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    L'INTERVISTA

    NON è ANCORA DOMANI (LA PIVELLINA) - INTERVISTA alla regista, sceneggiatrice e montatrice TIZZA COVI e al regista e fotografo RAINER FRIMMEL (A cura di KARIN SCHIEFER - Austrian Film Commission)

    11/05/2010 - NON E' ANCORA DOMANI (LA PIVELLINA) di TIZZA COVI e RAINER FRIMMEL.

    Non è ancora domani é basato su una storia vera?

    TIZZA COVI: "No, la storia é inventata, l´ho scritta io. Principalmente volevamo mostrare come sono e vivono i nostri protagonisti, ma non in modo puramente documentaristico. Peró devo aggiungere che in Italia ci sono molti bambini che vengono abbandonati all’età della protagonista; purtroppo non é un problema che riguarda solo i neonati".

    'Non è ancora domani' é il vostro primo lavoro di fiction. Ci sono alcuni elementi e caratteristiche presenti nel vostro documentario 'Babooska' che riaffiorano. La linea che avete attraversato per arrivare alla finzione è molto sottile. Cosa vi ha spinti verso la finzione rimanendo però sempre vicinissimi alla realtà?

    TIZZA COVI: "Il punto di vista documentaristico é quello che ci interessa di piú nella realizzazione di un film. Quello che ti regala la realtà non può essere riprodotto. Peró, dopo una lunga esperienza col documentario, siamo arrivati al punto che cominciava a disturbarci il fatto di non poter intervenire più di tanto nella storia".

    Una seconda ragione è che in entrambi i film, 'Babooska' e 'Non è ancora domani', abbiamo lavorato con protagonisti che riuscivano a essere completamente naturali davanti alla cinepresa.

    Come avete trovato Patti, la protagonista di 'Non è ancora domani'?

    TIZZA COVI: "Conosciamo Patti da tanto tempo, e abbiamo sempre pensato che il suo atteggiamento e la sua voce ricordassero quelli della grande Anna Magnani, da noi profondamente ammirata. Patti ha un carattere esplosivo, ma é riuscita a mostrare diversi aspetti della sua personalità. Patti aveva voglia di fare questo film, e siccome abbiamo girato in inverno, aveva anche tempo per farlo, perché in inverno lei e suo marito Walter non possono fare spettacoli all`aperto. Così abbiamo riempito di lavoro un periodo per lei molto calmo, un periodo che passa con i preparativi per la prossima stagione, come allenare i cani e pitturare gli attrezzi... Abbiamo vissuto anche noi in un camper sulla stessa piazza, di sera abbiamo giocato a dadi o siamo andati in pizzeria, insomma, ci siamo divertiti".

    RAINER FRIMMEL: "Devo aggiungere che lei e suo marito Walter ci sono anche piaciuti come coppia, perché sono due persone che non hanno niente in comune. Anche questo aspetto ci ha affascinato molto".

    I dialoghi del film sembrano molto spontanei. Quale era la base per le riprese e come vi siete preparati?

    TIZZA COVI: "Avevamo una sceneggiatura con un inizio e una fine molto precisa, la difficoltà delle riprese è stata quella di decidere se all’interno del film potevamo inserire anche scene della vita reale dei nostri protagonisti senza interrompere il flusso della storia. La nostra sceneggiatura non aveva dialoghi scritti. Gli attori venivano informati circa un´ora prima del ciak su cosa volevamo riprendere e quali punti dovevano accennare nella conversazione. Quando e come dirlo era una loro scelta".

    E’ noto che non sia facile lavorare con bambini. Com’è stato girare con una bambina così piccola?

    TIZZA COVI: "Asia aveva esattamente due anni durante le riprese. Prima di tutto devo dire che il nostro stile di lavorare non ha niente a che fare con le riprese di un classico film di finzione, perché siamo solo in due: Rainer si occupa della fotografia, io del suono e del ciak. Non siamo per niente spaventosi per una bambina. I bambini hanno bisogno di tempo. Io ho impiegato parecchie settimane prima di riuscire a farla addormentare nelle mie braccia, poi siamo riusciti a farla dormire nel camper di Patti; alla fine voleva addormentarsi sempre lì. Dopo un po’ non ha più fatto caso alla presenza della cinepresa. Il nostro stile di lavoro è l’ideale per lavorare con dei bambini".

    RAINER FRIMMEL: "Devo dire che un sacco di cose sono successe spontaneamente. Non si puó dire a una bambina di due anni cosa fare e dire. E’ meglio adattarsi alla situazione e al suo umore del momento".

    Se si guarda il film da più vicino, racconta anche molto sulle infanzie passate in fretta. Asia nella vostra storia é stata abbandonata da sua madre, ma anche Tairo deve cavarsela da solo anche se è molto giovane. E poi parla anche di diverse generazioni che vivono insieme.

    TIZZA COVI: "Per noi questi temi erano importanti, ma era anche importante far vedere la solidarietà che lega questo gruppo, questa piccola società".

    RAINER FRIMMEL: "L´infanzia é un tema molto rilevante. Nel nostro film anche Tairo é vittima del divorzio dei suoi genitori, ma anche lui é riuscito a trovare una nuova famiglia nella bella comunità di questo microcosmo".

    Nell´Italia che fate vedere non splende mai il sole, e i posti appaiono piuttosto squallidi, ma allo stesso tempo si percepisce la tranquillità di una vita semplice e un stile narrativo pieno di sentimento.

    TIZZA COVI: "Trovo che l´immagine di un Italia dove splende sempre il sole sia un cliché, perché ho vissuto tanti anni a Roma e so che può piovere tantissimo. Cerchiamo solo di essere realisti".

    Com´è stato girare in posti così stretti come un camper?

    RAINER FRIMMEL: "Certamente ci sono un sacco di difficoltà da affrontare, specialmente quando si gira in super 16mm senza luce artificiale. Ma ne vale la pena se si vuol rimanere il più vicino possibile alla realtà".

    TIZZA COVI: "Comunque abbiamo conservato il nostro stile, con riprese lunghe che lasciano spazio all’imprevisto".

    Il fatto che non tutto fosse previsto nella sceneggiatura ha accresciuto l’importanza del montaggio?

    TIZZA COVI: "Avevamo in tutto circa 20 ore di materiale, molto più che nei nostri film precedenti, ma comunque non molto per un film di finzione. Nel montaggio abbiamo dovuto separarci da tante belle scene, per non allontanarci troppo dalla storia principale della bambina abbandonata".

    LA REDAZIONE


     
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