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    L'INTERVISTA

    LE AVVENTURE DI TINTIN - IL SEGRETO DELL'UNICORNO - INTERVISTA a JAMIE BELL

    29/10/2011 - Venerdì 28 ottobre è stato presentato al Festival di Roma il film d’animazione LE AVVENTURE DI TINTIN - IL SEGRETO DELL'UNICORNO diretto da STEVEN SPIELBERG e prodotto da PETER JACKSON. JAMIE BELL in rappresentanza del cast ha incontrato la stampa e sfilato sul Red Carpet accompagnato da una magnifica sfilata di tutti i personaggi del film, cagnolino Milù compreso. Ecco cosa ci ha raccontato JAMIE BELL sul film e sulla sua esperienza sul set.

    JAMIE BELL: "La lavorazione del film si basa sulla tecnica del performance motion capture; abbiamo già visto esempi di questa tecnica nei film di James Cameron e Peter Jackson. Si tratta di un processo tecnicamente complicato da spiegare, è difficile comprenderne il meccanismo. Non ci sono set, luci, cose a cui siamo abituati, l’ambiente può sembrare diverso, però l’elemento fondante è la prestazione dell’attore, per questo si parla di performance motion capture, gli attori sono al centro di questo meccanismo. Non è frustrante, perché agli attori è consentito interpretare ruoli che altrimenti non potrebbero mai vestire. Si tratta di uno spazio libero, ed è anche molto divertente, perché si può usare la fantasia ed essere creativi. Bisogna usare la fantasia per immaginare come sarebbe interagire con un ambiente reale. Per Tintin, l’85% è stato realizzato con l’animazione e il 15% con la recitazione.

    Sono un grandissimo fan di Steven Spielberg dall’età di otto anni, come quasi tutti da piccoli. Il primo film che ho visto al cinema è stato Jurassic Park, mi ha terrorizzato, sono uscito dal cinema chiedendomi cosa fosse il cinema. Quell’esperienza mi ha cambiato la vita, ed ero convinto che Spielberg fosse una specie di mago che vive in un altro mondo, un po’ come Michael Jackson. Lui capisce gli attori e riesce a toccare il nostro senso della nostalgia e a risvegliare il bambino che è in noi. Per lui è la prima volta con un progetto del genere, di solito gli piace lavorare in altre condizioni, quindi è stato un film completamente diverso, e lavorare con Spielberg è un onore. All’epoca di Jurassic Park la grafica era una totale novità. Lui adora gli attori, ne ammira le tecniche. Trovo che la capigliatura di Tintin sia importante quanto il cappello di Indiana Jones. Dipenderà dal pubblico se ci saranno altri film su Tintin; a Peter Jackson piacerebbe molto perché lui era un fan di Tintin fin da piccolo.

    Andy Serkis è in assoluto uno degli attori di maggior talento con cui abbia lavorato, non soltanto quando è alle prese con il performance motion capture ma in tutti i suoi film; inoltre è regista, canta, suona il sassofono, è incredibile! Siamo molto fortunati ad averlo nel cast, lui capisce meglio di chiunque altro questa tecnica e sa insegnarla anche agli altri. Per lui il performance motion capture significa creare personaggi straordinari, come Gollum, un personaggio che rimarrà nell’immaginario collettivo, perché lui dà alla tecnologia anche un elemento emotivo. Quando ti viene da piangere o da ridere, non è grazie alla tecnologia ma grazie all’anima di Andy Serkis. È incredibile! Vorrei vedere più spesso il suo volto, ma anche con questa tecnica riesce a dar vita a personaggi straordinari.

    Io sono sempre stato un grande fan di Tintin; sono cresciuto in una piccola città industriale dell’Inghilterra, ballavo e mi sentivo molto isolato da bambino, e Tintin mi permetteva di uscire da questa realtà. Con lui ho viaggiato in lungo e in largo nel mondo, proprio come Hergé mentre creava le sue avventure. Ricordiamoci che Tintin non è solo un personaggio dei fumetti, è un idealista, è un personaggio molto nobile. Mi piacerebbe essere come lui. La cosa straordinaria è che di Tintin non sappiamo nulla (perché viva con un cane e non abbia amici né una ragazza). Per prepararmi a questo ruolo ho letto moltissimo su Hergé, a volte la narrazione si perde un po’ e ci sono domande che rimangono senza risposta, così possiamo immaginarci noi una sua realtà, e questo è l’aspetto più magico di Tintin. Con questo film siamo riusciti a trasmettere questa sensazione di libertà ai bambini di tutto il mondo. Nel film ci sono bellissimi rapporti di amicizia e valori molto importanti; Tintin è un personaggio da ammirare, senza essere un supereroe o avere poteri particolari. Lui è grande perché è se stesso, ed è un messaggio molto importante.

    Ogni scena è stata impegnativa, perché sei al buio e non hai niente intorno. C’è una scena in cui siamo nell’acqua, ed è molto difficile ricrearle nel performance motion capture perché ci siamo trovati all’interno di pneumatici galleggianti per dare l’impressione di essere nell’acqua. Una scena veramente difficile è stata quella in cui in cui l’aereo precipita: l’abbiamo ripetuta dieci volte! Tutta la turbolenza dovevamo ricrearla noi con i nostri movimenti del corpo. È un lavoro molto creativo.

    Ho letto tutti i fumetti di Tintin, il mio preferito è Tintin nel Tibet, come per tutti gli esperti di Tintin: è stato scritto durante una crisi d’identità di Hergé ed è un libro particolarmente importante. È in quell’avventura che vediamo la vulnerabilità di Tintin, sono in gioco profondi sentimenti. Per la prima volta viene messo alla prova il suo rapporto con Capitan Haddock. Inoltre mi piacerebbe anche interpretare l’avventura di Tintin sulla Luna: potrei emozionarmi come se ci fossi veramente senza doverci andare!

    Adoro ballare, danzavo fin dai sei anni. Ora non seguo più corsi di danza, ma se c’è una superficie su cui ballare non riesco a fermarmi: per me è un modo di esprimermi, soprattutto quando sono da solo sono senza freni. Non sono un grande ballerino classico, anzi sono un disastro, e questa è la cosa divertente in Billy Elliot, perché lui vuole diventare un ballerino classico ma non fa altro che ballare il tip-tap. Io adoro il tip-tap, ma è un genere vincolato al passato, è difficile che trovi posto nel cinema e soprattutto nei musical, per questo anche se mi piacerebbe non credo di farlo in un futuro prossimo.

    Il casting per Tintin è stato ristretto a pochi aspiranti, perché Spielberg e Jackson sapevano molto bene quello che volevano: un attore europeo, perché Tintin ha una sensibilità europea, qualcuno che conoscesse Tintin e infine naturalmente che si trovasse a suo agio lavorando con il performance motion capture. Kathleen Kennedy disse che avrei dovuto incontrare Spielberg quando si parlava di un film tradizionale sulle avventure di Tintin: così lo incontrai; avevo solo 15 anni e questa per me è stata una cosa straordinaria. Ma poi il film non si è fatto. Alla fine è stato Peter Jackson a dire a Spielberg di usare il performance motion capture; lui aveva una tecnologia molto avanzata in Nuova Zelanda. Jackson si travestì da Capitan Haddock e girò un video di prova con Milù in motion capture per dare un esempio a Spielberg. Avevo già lavorato con Peter in King Kong, lui mi conosceva e mi ha telefonato per dirmi se volevo andare in Nuova Zelanda per divertirmi con Tintin. All’inizio non ero convinto: bisognava indossare tute strane e un casco, con una telecamera che ti spara una luce addosso, ma poi diventa come un gioco: per me è stata una grande occasione. Queste immagini realizzate da Peter Jackson sono poi state inviate a Spielberg e io sono stato felicissimo di avere il ruolo."

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringraziano Universal Pictures International Italy e Cristiana Benini (Director Fusion Networking)


     
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