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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > ANIMALS UNITED 3D - INTERVISTA con il regista e produttore HOLGER TAPPE

    L'INTERVISTA

    ANIMALS UNITED 3D - INTERVISTA con il regista e produttore HOLGER TAPPE

    17/01/2011 - Il regista e produttore HOLGER TAPPE ci parla di ANIMALS UNITED (Vedi anche l'intervista al regista, sceneggiatore e produttore REINHARD KLOOSS)

    Come si fa un film in 3D?

    HOLGER TAPPE: "In realtà, qualsiasi film o foto è tridimensionale, perché la macchina da presa o la macchina fotografica che usiamo è localizzata in uno spazio tridimensionale, con un’altezza, una profondità e una larghezza. E’ questa la parte più incredibile dei film in 3D: l’illusione della profondità, dello spazio. Ma uno schermo cinematografico o televisivo ha solamente un’altezza e una larghezza. Allora come facciamo ad aggiungere la profondità all’immagine? Per capirlo, dobbiamo capire come funzionano i nostri occhi. Preso da solo, ogni occhio vede solo un’immagine bidimensionale, con un’altezza e una larghezza. L’impressione della profondità è prodotta dal nostro cervello, che mette a confronto queste due immagini, ognuna da una prospettiva leggermente differente. Potete provare da soli, tenendo chiuso prima l’occhio sinistro e poi il destro. Noterete una leggera differenza nella vostra prospettiva. Il nostro cervello ha imparato a dedurre la profondità da quella differenza. E’ questo l’effetto che usiamo nei film in 3-D. Proiettiamo sullo schermo due fotogrammi separati, uno per l’occhio sinistro e uno per l’occhio destro. Voi, poi, indossate degli occhiali con lenti speciali polarizzate. Ciascuna lente lascia passare solo la luce che è diretta a quell’occhio specifico. E’ come se doveste tenere gli occhi chiusi alternativamente per 24 volte al secondo. E’ qualcosa di troppo rapido perché l’occhio possa registrarlo. Il cervello, quindi, viene colpito da due immagini diverse, che gli permettono di estrapolare la profondità".

    Fare un film in 3-D è diverso da un film di animazione tradizionale?

    H. TAPPE: "La differenza principale è il fatto che si riprende tutto con due macchine da presa. Anche se facciamo l’animazione, abbiamo anche una specie di macchina da presa, con la quale riprendiamo i nostri personaggi e gli scenari generati al computer (o due macchine da presa nel caso del 3D). Il che fa un’enorme differenza. Ad esempio, se facciamo un primo piano di un personaggio per sottolineare l’emozione della scena, in 2D, non ci sono problemi. I nostri occhi rimangono focalizzati su un unico punto dello schermo, diciamo, a 10 metri di distanza. In realtà, invece, la macchina da presa si è avvicinata all’attore e la distanza adesso probabilmente è solo di un metro. In un film in 3D, quel salto è trasmesso dall’informazione della profondità visiva, e, se eccessivo, può diventare discordante. Se i filmmaker non fanno attenzione, una cosa del genere può farti venire il mal di testa. Esistono centinaia di esempi simili: nel campo del cinema stereoscopico c’è ancora molto da imparare".

    Come siete riusciti a creare dei paesaggi Africani così altamente realistici?

    H. TAPPE: "Quando si cerca di ricreare il mondo ‘reale’, si inizia a capire quanto sia complessa e intricata la natura, quanti dettagli ci siano, e non da ultimo quanto sia bella e stupefacente.
    Grazie a dei computer sempre più potenti, siamo riusciti ad aggiungere sempre più dettagli senza mandare in crash i nostri programmi. Questa è una delle ragioni per le quali i nostri paesaggi sono così realistici. Inoltre, siamo andati in Namibia e Botswana – e nel Delta dell’Okavango – e abbiamo fatto delle foto del cielo con una tecnica speciale, e in momenti diversi del giorno. Poi, i nostri artisti e i programmi informatici hanno utilizzato quelle immagini per capire come ‘funziona’ la luce Africana. Questo ci ha permesso di mettere quella particolare luce Africana nel film".

    Qual è stata la difficoltà maggiore di ANIMALS UNITED?

    H. TAPPE: "Beh, è stata la cosa più stupefacente di questa produzione: il fatto che quasi ogni giorno, si è presentato un nuovo problema, che non avremmo mai immaginato potesse verificarsi. Naturalmente, all’inizio è un po’ scioccante, ma è anche incredibilmente emozionante. La sfida più grande in assoluto è stata il fatto di dire, "Facciamolo in 3D!", nonostante nessuno di noi avesse la minima idea di come fare. Avrebbe potuto essere un disastro. Ma ci siamo impegnati molto per far sì che andasse tutto bene. Ma ad essere proprio onesti, non sapevamo se avrebbe funzionato".

    Qual è la cosa di cui è maggiormente fiero?

    H. TAPPE: "Il nostro team, che ha saputo superare tutte le difficoltà e gli ostacoli".

    LA REDAZIONE


     
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