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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > WALL STREET - IL DENARO NON DORME MAI - INTERVISTA ESCLUSIVA al regista OLIVER STONE

    L'INTERVISTA

    WALL STREET - IL DENARO NON DORME MAI - INTERVISTA ESCLUSIVA al regista OLIVER STONE

    21/02/2011 - Il tre volte premio Oscar OLIVER STONE firma la regia del primo, memorabile WALL STREET e di WALL STREET: IL DENARO NON DORME MAI, un’opera intensa e provocatoria in cui MICHAEL DOUGLAS ritorna nei panni di un Gordon Gekko apparentemente ravveduto.
    SHIA LABEOUF interpreta Jake Moore, un giovane operatore di borsa idealista che frequenta la figlia di Gekko, interpretata da CAREY MULLIGAN.
    JOSH BROLIN porta schermo la figura di un potente banchiere miliardario, mentre gli altri protagonisti del film principali sono FRANK LANGELLA, SUSAN SARANDON ed ELI WALLACH.

    OLIVER STONE ci spiega il suo ritorno al mondo di WALL STREET, i cambiamenti nel mondo finanziario da quando girò il primo film, il complesso personaggio di Gordon Gekko ed una nuova, emozionante storia.

    Quando ha deciso di fare un sequel di Wall Street?

    OLIVER STONE: "Nel 2009 ho letto una sceneggiatura di Allan Loeb che era dedicata alla crisi economica del 2008 ed iniziava con Gordon Gekko che usciva di prigione, che è un ottimo incipit. Lì mi è venuta l’idea. Ovviamente ci abbiamo lavorato molto da allora. Abbiamo provato a farla diventare una storia di scottante attualità, e tutto d’un tratto ci siamo trovati sul set. Il tutto è nato abbastanza rapidamente, ma non volevo fare un sequel se non dopo la crisi finanziaria. E’ stata quella sceneggiatura di Allan che mi ha convinto del progetto".

    Michael Douglas ha aderito subito al progetto?

    O. STONE: "E’ stato proprio Michael Douglas in quanto produttore del primo film che è venuto da me a chiedermi di farlo! Qualche anno fa avevamo già discusso un sequel ma non l’avevo voluto fare. Quindi è arrivata la crisi economica e mi ha fatto cambiare idea".

    Quali sono gli aspetti più interessanti di questa storia?

    O. STONE: "Ovviamente è interessante perché è un film tri-generazionale in molti sensi. Abbiamo Gordon Gekko che ha sessant’anni, il personaggio di Josh che è un quarantenne e Shia che è un ventenne. Vedi come provano a spartirsi la torta, e c’è anche Carey Mulligan che è la fidanzata di Shia ma anche la figlia di Gordon. Ma, senza trascurare la storia, c’è anche una questione interessante: come fa Gordon, che è un pregiudicato, a tornare nel business? E’ molto dura. Il modo in cui ci riesce è davvero particolare e sorprendente".

    Quanto è autentico il personaggio di Josh Brolin in quanto dirigente di una banca di investimenti?

    O. STONE: "Personaggi come Josh Brolin, che interpreta Bretton James nel film, sono una nuova specie di creatura di Wall Street. Gekko, in effetti, non è più così aggiornato, anche se devo dire che è molto intelligente. Gekko non molla mai. Non voglio svelare più di tanto, ma Gekko fa in modo di accumulare una fortuna".

    Nel film c’è anche Charlie Sheen?

    O. STONE: "Charlie ha un cameo come Bud Fox (che ha interpretato nel primo Wall Street). E’ interessante vedere come è diventato molti anni dopo. Bud è stato in prigione. E’ stato un detenuto, ma per poco tempo. Gordon è stato inchiodato per molte altre cose oltre che per insider trading. Quindi il personaggio di Charlie è uscito di prigione ed è tornato al lavoro, così come il vero Charlie Sheen – e l’ha fatto molto bene".

    E’ vero che ricostruite le biografie e le storie di background di ogni singolo personaggio?

    O. STONE: "Beh, certo! E’ il nostro lavoro, no? Dobbiamo avere una storia per ogni personaggio. Questa volta, però, non è la storia di Charlie, è la storia di Shia. Lui è come un nuovo Charlie Sheen, ma è a un livello più alto nell’ambiente finanziario. Negli anni ’80 la gente faceva milioni di dollari. Ora fanno miliardi di dollari, o centinaia di milioni di dollari. Charlie era un broker, Shia si occupa di investimenti".

    Può parlarci del personaggio di Susan Sarandon?

    O. STONE: "Susan interpreta una casalinga ebrea di Long Island che diventa un’esperta immobiliare e quindi inciampa nella crisi dei prestiti. Comincia a chiedere prestiti come una pazza. E’ interessante".

    Che ci dice di Frank Langella?

    OLIVER STONE: "Il suo ruolo è sorprendente. Frank Langella è un banchiere di investimenti ebreo che ha un brutto rovescio di fortuna".

    Dove avete girato?

    O. STONE: "Abbiamo girato per tutta New York in quindici location differenti. Non abbiamo ricostruito nessun set in studio, quindi non avevamo nessuna copertura d’emergenza. Eravamo totalmente dipendenti dalle location e dal tempo atmosferico".

    C’erano anche dei personaggi positivi nel primo Wall Street, come il personaggio interpretato da Martin Sheen…

    O. STONE: "Il padre di Charlie Sheen, Martin Sheen, rappresentava una generazione più vecchia nel primo film, ma adesso quella generazione non c’è più. Ovviamente ci sono ancora in giro delle persone buone, molte persone buone. Non voglio dire che Wall Street sia un gruppo di criminali. No, ci sono molte brave persone e le ho incontrate, ma la vecchia generazione ora è rappresentata dai Gordon Gekko. E i quarantenni, i Josh Brolin, sono gli squali. Anche i ventenni sono squali. Il film parla di una gabbia di squali dove tutti tradiscono tutti, comprese le donne. C’è pochissima lealtà. Quando ci sono dei soldi in ballo, la lealtà va fuori dalla finestra. E così l’onestà".

    Quel tipo di avidità sembra incoraggiare il lato peggiore della natura umana…

    O. STONE: "E’ così. Conosco molte persone che hanno milioni di dollari ma sono infelici perché ne vogliono miliardi: si tratta di stare al passo con il tuo vicino. E penso che ciò sia parte di quello che fa diventare New York così pazza certe volte e che fa impazzire la gente. Penso che molti abitanti di New York abbiano grandi sogni e terribili incubi".

    E’ stato colpito dalla crisi, a livello personale?

    O. STONE: "Certo, ho avuto delle conseguenze, come la maggior parte delle persone. Sono un conservatore per quanto riguarda gli investimenti ma, ciononostante, ho avuto delle conseguenze".

    Shia ha fatto una ricerca incredibile per costruire il suo personaggio. Lo ha incoraggiato lei?

    O. STONE: "Certo, ma ha fatto molto di più di quello che ci aspettavamo da lui. E’ un’ape operaia, è estremamente motivato: un giovane uomo affamato. Sono stupefatto dalla sua etica del lavoro, mi ha ricordato molto il giovane Tom Cruise di 'Nato Il 4 Luglio'".

    Wall Street è un cult movie. Se lo aspettava?

    O. STONE: "No, ma ero molto fiero del film. Pensavo che Michael avesse fatto un grande lavoro, era un personaggio/icona. Molti giovani vennero successivamente a dirmi che andarono a lavorare a Wall Street dopo aver visto il film. Adesso sono di mezza età e molti di loro sono miliardari. Quindi è molto divertente: combatto per fare film e questi miliardari vengono a dirmi “sai, non sarei mai andato a Wall Street se non fosse stato per quel film”. E’ una strana e profonda ironia, ma la apprezzo".

    Pensa che sia cambiato tutto negli ultimi 20 anni?

    O. STONE: "Wall Street è sempre stata un business per addetti ai lavori. C’è sempre stato insider trading. La conoscenza è potere e le persone condividono le informazioni. E’ la natura del business. Ma direi di sì, era differente nel 1987. Adesso è un altro gioco: è ancora più grande. C’è molto più denaro e molto più denaro in palio".

    Dopo il primo film, Gordon Gekko è diventato un idolo. Pensa che questo film evocherà la stessa risposta o le persone sono oggi troppo arrabbiate per quanto sta succedendo nel mondo dell’alta finanza?

    O. STONE: "E’ una buona domanda. Non volevo fare un documentario. Penso che l’avidità generi delle situazioni inaccettabili. Allo stesso tempo, penso che si debba ridere perché il mondo è impazzito. Le cessioni dei crediti sono un fenomeno globale. I finanzieri hanno fatto diventare il debito un modo per fare soldi. Hanno creato il debito e poi fanno soldi dal debito in un modo che confina con l’usura. Non usano più questo termine, ma alcuni hanno fatto la loro fortuna vendendo le peggiori specie di debito. Negli anni ’80, Michael Milken li chiamava “junk bonds”. Si possono fare soldi da tutto. Penso che la mentalità di Wall Street, a un certo livello, è diventata una mentalità da casino. Gli operatori prestavano e prendevano in prestito quanto più possibile, facendo leva sul debito quanto più possibile e comprando immobili per la più bassa cifra possibile. Questo incoraggia la peggior specie di consumismo della nostra società. Dobbiamo chiederci: Wall Street è il motore che ci porterà alla distruzione? E’ una buona domanda".

    Sembra che non abbiamo imparato la lezione…

    O. STONE: "Penso che sia una lezione difficile da imparare. E’ quella che viene chiamata “avidità più invidia”. L’invidia ha la sua parte nel processo, perché se fai quindici milioni di dollari e non sei contento perché il tuo amico ha fatto cento milioni di dollari, allora hai un problema. Ci sono troppe persone che fanno troppi soldi e poche persone che fanno pochi soldi, troppo pochi. C’è un grande eccesso. E allora che fai? Devi ridere, a un certo punto…"

    Ci sono ancora persone rispettabili nel mondo degli affari? Suo padre era nel mondo della finanza, vero? Ma era un uomo onesto.

    O. STONE: "Sì, sono sicuro che fosse onesto. Ha lavorato fino al giorno in cui è morto. Oggi non lavori più fino al giorno in cui muori, salvo rari casi. Generalmente esci da questo business dopo 10/15 anni perché ti sei bruciato, perché l’automazione ha reso tutto sempre più impersonale e sempre meno umano.
    Oggi c’è molto di quello che chiamano “commercio algoritmico”. Sono operazioni di borsa computerizzate con meno elemento umano possibile, il che cambia la natura del gioco. E’ davvero uno scenario da giovani esperti di statistica, con i quanti e l’analisi quantistica. Gli esperti di analisi quantistica sono pagati molto bene per la loro conoscenza e le loro operazioni matematiche. I vecchi elementi personali e l’elemento umano hanno perso molta importanza. E’ molto triste da vedere. Adesso l’informazione vola molto più veloce ed è molto più sofisticata. Il che, in un certo senso, è spaventoso".

    Pensa che suo padre sarebbe impressionato da quello che succede a Wall Street adesso?

    O. STONE: "Sì. Mio padre è stato un broker tra gli anni ’30 e i ’60. Se guadagnava 100.000 dollari in un anno, allora era stato un anno grandioso. Questa cultura è uscita da ogni controllo negli anni ’80 e pensavo fosse finita. Ma è continuata ad andare avanti su questi binari anche negli anni ’90 e nei 2000, con l’inflazione. All’improvviso, i milioni sono diventati miliardi. Le persone hanno cominciato a parlare in termini di miliardi di dollari. Un miliardo di dollari sono mille milioni, è una cifra di denaro incredibile. Ho visto una copertina di Forbes del 2007: “I mille miliardari più ricchi degli Stati Uniti”. Mio padre si sarebbe rivoltato nella tomba. Era davvero eccessivo".

    Cosa è successo?

    O. STONE: "Ci siamo innamorati della filosofia di Gekko: “Ho sempre detto che l’avidità era buona, ma adesso è anche legale”. Ecco cosa è successo: l’avidità è diventata chic".

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia Silvia Rubino (QuattroZeroQuattro)


     
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