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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > LA MIA CLASSE - INTERVISTA al regista DANIELE GAGLIANONE, all'attore VALERIO MASTANDREA, al resto del cast e al produttore GIANLUCA ARCOPINTO (A cura dell'inviata SARA MESA)

    L'INTERVISTA

    LA MIA CLASSE - INTERVISTA al regista DANIELE GAGLIANONE, all'attore VALERIO MASTANDREA, al resto del cast e al produttore GIANLUCA ARCOPINTO (A cura dell'inviata SARA MESA)

    15/01/2014 - LA MIA CLASSE - INTERVISTA al regista DANIELE GAGLIANONE, all'attore VALERIO MASTANDREA, al resto del cast e al produttore GIANLUCA ARCOPINTO (A cura dell'inviata SARA MESA):

    Come si sono svolte le riprese del film?

    VALERIO MASTRANDREA: "Abbiamo girato tre ore di seguito al giorno per tre settimane, a Torpignattara. A me veniva il mal di testa, mentre molti degli altri hanno sviluppato una certa curiosità nei confronti di questo mestiere ed hanno continuato a farlo".

    Cosa ne pensi della vittoria de “La grande bellezza ai golden globe”?

    V. MASTRANDREA: "Era ora!"

    Conoscevi questa realtà già prima di iniziare a girare il film?

    V. MASTRANDREA: "No, non conoscevo l’esistenza dei CPT e di realtà simili, la sceneggiatrice del film ne fa parte e mi ha raccontato anche delle difficoltà del precariato rispetto a quest’ambiente. Mentre preparavamo il film siamo andati a vedere anche delle associazioni extra istituzionali che si occupano dell’insegnamento agli stranieri. Io non sapevo nemmeno che imparare l’italiano fosse necessario per raggiungere un punteggio per loro".

    Avresti voluto fare qualcosa di diverso rispetto al personaggio riguardandoti adesso?

    V. MASTRANDREA: "Io non lo vedo come un personaggio, è andato oltre da subito, tutti non li abbiamo vissuti come dei personaggi".

    Avreste potuto dire qualcosa di più sulle difficoltà dell’insegnamento oggi?

    DANIELE GAGLIANONE: "Molto girato è rimasto fuori dal film, c’erano cose di grande attualità. Quando prendi una posizione sei obbligato a sacrificare delle cose. Non è un film sulle problematiche della scuola, sicuramente ci sono sfuggite delle cose, ma succede sempre quando si toccano argomenti spinosi".

    In quale modo verrà distribuito il film?

    GIANLUCA ARCOPINTO: "Il film è già uscito a Milano, esce dove può uscire quando può. Siamo stufi del meccanismo attuale che si basa su quando è meglio fare uscire il film, il week end al botteghino ecc. Abbiamo avuto proposte da distributori di sistema, ma essendo un piccolo film fatto rischiando e con il sostegno dello Stato vogliamo che abbia una vita dignitosa. Abbiamo tante date prefissate, uscirà a Roma e Torino il 23 Gennaio. Vogliamo occupare tutti gli spazi possibili al momento possibile".

    Visto che tu insegni in una scuola di cinema, come ti sei servito di quell’esperienza per questo film? Hai una certa attitudine all’insegnamento?

    V. MASTRANDREA: "Io non insegno in quella scuola, me ne occupo in altro modo. Io non insegnerò mai il mio mestiere perché non ne sono capace. Ci sono delle scene tagliate del film in cui si vede che ho delle difficoltà anche con l’italiano".

    Parlateci di com’è stato per voi girare questo film? (rivolto agli alunni della classe che interpretano se stessi)

    BASSIROU BALLDE: "Loro mi hanno dato molta gioia e speranza per diventare un giorno un attore come Mastrandrea".

    SHADI RAMADAN: "E’ stata una bella esperienza, forse il film non resterà per sempre, ma le persone che ho conosciuto sul set spero di si, con alcuni dei miei compagni abbiamo formato una vera famiglia".

    MAHBOBEH VATANKHAH: "Questo film è importante perché racconta 16 storie diverse, 16 paesi diversi. Nessuno di noi ha vissuto una vita tranquilla. Non è stato un lavoro, è la vita, quello di cui si parla nel film non è divertente o drammatico, è la nostra difficile storia".

    MAMON BHUIYAN: "Prima di iniziare il film, loro sono venuti dentro al CTP e hanno detto: 'noi vogliamo fare questo film, chi vuole partecipare?'. Io sognavo e vedevo il cinema in Bangladesh rubando i soldi a mio padre. E’ stato bello conoscere un attore famoso e importante, conoscere diverse mentalità e persone. Ci ha dato una bella forza per andare avanti, per imparare".

    MOUSSA TOURE: "Ognuno di noi rappresenta migliaia di persone nel mondo in questo film, è un film per tutto il mondo. Come dice Bob Marley 'There’s so much trouble in the world'".

    PEDRO SAVIO: "Prima di iniziare questo film non sapevo per niente l’italiano, ora lo so meglio".

    Le lezioni che si svolgono in classe erano previste così nella sceneggiatura o sono spontanee?

    CLAUDIA RUSSO: "C’era una struttura e basta. Io come insegnante davo degli spunti a Valerio, delle suggestioni che venivano dalla mia esperienza e poi loro rispondevano, è tutto vero.
    I CPT sono gli unici strumenti messi in campo per l’insegnamento, il 60% di chi ci lavora è volontario pur essendoci una legge che li impone. Questo è il messaggio politico che deve uscire dal film secondo me".

    Com’è andata la prima a Londra?

    D: GAGLIANONE: "Bene, il pubblico era composto per lo più da inglesi, c’erano pochissimi italiani, la reazione è stata molto calda, cosa che ha stupito anche gli organizzatori. Per loro la realtà di cui parla il film è la normalità, ma anche loro devono risolvere ancora molte contraddizioni, quindi ci si sono ritrovati molto".

    Che tipo di opinione avete di come questo paese tratta gli stranieri e cosa vi portate dentro del film?

    V: MASTRANDREA: "Si vede tutto nelle riprese, accadeva in scena il nostro confronto e si vede cosa provocava. Mi porto l’aver conosciuto persone nuove e l’aver lavorato in modo nuovo. La mia considerazione su come il nostro stato tratta gli stranieri è la stessa di prima, ho solo degli elementi in più. Il cinema dovrebbe fare cultura e sobillare dei cambiamenti culturali, a volte però ti stanchi della lentezza con cui ciò accade".

    Questo film riuscirà a raggiungere chi non è già sensibile sul tema?

    G. ARCOPINTO: "In sala difficilmente, però molte scuole ed associazioni lo richiedono per proiettarlo agli allievi, da tutte le parti d’Italia. Probabilmente poi essendo anche prodotto da RAI cinema lo programmeranno sulla RAI tra qualche tempo a notte fonda, o su SKY".

    Produrre ciò in cui lavori ti da una responsabilità diversa?

    V. MASTRANDREA: "Dipende da che prodotto è. In questo caso è stato un lavoro collettivo anche sotto questo punto di vista. A me comunque piace sempre essere molto presente in tutti gli aspetti".

    Come avete presentato il progetto e l’importanza del messaggio che avrebbe dovuto comunicare?

    D. GAGLIANONE: "Io mi trovo sempre a disagio a confrontarmi con l’obiettivo, con il messaggio, abbiamo spiegato solo cosa volevamo fare, un film su un Professore che insegna italiano e come accade nella realtà affronta anche temi di vita che sarebbero dovuti emergere spontaneamente, mettendosi in gioco, essendo se stessi".

    Come spiegheresti 'La grande bellezza' ai tuoi alunni?

    V. MASTRANDREA: "Quest’estate in montagna mi ha avvicinato una signora per farmi i complimenti per la mia interpretazione in 'La grande bellezza', dopo dieci minuti in cui ha fatto una critica appassionata le ho detto che io non c’ero nel film. L’ho raccontato a Paolo (Sorrentino) e gli è piaciuto molto. Lo spiegherei così, anche perché forse dovrebbero spiegare loro a noi la grande bellezza di questo paese".


     
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