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    L'INTERVISTA

    NOI 4 - INTERVISTA al regista FRANCESCO BRUNI

    18/03/2014 - NOI 4 - INTERVISTA al regista FRANCESCO BRUNI

    Che cosa ti ha spinto a scrivere e dirigere questo film?

    "Il desiderio di esplorare un territorio – quello della famiglia contemporanea, dei rapporti fra i suoi componenti – la cui rappresentazione (specie in televisione e nella pubblicità) mi sembrava assai poco aggiornata. In genere, mi pare che si tenda a darne un’ immagine troppo semplicistica ed edulcorata o, viceversa, tragica. Raramente vedo raccontare famiglie comuni, come quelle che frequento e conosco. Per quanto, il concetto di 'comune', quando si indagano a fondo i rapporti familiari, sia in fondo una chimera: ogni famiglia è un vero e proprio romanzo".

    Quali analogie e quali differenze credi che esistano tra questo film e il tuo precedente Scialla?

    "I due film hanno molto più in comune di quello che potrebbe sembrare: innanzitutto qui si parla sempre di rapporti fra genitori e figli – anche se in 'Noi 4' la dinamica è più composita e complessa, perché i genitori sono due, i figli pure, e raccontiamo anche la relazione fra madre e padre, e quella fra fratelli; anche nel tono – fra umorismo e malinconia – le due opere sono affini. Ma il mio film d’esordio era più semplice e lineare, 'sciallo'; questo è invece più ritmato e frenetico".

    Hai scelto di restare comunque nell’ambito della commedia o i temi in campo e i toni del racconto ti hanno portato anche in altri territori?

    "Questa domanda richiederebbe un trattato a sé! Per brevità dirò che per me questa è una commedia a tutti gli effetti, perché la problematicità dei temi trattati è stemperata dall’umorismo: non succede niente di tragico, non muore nessuno, e i personaggi, pur nella loro contraddittorietà, sono tutti amabili. Detto questo, non ho voluto inserire gag e momenti schiettamente comici. Comicità e commedia sono due cose profondamente diverse, se non addirittura in contrasto fra loro, innanzitutto perché la comicità pura va spesso a scapito della verosimiglianza, che invece è il fondamento della commedia classicamente intesa".

    Come e perché hai scelto i tuoi attori? Quali sono le caratteristiche che ti hanno colpito di più di loro prima di averli scelti e avendoli visti all’opera sul tuo set?

    "L’idea-guida è stata quella di mettere insieme una famiglia che sembrasse credibile e vera. Questo mi ha portato, fin dall’inizio, a scartare l’ipotesi di utilizzare attori molto popolari. Poi, visto che ormai siamo in Europa, e io stesso conosco molte famiglie con componenti di origine straniera, ho pensato quasi subito di inserire un attore o un’attrice di altra nazionalità, e la scelta è caduta ben presto sula straordinaria Ksenia Rappoport che porta nel suo dna una componente cecoviana che sentivo perfetta per il film. Fabrizio Gifuni è un altro attore che amo molto, e che ancora non aveva avuto un ruolo da protagonista di commedia: al provino è stato perfetto. Lucrezia Guidone mi ha folgorato per la sua forza e personalità quando l’ho vista a teatro nei Sei personaggi di Pirandello con la regia di Ronconi. Sarà un caso, ma tutti e tre questi attori sono di provenienza teatrale! Francesco Bracci invece lo conoscevo bene, è un amico di mia figlia: lui è stata la vera rivelazione del film".

    C’è stato qualche momento o episodio della lavorazione che ricordi in modo particolare perché divertente o inaspettato o felicemente in linea con quello che cercavi?

    "In generale, durante tutta la lavorazione si è ricreato magicamente il clima di concordia e di buonumore che avevo sperimentato nel primo film. La troupe era molto partecipe ed appassionata, e questa per me è una condizione indispensabile. La giornata perfetta è stata forse quella che abbiamo trascorso al lago di Martignano, dove c’era esattamente lo spirito descritto nella scena: solo che invece che in quattro eravamo in quaranta! Una grande famiglia di quaranta persone".

    Che tipo di collaborazione creativa è nata con i tuoi produttori?

    "Sono grato ai miei produttori della fiducia e della libertà creativa che mi è stata concessa, e delle condizioni in cui ho potuto girare. In più, Beppe Caschetto mi è stato molto vicino anche nella postproduzione, non facendomi mancare incoraggiamenti e consigli, quando mi sono trovato alle prese con qualche dubbio. È stato un rapporto molto assiduo e sincero, ma anche discreto e rispettoso delle rispettive competenze: quello che dovrebbe sempre esserci fra un regista e il suo produttore".

    LA REDAZIONE


     
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