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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > MIRAL di JULIAN SCHNABEL - MINI PRESS CONFERENCE (A cura di PATRIZIA FERRETTI)

    L'INTERVISTA

    MIRAL di JULIAN SCHNABEL - MINI PRESS CONFERENCE (A cura di PATRIZIA FERRETTI)

    02/09/2010 - Lido di Venezia - HOTEL EXCELSIOR (Spazio Lancia) 2 Settembre 2010 – Alla MINI PRESS CONFERENCE di MIRAL in PRIMA MONDIALE, sono intervenuti il regista JULIAN SCHNABEL, la scrittrice e sceneggiatrice RULA JEBREAL, le attrici HIAM ABBASS, YASMINE AL MASRI e STELLA SCHNABEL

    Dovendo adattare una storia così complicata che va avanti purtroppo da decenni, immagino abbiate dovuto tagliare anche molte cose interessanti. Qual è la cosa che più vi è dispiaciuto di aver scartato?

    JULIAN SCHNABEL: “In realtà non abbiamo tagliato niente. Quello che volevamo realizzare poi lo abbiamo trasformato nel film, non ci sono cose che abbiamo tagliato. Perché certo, è ovvio, c’è un conflitto che va avanti da moltissimi anni, ma qui stiamo parlando di una sceneggiatura, di un film. In genere si parte da un diagramma di quelle che sono le cose che si vuole filmare: ovviamente non era nostra intenzione raccontare gli eventi che si sono dispiegati nel corso di quarant’anni. Abbiamo deciso di raccontare determinati eventi e quelli li abbiamo raccontati. E’ diverso, anche se si tratta di una storia complessa, non era il periodo storico il perno della narrazione, quindi siamo partiti da determinati punti di riferimento. Magari abbiamo avuto qualche problema per quel che riguardava lo sviluppo del personaggio: se ad esempio avevamo la sensazione che ci fosse una qualche ripetizione, allora si, abbiamo tagliato, ma non siamo mai entrati nella situazione in cui, volendo raccontare qualcosa non l’abbiamo poi potuto fare. Non abbiamo raccolto i resti per poi metterli nel film. Quello che c’è ora sulla celluloide è quello che sin dall’inizio avevamo deciso di metterci. E’ stata una scelta assolutamente intenzionale… in un certo senso abbiamo deciso di interpretare quelle che erano le traiettorie dei personaggi… Il film segue quel che si può sentire sul piano emozionale, io non sono un analista politico. Oltretutto trattandosi di un film, scarta dal tempo reale per abbracciare quello cinematografico. Il film ha fondamentalmente la tessitura propria della fiction, anche se stiamo raccontando una storia di vita vera. E’ un po’ come fondere l’oro e trasformarlo in filamenti o, viceversa, trasformare il filamento in oro. Si tratta di cambiare la forma di questa sostanza, ovviamente, trattandosi di un argomento che ha una forte portata di identità politica le persone tendono a porre domande che riguardano la politica. Ma se le persone non avessero avuto importanza per noi, voi non sareste qui a parlarne e non avreste visto il film”.

    Oggi ricominciano le trattative di pace a Washington. E’ una cosa importante e visto che è anche questo il tema del film, che cosa si aspetta?

    JULIAN SCHNABEL: “Tutti quanti noi riuniti in questa stanza abbiamo il privilegio di stare qui in piena libertà… Dobbiamo cercare in un certo senso di andare oltre, perché è una questione di mancanza di educazione, di istruzione il fatto che porta poi le persone a comportarsi in maniera inaccettabile e crudele. Dobbiamo affrontarle queste cose… ci sono persone che magari proprio in questo momento perdono la propria vita per delle cose quotidiane che noi facciamo senza problemi. E quindi perché un film di questo genere? Perché è molto importante capire queste persone e parlare di questo e soprattutto far capire loro che le capiamo, dare loro la percezione che si è compreso. Ma per rispondere alla domanda sulle nuove trattative di pace, io credo che sia una cosa molto positiva: mi auguro che tutti quanti possano fare del loro meglio, mettendoci tutta la loro onestà, disponibilità ed energia in senso positivo per cercare di andare oltre, di ottenere qualcosa. Credo che Obama sia una gran brava persona e che sia un fatto positivo che ci sia”.

    RULA JEBREAL: “Sicuramente è un segno positivo ma io penso che dalle parole si debba passare ai fatti. Molte volte si sono negoziati accordi e altrettante volte le cose si sono fermate, ora bisogna trasformare il sogno in realtà. E’ quello il passaggio più delicato: Obama è un uomo straordinario ma non può imporre alle parti cosa fare, sono le parti che devono decidere che ora il futuro è la pace. Gandhi diceva: ‘non cè via per la pace, la pace è la via’. Secondo me l’Europa può capire perfettamente questa strada, perché sessant’anni fa c’è stata una guerra devastante, un genocidio, e alla fine di questo è nata la democrazia, la libertà. La Costituzione italiana è fatta di questo: c’è quell’articolo che dice ‘la Repubblica basata sul lavoro’ e poi ‘l’Italia è una Repubblica che ripudia la guerra’, penso che questa sia la grande risposta perché tutto il mondo dovrebbe essere così”.

    Perché persone che parlano arabo le fate parlare in inglese? Perché questa scelta della lingua inglese?

    JULIAN SCHNABEL: “Il film è in inglese. Stop. Perché in questa maniera può raggiungere un pubblico molto più ampio: quante più persone possono vedere e sentire il film, tanto meglio è per il film stesso e per la gente”.

    YASMINE AL MASRI: “Io non penso affatto che sia stato per noi un problema dover recitare parlando in inglese: io non mi sono sentita tarpata nel mio talento, anzi, ho avuto la sensazione che in un certo senso la mia carriera potesse fare un passo avanti, perché questo film va oltre, è un film universale. Ci sono moltissimi registi palestinesi in giro per il mondo e noi partecipiamo con i film palestinesi a moltissimi festival, ma ‘Miral’ non è un film palestinese, di un certo tipo, che parla soltanto della nostra gente, è un film internazionale, basta guardare soltanto il cast o il regista: Freida Pinto è indiana, un'altra protagonista è sudanese, io stessa sono per metà palestinese e per metà egiziana, Julian, il regista, è americano (sua figlia che interpreta un’israeliana è newyorkese), Willem Dafoe è americano, Vanessa Redgrave è inglese…”.

    Hiam Abbas fa uno sforzo notevolissimo nell’interpretare una donna in tanti anni della sua vita. Come ha affrontato il personaggio nelle diverse età?

    HIAM ABBAS: “E’ stato un incubo (scherza) Ciò che mi ha sedotto del mio personaggio è stato proprio questo aspetto: il fatto di poter anche passare attraverso diverse età e raramente ad un attore si offre questa opportunità. Quindi il film portava in sé già un’interessante sfida…"

    (SEGUE...)


     
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