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    L'INTERVISTA

    62a Mostra: Lido di Venezia, 6 settembre 2005 PRESS CONFERENCE & DINTORNI : Romance & Cigarettes per la regia di JOHN TURTURRO

    07/09/2005 - John Turturro (regista, sceneggiatore); James Gandolfini (attore); Susan Sarandon (attrice); Aida Turturro (attrice); Donna Zakowska (scenografia e costumi); Tricia Brouk (coreografa); Ethan Coen (produttore); Joel Coen (produttore); John Penotti (produttore)

    Romance & Cigarettes (Accolto da un’ovazione il cast di Romance)

    Accolti da un’ovazione, cast, regia e produzione di Romance & Cigarettes, in sala stampa le attenzioni maggiori, e su vari registri, si sono appuntate su Susan Sarandon, in forma smagliante e una tempra da far invidia, nonché sul regista John Turturro.

    E si interroga subito la Sarandon sugli eventuali legami tra Romance & Cigarettes e il film The Rocky Horror Pictures Show (1975):

    S. Sarandon: “Riguardo a The Rocky Horror Pictures Show (1975) non credo si trattasse di un musical, bensì di un’opera della classe operaia. E lì cantavamo più che recitare canzoni in qualche modo. Qui invece la musica è nata perché gli attori protagonisti nei loro personaggi non riuscivano ad esprimere le loro emozioni senza la musica…”.

    Sulla parte finale il film diventa stranamente drammatico. Ci si chiede il motivo di una scelta di questo tipo che andarsi a scontrare con il punto di partenza, decisamente su un altro registro, in uno stile volutamente kitch e irriverente:

    J. Turturro: ”In realtà per me anche all’inizio il film presenta note dal tocco troppo leggero: se si pensa alla prima scena tra Susan (Sarandon) e James (Gandolfini), è una scena seria. E’ raccontato tutto con un senso dello humour, ma c’è sempre questa corrente di serietà. Per me si trattava piuttosto di un grande circo. Questo film è un circo un po’ come la vita. E poi a poco a poco questo circo si restringe, diventa sempre un po’ più piccolo man mano che la vita va avanti… In parte è vero, il film diventa un tantino più austero verso la fine, ma è la vita che è così, man mano che si va avanti succede proprio questo: all’inizio sei giovane, ti diverti eccetera, poi qualcosa ti colpisce e ti ferisce e anche gli altri erano d’accordo con questa mia prospettiva. Comunque dall’inizio era proprio questa l’idea che avevo. Fa parte del film: da quello che è un circo molto grande si arriva a quella che è una ‘one man band’”

    Per una donna della sua generazione come bisogna reagire quando un marito tradisce: bisogna fare come suggerito dalle madri? Perdonare l’uomo purché ritorni a casa?

    S. Sarandon: “La mia idea su questo è cambiata man mano che sono maturata, man mano che ho fatto io stessa degli errori eccetera. Mentre in passato facevo le valigie e me ne andavo alle quattro di mattina, adesso le cose sono un po’ cambiate. Non è tanto il tradimento fisico che turba questa donna, quanto piuttosto il fatto che il marito abbia scritto una poesia per l’altra, è questo che la turba molto. Il fatto di essere follemente innamorato e di avere qualcuno a cui si tiene in maniera fortissima, questo è un qualcosa che nel matrimonio a poco a poco se ne va e vedere il proprio partner che nutre quei sentimenti verso qualcun altro è qualcosa che ferisce profondamente. Io non lo so se le persone sono fatte per vivere assieme anni e anni senza mai commettere errori. Credo che il matrimonio sia una cosa difficile. E’ difficile essere sposati ed è difficile rimanere monogami, ma quello che a me personalmente farebbe davvero male, mi ucciderebbe è il fatto che il mio partner potesse scrivere una poesia per un’altra, il fatto stesso che qualcosa lo abbia spinto a farlo… Una persona può venire umiliata solo se permette a questa umiliazione di esserci. Dipende da entrambi se si perdona o no, da quello che si considera un compromesso accettabile o no”.

    Molte attrici di Hollywood che hanno più di 40 anni lamentano il fatto di non essere trattate bene in merito all’affidamento dei ruoli. Lei è venuta a Venezia con due film. Come si sente trattata lei da Hollywood?

    S. Sarandon: “Io non mi aspetto un trattamento particolare da Hollywood. Diciamo che non farei la maggior parte dei film che poi fanno gli uomini. Mi dispiace che loro siano pagati così tanto più di noi e che abbiano più ruoli importanti. Ma è anche vero che non sono dei ruoli particolarmente interessanti o buoni… Spero solo che le persone che si trovano in una posizione di autorità possano avere più immaginazione e passione di quelle che hanno adesso. Detto ciò, personalmente non posso lamentarmi di Hollywood. Perché Hollywood è una struttura monolitica che distribuisce i film, non è che mi aspetti gran che…”.

    Come ha accettato questo progetto la produzione del film (Ethan & Joel Coen)

    J. Coen: “John (Turturro) ci ha mandato la sceneggiatura con molto anticipo ed era talmente folle che ci è piaciuta subito. Dal punto di vista stilistico era molto audace e anche questa è una cosa che ci è piaciuta, e poi era molto divertente. Quindi, dopo la prima stesura abbiamo trovato un gruppo di attori che abbiamo fatto lavorare sulla sceneggiatura e la cosa ha funzionato”.

    Viste le canzoni di riferimento nel film (addirittura di Aurelio Fierro) e il fatto che stia facendo la regia di Eduardo De Filippo a New York, ci si chiede quanto la cultura italiana incida sulla sua opera cinematografica:

    J. Turturro: “E’ vero, alcune delle canzoni sono italiane… Chiaramente uno è quello che è e sicuramente c’è un’influenza, forse più estetica che altro… Quanto a De Filippo, in realtà no, il lavoro teatrale l’ho fatto dopo aver fatto il film, e vogliamo in realtà portarlo a Napoli. Comunque naturalemnte non ha avuto influenza sul film perché il film è venuto prima”.

    Dopo la protesta avanzata dalla Sarandon contro la guerra in Iraq è cambiata la maniera in cui Hollywood la vede?

    Susan Sarandon: “Credo che l’unica cosa per cui Hollywood potrebbe non volermi mai più è esser diventata veramente brutta e vecchia. Questa è la politica di Hollywood. Hollywood per la verità è molto cauta. Ci sono dei tentativi di emarginare delle persone particolari, tuttavia, quello che è stato efficace per quanto riguarda tutte le critiche che ho ricevuto è che poi questo ha fatto sì che altre persone, altri attori avessero più paura di esprimersi, perché a nessuno piace essere emarginato. Io ho avuto anche minacce di morte ma non è che negli Stati Uniti uno pensa che il governo li viene a prendere per portarli in prigione e poi buttar via la chiave. Questo no di certo. Non è di questo che ci si preoccupa, quanto piuttosto di essere emarginati… e che ci siano persone che scrivano delle cose poco gradevoli. Capisco benissimo perché molte persone non esprimono i loro veri sentimenti, perché non è una cosa facile. Hollywood non è che mi ha punito in realtà, per lo meno non credo, ed è comunque una cosa che non si saprebbe mai esplicitamente, ma non ci si può preoccupare di perdere il lavoro, è come fuggire da una casa in fiamme e chiedersi se si vede la sottoveste. So che tutto a un tratto le cose si sono un po’ calmate”.

    Susan Sarandon è molto impegnata come donna da un punto di vista politico, sociale, e spesso ha prestato la sua immagine per difendere delle battaglie, delle campagne. Le è mai stato chiesto di fare da testimonial o comunque di prestare la propria immagine per dei progetti di tipo commerciale e per quale ragione potrebbe accettare? :

    S. Sarandon: “Il mio viso è testimonial per la Revlon. Mi era stato chiesto tanti anni fa e la cosa non mi interessava, poi mi sono detta che forse il fatto di presentare una donna con una età più avanzata rispetto a quanto si usa in questi casi - di solito licenziano persone che hanno 10 o 15 anni meno di me o comunque non le scelgono più - potesse essere una cosa importante: ossia che qualcuno dica esplicitamente che il viso di una donna di una certa età può ancora commuovere. Ma è vero che di solito, quando si vede come vengono fatti i prodotti a cui alle volte ci chiedono di fare pubblicità e che il tipo di produzione non è molto invitante e non ci piace, non voglio essere associata a questo tipo di prodotti”.

    Nel film c’è un turpiloquio divertente ma anche un po’ ossessivo e ci si chiede la ragione dell’inserimento di un turpiloquio sessuale molto esplicito e insistito:

    J. Turturro: “Non è tutta colpa mia. Non voglio avere tutta la responsabilità di questo. C’è una specie di arte nel turpiloquio di per sé. Le cose non possono sempre essere buone, dolci e zuccherose. Ho fatto una lista di cose che secondo me erano espressioni interessanti e ho pensato che in un musical sarebbe stato interessante avere un linguaggio di questo tipo… sono cose che mi hanno divertito e aiutato nel fare il film. Se è una cosa divertente funziona anche nel film, se è solo maleducata o volgare allora magari no. E’ anche un po’ colpa di Kate Winslet, perché ci sono cose che io non ho scritto che lei ha detto da sola: ad esempio sapeva che James (Gandolfini) era un ex atleta e per questo nel film dice: “Tu eri un atleta, no?”. Io questo non l’ho scritto, anzi ci sono cose che Kate Winslet ha detto che noi abbiamo dovuto tagliare tanto erano spinte”.

    Perché dopo un film come questo, e con una certa esperienza in teatro, non fare un musical a Broadway?

    J. Gandolfini: “Può chiedere alla coreografa qualcosa sul mio futuro nel mondo della danza, assolutamente zero. Ci ha provato coraggiosamente e disperatamente di farmi fare alcune cose, però è stato impossibile. Io non sapevo assolutamente quanto fosse difficile ballare e quanto bisogna essere forti per ballare, e mi vergogno di dire che anche se vivo a New York, io non so neanche quali musical ci siano a Broadway… Sto lavorando anche adesso per I Soprano (dramma televisivo della HBO di cui Gandolfini è l’interprete protagonista) quindi non ho molto tempo per andare”:


     
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