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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > OPERAZIONE VALCHIRIA - INTERVISTA al regista BRYAN SINGER, allo sceneggiatore CHRISTOPHER MCQUARRIE, all’attore TOM CRUISE (A cura dell’inviato ERMINIO FISCHETTI)

    L'INTERVISTA

    OPERAZIONE VALCHIRIA - INTERVISTA al regista BRYAN SINGER, allo sceneggiatore CHRISTOPHER MCQUARRIE, all’attore TOM CRUISE (A cura dell’inviato ERMINIO FISCHETTI)

    29/01/2009 - È stato presentato a Roma presso l’Hotel Hussler, situato a Trinità dei Monti, OPERAZIONE VALCHIRIA, l’ultima pellicola di BRYAN SINGER con protagonista TOM CRUISE nelle vesti del controverso conte Claus von Stauffenberg, colonnello del Terzo Reich che il 20 luglio 1944 attentò invano alla vita del cancelliere tedesco Adolf Hitler allo scopo di rovesciare il suo governo.

    Il film narra la storia in maniera molto classica. Come mai avete fatto questa scelta? Avete avuto qualche controversia con il popolo tedesco?

    BRYAN SINGER: “Noi credevamo fermamente nella storia e volevamo che lo stile non prendesse il sopravvento sui fatti. Di controversie con la Germania, durante la lavorazione, ce ne sono state molto poche, anzi abbiamo anche avuto dei finanziamenti da loro per la realizzazione del film. Potevamo girare dove volevamo, non ci hanno ostacolato in nulla. Forse all’inizio ci potevano essere delle apprensioni e delle preoccupazioni, ma, in realtà, abbiamo avuto molto sostegno sia dalla troupe tedesca che dal popolo tedesco. È stata un’esperienza fantastica, contrariamente a quanto si è letto sulla stampa”.

    TOM CRUISE: “Come ha detto Bryan c’è stata collaborazione fra gli americani e i tedeschi perché noi volevamo raccontare questa storia e devo dire che non c’è stato alcun problema. Noi volevamo realizzare un film per un pubblico ampio. Io i film li faccio per il pubblico, ma la cosa importante è che volevamo rispettare e rendere omaggio alla storia. Non abbiamo avuto alcun tipo di problema, anzi, quando siamo andati a Berlino per presentare il film, siamo stati trattati con aiuto e con sostegno e alla prima del film a Berlino abbiamo avuto una ‘standing ovation’ di 10 minuti alla fine della proiezione. Noi volevamo che i fatti venissero raccontati come si erano svolti”.

    Lei descrive il conte Claus von Stauffenberg come un eroe della resistenza antinazista, ma, sappiamo dalle fonti storiche che il conte fu anche un antisemita, un razzista e faceva parte delle alte cariche della gerarchia nazista. I media tedeschi stanno molto dibattendo su questo, lei che dice in proposito?

    BRYAN SINGER: “Quello che dice non è del tutto preciso. In realtà, il popolo tedesco in quel momento era nel caos e, sebbene von Stauffenberg abbia abbracciato gli ideali tedeschi e proveniva dalla nobiltà tedesca, con la nazificazione e lo sterminio degli ebrei molti colonnelli e generali erano inorriditi, si vergognavano per quanto veniva fatto. Infatti Ludwig Beck dà le sue dimissioni nel 1938 e von Stauffenberg voleva un’occasione per portare avanti l’azione che poi ha fatto. Quindi c’era un grande movimento e odio contro Adolf Hitler. Quello che lei dice si avvicina maggiormente a quello che dice la stampa perché von Stauffenberg già nel 1938 parlava di assassinare Hitler. È stato importante mostrare al mondo che non tutti i tedeschi erano come Adolf Hitler, forse bisogna leggere attentamente la storia di Claus von Stauffenberg e dei suoi cospiratori”.

    TOM CRUISE: “In realtà questa era la ragione per la quale Claus von Stauffenberg era stato mandato in Africa, proprio perché era così diretto e diceva quello che pensava senza troppe remore”.

    CHRISTOPHER MCQUARRIE: “Ho scritto questo film basandomi sulla conoscenza dei fatti storici e delle ricerche. Non ho scritto il film per compiacere qualcuno, tanto è vero che ho sempre pensato che non sarebbe mai stato realizzato e se dalle ricerche fosse venuto fuori che von Stauffenberg era un antisemita avrei scritto la storia in questa direzione, ma ho preso dalla storia tutto quello che era verità. von Stauffenberg è stato per decenni accusato da molti, e nel corso degli anni ci sono state varie correnti, chi ha criticato il suo tentativo di resistenza. Diciamo che ogni dieci anni c’è stato un revisionismo: negli anni Cinquanta era considerato un eroe, negli anni Settanta dicevano che, siccome apparteneva all’aristocrazia, era troppo elitario e che gli aristocratici non si sarebbero mai mescolati con le cose del popolo e che erano solo assetati di potere. Ma io credo che vada visto per quello che era in realtà e per come era la storia, non sono sceso a nessun tipo di compromessi, e poi lui, nelle sessioni con i generali diceva che Adolf Hitler era un figlio di buona mamma, quindi non aveva peli sulla lingua. Io ho scritto quello che era, lui è stato accusato da tanti su molti fronti. Per rispondere a quella che è per metà un’affermazione e per metà una domanda questo è quello che risulta ed è questo quello che io ho cercato di mostrare. Sono passati sessanta anni e in questo tempo si è proceduto ad una sorta di semplificazione e si è arrivati a quello che io chiamo ignoranza informata. Se invece si va a scavare ci si rende conto che la storia è molto più complessa di quanto può apparire”.

    Come è stato girare nei luoghi reali degli accadimenti di quegli anni?

    TOM CRUISE: “Girare in Germania è stata un’esperienza bellissima, d’altra parte non poteva essere realizzato se non a Berlino ed è stato per noi importantissimo girare nelle location vere. È stato un lavoro di squadra tra gli americani e i tedeschi. Ognuno di noi tirava fuori i libri di storia durante le riprese e non c’è stato un giorno in cui non abbiamo studiato, cercato di capire e, di conseguenza, tutto questo ci è stato di grande aiuto”.

    Signor Cruise, cosa l’ha attirata di questo personaggio che ha delle ambiguità?

    TOM CRUISE: “Sicuramente mi ha attirato la sua complessità. Quando leggo una sceneggiatura lo faccio come se fossi il pubblico. A me i film piacciono. Ho trovato che questo script era ricco di suspence e l’ho trovato estremamente affascinante quando ho scoperto che erano fatti veramente accaduti. Da ragazzino odiavo i nazisti e all’epoca giocavamo ad ucciderli, quindi mi sono sempre chiesto perché qualcuno non avesse mai provato ad uccidere Hitler. In ogni parte del mondo si pensava che ogni tedesco era un nazista, così ci insegnavano a scuola, e nello studiare Claus von Stauffenberg ho scoperto che lui amava la sua famiglia, amava il suo lavoro e ho capito che era sottoposto ad una fortissima pressione perché lui ai suoi figli quelle cose non le poteva raccontare. Quello che piaceva è che lui comunque esprimeva la sua opinione a chiare lettere, ma c’è un periodo in cui deve fingere di essere qualcos’altro perché deve riuscire ad entrare nella cerchia ristretta di Hitler per poterlo avvicinare. È stato lui che ha portato fisicamente la bomba nella tana del lupo e durante la guerra lui non era partito come ufficiale di altissimo rango. Era partito come ufficiale addetto agli approvvigionamenti, e lo zio fece in modo di mandarlo in Africa perché, siccome parlava chiaro, voleva farlo allontanare dall’attenzione generale. Il film è stato una grossa ispirazione perché ti fa chiedere: noi cosa avremmo fatto al suo posto? In un certo senso, mette il pubblico nella posizione della resistenza e questa è una cosa che ho trovato molto nuova e, quindi, con una prospettiva nuova”.

    Signor Cruise, in questa pellicola lei ritorna al suo classico ruolo di eroe. In netto contrasto con uno dei suoi ultimi ruoli, quello in ‘Tropic Thunder’. A questo punto della sua carriera cosa la stimola di più nello scegliere personaggi così contrastanti?

    TOM CRUISE: “Cerco la varietà, personaggi che siano il più possibile diversi tra loro. Oggi l’entusiasmo nel recitare è ancora più forte. A me è sempre piaciuto recitare e poter fare film che servano ad intrattenere il pubblico, ma che, al contempo, devono rappresentare per me una sfida. È questo che ho sempre cercato nei vari ruoli. Io volevo lavorare con Bryan Singer che trovo un regista e un narratore eccezionale. Mi ha attirato la sua sensibilità, il suo modo di affrontare la storia. Tra l’altro ho lavorato contemporaneamente ai due film, ed è stato molto strano. Ma sapevo quindi che dopo Operazione Valchiria, mentre lavoravo a ‘Tropic Thunder’, mi sarei fatto delle gran risate”.


     
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