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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - INTERVISTA al regista NIELS ARDEN OPLEV, all'attrice NOOMI RAPACE e al produttore SOREN STAERMOSE

    L'INTERVISTA

    UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - INTERVISTA al regista NIELS ARDEN OPLEV, all'attrice NOOMI RAPACE e al produttore SOREN STAERMOSE

    26/05/2009 - Il prossimo attessisimo film della Bim approderà finalmente nelle sale italiane il prossimo 29 maggio con ben 450 copie, ma già dal giorno precedente, il 28, sarà possibile vedere il film in anteprima in 150 sale su tutto il territorio nazionale. Hanno partecipato alla presentazione del film alla stampa: NIELS ARDEN OPLEV (regista), NOOMI RAPACE (l'attrice interprete della protagonista Lisbeth Salander) e SOREN STAERMOSE (produttore).

    'Uomini che odiano le donne' può essere interpretato come un film che si basa sull’odio dell’uomo verso l’uomo con un riferimento molto specifico al nazismo ed alle crudeltà storiche che spesso si riaffacciano nell’Europa anche in questo millennio?

    NIELS ARDEN OPLEV: "Nella storia di Stieg Larsson credo fosse molto importante tenere conto del passato e della storia, anche dei rapporti della Svezia con quella che è stata la Germania nazista, e vedere come questi elementi influenzino i tempi moderni. Però non so se definirla proprio come la storia della violenza dell’uomo contro l’uomo, perchè questo discorso delle crudeltà è una storia ben nota in Europa; al contrario, quello su cui personalmente ho posto maggior enfasi è il messaggio politico dietro l’opera di Stieg Larsson, ovvero che la società moderna è crudele nei confronti delle donne; ho voluto, pertanto, accentuare il comportamento 'patriarcale' di questi uomini al potere".

    Come si è trovata nei panni di Lisbeth? Ha avuto difficoltà ad interpretare un personaggio nato dalla fantasia di uno scrittore?

    NOOMI RAPACE: "Credo che nel romanzo Lisbeth venga spesso descritta come un personaggio di un film d’azione, di conseguenza risulta scarsamente realistica. Infatti è una donna piccola e anoressica che poi è capace di correre come un centometrista e di combattere come un uomo. Quello che che ho cercato di fare insieme al regista è stato renderla il più possibile reale; quindi non troppo magra, ma, al contrario, un po’ mascolina, anche per mantenere quelll’idea della ragazza bruttina ma affascinante. Ho fatto corsi di thai boxe e imparato ad andare in motocicletta. Abbiamo, insomma, voluto mantere tutta la complessità del personaggio ma, al tempo stesso, renderla comprensibile".

    E’ vero che lei non era interessato al progetto, che non aveva letto i romanzi e che, anzi, vedeva con sospetto l’opera di Larsson col suo stile poco “svedese”? E cosa le ha fatto cambiare idea?

    NIELS ARDEN OPLEV: "Quando mi proposero di girare questo film, non avevo letto nessuno dei libri e stavo lavorando alla sceneggiatura di un altro film. Così non fui molto entusiasta di lavorare a quello che mi sembrava l’ennesimo thriller svedese, anche perchè i miei film precedenti erano tutti drammatici. Dopo aver letto il libro, mi sono reso conto che non era affatto un thriller classico, ma era totalmente insolito e completamente diverso rispetto a quella che è la letteratura scandinava di questo genere; poichè conteneva anche un aspetto drammatico, per me molto interessante. Ho capito quindi di poter realizzare un film che non contenesse soltanto la parte 'gialla' del thriller, ma anche emozioni vere e questioni importanti della società."

    Quando avete deciso di fare il film, la trilogia di Larsson era già conosciuta in tutto il mondo? Avevate la consapevolezza di dover fare un colossal che si sarebbe confrontato non solo con la cinematografia scandinava, ma anche con quella mondiale?

    SOREN STAERMOSE: "Quando abbiamo cominciato le trattative nel 2005, i romanzi non erano affatto conosciuti; poi, mano a mano che il successo aumentava, abbiamo cominciato a sentire le pressioni che venivano dalle aspettative nei confronti del film. Di conseguenza, anche se sin dall’inizio avevamo deciso di fare un film di alta qualità, queste aspettattive ci hanno spinto ad investire più tempo e più soldi. Il mio impegno è stato quello di trovare tutti i fondi disponibili per farsi si che Niels potesse sfruttare tutto il tempo necessario per fare un prodotto di qualità".

    NOOMI RAPACE: "Vorrei aggiungere che sul set abbiamo deciso di ignorare qualsiasi pressione proviente dall’esterno, poichè sapevamo che non saremmo mai riusciti a soddisfare tutti; e per questo ci siamo concentrati soltanto sul modo che noi ritenevamo migliore per realizzare questo film".

    NIELS ARDEN OPLEV: "Quando si devono realizzare dei film di queste dimensioni, puoi farlo in mille modi diversi. Considerate le aspettative, ho scelto di mantenere sempre l’attenzione sull’ottima qualità del film in ogni inquadratura. Questo ha significato prendersi molto tempo con i protagonisti per girare le scene più difficili e complicate. Penso che per i produttori ciò sia stato particolarmente pesante, poichè ho preteso di avere il pieno controllo artistico in tutte le fasi della realizzazione del film, proprio perchè sentivo che per fare un film di successo, io dovevo essere libero di prendere qualsiasi decisione. Ciò ha aumentato il badget ed allungato i tempi, infatti le riprese sono durate 85 giorni invece dei 60 previsti".

    Qual’è il fascino di Lisbeth? Come ha vissuto a livello personale la scena della “vendetta” dopo l’aggressione da parte del tutore?

    NOOMI RAPACE: "Penso che alla gente piaccia leggere libri o guardare film sugli 'underdogs', sulle persone sottomesse. Lisbeth è una di queste, ma lei non rinuncia mai alla lotta, non si autocommisera. Anzi risponde alle violenze, cerca di trasformare le cose. Io credo che quello che lei fa costantemente sia combattere per la sopravvivenza. Trova sempre un modo per tirarsi fuori dalle situazioni, nonostante i maltrattamenti della società, del padre, dei servizi sociali.
    Quello che colpisce è che, dopo la violenza del suo tutore, lei non risponde come la maggior parte delle donne che subiscono violenza, ovvero chiudersi in se stesse e odiarsi, ma ribalta la cosa e si va a prendere la sua vendetta, e questo piace a molte donne e anche a molti uomini.
    Personalmente sono consapevole che quella di Lisbeth non sia la risposta giusta, penso che comunque l’importante sia reagire e trovare un modo per uscirne e sopravvivere".

    Avete notizie sulla pubblicazione del quarto romanzo? E gli altri due film sono stati girati in contemporanea al primo?

    SOREN STAERMOSE: "Sappiamo che la moglie di Larsson e gli editori non sono intenzionati a pubblicare il quarto romanzo nonostante siano state scritte 300 pagine delle 400 previste. Noi abbiamo acquisito i diritti di tutti e tre i libri. Ho chiesto a Niels di occuparsi della regia degli altri due film, ma lui ha voluto concentrarsi sulla post-produzione del primo, così abbiamo affidato la realizzazione dei sequel ad un altro regista. Ora sono in fase di post-produzione e sono previsti in uscita nelle sale scandinave rispettivamente a settembre e a ottobre".

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia Orazio Bernardi di 'Way to Blue'.


     
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