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    L'INTERVISTA

    WALL STREET - IL DENARO NON DORME MAI - INTERVISTA al regista OLIVER STONE (A cura dell'inviata FRANCESCA CARUSO)

    14/10/2010 - Roma, Hotel Eden, 11 Ottobre 2010 - All'incontro con la stampa per la presentazione del film WALL STREET - IL DENARO NON DORME MAI era presente il regista OLIVER STONE

    Cosa ne pensa dei recenti sconvolgimenti finanziari?

    OLIVER STONE: "Mio padre è stato un agente di borsa, io stesso ho vissuto quattro bolle finanziarie: quella negli anni di Regan, quella avventa in Vietnam, la bolla di internet e quest’ultima del settore immobiliare. Nel mio film ho trattato questa tematica con una certa ironia e distacco. Queste sono delle situazioni che per quanto dure, ci impongono di andare avanti, di continuare a vivere la nostra vita, la gente continua a fare figli, non facendosi prendere dalla paura paralizzante".

    Ha deciso di realizzare questo film perché in qualche modo costretto dalla condizione economica attuale o perché ha sentito la voglia di approfondire il personaggio come poteva essere 20 anni dopo?

    O. STONE: "'Wall Street – Il denaro non dorme mai' è un film completamente nuovo, ci sono rappresentati nuovi tempi, nuovi momenti. Non lo vedo come un seguito, l’unico personaggio che ritorna è Gordon Gekko. C’è da aggiungere che non l’avrei fatto se non ci fossero stati questi sconvolgimenti finanziari che hanno reso la storia quello che è".

    Per ottenere una tale cura nello svolgimento dei fatti si è avvalso di qualcuno che conosceva i fatti reali?

    O. STONE: "Non mi sento un esperto, di tanto in tanto faccio delle incursioni in questo mondo, per delle ricerche. In questo film ci ho messo un considerevole impegno e responsabilità, affidandomi anche ai racconti di gente del settore. Nel film abbiamo considerato di riunire in due grandi momenti le riunioni dei vertici bancari, che nella realtà sono state molto più numerose".

    Cosa avrebbe fatto lei di diverso da ciò che è stato fatto nella realtà?

    O. STONE: "Io avrei fatto fallire la Lehman Brothers (il 15 settembre 2008 la società ha annunciato l'intenzione di avvalersi del Chapter 11, la procedura di "fallimento pilotato" prevista dalla legge statunitense) e avrei optato per lasciare le banche al loro destino. Avrei lasciato andare a fondo tutto, oggi avremmo un mondo più fresco, con banche nuove e gestite in maniera diversa e fresca. Le banche sono dipendenti dalla morfina erogata dal Governo. Bisognava prima salvare il mercato immobiliare e fottere le banche. Nonostante tutto quello che è accaduto ci sono stati individui che si sono intascati i bonus senza alcuna vergogna. È stato scandaloso".

    Che opinione si è fatto del mercato finanziario?

    O. STONE: "Ci deve essere un mercato libero regolamentato. Il mondo è cambiato, mio padre credeva che non si potessero fare profitti senza una produzione. In tutti questi anni c’è stata questa grande illusione, si investivano soldi per fare soldi, non per produrre. Il primo Wall Street ha reso sexy il denaro. Oggi sarà Wall Street stessa a cambiare se stessa, in quanto la gente comune non ci crede più, ha perso la fiducia".

    Lo spettatore prova simpatia per Gekko, questo perché siamo attirati dai personaggi cattivi o perché lei ha creato un personaggio particolarmente affascinante?

    O. STONE: "Credo che tutto ciò sia dovuto al fascino e al sorriso di Michael Douglas. Inoltre Gekko è un vincitore e all’America i vincitori piacciono. È stato in galera, ma una volta uscito riesce a rimettersi in sesto e con astuzia e intelligenza sfrutta nuovamente i mezzi che ha a sua disposizione, uscendone vincente… nuovamente. Se abbia un cuore non lo so, per lui il nipote vale un 10% di ciò che ha guadagnato. In più qui Gekko non è il personaggio più cattivo e il fatto che riesca a liberarsi del più cattivo di tutti è un punto a suo favore".

    Ci può parlare del rapporto padre-figlio che delinea nel film?

    O. STONE: "Qui ci sono tre padri/mentori con i quali il personaggio di Shia LeBeouf si rapporta in modo diverso, sono quello di Frank Langella, Josh Brolin e Michael Douglas. Il personaggio di Shia mi piace molto perché, nonostante anche lui non sia sempre leale e fa delle scorrettezze come mentire alla ragazza e mandare in giro voci false, è guidato dall’idealismo".


     
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