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    L'INTERVISTA

    INTERVISTA INEDITA AL REGISTA SILVANO AGOSTI (A cura di MARCELLO CELLA)

    31/01/2007 - PISA, Cineclub Arsenale 1988:

    INTERVISTA INEDITA al regista SILVANO AGOSTI:

    (A cura di MARCELLO CELLA)

    Cosa pensa della situazione del cinema d'autore in Italia?

    AGOSTI: "Abbiamo calcolato che, essendoci tremila sale in Italia, se ognuna di queste sale desse per dieci giorni all'anno un film d'autore, agli americani rimarrebbero 355 giorni. Ebbene, per il cinema d'autore ci sarebbero a disposizione trentamila giorni pari a quasi cento anni di programmazione. Ogni film d'autore avrebbe a disposizione dieci anni di programmazione. E questo tenendo conto del dato assolutamente cinico della colonizzazione subita dal nostro mercato: dieci giorni l'anno".

    Cosa intendi quando dici che ci hai messo tre anni a girare 'QUARTIERE'?

    AGOSTI: "La verità. Nel senso che noi veramente ci abbiamo messo tre anni a girarlo. Và detto che il film lo giravamo solo il sabato e la domenica proprio per non escludere qualcuno dal desiderio di dire 'forse il film lo posso fare anch'io'. Abbiamo sradicato dalla progettazione del film il dato del capitale, il dato economico che è una fissazione psicotica messa lì nella testa della gente. 'Questo film è costato venti miliardi' oppure, come dice Nanni Moretti, 'questo film è a basso costo, solo un miliardo e ottocento'. Ora il lavoratore medio per guadagnare un miliardo e ottocento milioni con quindici milioni l'anno ci impiega ottantadue anni, per cui è molto difficile che gli venga in mente di fare un film, anche a basso costo. Questa impertinente libertà di fare i conti, che, per esempio, è tipica dei bambini, noi non l'abbiamo persa e ci dà queste informazioni interessanti: che la bellezza di un'immagine non ha nessun rapporto con il fattore monetario, nessuno. Noi, badate bene, non abbiamo usato dei mezzi secondari perchè la grande industria, costretta a tempi specifici, deve usare i riflettori e non contempla il sole che è un riflettore ben più imponente. Abbiamo avuto tutto ciò che ci vuole. Abbiamo usato anche la vostra creatività, nel senso che, per esempio, della famiglia in cui avviene lo stupro non vi abbiamo fatto vedere la casa ma solo una finestra. Quando poi voi pensate alla casa della famiglia in cui avviene lo stupro è chiaro che la casa la costruite voi. Non potete non costruirla con le vostre capacità creative. Invece di dare più elementi di immagine abbiamo suggerito di volta in volta l'immagine in modo che voi non possiate fare altro che completarla. E allora in questo gesto pensiamo di ridurre l'ipotesi di progettazione dei film in termini umani. Con i mezzi che ci sono oggi, con i mezzi elettronici ognuno di voi può veramente concepire un'esperienza creativa in campo cinematografico e realizzare sè stesso. Perchè l'espressione è una necessità fisiologica fondamentale della persona umana ed io sono profondamente convinto che le galere e gli ospedali sono pieni di persone che avevano una particolare attitudine all'espressione e a cui è stato negato in modo strutturale di svilupparla. Io ne sono veramente convinto. Addirittura in termini tali da non poter non esprimermi senza rischiare l'ulcera".

    Io volevo farti due domande sulla tua precedente attività di cineasta e su 'QUARTIERE'. In che modo questo film si ricollega alle altre tue opere, soprattutto quelle documentaristiche in senso lato, e penso a cose come 'MATTI DA SLEGARE', un'opera collettiva di impegno sociale ma anche un'opera cinematograficamente compiuta? E poi volevo sapere se questo tuo modo di vedere l'opera d'arte cinematografica si ricollega a certe esperienze del passato. A quali registi del passato e del presente ti senti più vicino?

    AGOSTI: "Io mi sento più vicino a quei registi che hanno cercato di non interrompere le fasi della loro vita ma di farle crescere. Chi, per esempio, non interrompe l'esperienza dell'infanzia e la fa crescere ad un certo punto approda inesorabilmente alla testimonianza di sè. E' inesorabile. Non può non farlo. Per quanto riguarda finzione e documentario, sono i due filoni alla base della storia del cinema. Nella storia del cinema troviamo Lumière che filma il bambino che fà colazione, che gioca con le palle di neve e questa è la realtà. E abbiamo Méliès che mette una testa sul tavolo, prende una pompa e con essa pompa, la testa diventa sempre più grande e ad un certo punto scoppia. Sono i due cardini originali non solo del cinema ma della persona umana, il vivere e l'immaginare, la memoria e l'immaginazione. Sono proprio i due elementi sui quali si muove ogni comportamento umano. Io percorro questi due sentieri in egual misura. Allora nella mia filmografia c'è IL GIARDINO DELLE DELIZIE che è un film fantastico o N.P. IL SEGRETO che è un film di fantapolitica, un misto di realtà e di immaginazione, un film che poi, se lo vedeste oggi, ha perso la sua caratterizzazione fantapolitica perchè io l'ho girato nel 1970 ed immaginavo un fatto accaduto otto anni dopo, cioè l'affare Moro. Poi c'è MATTI DA SLEGARE che è un'esperienza molto realistica e subito dopo NEL PIU' ALTO DEI CIELI che è un'opera assolutamente fantastica nel suo genere. Quindi si torna a D'AMORE SI VIVE che è un film molto reale in cui le persone parlano direttamente e non c'è nulla di più spettacolare delle persone che hanno il coraggio di parlare. E dopo c'è QUARTIERE che è un tentativo di memorizzare il presente. Io ho immaginato di vivere nel 2300 e che mi fosse commissionato un film in costume sul 1988. E io allora ho realizzato questo film facendo anche qualche errore. Per esempio in QUARTIERE nessuno fuma. Fra tre secoli, quando l'umanità riconciliata si occuperà solo di vita e non sarà competente come la società odierna soltanto in fatti di distruzione e di morte, il fumo sarà una cosa assurda, ma nel 1988.....Lì mi sono sbagliato. QUARTIERE cerca di esprimere questo paradosso: che alle soglie del Duemila i sentimenti non hanno spazio, non hanno cultura, non hanno contestazione, vengono condannati alla clandestinità. E l'unico personaggio del film che esprime questo bisogno umano è il barbone che scopre la propria sessualità e l'orgasmo a settantadue anni, in automobile, che poi è la mia automobile. Forse però, riguardo a QUARTIERE è interessante parlare dell'assenza di storia. Qui non c'è una storia nel senso letterale del termine. C'è la storia come sarebbe la storia della vostra vita se chiudeste gli occhi e diceste 'voglio vedere la mia vita da quando avevo dodici anni a oggi'. Allora non ci sarebbe una storia ma emergerebbero in modo misterioso delle immagini, delle penombre, dei volti in secondo piano. Emergerebbe tutto ciò che è alla base della vostra storia emotiva, non della vostra storia reale. Quartiere è una storia in questo senso, la storia del sentimento riemerso a distanza di trecento anni di storia, dove io mi sono concentrato moltissimo per vedere che cosa affiorava dal nostro presente. Quindi mi dispiace di sottoporvi a uno sforzo duplice: il primo, che è quello di assistere a delle immagini che avranno un senso plausibile solo fra trecento anni, e l'altro, che il vostro vissuto sia così traditore rispetto alla vertigine che voi avete nel trovare una storia".

    Quali sono i tuoi progetti attuali?

    AGOSTI: "Il mio progetto attuale sta in questa alternanza. Io ora sono rassicurato dal fatto di potermi esprimere quando e come voglio. E voglio rassicurare anche gli altri. Così il mio prossimo film costerà ottantamila lire perchè lo girerò con una di queste telecamere VHS, mezzo pollice. Ma non è che lo giro in VHS perchè costa ottantamila lire ma perchè è l'unico mezzo che mi dà la possibilità tecnica di realizzare il film. Il film è composto di due inquadrature, una che dura un'ora e ventisette minuti e l'altra che dura tre minuti. Nessun mezzo attualmente sul mercato mi consente di fare un'ora e ventisette minuti di ripresa senza stacchi. Solo il VHS mi permette questo. Ecco perchè faccio il film in VHS. Non per dire che si possono fare anche i film a basso costo, non è questo il discorso. Non è un discorso dal basso, ma un discorso di verifica. Ogni film ha bisogno del suo mezzo e questo film che io farò e che si chiamerà probabilmente CONCORSO MORALE sarà girato in VHS. E avrà anche un'altra caratteristica. Voi sapete che se un'inquadratura dura un'ora e ventisette minuti e non ha tagli, quanto si impiegherà per girare? Un'ora e ventisette minuti. Se volete vi accenno la storia. La ragione per cui non voglio fare stacchi è intrinseca alla storia, non è un'esibizione di tipo formale perchè altrimenti sarebbe penoso. Invece la storia tratta un tema molto reale. E' la storia di una donna di ottantotto anni nata all'inizio del secolo che nel fluire delle contraddizioni tipiche dei piccoli villaggi dell'alto Lazio o dell'Abruzzo si è trovata a vivere da sola in un piccolo villaggio, in una specie di porcile. Un villaggio completamente deserto. L'antefatto è questo: un maresciallo dei carabinieri riesce a farle capire che suo figlio è stato condannato a tre ergastoli e che se lei lo vuole vedere il giorno dopo suo figlio sarà per un'ora, dalle sei alle sette di sera, al carcere di Rebibbia a Roma. Poi l'uomo se ne va. E il film è la storia di questa donna che non aveva mai visto niente, solo pietre e cielo, e che con istinto veramente animale si reca in questo carcere e attraversa per così dire tutta la civiltà. Prende il pullman, il treno, il vaporetto, il tram fino a Rebibbia. Tutto ciò viene seguito in continuità. Lei è come se percorresse un tunnel invisibile. Non sa neanche come e perchè va. Va d'istinto. Senonchè l'istinto spesso, come sapete, nella nostra civiltà è perdente e lei arriva che sono le sette meno cinque, e le rimangono solo tre minuti di conversazione. Ed è nel momento in cui si trova al di là di un doppio cristallo e di fronte a questo suo figlio che c'è il primo stacco. Lei parla al microfono con il suo dialetto e la didascalia dice 'Hai ucciso?'. E lui dice 'No'. 'Hai rubato?'. E lui 'No'. E si capisce che l'imputazione è politica. A questo punto è finita la conversazione. La donna si trova fuori dalla prigione. Ora devo solo trovare un gesto per far capire che questa persona che all'inizio è solo un animale perso sulle tracce della propria estinzione, ha acquistato una coscienza, ha capito. Insomma, quando ho trovato questo gesto comincio il film".

    Lei ha fatto un film con BELLOCCHIO, 'MATTI DA SLEGARE', un film girato con il contributo della provincia di Parma.....

    AGOSTI: "....la provincia di Parma diede cinque milioni....".

    .....girato nell'ospedale psichiatrico di Colorno. Lei ha più collaborato con Bellocchio?

    AGOSTI: "Io ho collaborato con Bellocchio per I pugni in tasca, Nel nome del padre e Il gabbiano. Poi abbiamo fatto La macchina cinema, cinque ore sul cinema per RAIDUE. MATTI DA SLEGARE è stato un film che ci ha dato soddisfazione perchè era un filmetto girato lì a Parma e invece....".

    Ma lei ha cominciato a fare cinema nel '68.....

    AGOSTI: "....nel '68 sono stato sei mesi nell'università a filmare il movimento studentesco di Roma. Sono quattro ore di immagini molto importanti, secondo me, per la storia italiana perchè sono immagini che la televisione non ha mai fatto vedere se non quando gliele ho date io personalmente. Sono molto importanti perchè quasi nessuno sa cosa è accaduto in Italia dal '68 al '77. Nessuno ha più la consapevolezza di queste straordinarie lotte per i diritti civili che ci sono state in quegli anni, di queste occupazioni delle case, come avvenivano, con le donne in prima fila. Mi ricordo che una volta, filmando l'occupazione di un grande albergo a Roma vicino alla stazione, ho incontrato una vecchietta con una candela in mano alla tre di notte. Io le ho detto: "Ma che cosa fai?". E lei: "Sto a occupa'...". C'erano delle scene veramente straordinarie. Pensate voi a dieci poliziotti schierati sull'ingresso di questo albergo deserto da trent'anni e a centoquarantatre famiglie che da dietro, attraverso le caldaie, entrano ad occupare questo edificio dall'una di notte alle tre e mezzo del mattino. In due ore e mezzo centociquanta famiglie, le donne con i bambini mezzi addormentati, entrano, spalancano tutte le finestre e, con un'organizzazione misteriosa e armonica tipica di questi momenti, ad ogni finestra c'era un gruppo di donne che gridava "e ora e ora la casa a chi lavora!!!". E allora è cominciata una sceneggiata perchè lì vicino c'erano le prostitute della stazione Termini che hanno cominciato a gridare "Ci hanno ragione!!". E la polizia allora ha cominciato ad andare avanti e indietro. Insomma delle scene importanti. E poi il carovita, tutte queste lotte, trecentocinquantamila metalmeccanici a Roma, questa straordinaria maturazione dell'Italia che arriva alle soglie degli anni Settanta con una grossa coscienza sociale e improvvisamente arriva l'ordine, grossomodo da oltre oceano, che la linea dell'andata al governo del Partito Comunista non è praticabile e che è invece praticabile quella delle stragi di Stato. E cominciano le stragi. E siccome le stragi non bastano, a diluire questa compattezza politica arriva il grande esperimento sociologico di cui voi siete ancora, per così dire, cavie, delle quattromilaottocento radio private, stese come un tappeto schizoide sul nostro paese, che trasmettono orrida musica americana di quarta serie e pettegolezzo pubblicitario, con il rincalzo delle quattrocentottanta televisioni private che 'polverizzano' questa affascinante coesione politica del Paese. Ecco ciò che è scritto dietro quegli eventi che sono contenuti in tutto questo materiale con il quale io sto costruendo un film che si chiamerà Venti anni di oblio. Nel senso che se non ci fossero state queste 'macchinette a molla' che erano i nostri apparecchi di registrazione, tutta quella memoria lì sarebbe assente, nessuno vedrebbe più niente e tutti potrebbero solo raccontare a modo loro quello che hanno visto. Un pò come è accaduto con il ventennio fascista dove l'unica memoria che l'apparato di potere ci offre è quello delle camicie nere, della Marcia su Roma, ecc. In realtà la fisionomia sociale era pressochè identica a oggi, ma se ciò fosse verificabile attraverso i documenti ci sarebbero da acquisire alla riflessione alcuni elementi. Per esempio, come è possibile che un paese tutto fascista diventa per proclama tutto democratico? E allora noi siamo convinti della necessità della nascita di questa che è un po' la nostra formula e che passa sotto il nome di unità di memoria, formate da tre persone, tre di voi, che si mettono insieme, ognuno con una telecamera e si addestrano ad intervenire su qualsiasi dato del reale. Uno ha il compito di riprendere la situazione nell'insieme, un'altro riprende solo i piani ravvicinati e un terzo indaga all'interno dell'evento. Per cui queste unità di memoria producono un materiale estremamente ricco e che testimonia l'evento nella sua massima espressione. Io vi invito, se qualcuno di voi è appassionato al progetto della vita, a diffondere l'idea di trasformare questo esercito di telecamere inoperose in queste unità di memoria dove bastano tre persone addestrate ad intervenire. Addestrate nel senso che a volte bisogna prevedere che la telecamera sia nascosta magari in una cassa di Coca Cola e uno passa con la cassa e filma. Perchè ci sono eventi cui l'apparato è estremamente sensibile e non vi permetterebbe mai di esercitare il diritto democratico alla ripresa. Vi prenderebbero la macchina da presa, come io ho visto fare decine di volte nel '68, la butterebbero in terra e con gli scarponi ve la ridurrebbero a pezzettini. Invece se voi passate con la cesta di Coca Cola andate dappertutto, con tutte le lattine vuote e la telecamera dentro, calcolando già che l'obliquità della cassa deve corrispondere all'obliquità della macchina con cui voi filmate. Quindi queste unità di memoria sono cose che possono nascere".

    Mi sembra però come se ci fossero le locomotive e non ci fossero i binari. A queste unità di memoria manca poi una rete un cui diffondersi

    AGOSTI: "A questo proposito, per esempio, io ho negato il mio materiale ad Enrico Ghezzi. Non soltanto perchè me lo passerebbe di notte, ma anche perchè non ho alcuna intenzione di operare un fraintendimento. Ho accettato di darlo ad Andrea Barbato in cambio di due minuti in cui io potessi parlare senza censure. Io ho fatto questo baratto. E, dopo che ho parlato quei due minuti, si sono guardati tutti in faccia come per dire 'e ora che facciamo, lo tagliamo?'. E' arrivato questo ometto, che era l'uomo della censura, e ha cominciato a dire "beh, si potrebbe tagliare qualcosina", e io "niente". E poi cosa vuoi tagliare su due minuti? Allora è venuto Barbato e anche lui ha detto "no, non si taglia niente". Due minuti. Io credo però che, se invece di scoraggiarsi per l'assenza della locomotiva si fosse andati avanti sulle proposte di Vertov e avessimo oggi alcuni milioni di metri di pellicola o di nastro magnetico sulla realtà, per esempio sovietica, oggi potremmo capire di più la storia. Io credo che tutto ciò che di migliore è avvenuto nella storia umana si sia sempre sviluppato nella clandestinità. Dai movimenti per la libertà al fare all'amore, tutto si è sempre svolto nella clandestinità e io credo che tutto quello che non è stato visto 'in emergenza' è stato sicuramente visto nella profondità del territorio sociale ed ha contribuito enormemente all'evoluzione dello stato sociale. Quindi un'immagine che c'è la si può sempre proiettare. Metti che un domani si arrivi ad un livello tale che si possano proiettare tutte le immagini che uno vuole. Se ci sono si proiettano e se non ci sono cosa proietti? Poi io sono sicurissimo che voi siete enormemente più freschi da un punto di vista creativo di quei dodici prezzolati che rappresentano la cultura italiana. Sono assolutamente certo di questo. Ognuno di voi darebbe una testimonianza cinematografica cento volte più fresca e autentica di quanto la diano questi dodici collaborazionisti, perchè in sostanza di questo si tratta. Quindi anche voi avete una responsabilità in questo senso. Queste unità di memoria potrebbero andare a frugare nei consigli comunali, nelle riunioni della Confindustria, nei tribunali, ecc."

    Dopo aver visto Quartiere mi chiedo: come hai fatto ad avere una buona recensione da Moravia?

    AGOSTI: "Mah…io veramente quando l'ho letta non l'ho trovata niente affatto buona, anzi. Moravia ha una caratteristica strana. Che ha recensito inspiegabilmente tutti i miei film. Come ho fatto ad andare a Venezia? Non lo so. Io non ho fatto proprio niente. E' venuto Biraghi a vedere il film. Allora durava tre ore e mezza ed era muto. L'ha trovato interessante e mi ha invitato. Mi ha pregato di non dire a nessuno che mi aveva invitato per almeno un mese perchè altrimenti, mi ha detto, "mi saltano addosso tutti". Io ho taciuto e sono andato a Venezia".

    Come ti sei sentito a presentare il film a Venezia?

    AGOSTI: "Benissimo, perchè era evidente che io ero un clandestino. Nessuno della critica italiana è intervenuto. Nessuno ha parlato. Magari avessero parlato. Poi di solito i critici non sono neanche capaci di capire gli esperimenti".

    Hai fatto dei commenti musicali molto suggestivi.....

    AGOSTI: "....Ho fatto dei commenti musicali molto suggestivi che si legano al tema del riscatto....".

    .....Uno mi sembra sia quello che inizia quando squilla il telefono, in cui sembra che debba succedere qualcosa, però non accade, resta sospeso. O quando viene detto al pranzo che uno di questi ragazzi in casa è uno degli stupratori e il padre si chiude in un silenzio assoluto. Succede qualcosa ma resta tutto in sospensione. O quando il telefono squilla, lui si alza ma non risponde.....

    AGOSTI: ".....Si, non risponde più perchè probabilmente quello è l'amico che gli telefona. E' già entrato nel suo viaggio di possibilità.....Le ragazze non hanno niente da dire su questo film? Avete trovato nella fotografia qualcosa di diverso? A Roma questo film nel mio cinema (l'Azzurro Scipioni, ndr.) è al quinto mese di programmazione e nei primi due mesi io scrivevo sul programma che il lunedì il film era presentato dallo scenografo, il martedì dallo sceneggiatore, il mercoledì dal direttore della fotografia, il giovedì dal produttore, e così via fino al regista che lo presentava la domenica. E ovviamente ero sempre io che lo presentavo tutti i giorni. Però, siccome il pubblico apparteneva ad aree diverse di interesse, quelli che venivano perchè interessati alla scenografia non sapevano che io ero anche l'autore e viceversa. E io parlavo loro del film dal punto di vista della scenografia. Poi c'è stato un tipo che è venuto tre o quattro volte e diceva: "Ma qui mi imbrogliate. Ci sei sempre tu!". E' stata una cosa divertente. La fotografia vi ha interessato un po'? E' diversa dagli altri film. Io l'ho fatta solo con due lampadine, due quarzine. Ne avevo tre, poi il bambino ne ha rotto una e così ne sono rimaste due. Perchè il sole è sempre alla base di questa fotografia, anche quando c'è buio. E anche se avessi avuto cento lampade a disposizione l'avrei fatta così. Se vai a casa tua vedrai quante zone di buio trovi, solo che non sono cinematografiche. In certi punti infatti io non voglio che lo spettatore veda bene, voglio che immagini. Per esempio, l'ultima scena del vecchio l'ho addirittura girata tutta con una lampada e ho usato solo il controluce. E ho usato anche dei metodi molto particolari. Per esempio, nella scena in cui c'è il vecchio e la donna sembra sorgere dietro a lui, quando le dice "Adesso non ricordo, io invece sono qua", c'era un controluce sul vecchio da una parte, e dall'altra la guancia della parte opposta era tutta coperta di carta argentata in modo che quando la donna saliva la luce passava, andava contro la guancia e finiva per illuminare la donna da sotto, mentre la donna salendo copriva il vecchio che diventava così sempre più oscuro. Questo tipo di gioco luministico è dato sempre da una ricerca sul riflesso della luce. Ho scoperto che una lampada più uno specchio è uguale ad una lampada e mezzo".


     
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