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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > 62a Mostra: Lido di Venezia, 2 settembre 2005 PRESS CONFERENCE & DINTORNI : Fragile per la regia di JAUME BALAGUERO’

    L'INTERVISTA

    62a Mostra: Lido di Venezia, 2 settembre 2005 PRESS CONFERENCE & DINTORNI : Fragile per la regia di JAUME BALAGUERO’

    03/09/2005 - Jaume Balaguerò (regista); Calista Flockhart (attrice); Richard Roxburgh (attore); Elena Anaya (attrice), Yasmin Murphy (attrice); Julio Fernández (produttore), Joan Ginard (produttore)

    Dati i precedenti cinematografici del regista Jaume Balaguerò (Nameless – Entità nascosta) ci si chiede se non si tratti di un vero e proprio fascino per questo genere appuntato sul mistero, nel caso specifico di Fragile, sfociato nel paranormale, e che cosa ha attratto l’attrice protagonista Calista Flockhart:

    J. Balaguerò: “L’idea del film era quella di raccontare non tanto una tipica storia di orrore, ma piuttosto una storia complessa che avesse anche elementi del genere horror ma che nascondesse anche altre componenti. Quello che mi interessava era in realtà di cercare di portare fuori proprio gli elementi nascosti”.
    C. Flockhart: “Quello che mi ha molto interessato nella sceneggiatura, nella storia, è che si tratta di storie di persone vere, reali, che si trovano in diversi momenti della loro vita e che devono far fronte a questi fenomeni paranormali. Per cui trattava di vedere come avrebbero reagito”.

    E viene certamente spontaneo chiedere al regista se ha utilizzato qualche riferimento cinematografico particolare, se c’è qualche omaggio all’interno del film:

    J. Balaguerò: “Penso che tutto ciò che facciamo quando raccontiamo una storia si riferisca a degli elementi che abbiamo, che possediamo. Per esempio tutti noi vediamo migliaia di film o ascoltiamo migliaia di canzoni, tutto questo va a formare una certa struttura per raccontare una storia. Non ci sono nel mio film degli omaggi voluti o dei riferimenti concreti. Forse si tratta di un qualcosa di cui uno non è consapevole. Puoi estrapolare dei precisi elementi da te stesso senza esserne consapevole, semplicemente perché stanno naturalmente lì all’interno della persona come parte del proprio bagaglio culturale. Non è però il lavoro che ho fatto io per il mio film”.

    Sembra di assistere nel film ad una sorta di ‘redenzione dell’infermiera Amy’, che prima commette degli errori, ha le sue fragilità, poi cerca di cambiare atteggiamento e di evitare di sbagliare di nuovo:

    C. Flockhart: “La fragilità del mio personaggio non è tanto come infermiera bensì come persona che ha vissuto delle esperienze drammatiche e questo ha avuto naturalmente un certo impatto su di lei e sul suo modo di vedere l’avvenire. Perché spesso noi ci aspettiamo che i medici siano perfetti. A noi non piace pensare che in fondo i medici sono esseri umani come tutti e che dunque fanno errori come tutti. Quindi per me è molto interessante vedere un’infermiera a cui viene dato molto potere ma che è d’altra parte vulnerabile e che commette errori, sbaglia. Viene in questo ospedale e trova una bambina a cui si sente molto legata e ritrova la vita, qualcosa da amare”.

    Perché proprio Calista Flockhart come protagonista?

    J. Balaguerò: “Perché ho visto in Calista Flockhart un qualcosa che restava difficile da vedere all’interno di lei, qualcosa di non troppo manifesto dentro di lei. Ci sono persone che vedi subito come sono e ce ne sono altre che non sono così. Lei è una persona che se la vedi nei suoi lavori, a distanza, trovi difficoltà nel percepire le cose che ha dentro e questo mi è sembrato molto interessante ed era quello che cercavo per questo personaggio: un personaggio che è davanti a noi ma ci sono aspetti interiori che è difficile vedere o anche solo immaginare. Per cui sapevo che questo personaggio doveva avere il volto e il corpo di Calista Flockhart”.

    Ma che cosa muove Calista Flockhart per quanto riguarda la scelta dei ruoli da interpretare?

    C. Flockhart: “Io scelgo i ruoli a seconda dell’interesse che offrono nei rispetti dell’interpretazione. Si tratta di trovare un ruolo interessante. Non è che scelga i personaggi a priori come personaggi di per sé”.

    Una spinta verso la tematica soprannaturale sembra esser giunta al regista da una particolare vicenda personale alla quale intende solamente accennare senza parlarne espressamente:

    J. Balaguerò: “Pur non credendo di fatto al soprannaturale, devo dire che 10 anni fa ho avuto personalmente un’esperienza che aveva qualcosa di molto strano. Non ne voglio parlare però mi è successo un qualcosa di cui ancora oggi cerco di capire la natura. Non ho una risposta per ora e non credo fondamentalmente negli avvenimenti soprannaturali. Vi posso solo dire che 10 anni fa mi è successo qualcosa che mi ha realmente spaventato”.

    Quando si dice Calista Flockhart si pensa inevitabilmente ad ‘Allie McBeal’, la serie televisiva che l’ha resa popolare e ci si chiede se questo personaggio continui ancora ad ossessionarla nel senso dell’influenza sui ruoli che accetta di interpretare:

    C. Flockhart: “’Allie McBeal’ per me è un capitolo chiuso, è un qualcosa che mi sono lasciata dietro le spalle, non so per gli altri. Ho fatto molte cose da allora e niente di particolare mi lega a quel personaggio”.

    L’ilarità suscitata da un film come questo (è quanto è successo alla proiezione per la stampa), in bilico tra il soprannaturale e l’horror, ha sorpreso la Flockhart e non sa immaginare come potrà reagire il pubblico. Quanto alla presunta risposta in termini di telecinesi della bambina sul finale del film piuttosto che sul piano del soprannaturale, precisa lo stesso regista:

    J. Balaguerò: “Il film è un thriller soprannaturale, però è anche una storia. Per esempio quando si parla di una favola, anche lì troviamo degli elementi bizzarri. Qual è il rapporto tra loro? E’ una cosa importante o no? Quello che importa è la reazione della gente, quello che la gente pensa della vita, della morte, dell’amore. E questo mix dell’orrore, della morte, dell’amore, è un qualcosa che mi piaceva molto. Una specie di miscuglio di generi. Non mi interessava trovare una soluzione sovrannaturale oppure una soluzione razionale e naturale al mistero. Quello che mi interessava era piuttosto trovare una risposta emotiva, cioè una soluzione a livello delle emozioni. Questa secondo me è la cosa più importante del film”.

    (a cura di PATRIZIA FERRETTI)


     
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