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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > 67. Mostra del Cinema di Venezia: THE TOWN di BEN AFFLECK - PRESS CONFERENCE & DINTORNI (A cura di ENRICA MANES)

    L'INTERVISTA

    67. Mostra del Cinema di Venezia: THE TOWN di BEN AFFLECK - PRESS CONFERENCE & DINTORNI (A cura di ENRICA MANES)

    09/09/2010 - Lido di Venezia, 8 Settembre 2010 - Alla Conferenza Stampa di THE TOWN
    sono interventuti l'attore e registaBEN AFFLECK, l'attore JON HAMM, l'attrice REBECCA HALL, l'attore JEREMY RENNER, il produttore GRAHAM KING e il produttore BASIL IWANYK.

    Il film è tratto da un libro, come avete lavorato per l’adattamento?

    BEN AFFLECK: "Il film ha caratteristiche specifiche, adattare da un libro comporta alcune operazioni, cose che nel film hanno una durata diversa. Ci sarebbero volute molte ore per rendere il romanzo per intero. Il finale è diverso anche se dal principio ci siamo mantenuti fedeli al romanzo. L’adattamento al libro ha comportato un cambio rispetto all’originale".

    Il finale è aperto: ci sono presupposti per un sequel?

    BEN AFFLECK: "No".

    GRAHAM KING: "No, non è previsto nessun sequel. Il film è stato un lavoro di squadra e siamo contenti di averlo portato a termine, che sia ben riuscito, ci siamo divertiti ma non abbiamo intenzione di fare un sequel".

    Dopo due film alla regia, che cosa pensi in proposito? Oggi molti attori di Hollywood decidono di diventare registi; non ci sono forse più bravi registi?

    (risate)

    BEN AFFLECK: "L’interesse per un bravo attore è quello di mettersi alla prova anche in un altro ruolo, come quello del regista; di solito se un attore riesce ad interpretare ruoli, vuole cimentarsi a un certo punto anche nella scrittura. È sempre emozionante, si vedono punti di vista diversi".

    Questo film ricorda molto il genere poliziesco degli anni '30. Come avete girato per rendere le scene reali ed adattarlo alla realtà?

    BEN AFFLECK: "Il gangster movie è un esempio di una realtà sociale e così si è inteso lavorare".

    JON HAMM: "Per me è stata l’occasione di studiare a fondo la città di Boston, vederla con gli occhi del personaggio. Si è lavorato sempre a stretto contatto con la Polizia e le forze dell’ordine per capire come mettere in scena le azioni per renderle più realisticamente possibile. È stato un lavoro molto interessante e che ha coinvolto in prima persona".

    In questi giorni in Mostra era presente anche il film di suo fratello, 'I'm Still Here': come si potrebbe fare un confronto fra i vostri generi alla regia?

    BEN AFFLECK: "Per quanto riguarda mio fratello, si può dire che sia molto attento a tutti i particolari, meticoloso e la gente apprezza anche vedere quello che sta dietro al lavoro di un film".

    Lei ha lavorato anche con Woody Allen, che differenza c’è tra lui e Ben? (Domanda per Rebecca Hall)

    (risate)

    REBECCA HALL: "Sono entrambi bravi registi, cambiano i generi ma è sempre interessante lavorare con un regista che è anche attore e nel caso di Ben lui è attore e anche regista".

    JEREMY RENNER: "Mi ha detto che non dovevo fare troppe storie! L’impatto è stato quello di vedere da vicino la prigione e come si comportano i criminali per capire come si doveva lavorare nel costruire i nostri personaggi, come avremmo dovuto muoverci. Tutto questo è importante per il film, una componente che diventa personaggio principale".

    REBECCA HALL: "Ben ha dedicato molto tempo al mio personaggio, abbiamo parlato insieme delle sue origini per delineare le caratteristiche di fondo, ma poi si è lavorato in maniera molto libera e personale. Ho avuto la piena libertà di esprimere me stessa".

    Nel film viene citata anche la parola “omertà” riferita all’omertà irlandese in questo contesto di bande: ha visto 'Gomorra' che ha rappresentato un caso emblema in Italia?

    BEN AFFLECK: "La parola omertà è abbastanza diffusa e utilizzata in ambiti diversi, è un termine conosciuto ma senza riferimenti particolari. Se ne parla nel 'Il Padrino', anche la parola camorra appare in contesti simili".

    Le maschere che usano i criminali nel film hanno un significato preciso?

    BEN AFFLECK: "No, le maschere non hanno niente di simbolico. Le maschere vengono usate per intimidire le persone, rendono realistica la scena di rapina."

    Signor Affleck, anche 'Gone Baby Gone' era ambientato a Boston. Ci sono affinità in questa scelta o è casuale?

    BEN AFFLECK: "Il libro di Chuck Hogan mi era stato raccomandato e ho mantenuto dei contatti con Boston. La storia mi è piaciuta subito e avevo a disposizione un ottimo cast per poterla rendere al meglio. Abbiamo girato in città, gli scenari sono quelli della città in primavera. Ci sono rimandi anche ai film in cui ho recitato in precedenza, il punto di vista rispetto ad un luogo è legato alle origini, all’impatto che un determinato luogo ti ha dato. Mi sono ispirato a fatti realistici e ho cercato di rendere bene con un effetto del bianco e nero delle telecamere le scene che tante volte si vedono in televisione. Anche l’effetto del silenzio e delle orecchie che fischiano è voluto per questo realismo".

    Signor Renner, come ha contribuito alla costruzione del suo personaggio, Jem?

    JEREMY RENNER: "Non ho portato con me gli effetti dell’esperienza di 'The Hurt Locker' in questo caso e mi sono immerso in questo personaggio, un ruolo molto complesso che aveva già caratteristiche molto specifiche".

    Signor Hamm, lei è uno dei protagonisti della serie 'Mad Men', si può essere influenzati da un personaggio?

    JON HAMM: "Era importante fare qualcosa di diverso per me e dopo la seconda stagione di 'Mad Men' volevo togliermi di dosso una etichetta identificativa. Così quando ho avuto occasione di leggere la sceneggiatura proposta da Ben sono stato coinvolto subito nel progetto. Qualcosa di nuovo e contemporaneo, diverso dal personaggio che avevo interpretato fino a quel momento".

    In un periodo di crisi anche per il cinema, come ci si comporta quando si ha a che fare con un prodotto come questo?

    BASIL IWANYK: "Non è facile fare buoni film in questo periodo, ma avevamo un buono studio alle spalle che ci ha dato un buon budget. C'era fiducia in Ben e gli abbiamo dato la possibilità di lavorare liberamente. Ci si è trovati in un gruppo molto unito e con spirito di gruppo. Eravamo determinati a farlo e anche il tema del film è molto motivato. Nel film si citano anche alcune serie TV…".

    BEN AFFLECK: "Quello che fanno in 'Mad Men' è anche meglio di un certo cinema!"

    JON HAMM: "C’è frammentazione dello spettacolo e nel cinema abbiamo la possibilità di mettere in scena storie più diverse. Si risponde ad offerte diverse e anche i prodotti sono molto interessanti, basta vedere gli Emmy Awards. Anche la TV produce qualcosa di molto simile al buon cinema".

    Il film su Vallanzasca di Michele Placido proiettato al Lido gli scorsi giorni ha suscitato molte polemiche. Si apre sempre il dibattito su quanto il ruolo del cattivo possa suscitare fascino, lei come si è confrontato con questo aspetto?

    BEN AFFLECK: "Ci si chiede sempre in che rapporto la violenza susciti interesse, una gloria per il criminale e ad esempio il personaggio di Renner è davvero molto violento nella sua umanità. Anche Doug come personaggio non è certo un santo, ma volevo che si capisse un altro punto di vista. La persona che intende lasciarsi alle spalle il proprio passato in un qualche modo. Lo dimostra il finale di questa storia. Volevo dimostrare che le persone possono cambiare, mostrare vari lati umani e i vari caratteri".


     
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