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    L'INTERVISTA

    LE FIDELE - INTERVISTA al regista e sceneggiatore MICHAËL R. ROSKAM

    26/08/2018 - Le fidele intervista al regista e sceneggiatore Michael R. Roskam:

    Com’è nata l’idea del film?

    "La scintilla mi è venuta quando riflettevo sul profilo di Steve, il fratello di Jacky, il personaggio principale del mio film Bullhead - La Vincente Ascesa di Jacky. Attraverso quel personaggio cercavo di incarnare quello che mancava nella vita di Jacky: la possibilità di fondare una famiglia, di trovare l’amore. In questo senso, Bullhead e Le Fidèle funzionano come un dittico. Hanno molto in comune pur essendo diversi".

    I due film condividono lo stesso universo?

    "Anche questa storia si ispira all’ambiente criminale del Belgio degli anni Novanta e dei primi anni 2000. Le spose dei gangster erano celebri quasi quanto i loro mariti, e i loro amori leggendari. Sono quindi partito da quegli avvenimenti per poi decostruirli e risistemarne gli elementi per creare la mia trama drammatica – esattamente come avevo fatto per Bullhead, che aveva per protagonista la mafia degli ormoni".

    Avevi pensato fin dall’inizio di affidare il ruolo di Gigi a Matthias Schoenaerts?

    "Matthias è stato strettamente legato al progetto fin da subito. Cercavamo un personaggio del tutto diverso da quello di Jacky (interpretato sempre dallo stesso attore), e in effetti sarebbe difficile trovarne uno più distante di Gigi. Ma, insieme, rappresentano un intero universo d’amore – se non altro nella dimensione più tragica dell’amore".

    Un evento ha reso le riprese particolarmente personali per Matthias Schoenaerts…

    "Sua madre è deceduta mentre stavamo girando. Matthias traeva molta della sua energia dall’affetto della madre, dalla sua devozione, dall’immensa fiducia che lei riponeva in lui. Anch’io la conoscevo bene e le ero vicino attraverso Matthias. Del resto, aveva letto la sceneggiatura ed è stata una grande fonte d’ispirazione".

    Continuare è stato senza dubbio difficile…

    "Può sembrare strano, ma ciò ci ha paradossalmente aiutati a fare il film, perché non abbiamo dovuto cercare altrove l’emozione, il sentimento, l’intensità: la sua scomparsa ce li ha dati. La sua perdita ci ha profondamente rattristati, per Matthias è stata un’immensa tragedia, ma abbiamo anche avuto la sensazione che quello sia stato il suo ultimo regalo. L’ispirazione definitiva".

    Che cosa ti ha spinto a scegliere Adèle Exarchopoulos per il ruolo di Bibi?

    "A Bruxelles, compreso l’ambiente della malavita, si parla francese. Per cui ho cercato un’attrice di lingua francese. Avevo in mente vari grandi nomi, ma a quel tempo immaginavo Bibi più anziana. Poi ho visto La Vita di Adèle, e sono stato sedotto: qualcosa mi ha immediatamente attratto verso Adèle. Dapprima mi è dispiaciuto che non fosse più vecchia… Ma ho avuto un’illuminazione: dato che ero io a scrivere la sceneggiatura, non c’era nessuna regola imprescindibile! E ho trasformato Bibi in un personaggio più giovane".

    Che influenza ha avuto sulla storia questa decisione?

    "Una delle difficoltà che incontravo con Bibi più anziana era che si sarebbe per forza mostrata meno ingenua di fronte a una relazione come quella descritta nel film. Gigi invece è un po’ un ragazzo mancato, nel suo intimo è ancora un bambino. Mi serviva dunque una donna che potesse affrontare questa storia d’amore in modo credibile. Una donna giovane sarebbe stata assolutamente capace di tanta insensatezza e intensità, di crederci completamente con la sua formidabile innocenza. In seguito, sarebbe stata costretta a crescere velocemente, a diventare una donna saggia, un’adulta riflessiva. Tutto ciò portava il film verso altre situazioni, offrendo una dimensione supplementare alla storia. La sceneggiatura ha raggiunto un livello superiore da quando ho pensato ad Adèle".

    Qui, come in Bullhead e Chi è Senza Colpa, gli animali giocano un ruolo importante…

    "Gigi ha paura dei cani, lo si capisce fin dalla prima scena. Egli stesso è come un cane selvatico che ha bisogno di essere addomesticato, domato dall’amore, che deve imparare a confidare in quella forza che riceve. E così vi si abbandonerà. In un certo modo, l’amore non consiste solo nel lasciarsi sedurre, ma nel sottomettersi. Mi piace questa metafora della relazione fra Gigi e Bibi. Come in Bullhead, egli si può dire che diventi quella stessa cosa di cui aveva paura, senza rendersi conto di essere esattamente ciò che temeva".

    Che atmosfera hai cercato di creare per Le Fidèle?

    "Volevo che il film iniziasse con un certo fascino, per cui ho detto al direttore della fotografia Nicolas Karakatsanis di immaginare 'una Bruxelles tipo Costa Azzurra'. Ciò contiene una certa contraddizione, ma va rilevato che il film è una contraddizione in sé. Aveva quindi senso che ci fossero degli elementi conflittuali sia nel tono sia nello stile. Nel momento in cui la storia vera e propria comincia, esiste già qualcosa di aspro, di crudo, che si evolverà col passare degli avvenimenti".

    Che tipo di fascino cerchi?

    "I grandi film di corse automobilistiche mi hanno parecchio ispirato per la fotografia, così come i colori di macchine come Martini o Gulf. Si ritrovano quelle tinte negli abiti di Bibi. Quando Gigi e Bibi si incontrano a Bruxelles, la luce è grigia e lei indossa un mantello blu e delle scarpe arancione col tacco alto: sono i colori della scuderia Gulf. Volevo portare nel film l’universo fiammeggiante delle corse automobilistiche. Ma, allo stesso tempo, non ci troviamo né a Cannes né a Saint-Tropez, e neanche a Parigi. Siamo a Bruxelles".

    Hai avuto altre fonti d’ispirazione?

    "La mia intenzione era che il film rientrasse in una certa tradizione, che fosse l’incontro tra il noir americano e il polar francese. Per me, 'Le Fidèle' è il bambino nato dagli amori di 'Heat - La Sfida' e 'Un Uomo, Una Donna'. 'Heat' è un punto di riferimento, ma al contrario… È un inseguimento ad alta velocità tra due uomini, un poliziotto e un criminale, e le donne sono secondarie, satelliti gravitanti attorno ai pianeti. Per 'Le Fidèle' desideravo che la storia d’amore fosse il sole, e che fosse il crimine a gravitarvi intorno".

    Ci sono anche grandi scene d’azione. Hai provato piacere nel filmarle?

    "Cercare e trovare la coreografia della rapina a mano armata con il furgone è stato straordinario. Volevo essere sicuro che funzionasse in tempo reale. Quello che si vede sullo schermo è esattamente quello che succederebbe nella realtà. Abbiamo filmato in piano sequenza. Un vero e proprio balletto".

    Alla fine, il film si è esso stesso assemblato in questo spirito di continuità?

    "Bisognava che funzionasse su numerosi livelli, dall’alchimia fra Matthias e Adèle alla sottile evoluzione della fotografia di Nicolas Karakatsanis, passando per le emozioni e la tensione della musica di Raf Keunen, il suono e gli effetti speciali, i costumi, la scelta dei colori, le scenografie… Tutti coloro che hanno lavorato hanno dato al film il meglio della loro arte".

    La redazione


     
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