IL RUGGITO DISCRETO, INTENSO E REGALE, DECISAMENTE 'BRITISH' DI 'HELEN MIRREN' IN 'THE QUEEN'

    I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’
    Dalla 63. Mostra del Cinema di Venezia

    Un ruggito talmente incisivo da non poter essere ignorato. La performance ha valso infatti la 'COPPA VOLPI' per la 'Migliore Interpretazione Femminile a HELEN MIRREN.

    "E' molto difficile trovare soggetti che abbiano una loro vitalità che non siano già troppo sfruttati. Questo progetto mi attraeva molto, sia per l'argomento in sé che per la possibilità di lavorare ancora con Morgan (lo sceneggiatore). E' un film che parla del conflitto tra un vecchio e un nuovo mondo, della tradizione - quella tradizione che è stata un punto di forza ma anche una debolezza di questo Paese... Sarà un film controverso per il solo fatto di esistere. Lo scarto tra quello che la gente si aspetta e quello che il film è in realtà è enorme. I giornalisti cercheranno lo scandalo, ma non lo troveranno. L'impudenza sta nell'aver fatto il film, ma il film in sé non dice niente di scioccante o scandalistico, niente che non sia già di dominio pubblico. Di scioccante c'è solo il fatto che abbiamo cercato di rappresentare la Regina come una donna, anziché come una figurina di carta"
    Il regista Stephen Frears

    "... A differenza di Blair, così aperto e diretto, la Regina è riservata, chiusa. Una chiusura, però che non è sintomo di nevrosi o di confusione, ma al contrario di forza e sicurezza frutto di una straordinaria autodisciplina. Poi ci sono momenti in cui abbandona il personaggio pubblico, e diventa la persona che ho cercato di capire e rappresentare".
    L'interprete protagonista Helen Mirren

    (The Queen, GRAN BRETAGNA/FRANCIA/ITALIA 2006; genere: biopic storico drammatico; 100' Produz.: Granada Screen; Distribuz.: BIM Distribuzione)

    Locandina italiana The Queen

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) Humanity behind the crown. With “The Queen” director Stephen Frears sketches a sensitive and fresh portrait of the Royal Family seized in a very particular historical moment following the death of Princess Diana. In the movie Princess Diana is brought back to life thanks to very touching documentaries. A multiplicity of voices make possible the portrait, principally of Queen Elizabeth II, magisterially played by Helen Mirren; a portrayal of Her Majesty shows a complex and stratified personality, profoundly involved as a public figure with Prime Minister Tony Blair and in her private life where she is touched into her deep feelings and at the same time the movie gives us a comedy twist about the protocol. (Traduzione di MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: The Queen

    Titolo in lingua originale: The Queen

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Stephen Frears

    Sceneggiatura: Peter Morgan

    Cast: Helen Mirren (la Regina)
    Michael Sheen (Tony Blair)
    James Cromwell (Principe Filippo)
    Sylvia Syms (la Regina Madre)
    Alex Jennings (Principe Carlo)
    Helen McCrory (Cherie Blair)
    Roger Allam (Sir Robin Janvrin)
    Tim McMullan (Stephen Lamport)

    Musica: Peter Lindsay (fonico di mix)

    Costumi: Consolata Boyle

    Scenografia: Alan Macdonald

    Fotografia: Affonso Beato ASC, ABC

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Quando gli inglesi, sgomenti e increduli, apprendono la notizia della morte della Principessa Diana, sicuramente la donna più famosa del mondo, Sua Altezza Reale la Regina Elisabetta II si ritira tra le mura del castello di Balmoral con la sua famiglia, incapace di comprendere la reazione del popolo britannico alla tragedia.
    Invece per Tony Blair, il popolare neoeletto Primo Ministro, è tangibile il bisogno di rassicurazione e supporto della gente da parte dei loro leader.
    Mentre questa ondata di emozioni senza precedenti cresce sempre di più Blair deve trovare un modo per riavvicinare la regina al suo popolo.
    The Queen alterna finzione e immagini di repertorio, costruendo un ritratto sorprendente, intimo e a tratti divertente di una famiglia in crisi e del neo Primo Ministro al lavoro all'apice del suo potere in un momento di grandissimo dolore privato e cordoglio pubblico".

    Dal >Press-Book< di The Queen

    Synopsis in English:

    “When the English people dismayed and disbelieving, knew about the sudden death of Princess Diana, the most famous woman in the world, her Majesty the Queen Elizabeth II withdrawn herself at Balmoral Castle with her family, incapable to understand the reaction of the British people to the tragedy.
    As opposite for Tony Blair, the brand new Prime Minister, is evident the need of reassurance and support from the leaders to the people.
    While this wave of emotions increases Blair has to find the way to reunite the Queen to her people.
    The Queen, the movie, alternates file videos with filming, building in this way a surprising private and sometimes funny portrait of a family in the middle of a crisis and about a Prime Minister working at the top of his power in a moment of great grief, private and public grief”.

    (Traduzione di MARTA SBRANA, Canada USA)

    Nota: Si ringrazia lo 'Studio Lucherini Pignatelli Russo' per la sollecita distribuzione dei materiali stampa

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    PRELIMINARIA:
    "Quando la Principessa Diana è morta in un incidente d'auto a Parigi, nell'agosto del 1997, pochi avrebbero potuto prevedere l'impatto di quella tragedia sul governo inglese e sulla famiglia reale. Certamente, dopo la separazione del Principe Carlo, Diana aveva suscitato grande scalpore rifiutandosi di restare nell'ombra e di sparire dalla vita pubblica. La sua morte prematura ha innescato un'autentica metamorfosi del popolo inglese - del suo atteggiamento verso la pubblica espressione dei sentimenti e verso la monarchia stessa... (tuttavia) THE QUEEN doveva rappresentare la contrapposizione tra l'antiquato formalismo del mondo dei Reali - nella ruvida cornice della campagna scozzese di Balmoral, o nelle eleganti stanze di Buckingham Palace - e la disinvolta modernità del neo-eletto primo ministro Blair e del suo entourage di astuti consulenti, sempre attenti ai problemi di immagine..."

    PRELIMINARY REMARK:

    "When Princess Diana was killed in a car accident in Paris, in August 1997, just a few could have

    foresight the impact of that tragedy on the British Government and the Royal family. After the separation from Prince Charles, the new attitude of Diana to have a low profile life gave rise to great fuss. Her premature death has started a metamorphosis into the British people has in expressing their feeling and the feeling toward the Royal family as well... yet The Queen was suppose to represent the opposite between the old-fashioned ceremony of the Royal world and the confident modernity of the new elected Prime Minister Mr. Blair. Always very careful about with their imagine"

    (Traduzione di MARTA SBRANA, Canada)

    L’UMANITA’ DIETRO LA CORONA. CON IL SUO ‘THE QUEEN’, IL REGISTA STEPHEN FREARS TRATTEGGIA UN SENSIBILE E INEDITO RITRATTO DELLA FAMIGLIA REALE COLTA NEL PARTICOLARE MOMENTO STORICO CHE SI CONCENTRA ALL’INDOMANI DELLA MORTE DI LADY DIANA, QUI PERALTRO RIESUMATA IN UNA FITTA GAMMA DI REPORTAGE DOCUMENTARISTICI ESTREMAMENTE

    TOCCANTI. UN RITRATTO CORALE E ‘MINIMALISTA’ ALLO STESSO TEMPO, CON PRIORITA’ ASSOLUTA RIVOLTA ALLA REGINA ELISABETTA II, QUI MAGISTRALMENTE INTERPRETATA DA HELEN MIRREN, IN UNA COMPLESSA E STRATIFICATA PERSONALITA’ CHE VEDE LA REGINA PROFONDAMENTE INQUADRATA SUL PIANO ISTITUZIONALE PUBBLICO, A COMINCIARE DAI RAPPORTI CON IL PRIMO MINISTRO TONY BLAIR, E SUL PIANO PRIVATO, LA’ DOVE SI TOCCANO CORDE SIA INTIME E DRAMMATICHE, QUANTO UMORISTICAMENTE ESILARANTI APPUNTATE SULL’ETICHETTA PROTOCOLLARE.

    Difficile poter spiegare a parole la profondità in primo luogo umana con cui Stephen Frears e soprattutto l’interprete protagonista Helen Mirren sono riusciti a guardare a questo delicato momento vissuto dalla famiglia reale britannica, in primo luogo dalla Regina Elisabetta II. Momento bombardato e con tutta probabilità stravolto nell’ottica della fattiva acquisizione dei fatti, dall’incredibile battage mediatico che ancora oggi mantiene vivi i suoi strascichi.
    Forse non c’è bisogno - ma lo facciamo lo stesso - di mettere in guardia lo spettatore sulla chiave

    di lettura, sull’approccio corretto con cui accostarsi a questo film che, come unico elemento di inciampo, almeno agli occhi di una platea non britannica, ha proprio il soggetto, un po’ scomodo per la verità. Precisiamo, scomodo dal punto di vista di una platea non britannica perché, come ripetutamente precisato da regista e interprete, per l’appunto inglesi, il sentimento corale del popolo britannico nei confronti della regina, vista e sentita come un’icona materna, sembra molto simile alla devozione del mondo cattolico verso il Santo Padre. E questo è un elemento non immediatamente comprensibile a chi non è nato e vissuto in Inghilterra, e con cui, d’altra parte, pare che debba fare i conti. Premesso questo e tralasciando per un momento estetica e struttura cinematografica, che sono perfette, risulterà ovvio che The Queen, non deve essere pensato dal punto di vista politico o di propaganda monarchica. Anche se alla fine del

    film si esce indubbiamente con una visione sorprendentemente, come dire, rasserenante nei confronti delle persone reali.
    E va sottolineato pure il fatto, di capitale importanza - lo sostengono con fermezza regista e sceneggiatore - che certi risvolti di connotazioni di personalità, alcune sfaccettature interiori calzate dai protagonisti, con cui probabilmente non abbiamo molta familiarità – ad esempio la disperata costernazione del Principe Carlo con lo sguardo appannato e lucido di lacrime per la morte di Diana - sono il frutto di una lunga ricerca su più livelli per lo più interamente documentabile, al punto da lasciar davvero poco spazio all’immaginazione per poter magari ricamare sull’argomento con fantasie personali. Il rischio del resto è forte quando si fa un film su un personaggio come questo, ancora in vita - la proposta ha terrorizzato persino la stessa Helen Mirren, a sua detta, che doveva interpretarlo - d’altra parte la strada da intraprendere

    secondo gli intenti di regia era chiara: non si trattava di dare una risposta alle mille corsie interpretative che ancora vagano persino nelle varie corti reali, bensì di aprire una cortina sul dietro le quinte di una famiglia particolare in un momento particolare e di cercare di illustrarne la dimensione umana, i risvolti psicologici, i rapporti interpersonali in pubbliche e ufficiali relazioni, congiunte con momenti pur sempre quotidiani, più intimi, non evidenziati in pubblico e neppure immaginabili..
    Ne esce un ritratto dal fascino irresistibile in cui ironia ed umorismo - non solo british - gettate sull’inevitabile etichetta protocollare, sortite nel film con una generosa gamma di passaggi davvero esilaranti, apre squarci interessanti e di grande intensità sulle ragioni profonde di certe scelte comportamentali ufficiali e private: i rapporti interpersonali della regina Elisabetta con la ‘regina madre’ (la consigliera voce affettuosa e pur sempre autorevole delle responsabilità istituzionali verso il paese e

    il popolo britannico in linea con il giuramento), con il marito, il principe Filippo (altra straordinaria performance di James Cromwell), con il figlio, il Principe Carlo, con il Primo Ministro Tony Blair (di cui il film evidenzia tutta la parabola evolutiva del loro rapporto istituzionale e umano), con il tragico evento stesso della morte di Diana, costantemente trasmesso dai vari network televisivi mondiali, e indirettamente, con i nipoti, particolarmente vulnerabili in un momento come quello, ma anche il contatto con la natura, gli animali, e non solo con i suoi cani. Non vi dimenticherete più la sequenza del cervo. E’ assolutamente memorabile e di una commozione avvolgente. E su questo registro si infittiscono, si avvicendano in varie forme i momenti drammatici, dagli svariati reportage documentaristici su Diana, colta in un caleidoscopio di momenti quando era ancora in vita, dal matrimonio al funerale, oltre alle interminabili processioni del popolo britannico,

    profuso in omaggi floreali alla defunta “Principessa del popolo”. Helen Mirren stratifica straordinariamente questa regina Elisabetta II in una personalità particolarmente complessa, combattuta tra il rigore con cui è stata educata e con cui si è ritrovata a fare i conti fin dalletà di venticinque anni, ovvero quando è salita al trono, e una sensibilità sicuramente ricacciata indietro in pubblico, ma non morta dentro di lei. Un ritratto estremamente sfaccettato, con aspetti assolutamente insospettabili, eppure a quanto pare con fondamento assolutamente veritierio, come l’aver svolto il meccanico di auto nel dopoguerra. Tutto insomma, trova una sua logica ragione di essere e chiaramente non potrà non incontrare empatia e piena comprensione da parte dello spettatore. E non soltanto per l’indiscusso carisma della Mirren. Tra le sequenze memorabili ci piace segnalare anche l’omaggio floreale di una bambina tra la folla quando, dopo la decisione sofferta di rientrare dalla tenuta reale di Balmoral

    a Buckingham Palace, la regina è estremamente turbata per aver letto il contenuto, estremamente ostile nei confronti della famiglia reale, di alcuni biglietti appuntati sui mazzi di fiori. L’equivoco in cui cade riguardo al destinatario di quell’omaggio floreale le fa vivere un momento ‘spiazzante’.
    Ma al di là dei dettagli, il messaggio corale forse più significativo del film sembra proprio racchiuso in un diagramma, là dove il tracciato della coppia di parabole evolutive delle due istituzioni, (la Regina Elisabetta e Tony Blair), apparentemente in collisione tra loro, pian piano trova il trade d’union in una convinzione comune: la propensione ad una dinamica comportamentale e decisionale meno rigida e protocollata, dunque più flessibile e anche più umana.

    Commenti del regista

    "E' molto difficile trovare soggetti che abbiano una loro vitalità che non siano già troppo sfruttati. Questo progetto mi attraeva molto, sia per l'argomento in sé che per la possibilità di lavorare ancora con Morgan (lo sceneggiatore). E' un film che parla del conflitto tra un vecchio e un nuovo mondo, della tradizione - quella tradizione che è stata un punto di forza ma anche una debolezza di questo Paese... Sarà un film controverso per il solo fatto di esistere. Lo scarto tra quello che la gente si aspetta e quello che il film è in realtà è enorme. I giornalisti cercheranno lo scandalo, ma non lo troveranno. L'impudenza sta nell'aver fatto il film, ma il film in sé non dice niente di scioccante o scandalistico, niente che non sia già di dominio pubblico. Di scioccante c'è solo il fatto che abbiamo cercato di rappresentare la Regina come una donna, anziché come una figurina di carta".

    Commenti dei protagonisti:

    HELEN MIRREN (la regina Elisabetta II):
    "Avevo visto 'The Deal', e mi era sembrato un film fantastico. Sapevo di essere in ottime mani. E' un tema delicato e per certi versi insidioso, e devi essere certa che le persone con cui lavori abbiano l'intelligenza e la capacità di portare una storia come questa sullo schermo senza tradire o svilire il soggetto.
    E a proposito della sfida di rappresentare l'attuale Regina in modo realistico senza cadere nella caricatura:
    "Non vuoi che il pubblico si lasci imbambolare da una interpretazione brillante. Vuoi che ti creda e che ti segua in un viaggio fantastico. Se l'interpretazione è troppo brillante, significa che la verità è troppo ingombrante. E invece va contenuta, perché in una trasposizione scenica può impedire al pubblico di accompagnarti in quel viaggio che è anche un viaggio di fantasia... Ho fatto molte ricerche. Non valgo molto come imitatrice, ma anche se fossi l'imitatrice migliore del mondo riuscirei a cogliere solo il 50% di quello che è la persona reale. L'idea di interpretare un personaggio pubblico come la Regina mi terrorizzava. Il lavoro che ho fatto con Penny Dyer (la 'dialogue coach') è stato prezioso - Penny ha una straordinaria comprensione della voce. Poi ho trovato una chiave che mi ha molto aiutato: immaginavo me stessa come una ritrattista - e che cosa fa un bravo ritrattista? Offre la sua percezione del soggetto, lo raffigura attraverso la sua personalità la sua sensibilità - per questo ogni ritratto è diverso. Ho studiato tutti i ritratti della Regina che sono riuscita a trovare. Purtroppo, non esiste un libro tutto di ritratti di Elisabetta II. E' un peccato... Naturalmente, devi anche rendere in modo esatto i capelli, le mani, il portamento, la camminata, la voce. Avevo fotografie della Regina nella mia roulotte, e guardavo continuamente videocassette registrate. Questo mi intimidiva, anche perché ogni volta che la guardavo, mi sentivo inadeguata, avevo l'impressione di non riuscire a rendere la sua interiorità - che è poi la cosa più importante. C'era un breve filmato di repertorio, un documento di circa un minuto di Elisabetta a 12 anni, che scende da un'auto e viene avanti per stringere la mano a tutti. Mi era sembrato molto commovente, l'avrò visto cento volte. Più la studiavo, più mi appariva straordinaria - come persona, come psicologia - Perché nonostante sia un personaggio pubblico, in fondo non la conosciamo affatto. A differenza di Blair, così aperto e diretto, la Regina è riservata, chiusa. Una chiusura, però che non è sintomo di nevrosi o di confusione, ma al contrario di forza e sicurezza frutto di una straordinaria autodisciplina. Poi ci sono momenti in cui abbandona il personaggio pubblico, e diventa la persona che ho cercato di capire e rappresentare".

    MICHAEL SHEEN (Tony Blair): "In 'The Deal' c'era un Tony Blair giovane e entusiasta. Qui vediamo un personaggio molto più prudente e accorto. Questo Blair ha un'aria più grave e riflessiva. Di sicuro è più maturo. Il mandato che aveva ottenuto quattro mesi prima della morte di Diana gli aveva dato una grande sicurezza, ma ancora non si sentiva perfettamente a suo agio nel ruolo di primo ministro. Certamente, nel corso del film lo vediamo acquistare una maggiore autorevolezza... Quando interpreti un personaggio di fantasia, parti dall'interno e poi il carattere, la voce e la gestualità affiorano in modo quasi automatico. Con una persona reale, invece, parti dal fuori per arrivare al dentro. Ho guardato molti filmati e letto libri su Blair, ho parlato di lui con diverse persone. Non mi interessava tanto imitarlo, quanto scoprire quei piccoli gesti, quei particolari che potevano dirmi qualcosa di più su di lui. L'imitazione è una caricatura, mentre noi volevamo realizzare un film drammatico, raccontare una storia vera, di sentimenti, e questo non puoi farlo affidandoti solo all'imitazione. Devi fare un grosso lavoro di ricerca, e dimenticartelo appena cominci a girare".
    Quel pizzico di humour che non guasta:
    "C'è molto umorismo in questo film. Quella di Peter Morgan è una scrittura audace, quasi sfacciata. Il copione mescola gli aspetti domestici - come i Blair che mangiano la pasta davanti alla televisione - a quelli professionali, e questo dà credibilità alla narrazione. Dovrebbe anche essere divertente, perché è buffo vedere persone tanto famose che fanno le cose più comuni. Peter (Morgan) e Stephen (Frears) avevano saputo rendere tutti questi dettagli in 'The Deal', e ci sono riusciti anche qui".
    L'ottica del film:
    "A un primo livello, 'The Queen' parla del modo in cui la famiglia reale ha reagito alla morte di Diana, e del ruolo di consigliere avuto da Blair in quella occasione. Ma in realtà è un film sui valori, su un momento della storia inglese in cui il senso del dovere e della tradizione rappresentati dalla famiglia reale si sono scontrati con un bisogno di immediatezza e di elasticità è un film sull'incapacità della famiglia reale di comprendere e interpretare il sentimento popolare - cosa che invece hanno saputo fare Blair e il suo partito".

    JAMES CROMWELL (Principe Filippo): "... Quello che mi interessa è trovare il lato umano di un personaggio, anche se quel lato umano è filtrato dalla tua sensibilità dal tuo modo di vedere le cose. L'idea che mi sono fatto di Filippo è quella di un uomo molto rispettoso, consapevole della posizione che occupa. Dice quello che può e quando lo ritiene necessario, ma sa quando è il momento di fare un passo indietro. Eppure, è impossibile non farsi delle domande. Chi è responsabile dei problemi di questa famiglia? La regina ha delegato a Filippo le sue responsabilità di madre, per poter adempiere a quelle di sovrana? Filippo non è stato capace di dare a Carlo quel tipo di amore e di accettazione che lo avrebbero indotto a comportarsi diversamente? Come attore, io non posso giudicarlo, perché giudicandolo prenderei le distanze da lui, e non sarei più in grado di interpretarlo".

    HELEN MCCRORY (Cherie Blair): "Ho sempre avuto simpatia per Cherie Blair e credo che la stampa sia stata ingiusta con lei, insistendo a pubblicare sue immagini poco lusinghiere. In realtà è una donna molto intelligente e di grande successo sul piano professionale, come avvocato specialista nel campo dei diritti umani. Sono stata felice di cogliere l'opportunità di rappresentarla come una madre e una moglie affettuosa, una donna molto diversa dalla caricatura presentata dai media - intelligente, istintiva, naturale e molto spiritosa. Dal suo linguaggio del corpo ho capito che è una persona molto alla mano, pronta alla risata, disinvolta con gli estranei, tanto che spesso è lei, non Tony, ad andare per prima incontro alle persone".

    Altre voci dal set:

    La produttrice CHRISTINE LANGAN:
    "In questo contesto (la monarchia), la morte di Diana e la reazione della famiglia reale a quell'evento ci sono subito apparsi come il soggetto più promettente. Diana era sempre stata causa di forti tensioni, da viva, ed era inevitabile che la sua morte ponesse la monarchia di fronte a una sfida - la più difficile, forse, degli ultimi 50 anni... La parte più affascinante della storia è quello che accade dietro le quinte. Da quattro mesi c'è un nuovo governo, ma il primo ministro non ha ancora preso nessuna iniziativa importante, deludendo le aspettative dell'elettorato e dei commentatori politici. Ma ecco che con la morte di Diana, Blair finalmente trova un ruolo efficace da interpretare. Il film è incentrato sul rapporto tra Blair e la Regina - un rapporto in cui il primo ministro sa di poter avere una parte fondamentale.

    Il responsabile della sezione cinema e TV dell'emittente inglese Granada ANDY HARRIES:
    "Quello che mi ha affascinato nella vicenda di Diana e della Regina è l'immagine di una anziana sovrana, custode della tradizione vittoriana, messa in crisi da una giovane principessa. Diana era un personaggio pubblico molto amato dalla gente. Ricordo la settimana che è morta: era tutto così strano, immobile, nessuno sapeva bene come reagire, all'inizio. Poi è uscito fuori il dolore. Era una emozione vera o fasulla? Soffrivamo davvero per lei, o per dolori che erano solo nostri?... Da una parte ci sono la Regina e la famiglia reale rintanati in una zona remota della scozia, dall'altra, c'è il giovane e dinamico Tony Blair, che ha capito subito come stanno le cose. In un certo senso, salverà il futuro della famiglia reale, costringendola a fare i conti con i media e con un popolo in subbuglio".

    Lo sceneggiatore PETER MORGAN:
    "All'inizio, avevo in mente un film corale, che nell'arco di 24 ore mettesse a fuoco personaggi diversi, famosi e non, tutti toccati dagli eventi di quel giorno d'agosto. Ma poi mi sono reso conto che l'aspetto più interessante era il comportamento assunto dalla famiglia reale nella settimana tra la morte di Diana e il suo funerale. Era una famiglia in crisi, isolata nel mondo chiuso di Balmoral: tutte le radio e i televisori erano stati eliminati, perché la regina aveva deciso di proteggere i ragazzi dall'invadenza dei media, e la famiglia era tagliata fuori dalla realtà ignara di quanto stava accadendo a Londra e in tutto il Paese. Per le strade, la gente chiedeva una risposta della famiglia reale - risposta che non arrivava. Durante quella settimana, si respirava un forte sentimento anti-monarchico, cavalcato dalla stampa che aveva tutto l'interesse a distrarre l'opinione pubblica dalle proprie colpe... E' diventata una storia sulla costituzione, sulla capacità di governo e sul difficile equilibrio di potere tra il primo ministro e la sovrana... Ho incontrato chiunque fosse disposto a parlare con me. Sono molti i biografi sia della famiglia reale che dei Blair, e ognuno ha le sue fonti - scudieri, segretarie, maggiordomi, cameriere e funzionari pubblici. Di materiale ce n'è tanto, ma bisogna saper distinguere tra cose vere e romanzate... Certo, come sceneggiatore devi lavorare di fantasia. Ma è più facile se hai incontrato qualcuno che ha parlato col Principe Carlo la notte della morte di Diana. Sapendo quello che Carlo aveva detto in realtà ho potuto scrivere quella scena con una certa accuratezza. Più informazioni raccogli, più sei in grado di valutare l'affidabilità delle varie fonti che stai usando. Il mio metodo è scrivere quello che penso che abbiano, e poi cercare conferme. Potrò sembrare strano, ma il più delle volte ho scoperto che avevo azzeccato. Ci sono scene che inventi di sana pianta - per esempio quella della Regina che incontra il cervo nella tenuta di Balmoral. Ma ce ne sono altre che devi cercare di ricostruire sulla base dei fatti. Per esempio, perché Tony Blair ha difeso così tenacemente la Regina? Be', sappiamo che è un pragmatista in politica, che è molto più conservatore di quanto non appaia, e che sua madre - se fosse stata viva all'epoca - avrebbe avuto l'età della Regina e quindi caratteristiche simili. Per questo ho potuto scrivere una scena in cui Cherie dà una sua interpretazione delle ragioni per cui il marito si comporta in quel modo".

    Il direttore della fotografia AFFONSO BEATO: "Stephen (Frears) ha deciso di girare le scene della famiglia reale in 35 mm e quelle della famiglia Blair in Super 16. Una chiave adatta al film: il 35 mm è più composto, più statico e maestoso, mentre il Super 16 con la macchina a mano ha più energia e spessore. Volevamo sottolineare il contrasto tra questi due mondi - quello immobile e solenne e quello moderno e frenetico".

    Lo scenografo ALAN MCDONALD: "Il film è ambientato in un mondo che ci è familiare. Noi crediamo di conoscere il mondo del castello di Winsor, di Balmoral e di Buckingham Palace, perché ne conosciamo l'immagine pubblica. Ma il film non è ambientato negli spazi pubblici delle residenze reali già visti in televisione; è ambientato negli spazi privati di cui esistono poche testimonianze filmate - la Regina a letto, nella sua stanza, che guarda la televisione, o alla guida della sua auto nella tenuta di Balmoral. Ero un pò in difficoltà all'inizio, ma poi ho capito che questa chiave rappresentava dava una straordinaria opportunità dal punto di vista visivo... Per me è stato interessante, perché entravamo in un mondo del tutto privato. Dovevamo creare un ambiente senza tempo, che da un lato rappresentasse la tradizione, dall'altro avesse l'aria di una qualsiasi casa di campagna. In questo film, la famiglia reale viene rappresentata come una famiglia rimasta indietro di una cinquantina d'anni, fossilizzata nel suo culto della forma. E' una generazione cresciuta durante e dopo la guerra, in un periodo di austerità - cosa che si riflette nel modo in cui sono state progettate e funzionano le loro case. La Regina è frugale, in casa ci sono termosifoni elettrici anziché il riscaldamento centralizzato, e Balmoral - che è un rifugio dalla pompa di Buckingam Palace - significa soprattutto vita all'aria aperta. Non ci sono rossi o blu nei colori che abbiamo usato per gli arredi, solo stucchi e colori naturali. Balmoral testimonia anche la mania di Vittoria e Alberto per il tessuto scozzese. Non potevamo ricreare quel tripudio di tende, tappeti e tappezzerie scozzesi, perché sarebbe sembrato un albergo a tema. Così ho usato quei tessuti ma usando colori più sfumati, per attenuare l'effetto. Lo scozzese dà anche un'aria molto formale e ordinata... I Blair vivono in modo molto informale, quasi bohèmien. Non hanno le preoccupazioni che appesantiscono la vita familiare dei reali: sono una coppia con figli piccoli, e vivono come vive la maggior parte della gente della loro età con figli. Questo crea uno straordinario contrasto con il formalismo e il rigore delo stile di vita della famiglia reale. Quella dei Blair è una casa disordinata, caotica, vitale, più affettiva".

    La costumista CONSOLATA BOYLE: "Mi sembrava pericoloso scegliere la strada della riproduzione esatta. La sfida era doppia, perché la Regina è una persona molto famosa ma anche estremamente enigmatica, in un certo senso. La riproduzione esatta della realtà può disturbare. io volevo creare un mondo che sembrasse vero a livello emotivo e spirituale, ma che mi consentisse anche una certa libertà artistica. Così ho preso solo alcuni elementi del suo modo di vestire... (Un look per la Regina a Balmoral) ... E' là che si sente più a suo agio, che appare evidente una forte continuità tra il suo modo di essere da giovane e quello che è oggi. Ci sono una eleganza, una naturalezza e una bellezza particolari nel modo in cui si vestono lei e quelli che le stanno intorno a Balmoral, la bellezza quasi irreale del posto. Pensavo che la serenità che esprime la Regina quando si trova là dovesse riflettersi anche nel suo aspetto, nell'abbigliamento: per questo indossa gonne scozzesi di lana dai colori caldi e naturali, stivali o scarpe sportive - tutti capi molto comodi e pratici. A Londra, è in veste ufficiale e ha un'aria molto più professionale e cittadina, come i Blair".

    ADAM CURTIS (filmati di repertorio): "Ci interessava fare capire che la presenza di Diana continua a farsi sentire, anche dopo la sua morte. Non ci sono molte scene in cui la TV non sia accesa. Con la sua straordinaria sensibilità Curtis ha dato un contributo prezioso alle ricerche di archivio, anche perché sa sempre dove trovare i filmati di repertorio migliori. Ci servivano alcune delle immagini più note, tipo quella di Cherie che apre la porta di Dowining Street in camicia da notte il giorno dopo l'elezione di Blair. Ma volevamo anche sorprendere il pubblico con immagini inedite. In due o tre sequenze, gli spezzoni di repertorio si mescolano alle scene del film senza soluzione di continuità consentendo una comprensione migliore, più organica, dei fatti".

    Links:

    • Stephen Frears (Regista)

    • Helen Mirren

    • Michael Sheen

    • 63° Mostra (Lido di Venezia 30 agosto-9 settembre 2006) ROUND TABLE: THE QUEEN di STEPHEN FREARS (Interviste)

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    Galleria Video:

    9_15theQueen.mov

    The Queen (it.).mov

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