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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > Festival Internazionale del Film di Roma - III. edizione (22-31 Ottobre 2008) - INCONTRO con VIGGO MORTENSEN (A cura dell'inviato ERMINIO FISCHETTI)

    L'INTERVISTA

    Festival Internazionale del Film di Roma - III. edizione (22-31 Ottobre 2008) - INCONTRO con VIGGO MORTENSEN (A cura dell'inviato ERMINIO FISCHETTI)

    29/10/2008 - VIGGO MORTENSEN: L’ULTIMO ARTISTA ESTETA COMPLETO -A Roma con: APPALOOSA e GOOD

    Al Festival Internazionale del Film di Roma, il tanto atteso incontro con l'artista VIGGO MORTENSEN (già comunque visto nel corso di questa edizione alle presentazioni degli splendidi Appaloosa e Good ), moderato da Mario Sesti e Marco Giovannini, si è svolto nella sala Petrassi su una linea morbida e distesa lunedì pomeriggio. Il candidato all’Oscar dello scorso anno ci ha intrattenuti con aneddoti molto divertenti sulla sua vita, il suo lavoro, i suoi colleghi, i suoi amori per le arti, il calcio e il professionismo di Francesco Totti. La star internazionale ha parlato un po' di tutto e ha sottolineato la sua passione per la musica, le lingue, l'editoria indipendente, senza dimenticarsi della recitazione. Insomma non c’è niente che non sappia fare! Ha ricordato con particolare affetto sia Sean Penn, che fu il primo, nel 1991, ad affidargli una parte consistente in Lupo solitario, che Patricia Acquette (citata molto spesso nel corso dell'incontro) con cui ha lavorato proprio in quel progetto, dicendo che furono molto generosi e pazienti nell'aiutarlo a costruire il suo personaggio.

    Fino a quel momento” - dice l’attore - “non avevo mai avuto una parte così. All’inizio, ero molto frustrato perché non avevo l’impressione di avere l’impostazione giusta”.
    Quando fu chiamato per quel ruolo credeva fosse uno scherzo, tanto che nel messaggio che gli avevano lasciato c’era scritto Shawn Penn!

    "il film di Sean Penn è stata una delle miei prime vere opportunità. All'inizio quando mi telefonò, mentre stavo girando un western, pensai fosse uno scherzo, pensavo che mio fratello mi avesse fatto uno scherzo, quindi prima mangiai poi tornai in camera e poi lo chiamai. Ed invece era tutto vero. Mi ha chiesto se potevo leggere subito la sceneggiatura e, proprio come è successo con Ed Harris, trovai la storia subito molto affascinante, anche se il ruolo che preferivo era in realtà quello del fratello. Ma io dovevo provare che la mia parte, quella del cattivo, aveva un suo lato umano”.

    Da quel momento la sua carriera è stata lunga e ricca di progetti interessanti e meno, come egli stesso ha dichiarato, ma ha subito diverse fasi ed è decollata, dal punto di vista della popolarità commerciale, molto tardi grazie alla trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson, interpretando il ruolo dell’ormai leggendario Aragorn, ottenendo una parte così complessa tre giorni prima dell’inizio delle riprese in Nuova Zelanda e accettata dopo l’insistenza del figlio appassionato ai libri di Tolkien.

    Parla a lungo anche di David Cronenberg dicendo che entrambi hanno lo stesso umorismo, gli stessi interessi.

    David sa quello che vuole e ci intendiamo a meraviglia. È uno dei pochi che non ritarda mai la fine del girato e rientra sempre nel budget. È un tipo meticoloso e molto professionale”. Dal tono delle sue parole traspare stima e ammirazione per il regista che l’ha totalmente consacrato al ruolo di grande interprete, grazie agli straordinari personaggi rivestiti nei capolavori A History of Violence e La promessa dell’assassino, in cui in entrambi i casi interpreta due scene molto violente, rimaste nell’immaginario collettivo, nel primo caso quella del rapporto sessuale con la moglie sulle scale e nel secondo la scena di lotta nel bagno turco, girata completamente nudo, durante la quale dei sicari cercano di uccidere il suo alter ego. Di quest’ultima ricorda:

    "È stata una scena molto difficile da girare sia per me che per Cronenberg. Sapevo che mi sarei fatto male anche un po’, ma mi fidavo completamente del regista perché è una persona estremamente precisa, che calcola ogni minimo dettaglio. Spesso si pensa che per cercare la sofferenza si debbano rendere le riprese faticose, invece ci si può divertire quando si lavora su storie tristi".

    Per Mortensen, però, non c’è soltanto il ruolo di star internazionale, ma anche una rigorosità professionale che pochi altri riescono a mantenere. Lui stesso ha un suo metodo di recitazione, ma non segue il Metodo del The Actors Studio.

    Si parla spesso del Metodo, ma io non so che cazzo dicono quando ne parlano gli altri, scusate la parolaccia, sarà un’influenza di Al Pacino.” - dice l’attore di origine danese, dopo aver visto in sala una scena in cui lavorava al fianco del suddetto attore in Carlito’s Way di Brian De Palma. Continua dicendo che “a molti piacciono le etichette, ma non significano nulla. Non esiste un metodo specifico. Di metodi, in realtà, ce ne sono tanti e quello che si sceglie ha senso solo se funziona per te. La recitazione è un po’ come essere bambini, giocare e divertirsi; fare da adulto cose che normalmente a quell’età non fai più”. E a questo proposito ricorda con molto affetto, quando, insieme al resto del cast della trilogia di Jackson, andavano a provare le scene di combattimento nei pressi di un magazzino e lui con il mantello e le scarpe da ginnastica si sentiva felice, ma l’episodio fu anche divertente perché una signora chiamò la polizia perché si era spaventata vedendo “un uomo strano armeggiare con un’arma luccicante!.”

    Da ciò traspare il ritratto di un essere umano che conosce molto bene quali siano gli aspetti ludici e le cose essenziali e, pur impegnandosi al massimo in tutte le sue attività, sa perfettamente cosa è importante nella vita. L’elemento che più salta agli occhi del pubblico vedendolo e sentendolo parlare, è una sorta di sensibilità mista a innocenza fanciullesca.

    In tutta la sua eleganza di fuoriclasse l’attore, compositore, pittore, poliglotta, editore vira brillantemente sugli argomenti di cui non vuole parlare ed è assolutamente schietto quando non è in grado di dare una risposta, dimostrando così una grande umiltà non permettendosi di generalizzare mai su quello che non conosce bene o di cui non ha esperienza. Insomma, l’ultimo esteta del mondo o il primo del nuovo millennio? Viggo Mortensen si rivela un uomo di grande carisma e dedizione nei confronti di tutto a cui si approccia.


     
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