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    L'INTERVISTA

    DONNE SENZA UOMINI - INTERVISTA (ROUND TABLE) alla regista SHIRIN NESHAT

    09/03/2010 - C'è un motivo particolare per il quale ha scelto di ambientare il film negli anni '50?

    SHIRIN NESHAT: "Credo che gli anni '50 siano un periodo estremamente interessante per l'Iran, questo per due ragioni: innanzitutto perchè la gente tende a ricordarsi dell'Iran solo dopo la rivoluzione islamica, quando il paese è diventato un paese omogeneo sotto il dominio della rivoluzione islamica, mentre prima il paese era molto diverso, con una società molto diversificata, molto istruita e democratica, quindi abbiamo cercato di dare un po' l'idea di queste varie sfaccettature e differenze. L'altra cosa importante è che si tende a dimenticare che il colpo di stato dell'estate del '53, rovesciando il governo democratico, trasformò completamente l'Iran, e il dibattito che si è sviluppato in Occidente, in particolare dopo l'11 settembre, e che cerca di capire quali possono essere state le basi di questo antagonismo con i paesi islamici, non tiene conto del fatto che esso è nato proprio da quel colpo di stato che ha rovesciato il governo democratico in Iran. Quindi per me è importante sia per gli iraniani che possono così guardare con nostalgia a quel periodo, sia per gli occidentali per capire meglio certe cose del giorno d'oggi".

    Il colpo di stato del '53 e la rivoluzione islamica del '79, quali conseguenze hanno portato per le donne?

    S. NESHAT: "Trovo molto difficile parlare dell'impatto del colpo di stato e della rivoluzione in termini di 'genere' perchè essi non hanno colpito in maniera diversa gli uomni e le donne, tutti sono stati coinvolti, tutti hanno subito conseguenze. Per quanto riguarda la rivoluzione islamica, ad esempio, uomini e donne hanno lottato fianco a fianco per le strade. Possono parlare invece di quello che è stato l'impatto sulla nazione di questi due avvenimenti. La rivoluzione islamica è stata portata avanti da una collaborazione fra esponenti religiosi e gli studenti politicizzati, e, tra questi, le donne che hanno partecipato erano donne istruite ed acculturate che non portavano il velo. E' stato solo con l'avvento di Khomeini, che le donne sono state tradite, vedendo cambiati i loro diritti, compresa l'imposizione del velo".

    Le donne del suo film hanno un forte impatto simbolico con la realtà, molto diverso dalle donne che sono impegnate politicamente. Come fanno a coinciliare questi due aspetti?

    S. NESHAT: "Quello che abbiamo fatto in questo film è stato di voler trattare i personaggi femminili come un'allegoria, come delle metafore. Il personaggio di Munis, per me, è il simbolo dello spirito del movimento politico: Munis è simile a Neda, il simbolo della resistenza politica. Zarin, invece, è l'elemento sacro e spirituale, come se fosse Maria Maddalena: questo suo essere sempre a disagio, che non riesce ad affrontare il fatto di essere su questo pianeta e di non sentirsi a proprio agio con il proprio corpo e con la gente. Gli altri due personaggi, invece, sono più comuni, più reali, che sono comunque rappresentativi di parte della società iraniana".

    Noi vediamo che molte donne stanno lottando in Iran per cambiare il paese, crede che ci riusciranno?

    S. NESHAT: "La mia opinione, che vale come quella di qualsiasi altra persona, è che c'è un'importante differenza nel modo di approcciare la politica da parte delle donne rispetto agli uomini: le donne sono molto più emotive, mentre gli uomini sono razionali. Ma anche nella natura stessa della donna, c'è qualcosa che la spinge ad allontanarsi dalla violenza, proprio per le differenze biologiche: noi donne diamo la vita tramite la gravidenza, per questo motivo rifiutiamo la violenza. Come si è visto, in Iran l'estate scorsa, c'erano donne che lanciavano delle pietre in segno di protesta, però poi accorrevano a difendere i soldati feritim, proprio per questo spirito di protezione che hanno tutte le donne. Quindi credo che le donne entrino in politica più per un discorso di giustizia sociale, mentre gli uomini, al contrario, tendono spostare il loro accento sull'ego".

    Quanto è stata importante la sua esperienza di pittrice per il ruolo di regista di questo film?

    S. NESHAT: "E' stato molto interessante, perchè ho scoperto che attraverso la macchina da presa potevo esprimere quello che mi piace di più del cinema, ovvero la parte visiva. L'aspetto visivo, infatti, mi è venuto naturale, poiché fa parte del mio essere, visto che sono un'artista visiva. Al contrario, la parte dello studio della storia, del dialogo, della narrazione e dei personaggi sono stati qualcosa di completamente nuovo per me, ma qualcosa che mi ha molto affascinata e attratta poiché l'ho visto come una sfida molto interessante da affrontare".

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia Francesco Pocchi ('QuattroZeroQuattro')


     
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